Abbiamo lanciato i nuovi workshop sull'experience design

May 31, 2010

UXconference: We Speak UX Simpler

experiencecamp

E dopo l’ExperienceCamp torniamo a parlare di UXconference.

Perchè qui, in Sketchin, crediamo fortemente nel garantire agli utenti la migliore esperienza possibile nell’utilizzo di un prodotto o servizio web e mobile.

È per questo che non smettiamo mai di parlarne, confrontarci, contribuire a creare una cultura in questo senso, soprattutto nel panorama italiano e in quello ticinese.

Sabato all’ExperienceCamp (per chi non c’è stato saranno presto online i video) abbiamo avuto la possibilità di un confronto aperto e diretto con professionisti di diversi ambiti, tutti inerenti la User Experience.

E in questo senso continuiamo, con UXmagazine, a proporvi le interviste a professionisti e clienti, per fare incontrare questi due mondi in un invito alla collaborazione per un obiettivo comune: la soddisfazione degli utenti.

È di questo che tratta UXconference, con la nuova edizione 2010, incentrata al mondo business con l’obiettivo di parlare di UX ai clienti e di farli incontrare con i maggiori professionisti del settore.

Domani, l’apertura del call for paper. Prossimamente, tutte le news sulla conferenza più user oriented del settore.

A presto ;)

October 07, 2009

Sketchin cerca utenti per test d’usabilità lunedì 12 ottobre

Pubblicato in: Communication — Tags: , , , , , — da Diana Malerba alle 10:56

recruitment

Cerchiamo utenti per un test d’usabilità che si svolgerà a Milano (in zona Navigli) lunedì 12 ottobre.

Gli utenti saranno impiegati/e appassionati di viaggi, tra i 25 e i 44 anni, che si impegneranno a testare un sito web con noi per circa un’ora.

Come sempre prevediamo un buon rimborso spese.

Se siete interessati scriveteci a usertest@sketchin.ch indicando nome, età e professione oltre ovviamente ad un recapito telefonico.

Grazie a tutti per la collaborazione!

February 26, 2009

Partono i nuovi workshop di Sketchin

processoblog

Si parte!

Per il 2009 abbiamo deciso di aprire i nostri uffici e offrirti un programma di workshop specifici, studiati appositamente per approfondire le tematiche  legate alla progettazione dell’esperienza d’uso.

Il programma si propone di rispondere a tutte le esigenze e si compone di:

I posti sono limitati per offrirti un workshop personalizzato e specifico.

Scopri tutti i dettagli e risparmia iscrivendoti entro il 22 marzo!

July 09, 2008

Sketchin cerca un esperto d’usabilità

Pubblicato in: User research, Work — Tags: , , — da Luca Mascaro alle 14:00

Sketchin è alla ricerca di una nuova figura professionale da inserire nel proprio team;  si cerca un esperto in usabilità che abbia già delle conoscenze nel campo.

Il lavoro consiste:

  • Creazione di personas e scenari d’uso,
  • Preparazione di test di usabilità secondo la metodologia del thinking aloud protocol e della task analysis.
  • Analisi di usabilità attraverso valutazioni euristiche (es: Nielsen), cognitive walkthrough, studio dei log e della documentazione (analisi Istat e sondaggi),
  • Preparazione e conduzione di focus group,
  • Stesura di report di usabilità.

Capacità e conoscenze richieste:

  • Capacità ed esperienza nella conduzione di test con utenti e di focus group,
  • Conoscenza delle principali tecniche per la misurazione dell’usabilità (thinking aloud protocol, task analisys, euristiche di Nielsen, ecc…),
  • Conoscenza dei principali sistemi di recruitment dei soggetti,
  • Buona conoscenza della lingua inglese,
  • Attitudine al rapporto con i clienti,
  • Attitudine al lavoro in team,
  • Buona conoscenza del web 2.0 e dei suoi meccanismi sociali

Chi fosse interessato può inviare una mail a info@sketchin.ch

La persona scelta andrebbe inserita subito nel team con un breve periodo di formazione e affiancamento.

June 26, 2008

Usabilità con o senza marce?

