Abbiamo lanciato i nuovi workshop sull'experience design

December 15, 2008

Il Consumatore è Mobile: il Marketing e i Servizi lo inseguono

mobile

Giovedì scorso non mi sono fatta mancare il convegno sul Mobile Marketing & Service al Politecnico di Milano. La giornata è stata intensa e composta di differenti interventi che mi hanno permesso di avere interessanti indicazioni sul mercato mobile e sulle tendenze future. La prima parte è stata dedicata alla presentazione dei risultati della ricerca 2008, separatamente per quanto riguarda il mobile marketing e il mobile service, in modo da spiegare in un primo momento il fenomeno, per poi trattare la necessità di utilizzare questi strumenti sempre più in maniera strategica e integrata.

Dovendo dare indicazioni di massima possiamo definire il Mobile Marketing come comprensivo delle attività di prevendita e lo stimolo all’acquisto, differenziate in:
- Mobile Advertising, utilizzato per comunicare e promuovere via mobile il brand e/o prodotti e servizi (attività monodirezionali; attività bidirezionali e interattive);
- Mobile Promotion, attività di promozione che offrono un valore aggiunto, un premio certo, un incentivo all’acquisto.

Per quanto riguarda il Mobile Service invece, si tratta dell’insieme dei servizi volti a creare e mantenere la relazione con il cliente e si differenzia in:
- Supporto pre-vendita: comunicazione per attivare la relazione con il cliente, con possibilità di configurazione via mobile del servizio richiesto;
- Vendita, con prenotazione, transazione e pagamento di servizi via mobile;
- Comunicazione post-vendita, ovvero servizi di assistenza e comunicazione erogati sul cellulare per mantenere una relazione continuativa.

L’ambito di analisi della ricerca è piuttosto completo e comprende:
- La rete cellulare, utilizzata a supporto di tutte le attività sia di mobile marketing che di mobile service, che risulta a oggi la più utilizzata;
- Interessanti sperimentazioni di mobile advertising in ambito Dvb-h;
- Il GPS, utilizzato ancora per attività di geolocalizzazione semplice, non legata al marketing;
- L’RFId, che vede ancora poche sperimentazioni attraverso sistemi di Near Field Communication;
- Il Bluetooth, utilizzato prevalentemente per attività di mobile marketing, anche se emergono interessanti opportunità nel mobile service;
- Sperimentazioni di 2d-code (Qr-code) ma con tassi di diffusione ancora limitati.

Presentati i risultati della ricerca si è proceduto indagando i casi di utilizzo strategico del canale mobile, considerato uno strumento efficace per seguire il cliente in tutta la relazione con l’azienda. L’obiettivo era incentivare le aziende, ancora troppo incerte e poco disposte a rischiare in questo senso, a integrare questi strumenti nel marketing mix, pianificandone un utilizzo continuativo come canale di relazione e interazione nell’ambito di una strategia multicanale.

Al momento le più grandi barriere all’utilizzo del mobile sono infatti legate a un problema di education. Le aziende conoscono poco lo strumento, non conoscono realmente il rapporto costo/benefici e  solo poche di esse hanno un approccio continuativo al canale. Prevale un approccio one shot e le iniziative nascono spesso su proposta di uno specifico individuo.  Il mobile è dunque trattato come puro canale tattico e operativo. Emergono inoltre alcune aziende che hanno iniziato ad adottare un approccio continuativo, ma solo su una delle due attività (marketing o service) e mantengono ancora un approccio one shot e sperimentale sull’altra. Per quanto riguarda la realtà italiana si registra una crescita delle aziende sperimentatrici ma anche di quelle bloccate. Il 93% dei direttori marketing conosce lo strumento mobile ma solo il 36% l’ha utilizzato, mentre il restante 64% manifesta ancora incertezze in merito.

