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April 06, 2009

Individualismi e soggettività: la sovraesposizione emotiva

Pubblicato in: Communication, Sketchin life — Tags: , , — da Diana Malerba alle 19:51

heart

Vorrei indagare oggi la questione delle emotivà sempre più espresse ed espressive come conseguenza dei fenomeni social giovanili.

Avevo già parlato in un post precedente di sovraesposizione mediale, ma oggi mi interessa parlare in particolare del cambiamento nella percezione ed espressione del sè che riguarda soprattutto i giovani. Le conseguenze delle tecnologie interattive, che da un lato facilitano e dall’altro esplicitano il bisogno di comunicare al punto di renderlo ossessivamente presente, si tramutano in un costante incremento di complessità e personalità sempre più profonde, che necessitano pertanto di costanti espressioni e confronti.

I giovani mostrano una tendenza all’individualismo crescente, palesi difficoltà di espressione delle emozioni in situazioni d’interazione in presenza e, di conseguenza, una diffusa tendenza a utilizzare le inedite e molteplici opportunità relazionali offerte dalla tecnologia, che consente una più agevole espressione e condivisione delle emozioni.

In un ambiente come quello attuale che si mostra sempre più complesso e variegato, la comunicazione mediata, grazie alla sua capacità di relativizzare le distanze, consente ai giovani sia di comunicare agilmente aggirando difficoltà e rischi connessi alla comunicazione faccia a faccia, sia di spettacolarizzare la propria vita ponendo pubblici accenti sulla parte più intima del sè.

Quello di cui possiamo parlare è l’avvento di una nuova cultura delle emozioni, caratterizzata da partecipazioni emotive intense, disimpegnate e mediate. Cambia il concetto di intimità e si lega molto più al soggetto che alle relazioni, in una rete di soggetti emotivamente sovraesposti e apparentemente deresponsabilizzati grazie alla mediazione mediale.

Rimane da capire quali sono gli impatti emotivi prodotti dalle vite virtuali sullo sviluppo dei singoli e sul loro sviluppo emotivo-relazionale.

January 26, 2009

Everyone is related: quando il dna diventa social

Pubblicato in: User research — Tags: , , — da Diana Malerba alle 12:12

family

Mi riallaccio al discorso iniziato nello scorso post per parlare di (s)confini del social network e riflettere su opportunità e conseguenze dei tracciamenti possibili. In particolar modo mi interessa approfondire la questione della nascita del social network “parentale” che permette di conoscere e condividere il proprio dna con chiunque, nel mondo, potrebbe alla lontana esserci parente. Mi turba infatti questa tendenza di derivazione facebookiana per cui gli utenti sembrano concorrere in una gara al rintracciamento del lontano conoscente o ex compagno di asilo nel vano tentativo di condivisione concludentesi in ricerca del gossip a tutti i costi. Mi turba un po’ di più quando la ricerca riporta a chi potrebbe alla lontana essere cugino, figlio o nipote del parente emigrato oltreoceano svariati anni fa. Tra questi servizi mi ha colpito particolarmente Ancestry, che consente di creare un vero e proprio dna online e di confrontarlo con altri utenti per scoprire fino a che punto si è imparentati e ricercare nuovi cugini genetici. Il servizio consente inoltre di individuare i possibili antenati e in che direzione sono migrati dando vita a costanti differenziazioni di codice genetico nel tempo. Servizio analogo, ma con caratteristiche un po’ più scientifiche, è DecodeMe, che permettere di analizzare tramite uno scan a pagamento il proprio dna, di tracciare le linee di discendenza e di calcolare a quali malattie siamo soggetti e in che misura. Meno scientifico e più social è invece Geni, che consente di inserire foto, video, compleanni e violare con leggerezza la privacy dei propri figli creando un profilo per loro, così da tenere traccia della propria esistenza. Non manca la versione all’italiana, con Parenti Stretti. E allora, tra tracciamenti esistenziali a tutti i costi e spettacolarizzazioni individualissime, quasi quasi ci sentiamo di rimpiangere i giovedì sera di  Carràmba, che sorpresa.

