Abbiamo lanciato i nuovi workshop sull'experience design

September 10, 2009

Sketchin vi presenta UXconference

conference

Sketchin vi presenta finalmente UXconference, la nuova conferenza sulla progettazione dell’esperienza d’uso che vede la sua prima edizione a Lugano, come seguito della UIconference 2004, proponendosi in un formato nuovo e con un deciso orientamento all’innovazione.

Il programma è ricco e variegato e vuole trattare casi, idee, nuovi spunti di User Experience Design, Mobilità, Giocabilità e Progettazione Agile, in un ambiente ricco di occasioni di scambio che sia il punto di partenza per nuove riflessioni e strategie in ambito di User Experience.

La conferenza è aperta a tutti coloro che vogliano approfondire le tematiche e rivolgere uno sguardo verso il futuro e le nuove proposte nei differenti ambiti che UXconference si propone di trattare, per un’apertura multidisciplinare agli ultimi orientamenti.

Ed aperta è anche a tutte le proposte di speech che vogliano apportare un contributo significativo nella direzione dell’innovazione, quindi, candidatevi.

December 10, 2008

Sketchin: obiettivi e strategia 2009-2010

Come anticipato qualche settimana fa, nell’ultimo mese ho ridefinito l’asset e la strategia aziendale di sketchin.

Dopo aver fatto una somma dei risultati ottenuti e compreso al meglio il posizionamento attuale ho ragionato sul come dovremmo muoverci nei prossimi due anni.
La nuova strategia è stata presentata nelle scorse settimane a partner, clienti e stakeholders per capire al meglio se c’è una visione condivisa; pare che ci sia :)

Nel pieno spirito di sketchin (condivisione e apertura) vi lascio dunque la presentazione ufficiale della nuova strategia di Sketchin di cui i punti salienti sono:

  • focalizzazione sui progetti innovativi (rischio alto, divertimento alto :)
  • focalizzazione nei media sociali per internet companies, media companies e startup
  • focalizzazione sulla progettazione multicanale (web, desktop, mobile, iphone)
  • utilizzo di un nuovo processo con relativa metodologia agile
Presentazione Nuova Sketchin

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L’ultima grande novità è che abbiamo formato un network ufficiale di partner per la produzione che comprende:

Spero che il futuro ci dia ragione a perseguire in questa direzione

A questo punto abbiamo lanciato il sasso e dunque per qualunque proposta, richiesta di chiarificazione o idea siamo aperti alle vostre mail: luca@sketchin.ch

December 03, 2008

Fashion Communication tra tendenze passate e future

Pubblicato in: Communication — Tags: , , , , , , — da Diana Malerba alle 15:46

Oggi voglio di parlarvi di una sfilata più che attuale, una sfilata futura.
L’artista è il fashion designer Jean-Charles de Castelbajac, aka JC/DC, stile eccentrico e innovativo, fascino indiscutibile, che ci ripropone la nuova collezione in versione Lego.
Mi interessa perchè ritengo che mai come ora la scelta della comunicazione sia azzeccata. La sfilata (guarda il video) di formose modelle Lego, è infatti ricalcata su quella realmente avvenuta, ma ambientata nel 3001.
Quando forse la comunicazione si sarà virtualizzata al punto da ipotizzare una dimensione eventuale in cui l’abito glam forma angoli di 90°. E allora noi, della generazione che ancora con i Lego c’è cresciuta e si ritrova spiazzata e compiaciuta per aver vissuto il cambiamento e fatto il callo alla contingenza, allora sì, potremmo desiderare di essere presenti in plastica gialla e occhiali da diva. ;o)

June 12, 2008

Gestire il “dopo”: dal progetto all’implementazione

Pubblicato in: Communication — Tags: , , , , , , — da Elena Marchiori alle 10:26

staffetta

Una volta realizzato un progetto la fase successiva prevede generalmente l’implementazione di quanto progettato. Ciò può avvenire internamente alla società che ha richiesto il lavoro, oppure può essere svolta dall’area dedicata della società che ha sviluppato il progetto, può essere invece cercato un ulteriore vendor tecnologico che implementerà il lavoro… le forme di collaborazione, come sappiamo, possono essere molteplici, ma ciò che le accomuna è la strategia (o metodo) del “passaggio di consegne”.