Pubblicato in: Sketchin life — Tags: , — da Piero alle 16:00

usa-marce.gif

Di mestiere mi occupo di usabilità e questo penso che già si sappia; di conseguenza dovrei essere convinto che “semplice è meglio”…ma ultimamente questa inossidabile certezza mi da un pò da pensare…

Non mi riferisco al campo del web, dove in ambito di usabilità le certezze franano sempre più spesso come frollini immersi nel latte, ma al mondo “reale” (passatemi il termine). Da tempo possiedo una Vespa, il classico vecchio modello con le marce al volante che, causa l’età avanzata - e l’incuria del sottoscritto nel mantenerla in efficienza - , si sta avviando a grandi passi verso la pensione. E’ giunto quindi il momento di pensare ad un nuovo mezzo di trasporto per la caotica Milano e gioco forza ho dovuto rivolgere l’attenzione al mondo dei nuovi scooter automatici.

Ora, lungi da me voler fare un post malinconico sulle care vecchie vespe, ma uno dei commenti che più spesso ricorrevano sui blog di settore era che i nuovi scooter paiono, appunto, più usabili, niente frizione e niente cambio (i più arditi arrivavano a osannare il fatto che si potessero guidare con una sola mano). Io non sono però convinto che ciò si possa definire usabilità, l’uso del cambio per esempio è vero che occupa entrambe le mani (ora io mi chiedo a cosa potrebbe servire una mano libera nella guida di uno scooter…?!) rende però la guida più sicura, ti permette di usare il freno motore e di dosare molto meglio le accelerazioni.

Tutto questo per dire cosa? Credo che nello studio dell’usabilità la semplicità, intesa come “elementarietà”, non debba essere vissuta come un dogma; l’esperienza utente deve essere il più possibile appagante e deve permettere una consultazione dei contenuti rapida e immediata ma, di contro, non bisogna incorrere nel rischio di creare percorsi talmente facili ed elementari da superare i contenuti spingendo l’utente ad andare oltre senza soffermarsi.

March 25, 2008

Come risparmiare il 38% del vostro tempo

Pubblicato in: Interaction design — Tags: , , , , — da Dafne Gobbi alle 09:32

cellulare.jpg

Dopo 4 settimane d’assenza sono finalmente tornata su queste pagine a condividere l’ultima mia ricerca che mi ha costretta a contare ogni singola battuta del Nuovo Testamento. ;-)

Da anni chi studia design ed ergonomia si sente ripetere che non si può progettare per tutti ma bisogna operare delle scelte. Un’interfaccia come quella di Office può sembrare ostica per la maggior parte degli utenti poiché cerca di fare tutto per tutti. Questo errore progettuale è principalmente guidato da esigenze di mercato e va contro la definizione stessa dell’usabilitàl’efficacia, l’efficienza e la soddisfazione con le quali determinati utenti raggiungono determinati obiettivi in determinati contesti”. Dal punto di vista del progettista sarebbe opportuno sviluppare differenti progetti a seconda delle reali esigenze dell’utente e del contesto.

Questo voler trovare compromessi sulle interfacce che non portano mai l’utente alla completa soddisfazione è una tendenza partita già nell’hardware molti anni fa specialmente nelle tastiere.

Ma cosa vuol dire progettare una tastiera per un utente con un obbiettivo specifico? Adesso ve lo spiego!

Ho scelto il Nuovo Testamento quale testo statisticamente rappresentativo della lingua italiana in termini di uso di parole. Ho scelto la principale interfaccia di scrittura utilizzata in Italia, la tastiera del cellulare. Ho immaginato una persona che volesse trascrivere questo testo sul cellulare (un folle insomma…).

Voglio verificare se la tastiera originale dei cellulari è efficiente ed efficace per svolgere questo compito, se così non fosse, trovare una differente soluzione di design.

Ho conteggiato l’uso delle singole lettere nel Nuovo Testamento e l’ho moltiplicato per il numero di battute necessarie sulla tastiera odierna, ottenendo così il numero totale (1’724’837) d’operazioni per la trascrizione del testo. In seguito ho riordinato le lettere per il numero d’occorrenza.

tastiera-originale.gif

Osservando le tabelle ottenute ho notato come alcuni caratteri molto frequenti richiedessero fino a 3 operazioni sul cellulare per essere raggiunti. Ho dunque riorganizzato per occorrenza la disposizione su una nuova tastiera.

nuova-tastiera.gif

Ricalcolando il numero d’operazioni necessarie con la nuova tastiera (1’055’820) è emerso un notevole incremento d’efficienza ed efficacia teorica (38,79%). In termini temporali immaginando che un utente esperto impieghi 0,5 secondi per digitare un carattere, ci sarebbero volute 239,5 ore con la tastiera originale e 146,6 ore con la nuova tastiera risparmiando ben 92,9 ore.