November 03, 2008

Dall’e-book al libro collettivo: nuovi scenari per l’editoria

Pubblicato in: Communication — Tags: , , — da Diana Malerba alle 11:25

Il costante moltiplicarsi di forme social in rete ha generato interessanti evoluzioni ed opportunità anche per l’editoria.
Dal diffondersi dei blog ci siamo abituati a considerare la scrittura come qualcosa di accessibile a chiunque avesse qualcosa da comunicare, ma andando oltre scopriamo che le possibilità sono diverse e tutte interessanti.
Chi conserva un manoscritto nel cassetto, infatti, oggi puo’ facilmente pubblicarlo e metterlo in commercio. Sono numerosi i servizi self publishing online, tra cui voglio segnalarvi:
- Blurp, che vi permette, tramite un semplice software scaricabile dal sito, di gestire la pubblicazione del vostro manoscritto e di metterlo in una libreria virtuale, il Blurb Bookstore, da dove può essere acquistato;
- Lulu, che integra nel processo di creazione e pubblicazione dinamiche più propriamente social;
- Bubok, semplicissimo, vi permette di pubblicare il vostro libro tramite un rapido processo guidato, sceglierne la copertina e definire il prezzo finale, differenziato a seconda che si tratti di libro cartaceo oppure di e-book.

Ma la vera nuova frontiera dell’editoria viene direttamente dai social network e mostra ancora una volta le potenzialità delle intelligenze collettive. Parliamo infatti di libri collettivi, realizzati a più mani da persone che spesso non si conoscono, ma che aderiscono a un progetto insieme ad altri utenti. Come fare? Beh, a me è successo grazie a Facebook. Un utente ne cerca altri per creare un gruppo di Scrittura Industriale Collettiva, e in pochi minuti sono raccolte le adesioni e scelto il direttore artistico. Tramite la piattaforma si puo’ aderire ad un progetto già aperto o crearne uno proprio, come nel mio caso. Da qui è poi possibile scaricare il manuale e iniziare il brainstorming, che dovrà definire il nome del progetto, la tipologia di scritto e la trama da seguire. A questo punto si potrà scrivere il soggetto e creare le schede dei singoli personaggi, a cui si lavorerà collettivamente per definirne nel dettaglio i caratteri. Seguiranno poi mesi di lavoro dei singoli ma soprattutto del direttore artistico, che dovrà  costantemente correggere e rielaborare i pezzi per garantire omogeneità e fluidità  al testo. A questo punto il libro è pronto e non rimane che decidere se procedere con la pubblicazione classica o renderlo disponibile gratuitamente, come nel caso molto interessante dei Wu Ming e del loro piacevolissimo Manituana. Non rimane che augurarvi buona lettura! ;o)


July 17, 2008

Con il social network in tasca

iPhone transparent screen

Ieri in mattinata e durante il primo pomeriggio sono andata a fare un giro a Milano per presenziare a un evento organizzato da Buongiorno in tema di social network e mobile. Interessante l’approccio a metà tra conferenza organizzata e barcamp, con la predisposizione di un wiki a disposizione dei partecipanti per iscrizioni e proposte di interventi. Dopo una breve apertura dei lavori a cura di Lucia Predolin, il primo speech è stato affidato all’ospite d’onore, David Weinberger, che ha fatto un piccolo excursus sulla diffusione e l’uso dei social network, spaziando dal paradigma dell’ascensore (quando è stato inventato, nessuno poteva prevedere come si sarebbero comportate le persone al suo interno), al paragone tra social network in rete e social network reali, alle caratteristiche peculiari dei dispositivi mobili. Ha concluso l’intervento con la constatazione che è ancora presto per trarre conclusioni sui comportamenti legati al social network su mobile, perchè il fenomeno sta iniziando solo ora a diffondersi, mentre, così come nel paradigma dell’ascensore, è piuttosto imprevedibile capire ora quale sarà il loro uso e la loro diffusione.