La consegna di un progetto, infatti, comporta un confronto tra il lavoro del progettista e il lavoro di chi poi lo realizza. In questa delicata fase si mettono in campo una serie di necessità e dinamiche relazionali che possono influenzare positivamente (in taluni casi negativamente) il progetto stesso.
Molto spesso le fasi di entrata in “contatto” tra le due professionalità sono anticipate alla consegna, in modo da realizzare il cosiddetto “allineamento” (es. individuare le tecnologie da utilizzare, capire le tempistiche di realizzazione e le risorse da coinvolgere), in altri casi il progetto volge al termine e l’implementatore subentra in un secondo momento.
Proviamo ora a definire quali sono gli elementi utili a ottimizzare il lavoro:
- definire un primo incontro conoscitivo e condivisione della comprensione del progetto
- fornire all’implentatore tutte le informazioni necessarie per realizzare il progetto, oltre a wireframe, architettura informativa e navigazionale, visual design, fornire le indicazioni circa:

  • presenza degli elementi statici o dinamiche
  • possibili evoluzioni dei contenuti (es. accessi mobile, realizzazione blog, soc.net)
  • chi ha accesso e a cosa
  • derivazione dei dati/contenuti
  • livello di manutenzione/aggiornamento

(Questi elementi possono essere inserititi in avanzati dimostratori/prototipi funzionali).

Esistono poi una serie di elementi da prendere in considerazione, come la presa di coscienza delle rispettive responsabilità, verificare di avere un vocabolario condiviso, considerare la possibilità di cambiamenti in corso d’opera (il progettista deve essere in grado di ri-allineare i cambiamenti all’interno del progetto), supporto onsite.
Cosa manca? Detto questo, qual è secondo voi la strategia di lavoro migliore tra progettazione e implementazione e quali strumenti vi sono stati utili per ottimizzare questa fase (tool e piattaforme di condivisione e passaggio di consegne).

January 23, 2008

Business strategy nell’era dell’open source

Pubblicato in: Market research — Tags: , , , — da Elena Marchiori alle 09:12

Scacchi

La nuova brezza dell’intelligenza collettiva (Surowiecki l’ha chiamata “the wisdom of crowds”) e il suo utilizzo come motore di forme di innovazione più aperte e network-based, hanno costretto a rivedere i concetti tradizionali di business strategy.
In effetti ne è passata di acqua sotto i ponti da quando Michael Porter evangelizzava i CEO di mezzo mondo con i suoi modelli delle Five Forces e della Value Chain. Il concetto chiave, secondo lo statunitense, e ripreso dai teorici della Resource-Based View, era ottenere una situazione di vantaggio competitivo, da una parte attraverso il raggiungimento di una situazione competitiva vantaggiosa (low rivalry, low substitutes threat, high barriers to entry, low supplier power, low buyer power); e dall’ altra attraverso la ricerca di una superiorità difficilmente copiabile dai competitori, che si riduceva, in soldoni, a due pratiche fondamentali alternative: produrre a un costo più basso o produrre a una qualità superiore.

