Abbiamo lanciato i nuovi workshop sull'experience design

June 12, 2008

Gestire il “dopo”: dal progetto all’implementazione

Pubblicato in: Communication — Tags: , , , , , , — da Elena Marchiori alle 10:26

staffetta

Una volta realizzato un progetto la fase successiva prevede generalmente l’implementazione di quanto progettato. Ciò può avvenire internamente alla società che ha richiesto il lavoro, oppure può essere svolta dall’area dedicata della società che ha sviluppato il progetto, può essere invece cercato un ulteriore vendor tecnologico che implementerà il lavoro… le forme di collaborazione, come sappiamo, possono essere molteplici, ma ciò che le accomuna è la strategia (o metodo) del “passaggio di consegne”.

La consegna di un progetto, infatti, comporta un confronto tra il lavoro del progettista e il lavoro di chi poi lo realizza. In questa delicata fase si mettono in campo una serie di necessità e dinamiche relazionali che possono influenzare positivamente (in taluni casi negativamente) il progetto stesso.
Molto spesso le fasi di entrata in “contatto” tra le due professionalità sono anticipate alla consegna, in modo da realizzare il cosiddetto “allineamento” (es. individuare le tecnologie da utilizzare, capire le tempistiche di realizzazione e le risorse da coinvolgere), in altri casi il progetto volge al termine e l’implementatore subentra in un secondo momento.
Proviamo ora a definire quali sono gli elementi utili a ottimizzare il lavoro:
- definire un primo incontro conoscitivo e condivisione della comprensione del progetto
- fornire all’implentatore tutte le informazioni necessarie per realizzare il progetto, oltre a wireframe, architettura informativa e navigazionale, visual design, fornire le indicazioni circa:

  • presenza degli elementi statici o dinamiche
  • possibili evoluzioni dei contenuti (es. accessi mobile, realizzazione blog, soc.net)
  • chi ha accesso e a cosa
  • derivazione dei dati/contenuti
  • livello di manutenzione/aggiornamento

(Questi elementi possono essere inserititi in avanzati dimostratori/prototipi funzionali).

Esistono poi una serie di elementi da prendere in considerazione, come la presa di coscienza delle rispettive responsabilità, verificare di avere un vocabolario condiviso, considerare la possibilità di cambiamenti in corso d’opera (il progettista deve essere in grado di ri-allineare i cambiamenti all’interno del progetto), supporto onsite.
Cosa manca? Detto questo, qual è secondo voi la strategia di lavoro migliore tra progettazione e implementazione e quali strumenti vi sono stati utili per ottimizzare questa fase (tool e piattaforme di condivisione e passaggio di consegne).

June 02, 2008

Cosa metti in valigia e nel navigatore?

Pubblicato in: Communication — Tags: , , , , — da Elena Marchiori alle 07:54

luggage.jpg

Ci risiamo… stanno per arrivare le vacanze, periodo buono per “staccare” e di conseguenza momento di grande interesse per il mercato del turismo (on e offline).

Il web non ci fa certo mancare nulla e le soluzioni (in formato pacchetto viaggio) abbondano di offerte più o meno vantaggiose e i più fortunati iniziano già a fare le prenotazioni.

È la soluzione “fai-da-te” a farla da padrona in rete (ovvero l’acquisto scollegato del viaggio, alloggio e delle attività che si svolgeranno una volta arrivati a destinazione), diventando croce e delizia per gli utenti, che passano ore al computer alla ricerca di occasioni e molto spesso consigli sulle destinazioni (utilizzando spesso forum e social network di viaggiatori. Tra tutti tripadvisor.com ).