Le presentazioni che ne sono seguite sono state brevi (massimo cinque minuti) e intense, potete trovare qui la lista di relatori e partecipanti (oltrechè i dettagli dell’evento). Il compito di introdurre il nuovo servizio per mobile di Buongiorno, Blinko (ancora in fase beta, alcune informazioni qui), è stato affidato a Mauro Del Rio, che ha successivamente risposto alle domande dei presenti.

A quanto sembra, il tema del mobile è particolarmente sentito, soprattutto in questi giorni con il lancio dell’iPhone. Come sostiene Weinberger, è difficile fare previsioni attendibili, se le previsioni sul web si sono dimostrate in buona parte lontane dalla realtà, il web mobile è ancora in via di definizione e troppo poco diffuso e studiato. Quello che invece cominciamo già a capire è che per passare al mobile non basta semplificare le interfacce ideate per il web, ma occorre uno studio specifico legato al mezzo e all’usabilità, così come passando da cellulare a iPhone l’interfaccia deve tenere conto del fatto che i due device vengono usati in modo diverso. Per le dinamiche di gruppo e le relazioni, per cui ho un interesse personale maggiore, aspetto di vedere quali pattern emergeranno e dove esistono punti di contatto con il web e con l’offline. Staremo a vedere…

March 03, 2008

Dinamiche di social networking (geek in milan)

Pubblicato in: Sketchin life — Tags: , , — da Elena Marchiori alle 10:40

geek dinner

L’organizzazione della geek dinner (milano, venerdì 29 febbraio), virale e pink, ha funzionato!
Ammetto che essendomi iscritta due giorni dopo l’apertura delle iscrizioni ed essendo prontamente inserita in una lista d’attesa con mio very disappoint, avevo perso la speranza e come molte, avevo già trovato buone giustificazioni per dire: “ma sii, non era nulla di che”. Mi sarei sbagliata.
Per fortuna a due giorni dalla cena ho ricevuto la conferma e così assieme alle sketchin girls ho partecipato alla geek dinner.Avevo dimenticato tutto: la macchina fotografica, i biglietti da visita… insomma, se è vero che le relazioni sono mercati (citazione da Barbara Bellini) io non ero molto pronta.
Per le foto non ci sono stati problemi, tra tutte(i): lyonora, lalui, palmasco, giovy, oltre le inviate di Glamour, (che per fare una vera foto “glamour” mi avevano proposto di salire sopra ad un tavolo, in modo da avere un perfetto sfondo buddha style. Anche in questo caso non ero pronta…)

Dunque le geek: se qualcuno/a si aspettava occhialacci, capello con treccia, t-shirt larghissime e sandalo da predicatore con calzino in vista… bè, niente di tutto ciò. Peggio.
Scherzi a parte le geek di oggi si sono lisciate o arricciate i capelli per bene, make up, push up, tutte up. E poi i tacchi.. tantissimi, altissimi (ma per fortuna le movenze impacciate ne sottolineavano la non familiarità…altrimenti che geek sono?).

Come in un barcamp avevamo il diritto di avvicinarci a qualcuna(o) e dire: “ci conosciamo?!”.
La parola geek, come non mai, abbraccia tutte quelle donne che sono “invasate” di tecnologie ma non solo, sono appassionate di new media, dilettanti, esperte, software engineer, designer, ricercatrici..
Chi è andata alla geek solo per curiosità, ma senza sentirsi più di tanto geek, ecco che se ne è tornata a casa con la consapevolezza che il senso di esserci, la condivisione e il confronto (tra donne!) rimangono gli elementi chiave per costruire una comunità (che non sarà mai definita in quanto si modificherà in continuo e questo è proprio il bello).

