Con estrema lentezza anche da noi si sta cercando di razionalizzare lo studio del web. Psicologi, antropologi, filosofi e sociologi stanno finalmente accettando l’idea che internet non è un fenomeno spigabile con le teorie valide per la realtà quotidiana e che va studiato come una entità nuova che necessita di uno studio “originale”.
Trovare i metodi adatti allo studio della realtà web non è un’impresa facile per 2 principali motivi:
- è difficile un approccio da una prospettiva distaccata e pertanto la nostra esperienza sarà sempre mediata dalla percezione: non è cioè semplice uscire dal fenomeno.
- essendo il rapporto tra due soggetti mediato da un computer non è semplice osservare nè registrare questa relazione.
A questo proposito ho avuto durante il weekend una interessante discussione circa l’approccio antropologico al web. Mi è stato spiegato che uno dei principali strumenti di indagine dell’antropologia è la telecamera: permette di osservare e registrare un particolare evento fedelmente e senza interferire troppo con gli attori (sappiamo bene come sia impossibile non interferire affatto, anche un osservazione silenziosa di un evento interferisce con lo svolgimento dello stesso). Io ho subito pensato (deformazione professionale) a come potrebbe essere strutturata un’indagine antropologica del web; ritengo che si possa definire internet non più un “fenomeno” ma una cultura nascente e che quindi necessiti di un approccio antropologico. Ma come si può registrare con una telecamera l’interazione tra persone online? Cosa si deve osservare, il soggetto, la schermata del computer o entrambi? Come si comporterebbe una persona che interagisce online con una telecamera puntata addosso?
La comunicazione via web ha una grossa peculiarità: è una comunicazione che non genera rumore, se sono al pc posso indirizzare la comunicazione ad un unica persona senza che qualcun altro possa “sentire” le mie parole. Pertanto quanta parte del comportamento del soggetto sarebbe modificata dalla presenza della telecamera?
La discussione del week end non ha, ahimè, trovato una risposta; anche perchè non credo sia mai capitato di trovare una realtà non osservabile in modo etico (cioè dall’esterno) ma neanche in modo emico (cioè dall’interno) proprio per la struttura del web: ogni interazione è mediata da un mezzo e questo vale, per la prima volta, anche per l’osservatore.