Deciso il viaggio, i telefoni cellulari e le guide turistiche sono la prima cosa che si mette in valigia quando si viaggia all’estero ma il mondo high tech ha definitivamente insinuato la pulce nell’orecchio… il navigatore! Per chi non lo possiede il navigatore sembra l’oggetto indispensabile per la vacanza 2008.
L’evoluzione di questo dispositivo lo rende oramai un apparecchio multifunzione, dotato di numerosi optional aggiuntivi, da utilizzare in macchina, a piedi, in bicicletta e in moto.
I costi sono decisamente abbordabili e le funzionalità sono veramente accattivanti: itinerari ad hoc – mappe - punti d’interesse (ristoranti, musei, alloggio, teatri, club, stazioni di servizio, bancomat, etc.) - dettagli sul percorso - informazioni sul traffico - informazioni locali come il servizio meteorologico – traduttore – dizionario – video – foto - podcast - convertitore di valuta e altro ancora.

Difficile però innamorarsi appieno di questo strumento che toglie senza dubbio il piacere della scoperta, si pensi al semplice fermarsi a chiedere informazioni, il perdersi e scoprire nuovi luoghi delle città, ma anche solo sfogliare il libro di un museo o la guida di una città.
Ma nel mondo del turismo c’è spazio per tutti, in quanto gli approcci al viaggio sono tanti quante sono le persone che decidono di spostarsi da casa. Tramite il collegamento con i satelliti, il navigatore rileva la nostra posizione reale e attraverso l’analisi delle mappe ci invia le informazioni che abbiamo preimpostato.
Se è vero che un mercato (in questo caso i servizi per questi device) non cannibalizza un altro (il mercato offline), ma anzi ne amplia le prospettive, vediamo che in un’ottica push potrei ricevere input aggiornati sulle destinazioni che mi forniranno updates, si pensi alla colonna sonora di un viaggio, i menù dei ristoranti, gli eventi, etc.
Si tratta anche di un delicato gioco di comunicazione, legata alla user experience effettiva di questi dispositivi: il navigatore (il device dedicato, piuttosto che un cellulare di ultima generazione o ancora un iphone/ipod touch) facilitano lo spostamento di chi necessità di una connessione, sono meno ingombranti rispetto ad un laptop, possono farci risparmiare soldi, possono garantirci una maggior sicurezza negli spostamenti, possono aiutarci di gran lunga con le lingue straniere (e viceversa) e farci scoprire i luoghi in base a dove siamo, al tempo a disposizione e alle nostre passioni all’insegna della georeferenziazione.
Paradossalmente parti col navigatore e la vacanza la costruisci di giorno in giorno. Per il mondo delle pr è senza dubbio un buon campo di applicazione nell’ideare servizi custom per le aziende del settore e per le pubbliche amministrazioni, ovvero aggiungere e fornire quelle informazioni che una mappa o una guida stampata non possono offrire… per farla breve: tutto ciò che è “variabile” sul mio percorso.

May 21, 2008

Come gestire la “web brand reputation” (kit web 2.0)

Pubblicato in: Communication — Tags: , , — da Elena Marchiori alle 08:40

reputation

Sono ormai numerosissime le aziende, di dimensioni più o meno grandi, che hanno compreso le opportunità di una costante e monitorata “presenza online” nell’ambito del web 2.0 (partecipato).
Le prospettive date dalle attività online sono, infatti, considerate produttive sia in termini di possibili riscontri economici (es. aumento visibilità/vendite delle proprie offerte; risparmio dei costi dedicati al tradizionale web marketing, miglioramento dei prodotti/servizi grazie ad un rapporto diretto con gli utenti/clienti), sia a livello di comunicazione online (es. web reputation, posizionamento, brand identity, customer engagement).
Le attività in questione sono relative a seconda dell’azienda, ma possiamo individuare (o almeno ci provo) alcune linee guida per la gestione e l’aggiornamento della web presence:
Le aree d’interesse possono essere:
1) Brand identity management: l’obiettivo è la comunicazione dell’identità dell’azienda, perciò il sito, il/i blog e gli account sui social network e simili dovranno essere strutturati prendendo in considerazione i seguenti livelli di dettaglio:

- Setting → definire le info/dati standard che verranno inseriti in ogni account (es: username, contact, link, default picture/photo)
- Descrizione dell’azienda→ definire lo stile e il testo di descrizione del brand
- Tags → definire un set di tags associate al brand
- Layout customization → quando e dove è possibile, definire un set condiviso di elementi grafici, colori, logo, font..)