Rimane un dato di fatto che il mercato risulta essere in fortissima crescita e che questo strumento è l’unico a poter vantare una copertura praticamente globale, in quanto permette di raggiungere un consumatore sempre più scostante e difficile da raggiungere. Il mobile può raggiungerlo ovunque e in qualunque momento e a costi bassissimi. Inoltre con la diffusione di apparecchiature adeguate e tariffe flat crescono esponenzialmente le possibilità per le aziende che saranno in grado di adeguarsi ed essere presenti attraverso un mobile site che non sia un semplice adattamento del relativo website ma piuttosto progettato sulle esigenze del mezzo e dell’utente. A questo punto l’ambito che mi interessa indagare è la produzione di contenuti specifici per mobile. Ovvero: quali criteri potremmo individuare nella costruzione di una grammatica specifica per produzioni testuali per mobile?

A voi l’onere della risposta… :)

November 12, 2008

Alla CSIA a parlare di online marketing e advertising

Ieri sera ho tenuto insieme a Luca (e grazie al professor Borioli) un seminario alla CSIA di Lugano sul marketing e l’advertising online. L’argomento è molto vasto e le due ore a disposizione ci hanno permesso di affrontare solo alcuni aspetti, in tutti i casi i presenti erano piuttosto attivi e la discussione è stata solo parzialmente guidata, permettendoci di spaziare liberamente. Segno qui alcuni appunti sugli argomenti affrontati.

Nei primi cinque minuti abbiamo visto l’evoluzione del rapporto tra azienda e consumatore, dal rapporto diretto, al rapporto mediato, alla disintermediazione della rete. Una breve descrizione del nuovo atteggiamento del consumatore e già si parlava di conversazioni in rete, di come stia cambiando tanto il rapporto con l’azienda, tanto di come si stiano evolvendo gli strumenti e di come il linguaggio si stia umanizzando e adattando a questo nuovo tipo di rapporto. Poi si è parlato di crisi e di gestione di crisi aziendali, agli ormai noti casi di Dell e Kryptonite, si aggiungono i recenti casi svizzeri sulla fuga di informazioni di UBS e Swisscom, della diffusione e dell’impatto sul mercato. Sul fronte italiano, abbiamo gli esempi di Mosaico Arredamenti e Carrefour di Assago.

I partecipanti hanno fatto notare come non tutti gli ambiti siano coinvolti, noi abbiamo aggiunto che non esiste uno strumento valido per tutti, ma anche che il fenomeno non si limita a chi partecipa attivamente alla rete, perché pochi che parlano di un argomento sono in grado di influenzare platee più ampie, soprattutto per quanto riguarda acquisti di medio rischio (come ad esempio una lavatrice o un televisore). Si è parlato della comunicazione di Apple, di branding, di engagement, ma anche della campagna di Obama. Abbiamo speso due parole in più su cosa significa per una marca avere utenti appassionati e sulla gestione e gli effetti della reputazione.

Sul fronte pubblicità, abbiamo affrontato l’argomento banner, ci siamo raccontati come la progressiva tendenza a ignorare la pubblicità faccia perdere di efficacia al messaggio, poi abbiamo parlato di strumenti di misurazione dell’efficacia e visto esempi di banner interattivi. Per mancanza di tempo, abbiamo parlato solo in parte di buzz e non abbiamo visto i fenomeni virali e gli “advocate” della marca. Sarebbe stato anche interessante lanciare una discussione e approfondire il discorso legato agli strumenti della rete e alla loro integrazione (o contrapposizione?) con strumenti e strategie tradizionali. Avrei voluto sapere del rapporto quotidiano con i brand, di come i singoli gestiscono il rapporto con la marca e da cosa si lasciano influenzare. Avrei voluto parlare di un sacco di cose, insomma, ma sono stata felice che spesso si sia deviato dall’argomento principale per dare spazio ad aree di interesse personale, mi hanno fatto piacere le domande, le osservazioni, la partecipazione generale. Insomma, una serata positiva che spero di ripetere presto.