Devo però valutare che l’utente sulla nuova tastiera non è considerabile “esperto”. Apprendere questa nuova interfaccia comporterebbe prima il disapprendimento dell’attuale tastiera ed in seguito l’apprendimento della nuova.

La domanda è: per fare ciò ce l’ha farà in meno di 11,5 giorni lavorativi (il risparmio di tempo)?

Se così fosse avrei dimostrato come su un compito ben specifico si possa introdurre interfacce dedicate molto più usabili.

Volendo generalizzare quest’interfaccia che sembra idonea alla lingua italiana non dobbiamo dimenticarci che va in conflitto con l’ordine logico/alfabetico della lingua italiana.

Chissà se oggi avremmo più tempo se con la nascita dei cellulari avessimo appreso direttamente quest’interfaccia?

March 04, 2008

Test di usabilità: addetti a raccolta!

Pubblicato in: User research — Tags: , , — da Piero alle 09:42

usabilità
Come far capire l’importanza dei test di usabilità ai clienti? La domanda mi viene sempre in mente la sera prima degli incontri in cui si deve spiegare qual’è il valore aggiunto del mio lavoro alla costruzione di un sito. Il problema non è tanto che non venga riconosciuto valore al nostro lavoro, quanto il rischio di attribuire ad una serie di test con 10-15 utenti qualità divinatorie che permettano di risolvere tutti i problemi di un sito (dall’usabilità all’accessibilità ai contenuti) passati presenti e spesso anche futuri.

I test di usabilità soffrono ancora della scarsa conoscenza e radicamento nella realtà italiana; le aziende infatti si mostrano spesso interessate all’argomento e non ho incontrato, fin’ora, quella diffidenza tipica di ogni novità (a pagamento!) appartenente all’ambito web. Non è altrettanto facile però coniugare le tante richieste dei clienti con dei metodi che, proprio per la loro focalizzazione su aspetti particolari, permettono l’analisi approfondita ma non a largo spettro.

Alla luce di questo credo sia importante quindi ricercare (nel senso di “fare ricerca su”) metodi che permettano un analisi dei siti più ad ampio raggio chiaramente senza sacrificare la profondità e l’accuratezza dei test. Per fare ciò ritengo utile confrontarsi con chi lavora in questo ambito proprio per condividere le rispettive conoscenze e soprattutto i propri punti di vista.

La psicologia per esempio può portare un valore aggiunto circa i metodi dei test (non dimentichiamoci che molti test di usabilità partono dall’ambito psicologico: uno su tutti il thinking aloud protocol) e le dinamiche del comportamento e nella percezione degli utenti. Un approccio trasversale può portare quindi un valore aggiunto alla qualità dei test…sarebbe interessante ora aprire un confronto sull’argomento!

February 26, 2008

la trama della fiducia nel web

Pubblicato in: User research — Tags: , , — da Piero alle 12:22

fiducia web

La settimana scorsa ho posto in questo blog il problema delle registrazioni obbligatorie (e spesso necessarie) in molti siti web. Questo discorso è stato utile per trattare le difficoltà che si stanno riscontrando nel rapporto con internet da parte utenti. A mio avviso è sempre stata sottostimata, per non dire trascurata, l’importanza della fiducia che gli utenti esperiscono nei confronti dei siti che visitano.

Credo che l’usabilità e i contenuti siano (chiaramente) importantissimi per il successo di un sito ma da soli non bastano a garantire la fidelizzazione degli utenti. Un utente soddisfatto da una navigazione semplice e completa sarà sicuramente contento di tornare a visitare il sito, ma allo stesso tempo possiamo affermare che si crea una fidelizzazione al sito? Tornando all’esempio di un negozio “reale”: un ambiente confortevole e con dei prodotti soddisfacenti ci invoglierà a comprare quel paio di scarpe che sognavamo da tanto tempo ma un commesso che ci aiuta nell’acquisto, magari anche sconsigliandoci un prodotto rispetto ad un altro sicuramente ci rimarrà maggiormente impresso nella mente e ci spingerà a parlare di quel negozio a più persone proprio per la particolarità riscontrata. Questa è l’esperienza incontrata nel mondo reale, ma nel web, come vanno le cose?