2) Text Content management

- definire lo stile del contenuto (ad esempio: è informale o formale, friendly…)
- definire chi parla di chi: a comunicare è il brand in prima persona, oppure si identifica una terza parte che parla per il brand?

3) Multimedia Content management
Una buona strategia dovrà prendere in considerazione lo stile dei contenuti multimediali (video, foto, immagini), i quali veicoleranno l’impatto e la comunicazione stessa del brand.
Per questi motivi nell’atto dell’uploading sarà utile considerare i seguenti aspetti:

- definire lo stile dei video/picture (es. informali o formali, friendly, etc…)
- definire le tags e i titoli
- considerare la possibilità di creare connessioni “emotive” (attraverso lo stile dei contenuti multimediali) con le diverse tipologie di utenti, in modo da rispecchiare ampiamente i loro interessi, esigenze, etc.

4) Up-date management
a) Gestione degli account dell’azienda:

- Monitoring dei commenti (definirne lo stile/approccio, vedi sopra)
- Gestione del time frame di aggiornamento

b) Monitoring della blogosfera & co:

- Monitoraggio costante dei siti web che presentano delle discussioni sul brand e/o che ospitano commenti.

5) Encourage participation

- Coinvolgere/invitare gli utenti in appositi canali/gruppi
- Sviluppare iniziative (es. contests)

Cos’altro? (oltre ad un buon brand da promuovere e/o monitorare..)

May 05, 2008

La user experience parte (anche) dal project management

puzzle

E in principio fu il Project Management, PM (o almeno per quanto riguarda la gestione di un progetto).

Sarà capitato a tutti di entrare in contatto con il “fantastico” mondo del project management (personalmente ho avuto modo di collaborare da entrambe le parti: svolgere il piano di PM, realizzare un piano PM).
Il project management si sviluppa dall’esigenza di far fronte ai classici vincoli di tempo, costo, “contesto” del committente, “scopo del lavoro”, allocazione delle risorse, al fine di raggiungere gli obiettivi definiti.
Nel corso degli anni gli studi e i contributi alla “cultura” del PM sono stati numerosi, ad oggi gli approcci metodologici di attuazione del PM sono molteplici proprio per la diversa natura delle attività coinvolte. Inoltre, proprio il carattere “incostante” riscontrabile in quasi tutti i settori di mercato ha costretto (e costringe) le aziende ad una continua ricerca degli strumenti e approcci che portino miglioramento nelle tecniche di project management in termini di rapidità, efficacia e aumenti dei livelli di qualità del proprio business all’insegna della competitività.
Molto spesso, infatti, si è riscontrato che la perdita di competitività aziendale non è dovuta tanto alla mancanza di idee, bensì alla realizzazione di processi gestionali non in linea con le esigenze progettuali, la flessibilità organizzativa e la valorizzazione delle risorse a disposizione.
In tale contesto è strategico e vitale, per il successo di un’azienda, adottare e far proprio un approccio/modello organizzativo che integri e valorizzi gli aspetti affrontati. Più diffuse, nell’area informatica, sono le cosiddette metodologie agili basate sui principi di Management dell’interazione umana (human interaction management) che considerano il progetto come una serie di task orientati all’obiettivo (domanda), secondo una logica versatile e adattativa di fronte al cambiamento delle condizioni del contesto in cui il progetto si trova.