Concludo con alcuni link che ho raccolto nel tempo, molti dei quali già noti, sperando di trovare qualcosa che ancora non avevate visto ;)

evergreen

banner

stato dell’advertising

blog aziendali

Crowdsourcing

September 01, 2008

Il marketing al tempo dei fumetti

Pubblicato in: Communication — Tags: , , , , , , — da Francesca Cavecchia alle 11:32

gaping void

Mercati saturi, i lovemarks che non bastano più, le azioni di CRM che costano sempre di più…

Il marketing negli ultimi anni ha avuto bisogno di ripensare se stesso e di trovare un altro modo per raggiungere il suo cliente, sempre più sfuggente e capriccioso. E così, dal Cluetrain manifesto in poi, immagino che ogni riunione del management che si rispetti contenga parole come dialogo, user generated product, community, engagement, mentre annoiati dirigenti fanno cenni con la testa e alla fine di otto ore di riunione chiedono: sì, ma il ROI?

Per questo motivo, trovo sempre divertente leggere fumetti come Dilbert, o le vignette fresche di pubblicazione di Tom Fishburne. Secondo Seth Godin, il fumetto funziona perché non è un monologo, nonostante il mezzo utilizzato sia monodirezionale. I fumetti richiedono la collaborazione del lettore, come già teorizzava Umberto Eco parlando di patto narrativo, strizzandogli l’occhio e invitandolo a prendere parte nella costruzione del senso. Il contrasto è ancora più evidente quando si parla di marketing, perché i manager sono invece i più propensi ad afferrare il microfono e non lasciarlo mai, mentre i fumetti fanno sentire le persone coinvolte (engaded).

Quello che aggiungo io è che l’efficacia è aumentata dal fatto che molti di noi oscillano in continuazione tra i due lati della barricata (perché sì, esiste ancora una barricata), cercando di proporre i nostri prodotti o noi stessi e difendendoci da tutto ciò che consideriamo un attacco esterno. Mano a mano che l’occhio si affina, sveliamo proprio quei meccanismi costruiti per agganciarci, diventando più critici e ragionando in modo più lucido, per poi farci di nuovo affascinare e ragionare in maniera compulsiva. Il lettore di fumetti ha una competenza specifica, di comprensione e interattività, così come lo abbiamo noi nella doppia veste di critico e consumatore.

Questi fumetti funzionano perché ironizzano e ci strappano un sorriso amaro mentre pensiamo “quanto è vero!“, ma anche perché non pretendono niente, non fanno propaganda, non vogliono cambiare il nostro modo di pensare. Se poi per un attimo ci spingono a riflettere su quanto ci circonda, tanto di guadagnato.

June 19, 2008

Tacchi e packaging

partyfeet

Con l’arrivo della bella stagione, ai piedi di quasi tutte le donne compaiono ballerine, infradito e bellissimi sandali tacco 12, ma tale mossa equivale, almeno per me, ad un costante mal di piedi.

Proprio sabato scorso, dopo una mattinata in giro per il centro di Viareggio con un paio di scarpine nuove ma estremamente alte ed appaganti, ero ridotta in uno stato pietoso. Avevo bisogno di supporti in gel perché i miei talloni stavano urlando tutto il loro dolore.

Arrivata al supermercato mi trovo davanti all’enorme quantità di merci, colori, rumori e vengo colta da quella che possiamo definire una vera e propria bulimia dell’acquisto. Piano piano il mio carrello si riempie di cose assolutamente inutili, o meglio non necessarie, e il tutto prima di arrivare al reparto: cerotti - medicazioni - liquidi per lenti - preservativi.
Infondo il mio scopo era comprare dei cuscinetti. Era un obiettivo ben preciso anche perché stavo rischiando di scuoiarmi un piede. Eppure l’acquisto compulsivo ha vinto.