L’evento è perciò un ottimo esempio di un “social network” mutuato dal virtuale. Parafrasando le definizioni di social network vediamo che sono un insieme di attori e delle loro relazioni che di fatto li collegano. Per attori, (o anche “nodi”), intendiamo le persone, o i computer, organismi, pagine web, (etc.), mentre le relazioni che intercorrono tra essi possono essere: appartenenza, dipendenza, amicizia, collaborazione, etc.
Alla geek dinner, non c’erano attori (semmai attrici), niente “profili” da compilare per far parte della comunità e niente funzionalità “add as a friend” (passaggi basilari per la costruzione di un proprio network online).
Il profilo era piuttosto il nostro cartellino provvisto di nome, cognome e qualche tag, l’“add as friend” era la stretta di mano, la conversazione e lo scambio del biglietto da visita (o un semplice “ci rivediamo online”) erano la consolidazione dei rapporti di networking.
Ci vedo poco o per niente la dinamica commerciale (anche se di certo ci sarà stata), ma forse perché la spontaneità e l’entusiasmo sono le caratteristiche dei “primi eventi”.
Si parlava di futuri eventi con molte più donne e più struttura… La comunità si evolve e se i membri, ovvero gli attori (nel nostro caso attrici) sono attivi ci saranno comunità vitali dove avrà senso partecipare e dove potrà nascere il terreno per uno scambio (anche di mercato)… siamo pronte?
personalmente i requisiti di spontaneità ed entusiasmo bastano e avanzano ☺

Un saluto e un grazie a tutte. A presto.

January 17, 2008

SHOULD WE SHARE?

Pubblicato in: Communication — Tags: , — da Dafne Gobbi alle 09:57

Share

È da poco più di un mese che lavoro presso Sketchin. All’inizio inserirsi non è stato evidente, ma come ogni cambiamento o passaggio della vita, ci vuole una certa apertura mentale per facilitare il “trapasso”, e così ho fatto. Dopo un paio di giorni che lavoravo con i miei colleghi mi sono accorta che essi vivevano in due mondi: uno è il nostro caro vecchio mondo e l’altro l’intrigante mondo dei network.

Dopo anni di resistenza ho ceduto anch’io e ho iniziato a creare account di ogni tipo che spaziano da Dopplr, Linkedin, Filkr ecc… Nell’iscrivermi a tutti questi profili mi sono resa conto della Share-mania e da quel momento non ho più potuto fare a meno di notarla. Qualsiasi contenuto o documento può essere condiviso con il mondo intero. Come prima reazione ho pensato che fosse una bella iniziativa, aprirsi al mondo, essere generosi e dare un contributo, ma dopo un po’ mi sono chiesta da dove venisse tutto questo bisogno di condivisione e sono giunta a due conclusioni.

Il primo bisogno è puramente personale. Nella vita sentiamo la necessità di condividere per sentirci appoggiati e accettati. Ci confrontiamo sempre con gli altri e anche se leggendo i nostri profili sui network sembriamo tutti dei supereroi, dietro quelle pagine di codice html si celano persone reali, persone che, come tutti, hanno insicurezze, e cercano costantemente conferme negli altri. Questo fa parte della natura umana, in alcuni è più marcato in altri meno.

L’altro motivo non è dettato dalla natura umana ma piuttosto dal controllo che questi network hanno su di noi. Ci offrono account gratuiti e possibilità infinite ma hanno comunque il loro tornaconto: il guadagno tramite la pubblicità (page view) e la vendita di informazioni sugli utenti. Bisogna dunque stare attenti a quello che si scrive compilando dei profili a volte incancellabili.

Penso che condividere sia molto bello, io per prima sento spesso il bisogno di condividere molti momenti di gioia e dolore della mia vita e questo mi fa stare bene. Mi fa piacere però farlo di persona, donare la vera essenza di me senza nascondermi dietro ad uno schermo che spesso ci fa fraintendere molte cose ed il tutto spesso si riassume in squallidi sterotipi. Concludendo, condividere è bello ma attenzione a che non diventi una dipendenza…

 

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