Parlare di cultura in questo ambito perciò, non suona così strano, in quanto l’impegno di project management può definire il successo o meno del progetto (sia nei confronti del committente, sia verso le risorse coinvolte). Il successo di grandi innovazioni non consiste solo nel compilare un perfetto Gantt (strumento che permette la rappresentazione grafica di un calendario delle attività del progetto), pianificare, definire e controllare i costi, fornire alle risorse un calendario dove indicare le giornate di lavoro già impegnate in altri progetti, etc.
Il successo consiste anche nell’affrontare chiaramente tematiche difficilmente “standardizzabili”, ovvero quelle riguardanti l’aspetto “umano”: favorire il rapporto tra le persone coinvolte, ma anche la valorizzazione delle competenze dei singoli, mettere a disposizione strumenti che consentano la possibilità di “innovare dall’interno” (si pensi alle soluzioni enterprise 2.0).

È dunque vero che la user experience parte (anche) dal project management?!

April 22, 2008

Microblogging: scarti di comunicazione da fissare (in modo custom)

Pubblicato in: Communication — Tags: , , , , , — da Elena Marchiori alle 08:20

postit frigo

Continueremo un’altra volta a dilungarci sul microblogging come forma di blog o meno o se questo fenomeno crea solo un (fantastico) rumore di fondo. Se ci costringe ad interrogarci sugli esiti (a volte imbarazzanti) di lifestreaming e/o se tutto questo viene rimaneggiato in salsa marketing e/o pseudo business con vezzose forme di newsletter informali molto 2.0.

Dice: oggi vorrebbe riflettere sull’approccio linguistico. Sul cambiamento della comunicazione dato uno spazio limitato entro cui esprimersi.
Ecco una tipica frase da twitter (ma poteva anche starci: si alza e va in bagno) l’approccio (e il contenuto) è quello, ovvero quello dello slogan: dal concetto ricercato all’informazione di servizio, il tutto in 140 caratteri.
(anche questa poteva essere una frase alla twitter).

Partiamo da Cicerone come chiave di lettura, ancora una volta non si può non dire che aveva già capito tutto: le costrizioni fisiche influenzano la lunghezza e la forma del discorso orale. Che dire di più?
Aggiungiamo poi l’obbligo dell’esprimersi in terza persona in quanto agli occhi degli utenti-lettori il profilo comunica what is he/she doing visto che a sua volta l’utente-scrittore ha inserito testo rispondendo alla domanda what are you doing (però in teoria si può scrivere anche al presente se rispondo alla domanda in prima persona posta sul “now”…). Inoltre non c’è l’utilizzo (perlomeno limitato) di forme che accorciano le parole (insomma niente cmq, ke, t kiamo, a dp) o la scrittura tutta ad un fiato per non perdere spazi tipica dell’SMS (viricordateimessaggiscritticosìovverotuttiattaccatiCheSonoDifficilissimiDaLeggere), ma bensì un nuovo approccio linguistico, al di là dei contenuti, che spazia fino ad intenti poetici.
Ebbene miei cari, twitter è croce e delizia per aspiranti copywriter che lo vogliate o meno. Oltre che ad essere terreno fertile per psicologi, se scorri l’archivio dei twit o twittate (un giorno il De Mauro inserirà questo termine e ci dirà la giusta definizione) si può “capire” un po’ di più l’altro/a. Insomma caro Piero temo che prima o poi ti ispirerai a twitter per le tue personas. Potrebbe essere un buon terreno anche per il mercato delle indagini sulle tendenze della popolazione (online). Che polaroid ne salterebbe fuori? (gli approcci di studio sono veramente molteplici e tutt’altro che banali. Se qualcuno sta “analizzando” il fenomeno, tesi/tesine possiamo confrontarci).

Mesi fa si parlava con Luca del modello a piattaforma: realizzi un servizio con funzionalità basic e lasci che sia l’utente ad utilizzarlo come vuole per poi verticalizzare l’offerta in base alle nicchie che si sono formate (ecco l’approccio twitter). A questo pensiero aggiungo come proprio sulle applicazioni web sociali l’importanza dell’approccio comunicativo non sia un punto da sottovalutare nelle fasi di progettazione. Gli approcci comunicativi veicolati dagli spazi web influenzano la navigazione (e la partecipazione) e viceversa.

