Apriamo le porte, e anche quest’anno, apriamo finalmente il call for paper per la nuova edizione di UXconference, che nel 2010 vi propone di non mancare alla conferenza sulla user experience che fa cultura, mostra le ultime innovazioni nel settore e diviene punto d’incontro tra professionisti, clienti e mondo della ricerca.
UXconference 2010 punta a offrire un panorama completo sulle innovazioni nella progettazione di siti web e mobile, applicazioni iPhone e iPad in tutti gli aspetti di design e strategia.
Per questo affronta tutte le tematiche dello user experience design, in una panoramica completa di processo, metodo e strategia, per portare l’esperienza d’uso degli utenti davvero al centro dell’attenzione.
Come lo facciamo? Parlando di tutti gli step del processo di progettazione, per portare la UX in ogni azienda, sito web o mobile, applicazione iPhone o iPad. Perchè crediamo in un mondo di esperienze gradevoli per gli utenti.
Qui in Sketchin cerchiamo studenti universitari interessati alle tematiche della User Experience e con tanta voglia di frequentare un corso.
No, non un corso qualunque, il nostro Corso “Progettare interfacce per web e mobile“, che mettiamo in palio tra tutti coloro che non si faranno sfuggire quest’occasione.
Per partecipare basta un po’ di fantasia. Scrivete sul vostro sito, pagina personale, profilo online perchè volete vincere il corso e inviateci il link. Tra tutte le proposte che ci perverranno entro una settimana selezioneremo il vincitore che parteciperà al corso qui in studio venerdì 28 maggio e all’ExperienceCamp sabato 29!
Segnalo questo articolo di Donald Norman che esanima le possibili criticità delle NUI (Natural User Interfaces). In sintesi le interfacce naturali non sono migliori in assoluto. Sono uno strumento in più che, se usato con intelligenza, può migliorare l’esperienza dell’utente, ma può anche nascondere ambiguità o incomprensioni.
(L’interfaccia è naturale se l’interazione è naturale)
Il workshop ha rappresentato un fantastico momento di confronto, per l’altro numero di partecipanti provenienti da diverse discipline, costituendosi come momento di divertimento e insieme di approfondimento sulla tematica dell’interazione uomo-macchina.
Le due giornate sono iniziate con una panoramica generale sulla User Experience e sul processo di progettazione, passando poi ad affrontare tra teoria ed esercitazioni i tre aspetti che un designer di interfacce deve avere:
Conoscenze teoriche di percezione e interazione
Metodologie e processi con cui affrontare una progettazione iterativa sempre più raffinata
Strumenti e best practices di progettazione
Durante il workshop Paolo, Daniele, Claudia, Giacomo e Sergio si sono messi alla prova con esercitazioni di sketching, information design e wireframing con l’obiettivo di comprendere i principi di interazione e passare a una prima prova pratica.
Il risultato è stato una due giorni di apprendimento e divertimento insieme, come potete vedere dalle foto.
Sketchin offre una opportunità di stage della durata di tre mesi ad uno/una studente/essa che voglia specializzarsi in architettura dell’informazione, interaction design o visual design.
Le caratteristiche per accedere allo stage sono:
Buone conoscenze di XHTML e CSS
Fondamenti di web design e di comunicazione online
Agilità mentale e capacità di adeguarsi alle situazioni ergo capacità di mettere in discussione il proprio lavoro e di adeguarlo
Capacità di lavorare in team
Buone conoscenze di lingua inglese
Se senti di essere tu la persona che stiamo cercando mandaci il tuo curriculum e una breve lettera di presentazione raccontandoci perchè vuoi fare lo stage da noi a: job@sketchin.ch
Il Ticino è una regione che si è sempre distinta per l’innovazione tecnologica (informatica, elettronica, materiali, calcolo scientifico, …) ma dove temi come il design ed, in particolare, l’experience design non sono mai stati considerati, ma il 2009 si potrebbe aprire nella direzione giusta.
Quest’anno, difatti, la SUPSI (Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana) ha proposto nel suo programma un master internazionale orientato all’Interaction Design: MAInD Master of Arts in Interaction Design.
Sono stata molto contenta che il responsabile di questo master ci abbia spiegato a quattrocchi l’idea di base dell’intero corso.
Il Master si rivolge ad un pubblico internazionale con una formazione base già avanzata in diverse discipline (ingegneria, comunicazione, …) e si troverà a confrontarsi con un panel di relatori provenienti da tutto il mondo. L’inizio è previsto nel 2009.
I corsi affronteranno tre temi: artefatti, ambienti e servizi. Saranno strutturati in una formula mista tra teoria e pratica che porterà gli allievi a dover realizzare tutto quello che immagineranno e progetteranno.