Arrivata alla mia meta, eccoli lì ad aspettarmi: una serie di almeno 20 prodotti differenti mi attende a braccia aperte.

È quello di cui ho bisogno, quindi ho necessità che sia proprio il prodotto che fa per me. Voglio che mi soddisfi sia dal punto della performance che da quello estetico.
Inizio a leggere sulle confezioni, ad osservare le immagini riportate sulla facciata delle varie scatolette, i colori, i font e la composizione.
Allora ci sono cerotti impermeabili, cerotti trasparenti, cerotti color carne, cerotti in gel trasparente per le dita, cerotti in gel trasparente per il tallone, cuscinetti in gel da applicare alle scarpe, cuscinetti in silicone da applicare sopra le vesciche, etc…

Sapevo quello che volevo, ma adesso non più. Cosa sarà meglio per me? Ho ricevuto innumerevoli input e adesso non so più che fare. Sono frastornata. Scegliere diventa difficile.

Decido che è ora di piantarla e di adottare un filtro di scelta: il brand.

Scarto la metà dei prodotti e rimango faccia a faccia con 2 famiglie di cerotti, i più familiari e conosciuti, di due marche differenti ma che apparentemente hanno prodotti molto simili e in alcuni casi complementari.

I packaging delle linee di prodotto sono diametralmente opposti dal punto di vista dei materiali, delle forme e della comunicazione.

- I primi, marca “X”, sembrano prodotti medicali da farmacia con le loro confezioni gialle verdi e bianche in cartone fustellato, danno proprio l’idea di esser prodotti simil-ospedalieri, un po’ da vecchietti. La linea di prodotti X è molto più ampia, annovera fra le sue file creme per i talloni screpolati, polveri antiodore, etc…
- I secondi marca “W” appaiono molto più giovani, il packaging è molto più ricco, i colori tendenti al violetto e le illustrazioni lo fanno sembrare proprio un prodotto da ragazze. Quest’ultima linea di prodotti è più orientata al comfort che alla medicazione.

Il target è indubbiamente differente, ma a quanto pare tutte le donne dalle più giovani alle più mature hanno problemi con le loro scarpe.

Dopo una lunga meditazione scelgo soddisfatta 3 prodotti: uno della marca Y (supporti in lattice) due della marca W (cerotti e supporti in gel).

Arrivata a casa nell’intento di salvare quello che è rimasto del mio tallone mi rendo conto che le due marche sono prodotte dalla stessa azienda. Infatti nel libretto delle istruzioni dei cerotti di marca W c’è il logo della marca X. I prodotti W costano un po’ di più rispetto a quelli di marca X. A saperlo avrei potuto comprare tutti i prodotti con i packaging meno attraenti ma meno costosi!

Un pack ha manipolato il mio acquisto.

Ma di chi è la colpa, mia che non so controllarmi o degli esperti di comunicazione, marketing e design? Sono una designer della comunicazione anche io com’è possibile che cada vittima di tali trucchetti e stratagemmi?

Il fatto è che il packaging è fatto apposta. Non è solo la buccia di una merce.

La confezione quando viene progettata ha un triplice scopo, deve cioé supportare l’utente nelle attività di: acquisto, uso e smaltimento. Ed è proprio nel primo di questi tre step che il prodotto si gioca tutta la sua possibilità di essere provato.

All’interno della grande distribuzione dove è presente un forte sovraccarico informativo l’attenzione che un possibile acquirente dedica ad ogni oggetto è di circa 1/25 - 1/50 di secondo (J.Favre, La couleur vend votre emabalages). Questo fa capire quanto sia fondamentale che l’imballaggio sia quanto più legato, dal punto di vista dell’immaginario, al mondo del target a cui si rivolge.