Stiamo parlando del valore degli “scarti di comunicazione” (come ha ben scritto palmasco nel suo post dedicato al glorioso e mitico foogacamp). Scarti di comunicazione a cui aggiungo: che vuoi comunque fissare… come un foglietto con la lista della spesa appeso al frigorifero - ovvero la stupidaggine utile per te; la foto del tuo adorato cane, ovvero un ricordo che ha valore per te; un pezzo di articolo che ti ha fatto impazzire, ovvero un link che ha valore per te ma che sicuramente divulgherai; il messaggino “ciao esco a dopo”, ovvero l’info inutile per tutti: non dici dove vai, se non ci sei è ovvio che sei uscito, il dopo non è un orario, torni o mi telefoni?, il saluto è relativo, non comunichi nulla rispetto al dato di fatto… il tutto come in twitter!

April 10, 2008

La Tv segue me… e io la seguo quando e dove voglio

Pubblicato in: Communication — Tags: , , , , — da Elena Marchiori alle 08:09

zattoo

Non è nuova. C’è già da un pò, ma merita attenzione (visto che non tutti la conoscono).

Si chiama Zattoo ed è una Internet Protocol Television peer-to-peer dove puoi guardarti tutti i canali televisivi italiani e europei che vuoi (e non solo), quando vuoi (e dove vuoi). Il tutto gratuitamente. Il tutto sempre e comunque (a condizione che tu abbia banda a sufficienza). Bastano un paio di passaggi e ti installi l’applicazione… insomma è ciò che ci voleva.

Certo non che la Tv di oggi meriti di essere seguita chissà quanto, però Zattoo merita più di un semplice download di prova.
(Attualmente è disponibile in Svizzera, Danimarca, Gran Bretagna, Spagna, Germania, Belgio e Norvegia, è però prevista un’espansione verso altre nazioni europee, e in seguito in Canada e Stati Uniti. Per stabilire la provenienza degli utenti si basa sulla localizzazione degli IP).

Questo tipo di approccio alla fruizione del mezzo tv, cambia radicalmente gli stili di vita legati al tradizionale consumo televisivo quotidiano. La cara e vecchia tv come totem casalingo, componente unica dell’infanzia e adolescenza di clamorose bivaccate sul divano (ma anche tutt’oggi ammettiamolo), ha sempre occupato un angolo della casa… un oggetto che definisce un luogo a tutti gli effetti.

La tv che ho visto dal monitor del mio Mac, distratta e persa tra almeno sette finestre nel desktop mi ha obbligato, invece, a scrivere questo post. Per voi magari vorrà dire poco, ma per me ha un valore “intrinseco” da “amante del media tout court”. Insomma questa “cosa” che è tra le mie applicazioni è quel totem che occupa almeno un metro quadrato in salotto (contando lo spazio per l’appoggio, non avendo un plasma da appendere al muro…). Ciò che è interessante non è solo il cambiamento di fruizione, definitivo e sostanziale (in pausa pranzo mi guarderò finalmente il tg standomene seduta all’aria aperta), o ancora quando avrò voglia mi aprirò (non accenderò) la tv indipendentemente dal luogo, in modo free, easy going (con un’interfaccia ottima con l’aggiornamento dei programmi su fascia oraria).

zattoo2

Cambia l’approccio… la tv segue me.
Non penso ci vorrà molto affinché io possa definire quali sono i programmi preferiti e registrarli (perciò bye bye peer), oltre che restare aggiornata. Non ci vorrà molto, spero, che canali più illuminati capiscano la potenzialità di interazione immediata di una fruizione di questo tipo, creando nuovi programmi più interattivi, passando da un modulo visivo-passivo a pro-attivo (mettendo in pratica il paradigma del couch viewing a desk viewing). Ma anche integrando canali come Intruders al pacchetto tv online.
Chi ci guadagna e chi ci perde è un altro discorso (l’insegna del free tanto caro al web ci piace), chissà che duri e che continui in questa direzione.
I mezzi ci sono. Io sono fortemente e decisamente pronta a puntare sui contenuti.
Anche free ovviamente. Le buone cause si portano sempre avanti ;)

Ci “vediamo” prossimente. Ciao ☺

March 20, 2008

internet di carta: mi informo quindi sono?

