
Vorrei indagare oggi la questione delle emotivà sempre più espresse ed espressive come conseguenza dei fenomeni social giovanili.
Avevo già parlato in un post precedente di sovraesposizione mediale, ma oggi mi interessa parlare in particolare del cambiamento nella percezione ed espressione del sè che riguarda soprattutto i giovani. Le conseguenze delle tecnologie interattive, che da un lato facilitano e dall’altro esplicitano il bisogno di comunicare al punto di renderlo ossessivamente presente, si tramutano in un costante incremento di complessità e personalità sempre più profonde, che necessitano pertanto di costanti espressioni e confronti.
I giovani mostrano una tendenza all’individualismo crescente, palesi difficoltà di espressione delle emozioni in situazioni d’interazione in presenza e, di conseguenza, una diffusa tendenza a utilizzare le inedite e molteplici opportunità relazionali offerte dalla tecnologia, che consente una più agevole espressione e condivisione delle emozioni.
In un ambiente come quello attuale che si mostra sempre più complesso e variegato, la comunicazione mediata, grazie alla sua capacità di relativizzare le distanze, consente ai giovani sia di comunicare agilmente aggirando difficoltà e rischi connessi alla comunicazione faccia a faccia, sia di spettacolarizzare la propria vita ponendo pubblici accenti sulla parte più intima del sè.
Quello di cui possiamo parlare è l’avvento di una nuova cultura delle emozioni, caratterizzata da partecipazioni emotive intense, disimpegnate e mediate. Cambia il concetto di intimità e si lega molto più al soggetto che alle relazioni, in una rete di soggetti emotivamente sovraesposti e apparentemente deresponsabilizzati grazie alla mediazione mediale.
Rimane da capire quali sono gli impatti emotivi prodotti dalle vite virtuali sullo sviluppo dei singoli e sul loro sviluppo emotivo-relazionale.