Il carattere segnaletico, la capacità di emersione ed in primis la seduttività di un packaging sono le doti fondamentali per un primo approccio con l’utente. Una volta attirato a sé dovrà essere convinto e conquistato dalle informazioni dettagliate al punto giusto messe al posto giusto, dall’immagine raffigurata, da dati aggiuntivi che attestino la qualità del prodotto. Se il mix degli elementi è convincente probabilemente il prodotto verrà acquistato e a quel punto dovrà dimostrare tutte le sue doti sul campo.

Vi assicuro che tutti i packaging che ho comprato mi hanno convinto e hanno superato l’esame dei tre step.
Si sono fatti acquistare, hanno dimostrato di avere un’ ottima resistenza all’interno del mio zaino e probabilmente non verranno mai smaltiti perché utilizzerò le scatoline per qualcos’ altro. Per quanto riguarda i prodotti sono riusciti a farmi innamorare di loro salvandomi i piedini :P

April 02, 2008

Quando il marketing si ispira alla programmazione

Risiko

Cos’hanno in comune la pianificazione di una strategia di marketing e la programmazione? Fino ad oggi credevo che il mio lavoro non avesse niente in comune con la progettazione di un software. Se anche a te sembra che sia impossibile trovare un punto di contatto, prova a spostare con me l’attenzione sulla pianificazione di una strategia.


La strategia è un meccanismo attraverso cui un’azienda costruisce il senso del mondo intorno a sé. E’ un’insieme di idee con cui l’impresa intende vincere, il codice sorgente da cui dipende tutto il resto. Dal momento che la strategia può rappresentare solo la soluzione migliore di un determinato periodo, la strategia, così come un programma software, ha bisogno di essere aggiornata e rifinita man mano che le persone arricchiscono la propria conoscenza ed esperienza. (da qui, traduzione mia)


Partendo da questo presupposto, continuare l’analisi a livello parallelo risulta più intuitivo. Così come una volta avviata l’implementazione è difficile cambiare radicalmente la direzione, anche le strategie aziendali principali difficilmente vengono stravolte. Ciò non toglie che in contesti che cambiano rapidamente, i processi adattativi possono aiutare l’azienda, così come un software, a rispondere in modo rapido agli stimoli ambientali, riallocando le risorse in modo dinamico laddove se ne manifesta la necessità.

Se spostiamo ora il focus sulle persone, ci rendiamo conto di quanto i membri di un’azienda giochino un ruolo strategico nel raggiungimento degli obiettivi e del successo. Dunque anche il loro contributo nella definizione della strategia può aiutare l’azienda nel rendersi conto delle proprie risorse effettivamente disponibili e aiuta ad avvicinare le aspirazioni individuali e i desideri aziendali. L’azienda sembra dunque avere interesse nell’aprire il processo a persone esterne al senior management per aumentare la possibilità di incappare in nuove soluzioni. Questa tendenza all’apertura e alla condivisione del processo è anche ciò che determina il modo in cui rimodellare un software con le necessità effettive, eliminando nel contempo eventuali errori nella programmazione.

Queste considerazioni non vogliono essere considerate esaustive, ma solo uno spunto per ragionare insieme. Vuoi proseguire il discorso con me nei commenti? :)

February 03, 2008

Appunti e riflessioni dal Webcocktail: la credibilità in rete

Webcocktail

Solo un breve commento al Webcocktail tenutosi a Ravenna e organizzato da Wafer con a tema la credibilità e la popolarità in rete.
Devo dire che è stata una serata davvero interessante (dico l’incontro perchè la cena più che interessante è stata proprio piacevole e divertente) e in breve vorrei riassumervi a punti e liberamente l’intervento di Gianluca Diegoli (aka minimarketing):

  • Tradizionalmente le aziende, tramite il marketing, avevano la possibilità di instaurare un flusso informativo unidirezionale, studiato e prestabilito a tavolino verso i clienti.
  • Oggi con l’avvento della rete e delle sue dinamiche comunicative le aziende non sono più quello che dicono di essere ma il risultato della ricerca su Google quando le si “googla”.
  • Questo significa che si è perso il controllo sulle informazioni riguardo l’azienda, in rete non è più possibile essere ciò che si vuole e l’identità non si controlla.
  • Diventa così necessario instaurare un dialogo e cominciare ad ascoltare. Con tutto quello che comporta: commenti, critiche e attacchi.
  • Ma non tutto il male vien per nuocere! Da un solo post di critica è possibile imparare più che da tanti sondaggi “ufficiali”.
  • Oggi la parte “abitata” della rete è più grande di una volta e instaurare un dialogo con essa è importante.