Pubblicato in: User research — Tags: , , , — da Piero alle 10:19

giornali

Alzi la mano chi compra ancora il giornale la mattina…(ovviamente tra quelli che lo compravano tre anni fa!). E’ inutile rifare il solito discorso che i giornali di carta non vendono più e che sono in crisi, tanto lo sanno già tutti. Quello che noto è come è cambiato il modo di informarsi, non ci si ferma alla lettura del sito del corriere o della repubblica
ma si naviga per blog tematici e non, su youtube, si guardano i tg online (magari dai siti delle tv analogiche); insomma non c’è più un unico dispensatore di informazioni ma siamo noi ad essere diventati “aggregatori attivi” di informazione.

L’aumento delle fonti è sicuramente una ottima novità perchè ci aiuta a discernere le informazioni e soprattutto ci aiuta a pensare. Ma siamo pronti a sopportare il peso di questa onda che ci investe? Mi spiego:l’offerta è vastissima, il tempo per usufruirne no. A me personalmente piace svegliarmi la mattina e leggere i feed dal mio aggreatore, o guardare su youtube quell’intervista persa in tv …però il rischio è che anche l’informazione diventi usa e getta; diventi un pò come la pubblicità su google confezionata su misura. Questo non vuol dire essere disinformati vuol dire avere accesso solo a “ciò che ci interessa/può interessarci”: avere le informazioni rapidamente e velocemente. Ma così, come faccio a scoprire una nuova passione?

Per spiegarmi meglio vorrei paragonare il caso dell’informazione alla musica: con internet e con il peertopeer possiamo ascoltare (chiaramente solo legalmente) praticamente tutta la musica mai incisa; ma come facciamo a conoscere nuovi gruppi? Non c’è più la cassetta dell’amico registrata alla radio e anche il cd non se la passa troppo bene…la mia paura è che possa accadere lo stesso per le informazioni la facilità nel reperirle rischia di calmare la voglia di esplorare nuovi spazi. Anche questo dimostra come internet è un mezzo che ci offre nuove possibilità, sta a noi capire che valore attribuirgli e come renderlo “nostro”.

March 18, 2008

Servizi web per le amministrazioni comunali

Pubblicato in: Communication — Tags: , , , — da Elena Marchiori alle 09:29

genova

Fa notizia che una città apra un canale su YouTube e questo mi rallegra perché mostra come i comuni stiano diventando piano piano sensibili verso le opportunità offerte dal web, oltre ad abbracciare il concetto, non sempre evidente per l’amministrazione comunale, di “interazione” con i cittadini. Inoltre, mi rallegra perché la città in questione è Genova… e proprio a Genova sono stata al mio primo BarCamp!
Il canale di Genova su YouTube attualmente propone video (ovviamente) per “conoscere le bellezze e la storia della città”. Rimaniamo però in attesa dei servizi annunciati:

- sportelli unici online per tutte le pratiche che riguardano le imprese;
- sportelli online di comunicazione diretta tra cittadino e Comune;
- per i turisti: georeferenziazione dei luoghi importanti della città;
- rete WiFi (battezzata Zena Wireless) che fornisca l’accesso a Internet e a servizi forniti dal progetto Città Digitale;
- e i computer? Hanno pensato anche a questo: un progetto di riuso dei computer usati;
- spazi web dedicati agli anziani;
- promozione delle periferie della città e al volontariato.