Ritengo che questa impostazione di “confronto” con la pratica risulti molto interessante poichè porta le persone a concretizzare i loro progetti, cosa che non ho quasi mai trovato in altri master (troppo teorici e poco pratici).
Noi appoggiamo volentieri questa bella iniziativa che speriamo non trovi ostacoli nel partire.
Oggi io e Luca siamo andati alla presentazione del concept di ITSME, un nuovo sistema operativo.
ITSME vuole rivoluzionare il modo con cui interagiamo con le workstation abbandonando la metafora del desktop, vecchia di 30 anni, a favore di “storie e luoghi”.
L’idea è che qualunque azione operiamo sul nostro computer sia collegata ad una storia nella vita reale. Ogni storia diventa un luogo virtuale sul nostro computer che aggrega automaticamente file, contatti, discussioni legati ad essa.
Questo modello di interazione vuole mappare meglio i modelli mentali dei propri utenti un po’ come nei sistemi di gestione della conoscenza.
Ma perché cambiare oggi le workstation?
Sappiamo che ci sono tre grandi problemi nella gestione dei propri dati personali (information overload, dispersion of information, flexibility in classification) che oggi vengono risolti dagli utenti organizzando i file in cartelle, utilizzando motori di ricerca ed integrando web application nel proprio desktop.
Queste soluzioni però possono non funzionare in assenza di connessione ad internet e comunque pongono un certo rischio sulla sicurezza e la privacy dei propri dati (specialmente quando si tratta di materiale di lavoro).
Da qui nasce ITSME che vuole portare alcuni degli strumenti che utilizziamo normalmente online direttamente integrati nel nostro sistema operativo. Chiaramente non è adatto a tutte le persone, ma punta in particolare a chi tiene alla gestione della propria conoscenza personale: manager, professionisti, docenti, …
Il progetto è allo stadio di concept e ci metterà tre anni per venire alla luce.
Dal mio punto di vista l’approccio potrebbe essere interessante in quanto rispecchia meglio i processi mentali dell’utente (è l’ambiente che si adatta e non l’utente). Però secondo me la sfida si giocherà tantissimo sulla GUI che dovrà essere contemporaneamente comprensibile ma differente dalla metafora del desktop (senza dimenticare il fatto che rimuovere l’abitudine di usare il desktop coltivata in 30 anni non è così evidente).
C’è poi un rischio che in questi tre anni il principale competitor, apple, potrebbe muoversi in questa direzione considerando gli strumenti già integrati in OSX come le smart folder.
Faccio comunque i migliori auguri al progetto, datemi pure un colpo quando è possibile giocare con qualcosa ;)
“… Uno strepitio di musica gunk invase la cabina dell’astronave mentre Zaphod cercava il notiziario nella gamma di lunghezza d’onda della radio sub-Eta. La radio era abbastanza difficile da manovrare.
Per anni le radio erano erano state sintonizzate premendo bottoni e girando manopole; poi, quando la tecnologia si era perfezionata, i comandi erano diventati sensibili al tocco. Bastava sfiorare i pannelli con le dita, ed era fatta. Adesso, addirittura, ci si limitava ad agitare la mano in direzione dei componenti: e si sperava.
Naturalmente questo faceva sì che si risparmiassero i muscoli, ma costringeva anche a stare seduti spasmodicamente immobili, se si voleva mantenrere la radio sintonizzata su un certo programma.
Zaphod agitò una mano e cambiò stazione ancora una volta. Altra musica gunk, che però faceva da sottofondo a un notiziario…
… ma non continuò, perché una matita elettrica volò per la cabina. troncando con la sua interferenza la trasmissione… ” - Douglas Adams, Guida galattica per autostoppisti
Si parte di buon ora, pulmino da nove preso a noleggio per la situazione. Tutto il team di Sketchin (+o-2: Antonio, Diego ed Elisa ) messo a lucido è pronto per partecipare a Frontiers of Interaction IV.
Dopo il viaggio passato a sonnecchiare, cantare a squarcia gola e parlare del più e del meno (come in una vera gita) ci aspetta un’adeguata lotta per il parcheggio, d’altronde con il nostro bestione non è che potevamo pensare di aver vita facile. Tutto alla fine si risolve nel migliore dei modi. Parcheggio gratuito e nemmeno troppo distante.
Arrivati a conferenza appena iniziata, ci sediamo pressappoco in silenzio, pronti ad ascoltare tutti gli interventi, a cogliere spunti interessanti, a fare il tifo per Luca (che parlerà nel pomeriggio) e per Alberto (che con il suo “Spazzino” è deciso a conquistare le folle :P - n.d.Ali ).