Ciò che vorrei aggiungere io è semplicemente soffermarmi un attimo sulle conseguenze per l’utente.

Oggi gli è infatti possibile, come mai prima d’ora, consultare pareri di altri utenti riguardo praticamente qualsiasi cosa, prodotto o servizio. E proprio per questo motivo internet è diventata la principale fonte informativa delle persone quando si vuole fare un acquisto di qualsivoglia tipo. Dalle scarpe alla lavatrice l’utente cerca su internet le rispettive specifiche tecniche ma soprattuto gli interessa capire come altre persone “simili a lui” reputano l’oggetto in questione, dopo magari averlo acquistato e provato.

Questo forse perchè le persone si fidano più dei consigli dei loro pari che delle informazioni istituzionali. Proprio a questo proposito, cioè a proposito della domanda “di chi si fida l’utente?” vi consiglio, per chi non l’avesse già fatto, di leggere un post che ho scritto alcuni giorni fa proprio su queste pagine :D

Ci vediamo al prossimo Webcocktail!

February 01, 2008

Marketing-driven design

Pubblicato in: Communication — Tags: , , , , — da Alice Garbocci alle 10:34

Target

“Now, Cappy, I want your department to push our new slogan!” Ratchet, Robots 2005

“Now, let’s get back to the business of sucking every last penny out of Mr. and Mrs. Average Knucklehead” Ratchet, Robots 2005

Sorrisi smaglianti, abiti impeccabili, forma perfetta: così appaiono i cattivi. L’altra sera alla tv e cioè nel bel mezzo del deserto una piccola oasi si è profilata all’orizzonte. Era il film “Robots“.
Il fantastico lungometraggio all’americana dall’happy ending garantito, ha risvegliato in me una riflessione nata da qualche mese. Una riflessione che mi aveva fatto sentire come un bambino al quale viene detto che babbo natale non esiste.

Il marketing-driven design esiste e mi pare sia presente in ogni dove.

Questa tipologia di progettazione pare abbia come scopo finale quello di fare più soldi possibile. Scopo che viene raggiunto attraverso fasi specifiche.
Il marketing designer studia l’ambiente, il contesto nel quale agire, nel quale attaccare. Se non ha voglia di effettuare tale ricerca si rivolge ad oracoli che vendono a caro prezzo le loro scoperte e i principali trends per la prossima stagione. Studia poi la preda, controllando i suoi movimenti, cercando di capire quello che mangia e dove dorme, fino a scoprire tutti i minimi dettagli della vita delle amicizie e delle possibilità economiche di quello che viene definito “target di riferimento”.
Target, già la parola non è molto positiva, a chi piacerebbe essere definito bersaglio di una qualsiasi cosa. Bhè a me sinceramente no, ma come sicuramente penserà il marketing designer: “tutto è targettizzabile”.
E adesso…. samba! Scoperto tutto quello che c’era da scoprire è ora di passare all’attacco. Il professionista marketing ha trovato il punto debole. Convince la parte tecnica a fare quasi quello che vuole e attraverso campagne ipnotiche anche l’utente a comprare ciò di cui da ora in poi avrà assoluto bisogno.

Ma questo si può definire progettare?