Queste sono le idee e i progetti… fantastico!
… e non si dica che a Genova sono tirchi (speriamo)

March 10, 2008

La user experience del viaggiatore medio

Pubblicato in: Communication, Sketchin life — Tags: , , , — da Elena Marchiori alle 09:24

autostop

Il problema non è nuovo: il viaggio (che qui non intendiamo lo spostamento da un luogo all’altro per diletto, ma bensì per lavoro/routine), purtroppo è sempre più associato ad una serie di disagi, tra cui code, ritardi, scioperi, sporcizia, benzina alle stelle, lavori in corso (perpetui) e costi (tanti).

Qui nasce la riflessione da utente insoddisfatto che ha una necessità (spostarsi da un luogo all’altro) e ha una serie di difficoltà/step da seguire per realizzare tale necessità: la decisione della tratta, fare il pieno di benzina, piuttosto che l’acquisto di un biglietto (ad esempio: se dall’Italia per la Svizzera acquisti il ticket online, devi in ogni caso recarti presso le macchine automatiche per stamparti il biglietto, questo perché il codice di prenotazione Trenitalia non è compatibile con quello Svizzero… eppure hai acquistato online proprio per evitare code).
Vi siete mai chiesti cosa offre il web come alternative? Se sì, allora mi potete aiutare.

Tutti sanno cosa sia il car sharing, ma non ho mai conosciuto nessuno che mi possa raccontare la sua esperienza d’uso. Navigando in internet google ci presenta l’iniziativa ICS che svolge le sue attività (come si legge dal sito) all’interno di un quadro normativo specifico elaborato dal Ministero dell’Ambiente nell’ambito delle proprie politiche per la mobilità sostenibile, dirette a diminuire permanentemente gli impatti ambientali derivati dall’inquinamento atmosferico nelle città.
Wow. Ho deciso pertanto di provare il servizio, ma purtroppo “per richiedere l’autorizzazione per accedere all’area riservata, si prega di contattare la Direzione di ICS all’indirizzo riportato in fondo alla pagina web” (e poi questo vale se sei un Ente Locale).
Ho provato Milano Car Sharing, interessante, ma anche qui devo recarmi di persona per l’iscrizione. Cha fare? C’è una nicchia (che ho scoperto non essere poi così “nicchia”) che davvero sfrutta la rete all’insegna di un’idea di mobilità sostenibile.

Sto parlando della comunità degli autostoppisti o meglio di coloro che cercano passaggi o ancora che si organizzano le trasferte all’insegna del risparmio, piuttosto che comodità o ancora ecologia.
Ci piace. Provo ViaVai. Mi iscrivo e trovo un viaggio che può fare per me. Ma riecco il solito problema: di chi si fida l’utente?
E infatti il sito non mi dice nulla degli utenti e ho potuto registrarmi senza verificare l’indirizzo mail (ho inserito dati non corretti) e quindi? Niente di fatto… ho preso il treno (come sempre…)
Al di là di tutto credo sia un terreno molto interessante e i ragazzi di ViaVai hanno individuato un buon settore su cui puntare (tra benzina alle stelle e mezzi pubblici scadenti). Inoltre gli esempi internazionali di hitchhikers e digihitch ci mostrano come sia una tendenza molto comune nel resto d’Europa e ben sviluppata.

Sarebbe molto interessante però aggiungere a questi sistemi un meccanismo di feedback (alla eBay per capirci), in questo modo infatti si può avere almeno una forma di valutazione delle persone che usano il servizio e ciò, come ci ha insegnato eBay, è fondamentale per la costruzione della comunità e della fiducia online.