Il primo speech che riusciamo ad ascoltare dall’inizio alla fine, e che personalmente ho molto apprezzato, è quello di Nicolas Nova. User Experience researcher e editorial manager di Lift Nicolas tocca l’argomento “visibilità e invisibilità della tecnologia all’interno della vita quotidiana”.
Il punto focale del suo speech è come la tecnologia sotto forma di Ubiquitous computing abbia completamente cambiato il nostro modo di interazione con il mondo. Modo di interazione che spesso ci è sconosciuto misterioso.
La dematerializzazione di alcune interfacce, e la loro effettiva carenza di affordance, rende più complesso il nostro approcciarci agli oggetti.
Se dovessi aprire una porta e avessi una maniglia progettata correttamente, saprei esattamente il da farsi, se invece mi trovassi di fronte ad una lastra di vetro provvista (forse) di un qualsiasi sensore, spesso invisibile, spererei che si aprisse da sola al mio avvicinarmi, ma come esserne certi? Come faccio ad essere sicura che esista un sensore pronto a rilevare la mia presenza? E se ci fosse un bottone? Come si può interagire con un oggetto se non c’è niente che mi faccia capire come farlo?
La presentazione di Nicolas termina con una domanda: come si possono trasformare scatole nere in aggeggi maggiormente trasparenti? Com’è possibile migliorare la comunicazione fra i tre principali fattori:comportamenti degli utenti, tecnologia e infrastrutture?
Poco dopo è la volta di David Orban che dedica il suo intervento all’internet of things e all’importanza del sensing per poter definire Spime un oggetto connesso. Come sempre da buon “evangelist”, David, riesce a convincere anche i più scettici e fra un applauso entusiastico e l’altro dà la parola ad alcuni esponenti della community di sviluppatori nata intorno alla piattaforma OpenSpime.
Tra i vari progetti presentati, non si può non citare Spazzino, agente autonomo alimentato da pannelli solari in grado di raccogliere oggetti e twittare i dati rilevati dai propri sensori. E’ stata la prima presentazione del progetto al grande pubblico (con allegata commozione di papà Alberto e degli zii del team Sketchin :) - n.d.Ali), e lo scorrazzare libero dello Spazzino tra uno speech e l’altro genera curiosità ed alcuni momenti ironici di attribuzione di comportamenti animali ad un robot meccanico.
Tocca poi a Bruce Sterling che intrattiene il grande pubblico esprimendo pochi ma importanti concetti, come quello secondo cui quasi sempre i limiti allo sviluppo industriale sono di natura politica e non scientifica. Uno speech di quasi 40 minuti da ricordare più che per gli argomenti trattati, per la straordinaria capacità narrativa con cui è stata mantenuta viva l’attenzione del pubblico: sembrava di ascoltare un racconto.
Dopo svariate presentazioni, una graditissima pausa pranzo passata al sole e un po’ di sano networking è la volta del secondo round di speech fino a giungere a quello di Luca tutto incentrato su nuovi concept-device, sull’esplorazione di nuovi scenari di interazione uomo-oggetto, su tecnologie sperimentali applicabili a nuovi possibili prodotti (Consiglio di vedere il video per credere :P - n.d.Ali).
In conclusione, questa quarta edizione di Frontiers of Interaction si è dimostrata ricca di spunti di riflessione, nati sia durante gli speech che nei momenti di pausa, di discussione e di confronto.Un plauso a chi ha organizzato all’evento, ed in particolar modo all’attenzione che è stata data al riprendere l’intera conferenza: un modo per superare le barriere geografiche consentendo un accesso totalmente libero agli interventi.
Lavorando in Sketchin mi capita spesso di progettare strutture di Community e Social Network. Una parte delicata di questo processo è decidere la modalità con cui ci si aspetta che l’utente interagisca con gli altri membri della comunità.
Fino a poco tempo fa, per l’individuazione dei pattern dovevo basarmi soprattutto sull’esperienza, su modelli già esistenti e su un’analisi accurata del target. In questo processo, il rischio maggiore, era quello di tralasciare qualche possibilità per il semplice fatto di non conoscerla o non averla mai incontrata.
Recentemente Yahoo ha messo a disposizione dei progettisti uno strumento utile per la standardizzazione dei deliverables nell’ambito della Reputation legata all’interaction design. Reputation pattern raggruppa in un’unica sezione tutte le possibilità di interazione tra utente e comunity fornendo allo stesso tempo consigli sull’utilizzo dei pattern.
Questa library è interessante sia come strumento di lavoro, che come mezzo per la creazione di una conoscenza comune fra i progettisti.