
Ed eccoci qua…all’ultima di queste tre puntate dedicate alle prime deliverable del processo di visual design :)
Niente lacrime … che nessuno di commuova ;)
Il processo di raffinamento continuo ci porta, passando dalle inspiration-board alle mood-boad, fino alle style-board, una delle parti della documentazione più pericolosa in assoluto.
Ma vediamo più in dettaglio:
Cos’è una style-board? E a cosa serve?
Bisogna iniziare col dire che a differenza delle sue sorelle maggiori, la style-board non è mai da sola.
Di solito il designer deve calcolarne almeno quattro o cinque che andranno scremate fino ad arrivare a ca. tre (da mostrare al cliente).
Queste tavole, consentono di visualizzare attraverso l’utilizzo di elementi quanto più realistici possibile, le caratteristiche “stilistiche” che il prodotto finale risulterà avere.
In parole povere, sono dei simil-visual coerenti ognuno con se stesso che suggeriscono caratteristiche visive (studio della tipografia, utilizzo dei colori in pagina, etc.. ) e formali (gerarchie visive, strutture base, etc …). Sono un primo step che aiutano progettisti e cliente ad individuare la strada da seguire ed elementi utilizzabili nelle successive fasi di progettazione.
Anche se le varianti che si presentano al cliente devono essere molto differenti fra loro, non è detto che gli elementi di una tavola non possano essere integrati con quelli di un’altra fino ad arrivare ad una soluzione coerente, progettualmente corretta e gradita al cliente.
Perché proprio Tre?
Questa è un’ottima domanda … ma non credo che ci sia una vera e propria risposta.
Sta di fatto che non possiamo presentarne due altrimenti sarebbe difficile raggiungere una maggioranza e più di tre servirebbero solo a rendere più complessa la scelta e a dimostrare al cliente che il progettista non è stato in grado di decidere, selezionare, filtrare. Ricordo che tutte le prime fasi della progettazione da svolgere insieme al communication designer, servono proprio a focalizzare le attività successive della progettazione visiva per non andare troppo fuori strada.
Dove? A che livello del processo va inserito il suo sviluppo?
Dopo aver tanto trattato di ispirazione e di sapore, ci siamo arrivati.
La style-board, rappresenta la chiave di volta. Tutto porta e parte a/da qua. Solo dopo la loro discussione con il cliente e i successivi cicli di raffinamento il visual designer può iniziare a progettare nel dettaglio e a produrre i documenti finali destinati allo sviluppo.
Le deliverable di cui stiamo parlando oggi vengono sviluppate se non prima, almeno in maniera parallela, rispetto alla progettazione dei wireframe, e che non contengono elementi di interazione reali.
Il pericolo dunque è che il cliente fraintendendo il lavoro del visual designer, creda che ciò che viene presentato sia comprensivo di tutta quell’enorme parte di progettazione svolta dell’interaction designer. Ma non è così!
Solo una volta “fusi”, il lavoro di progettazione di visual e di interaction allora potremo finalmente dire:
“ecco e questo è quanto! :D “ naturalmente sfoggiando il nostro miglior sorriso :P
A chi serve?
Questa volta si tratta di una deliverable dedicata quasi completamente al cliente.
Cliente che a questo giro deve essere completamente, assolutamente, indiscutibilmente consapevole di quello a cui sta andando incontro. Come dicevo prima Il rischio nell’utilizzo di queste tavole è proprio quello che vengano considerate già delle “pagine”, dei visual definitivi.
La deliverable, in quanto orientata all’esterno deve essere documentata, descritta, spiegata nei minimi dettagli, per agevolarne la comprensione da persone che non fanno il progettista di mestiere :)
Passo successivo?
Dopo la style.board inizia la tanto sudata progettazione di dettaglio :) Ma questa è un’altra storia.
Buona settimana a tutti.