(ma penso proprio che mia madre continuerà a dirmi “non accettare passaggi da sconosciuti)

March 03, 2008

Dinamiche di social networking (geek in milan)

Pubblicato in: Sketchin life — Tags: , , — da Elena Marchiori alle 10:40

geek dinner

L’organizzazione della geek dinner (milano, venerdì 29 febbraio), virale e pink, ha funzionato!
Ammetto che essendomi iscritta due giorni dopo l’apertura delle iscrizioni ed essendo prontamente inserita in una lista d’attesa con mio very disappoint, avevo perso la speranza e come molte, avevo già trovato buone giustificazioni per dire: “ma sii, non era nulla di che”. Mi sarei sbagliata.
Per fortuna a due giorni dalla cena ho ricevuto la conferma e così assieme alle sketchin girls ho partecipato alla geek dinner.Avevo dimenticato tutto: la macchina fotografica, i biglietti da visita… insomma, se è vero che le relazioni sono mercati (citazione da Barbara Bellini) io non ero molto pronta.
Per le foto non ci sono stati problemi, tra tutte(i): lyonora, lalui, palmasco, giovy, oltre le inviate di Glamour, (che per fare una vera foto “glamour” mi avevano proposto di salire sopra ad un tavolo, in modo da avere un perfetto sfondo buddha style. Anche in questo caso non ero pronta…)

Dunque le geek: se qualcuno/a si aspettava occhialacci, capello con treccia, t-shirt larghissime e sandalo da predicatore con calzino in vista… bè, niente di tutto ciò. Peggio.
Scherzi a parte le geek di oggi si sono lisciate o arricciate i capelli per bene, make up, push up, tutte up. E poi i tacchi.. tantissimi, altissimi (ma per fortuna le movenze impacciate ne sottolineavano la non familiarità…altrimenti che geek sono?).

Come in un barcamp avevamo il diritto di avvicinarci a qualcuna(o) e dire: “ci conosciamo?!”.
La parola geek, come non mai, abbraccia tutte quelle donne che sono “invasate” di tecnologie ma non solo, sono appassionate di new media, dilettanti, esperte, software engineer, designer, ricercatrici..
Chi è andata alla geek solo per curiosità, ma senza sentirsi più di tanto geek, ecco che se ne è tornata a casa con la consapevolezza che il senso di esserci, la condivisione e il confronto (tra donne!) rimangono gli elementi chiave per costruire una comunità (che non sarà mai definita in quanto si modificherà in continuo e questo è proprio il bello).

L’evento è perciò un ottimo esempio di un “social network” mutuato dal virtuale. Parafrasando le definizioni di social network vediamo che sono un insieme di attori e delle loro relazioni che di fatto li collegano. Per attori, (o anche “nodi”), intendiamo le persone, o i computer, organismi, pagine web, (etc.), mentre le relazioni che intercorrono tra essi possono essere: appartenenza, dipendenza, amicizia, collaborazione, etc.
Alla geek dinner, non c’erano attori (semmai attrici), niente “profili” da compilare per far parte della comunità e niente funzionalità “add as a friend” (passaggi basilari per la costruzione di un proprio network online).
Il profilo era piuttosto il nostro cartellino provvisto di nome, cognome e qualche tag, l’“add as friend” era la stretta di mano, la conversazione e lo scambio del biglietto da visita (o un semplice “ci rivediamo online”) erano la consolidazione dei rapporti di networking.
Ci vedo poco o per niente la dinamica commerciale (anche se di certo ci sarà stata), ma forse perché la spontaneità e l’entusiasmo sono le caratteristiche dei “primi eventi”.
Si parlava di futuri eventi con molte più donne e più struttura… La comunità si evolve e se i membri, ovvero gli attori (nel nostro caso attrici) sono attivi ci saranno comunità vitali dove avrà senso partecipare e dove potrà nascere il terreno per uno scambio (anche di mercato)… siamo pronte?
personalmente i requisiti di spontaneità ed entusiasmo bastano e avanzano ☺

Un saluto e un grazie a tutte. A presto.

 

Interessato agli argomenti che trattiamo? Contattaci o vieni a trovarci!

vcard Sketchin Sagl

Uffici amministrativi
Via Trevano 38
6900 Lugano
Ticino, Svizzera

Studio
Via Violino 1
6928 Manno
Ticino, Svizzera

Telefono: 0041 91 260 26 60
Fax: 0041 91 260 26 62
E-mail:
Skype: sketchinteam Il nostro stato su skype