Facile da dire, difficile da fare, ancora di più da sostenere nel tempo. Per questo le aziende hanno sempre cercato, a suon di brevetti, miti e segretezza, di difendere strenuamente le fonti del loro vantaggio competitivo, siano esse la ricetta della CocaCola, la tecnologia Sony, la cultura Toyota, la creatività Apple, la flessibilità Dell o l’efficienza Ikea. “Ownership” e “control” erano le parole d’ordine. Creazione del valore e monetizzazione dello stesso erano processi totalmente interni all’azienda e alla sua value chain.Ora, in un’epoca in cui peer production e collective invention prendono sempre più piede, è necessario ripensare i concetti di “value creation” e “value capture”. Essi possono avvenire o, come prima, internamente alle aziende, oppure sempre di più negli ecosistemi in cui le aziende sono inserite, composti da networks e communities che acquisiscono tanto piu valore quanti piu utenti vi sono cooptati. Se Windows è il perfetto esempio del primo caso, Wikipedia o Linux Kernel lo sono del secondo. Esistono poi i casi ibridi in cui il valore viene costruito attraverso dinamiche “community driven” ma la monetizzazione è a vantaggio di una o più aziende private (si pensi a Facebook, che vende spazi per advertising mirato) e quello piuttosto raro dove lo sforzo viene fatto da un’azienda, ma il beneficio è dell’ecosistema (la parte di codice Linux sviluppata da IBM). Se prima owning era essenziale adesso sharing (the global brain) diventa vantaggioso, soprattutto nella fase di “value creation”. Ma per rendere sostenibile nel tempo il valore creato da meccanismi condivisi e open source è necessario in qualche modo monetizzarlo.

Chesbrough e Appleyard individuano ben 6 modi, che chiamano “open business models”.
Una prima categoria (deployment) è costituita da tre modelli: support (JBoss vende customer support per server con Linux); subscription (Red Hat vende un bundle con sottoscrizione ad updates per versioni enterprise di Linux); professional services (IBM fa training e consulting per installazione di Linux in azienda).
La seconda categoria (hybridization) è formata da 2 modelli: proprietary extensions (SugarCRM vende soluzioni ibride di prodotti core open source e proprietary add-ons a pagamento); dual licence è il modello di chi, come MySQL utilizza una doppia licenza, una free e una proprietaria, a seconda dell’uso che l’aquirente fa del prodotto.
Infine c’è il device model, attraverso cui un’azienda (come Mazu Networks) vende complementi hardware che si basano su software di tipo open source.

Ognuno di questi modeli mette in luce come si debba ripensare la strategia aziendale, tralasciando il vecchio assioma secondo cui le proprie risorse vanno difese e nascoste e la collaborazione induce comportamenti opportunistici, e invece si debba abbracciare una filosofia secondo cui la collaborazione di aziende a progetti apparentemente “community driven” lasci spazio a opportunità di monetizzazione molto ghiotte.

December 06, 2007

Understanding Communication

Pubblicato in: Communication — Tags: , — da Elena Marchiori alle 08:54

Diciamolo subito e possibilmente in modo “rapido e indolore”: occuparsi del Marketing & Comunicazione vuol dire “fare un pò tutto e niente! (In questo modo chi se lo vuole sentire dire è contento e chi è del settore capisce la battuta). ;)

Scherzi a parte, assumere questo ruolo significa confrontarsi con il senso comune che vede il marketing e la comunicazione come una professione legata alla vendita di “mood” (per non dire “fuffa”) e/o curarsi dell’immagine che si vuole dare a un prodotto o servizio. Ciò non toglie la professionalità di chi si occupa di questo quotidianamente, tutt’altro.

Nelle società dove l’hard core è l’Information Architecture, il ruolo del Marketing & Comunicazione è molto più vicino al mondo della Ricerca & Sviluppo.
In pratica si tratta di lavorare nella prima fase di un progetto, dal “capire le necessità del cliente”, alla ricerca e analisi di nuove soluzioni da sviluppare, fino ai concept di base.
Per capire cosa progettare è necessario innanzitutto ragionare, porsi domande, ricercare e analizzare il contesto. Le idee perciò si legano ad una metodologia di ricerca (prossimamente un post a riguardo), in continuo rapporto diretto con i clienti e in costante confronto con il team.

L’attenzione al “cosa” si vuole comunicare si collega al “come”, con quali forme e colori in un flusso agile e centrato sugli utenti, dove il marketing e la comunicazione entrano direttamente nei progetti e sono lo scopo del mio lavoro.

 

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