Ritengo che indagare questo fenomeno possa essere un valore aggiunto allo studio dell’usabilità del web e ci aiuterebbe anche a superare quella diffidenza intrinseca di chi si avvicina ad un mezzo nuovo (internet), ad una nuova tipologia di acquisto (l’e-commerce) e ad un nuovo tipo di rapporto con il commerciante (nessun venditore a cui chiedere).

Cerchiamo di capire però cos’è e come si manifesta questa fiducia nel web: qual’è l’esperienza che tutti noi facciamo nel definire un sito internet? ci siamo mai chiesti se quel sito ci ispira fiducia e perchè? Per definire quindi la fiducia nel web credo sia giusto partire dall’esperienza che facciamo nell’utilizzo quotidiano. Mi piacerebbe, se qualcuno fosse interessato, raccogliere i pensieri, le sensazioni provate da voi sia nell’utilizzo che nella costruzione dei siti e da qui provare a dare una definizione della “fiducia 2.0″… chiedo scusa per il titolo aberrante ma prometto di cambiarlo non appena qualcuno mi fornisca una valida alternativa…a voi la palla!

January 08, 2008

Psicologia e internet: storie di amore, storie di odio

Pubblicato in: Sketchin life — Tags: , , — da Piero alle 12:05

post di piero

Dopo tanto tempo la psicologia (almeno nella sua veste informale) ha deciso di riporre le armi e ha iniziato a guardare ad internet con maggiore attenzione e, in alcuni casi, con un pizzico di fiducia.

Un piccolo esempio di questo cambiamento è osservabile nei test di usabilità, dove la figura dello psicologo assume un ruolo chiave. Così come non possiamo studiare il comportamento umano nel presente scollegato dalle nuove tecnologie, così non possiamo studiare la rete senza mettere al centro l’utente e quindi la persona. Notiamo quindi che questo cambiamento è bi-direzionale anche se lo sdoganamento di internet procede molto a rilento specie per quanto riguarda la psicologia ufficiale.

Nella formazione per esempio siamo ancora all’anno zero: uno studente di psicologia che voglia iniziare a studiare le nuove tecnologie ha come strada semi obbligata l’affidarsi ad un professore interessato in questi argomenti che lo accompagni in un percorso di formazione; infatti l’offerta formativa così come i testi sull’argomento (in Italia) è minima e l’affidarsi alla letteratura americana è un passaggio obbligato.

Ma allora perché iniziare?! Perché la psicologia si basa sulle modificazioni della società, è ciò che la rende viva; entrare nel web ci permette di ritrovare in questo mare magnum un centro in cui porre l’utente; un utente attivo che si muovi e modifichi il web, una rivoluzione simile a quella avuta a fine ‘800 con la nascita della psicologia sperimentale (Wundt, Lipsia 1979); prendere parte a questa evoluzione è compito fondamentale di chi intende la psicologia come scienza in divenire e non data ab eterno di chi ha voglia di rimettere in corsa un web a misura d’uomo; obiettivo questo imprescindibile senza l’aiuto di chi proprio l’uomo studia.

E allora iniziamo: l’ usabilità è uno dei campi in cui il know how di cui disponiamo può essere sfruttato in maniera corretta; da anni adattiamo i test eseguiti per la popolazione americana o inglese a quella italiana; radicare nel nostro paese questo tipo di lavori ci permetterà di aprire il web anche a quelle frange di popolazione al momento escluse dall’uso del web, non per il digital divide ma proprio perché internet non parla la loro lingua; credo quindi che contestualizzare il web nella nostra cultura sia una sfida decisamente interessante per ogni psicologo; ovviamente per ogni psicologo che sappia mettersi in gioco e abbia voglia di confrontarsi con una realtà nuova…ovviamente ciò fa paura e il fallimento è dietro l’angolo ma siamo psicologi e gli strumenti per superarla…bè, dovremmo averli!

 

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