Bhé dipende dai piani. Probabilmente sì, per avere un picco delle vendite a breve termine, il marketing driven design ed una visione più commerciale della realtà sono ottimali. Bisogna anche ammettere che il creare bisogni in maniera speculativa non porta al raggiungimento di quello che secondo me è l’obiettivo e cioè una completa soddisfazione a lungo termine del’utente finale.

D’altronde sono una designer, sono giovane, e probabilmente questo mi porta ad essere utopista, a credere nelle favole, a pensare che ai bisogni di ogni utente possa esserci un’adeguata risposta, a ritenere che il ciclo di vita dei prodotti debba essere sostenibile, che la vita degli oggetti non sia scandita dalle mode, e che prima o poi tutti gli utenti si accorgano di essere stati presi in giro.

E per ritornare alla citazione dell’inizio concludo con una frase di Rodney Copperbottom: “Se vedi un bisogno soddisfalo“.

January 24, 2008

AAA Cercasi un analista e un prototipatore da inserire nel team

Prototyper

L’ultimo periodo è stato molto proficuo per noi, le sfide si sono sprecate tra Dixero e altri progetti interessanti.

Tutta questa esperienza che abbiamo accumulato negli ultimi mesi da un lato ci ha fatto crescere molto come team ma dall’altro ci ha fatto notare alcune debolezze e mancanze dello stesso. Proprio per questo motivo siamo alla ricerca di due talenti da inserire a tempo indeterminato nel nostro team come specialisti.

Analista / Marketing e comunicazione online

  • Capacità di acquisizione e razionalizzazione di specifiche di prodotto/servizio
  • Capacità di analisi dei bisogni del mercato/del committente
  • Capacità di sviluppare il posizionamento di un prodotto/servizio sul mercato
  • Capacità di individuare e razionalizzare profili target/stakeholders (es: mappe sinottiche eurisko)
  • Capacità di effettuare analisi del mercato/concorrenza/utenza/…
  • Buona capacità di razionalizzazione e gestione delle specifiche tecniche
  • Capacità e conoscenze metodologiche di problem solving / creativà / social engineering
  • Conoscenze di marketing e comunicazione tradizionale e online
  • Buona capacità di relazionarsi e lavorare in team
  • Capacità di relazionarsi con la clientela e il mercato
  • Ottima conoscenza orale e scritta di italiano e inglese
  • Preferibilmente blogger (ottima capacità di scrittura :)
  • Esperienza in progetti online
  • … non da ultimo creatività e pensiero laterale!

Interaction designer / Prototipatore

  • Interaction designer con esperienza su prodotto/servizio
  • Ottime conoscenze della realtà e dei modelli del web
  • Ottime conoscenze dei design pattern e dei modelli di interfaccia sul web e nel software (anche per mobile)
  • Agilità mentale e capacità di adeguarsi alle situazioni ergo capacità di mettere in discussione il proprio lavoro e di adeguarlo
  • Capacità di formalizzare mediante documentazione di progetto
  • Capacità di lavorare in team
  • Esperienza in progetti web
  • Basi di usabilità e accessibilità (web e software)
  • Capacità di sviluppare prototipi a differenti livelli di qualità (da statici ad interattivi)
  • Ottime conoscenze di XHTML, CSS e Javascript/AJAX
  • Capacità di sviluppare prototipi interattivi con linguaggi di scripting (PHP, Ruby on Rails, …)
  • Ottime conoscenze di Macromedia Flash (interactive design)
  • Buone conoscenze orali di inglese
  • Indipendenza e follia :)

Saranno apprezzate anche conoscenze e skill particolari come:

  • Fondamenti su internet of things e ubiquitus computing
  • Fondamenti e capacità di prototipazione su mobile e iphone/ipod
  • Capacità di prototipazione in C / C++ e/o capacità di prototipazione hardware

Se vi sentite presi in causa o vi ritrovati in questi profili mandate il vostro curriculum e una breve lettera (direttamente nella mail) di presentazione con relative motivazioni a luca@sketchin.ch

 

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