Abbiamo lanciato i nuovi workshop sull'experience design

February 24, 2009

IASummit: ecosistemi e adattabilità

Pubblicato in: Conferences and workshops — Tags: , , , — da Luca Mascaro alle 09:59

IIAS2009

Anche quest’anno l’ information architecture summit italiano si è concluso con successo e con molti spunti interessanti. Come Sketchin abbiamo partecipato in maniera alternata io e la leo che poi ci siamo riportati tutti i momenti più interessanti tra cui: Joe Lamantia ed il game design, Gianluca Brugnoli e i suoi punti di contatto, Gian Piero Pescarmona ed il Dr. House, Maria Cristina Lavazza e gli anacardi tra digitale e fisico, ed infine Jim Kalbach e la sua ricerca pratica.

I nostri interventi hanno poi portato una discreta discussione con il pubblico che ha fatto emergere degli spunti di confronto e dei punti di vista alternativi che potrebbero svilupparsi in queste pagine. Di seguito le presentazioni.

Infine volevo ringraziare tutti i soliti amici presenti, DElyMyth per i video e gli organizzatori per aver organizzato questo splendido evento :)

December 18, 2008

Evernote: il cellulare non è un’isola

Pubblicato in: design — Tags: , , , , — da Leonora Giovanazzi alle 15:37

evernote

Giusto il mese scorso al Romecamp io e Luca abbiamo presentato Evernote come esempio compiuto di ecosistema, ovvero un caso di successo di progettazione di un servizio fruibile su più canali (e in più ambienti d’uso).

Cos’è Evernote:

Evernote permette di catturare facilmente informazioni (testi, foto, audio, video, link, screenshot, disegni, ..) utilizzando il dispositivo o la piattaforma più conveniente (sito, applicazione desktop, iPhone, cellulare) e rende tali informazioni accessibili e ritrovabili in ogni momento e da ogni posto.

Ecco, la notizia di oggi è che Evernote ha vinto il premio di miglior applicazione per mobile dell’anno.

La cosa mi fa riflettere.

Forse è proprio vero, la forza del mobile sta nella sua interoperabilità e interconnessione fra sistemi.
Il cellulare non è un’isola (a meno che non viviamo in un contesto sprovvisto di altre modalità di connessione).
Più quello che faccio su mobile riesco a riprenderlo in mano su altre piattaforme e più l’esperienza d’uso è completa.

Questo è quello che mi viene da pensare apprendendo la notizia che Evernote è applicazione dell’anno. Tuttavia sappiamo benissimo che l’utilità di un servizio (compresi i servizi per mobile) si giudicano sulla base degli obiettivi progettati sugli utenti: possono benissimo esserci servizi che han senso solo su mobile.

Certo che questa vittoria ha da far pensare.

December 17, 2008

Ecosistemi e iPhone: applicazioni vs. siti ottimizzati

facebook

In questo periodo vi ho parlato spesso di come i servizi che progettiamo possono doversi differenziare nell’architettura informativa, nei contenuti, nell’interazione e in molte altre caratteristiche a seconda dell’ambiente d’uso in cui vengono utilizzati dagli utenti.

A dipendenza del supporto fisico attraverso il quale tale servizio (sito) viene utilizzato (ma in generale il supporto fisico è solo uno degli elementi che fanno differenziare un ambiente d’uso da un altro), le sue caratteristiche andranno a cambiare.

Di Facebook per esempio esistono più versioni: il sito web tradizionale, il sito ottimizzato per iPhone e l’applicazione per iPhone.

In ognuno di questi ambienti Facebook va ad offrire agli utenti l’anima, il cuore, del suo servizio specificandosi e ottimizzandosi per il particolare ambiente d’uso.

Secondo questo principio, sito per iPhone e applicazione per iPhone dovrebbero avere entrambi ragione d’esistere (con specifiche diverse del servizio) se effettivamente l’ambiente d’uso risultasse essere differente.

Che cosa differenzia quindi l’ambiente d’uso di un’applicazione per iPhone dall’ambiente d’uso della navigazione web dello stesso servizio sempre su iPhone?

Anzitutto la possibilità di funzionare o meno offline.

In un post della settimana scorsa mi sono soffermata a riflettere con alcuni lettori del fatto che se un’applicazione per iPhone può funzionare solo in presenza di connessione, allora non c’è più motivo di differenziarla da un sito web ottimizzato.

Sicuramente la possibilità di utilizzare un’applicazione offline è un grande valore aggiunto per il servizio offerto.
Tuttavia se prendiamo come esempio Facebook, questo non ha ragione d’esistere scollegato dalla rete perchè il cuore dell’applicazione è appunto l’interazione con gli amici.

Dicevo nella discussione: “La forza di FB sta nel suo aggiornamento (il tempo reale): cosa stanno facendo i miei amici ora. Senza contare poi che i FB addicted controllano lo status delle attività dei propri amici ogni dieci minuti. E infine un altro punto di forza è la chat…”

E allora cosa differenzia Facebook dal suo fratello web based?

La maggiore potenzialità funzionale e tecnologica.

Le applicazioni hanno sempre motivo di esistere perchè nonostante l’iPhone sia sempre l’iPhone (sia quando navigo su Safari, sia quando uso un’applicazione), l’ambiente d’uso è comunque diverso (compreso il relativo approccio mentale degli utenti).

Le applicazioni hanno infatti la capacità di accedere in modo più completo alla potente tecnologia insita nella struttura dell’iPhone (accellerometro, GPS, macchina fotografica, ..).
Senza contare poi la velocità di utilizzo: il browser ha pur sempre bisogno di caricare i contenuti con lo sfogliare delle pagine.

Concludo questo post segnalandovi la funzionalità in cima alla todo list degli sviluppatori di facebook: in futuro sarà possibilie, tramite la tecnologia GPS dell’iPhone, condividere la propria posizione con gli amici e verificare la presenza o meno degli amici nelle proprie vicinanze.

Buon divertimento :)

November 27, 2008

[Romecamp08] Progettare ecosistemi: come coordinare web, mobile, iPhone, Wii, …

Al Romecamp sono finalmente riuscita a condividere “a tu per tu” (ringrazio i numerosi presenti alla mia presentazione!) il tema degli ecosistemi nell’ambito della progettazione di siti e servizi fruibili in più ambienti d’uso.

Il tema è attuale più che mai. Son contenta di aver inziato un confronto con diverse persone e sono sicura che la discussione avrà modo di evolvere nel tempo.
Riuscire a progettare correttamente e coerentemente il cuore di un servizio web tenendo a mente le caratteristiche multiformi dei vari canali di fruzione e ambienti d’uso è la sfida che intendo accettare per il futuro.

Intanto vi propongo le slides della presentazione al Romecamp :)

October 27, 2008

Progettare ecosistemi di dispositivi digitali

Con questo post vorrei inziare con voi una riflessione che vorrei sviluppare nei prossimi mesi: come progettare architetture informative per ecosistemi digitali, ovvero architetture adattabili ad una molteplicità di device, a partire dal computer per arrivare ai supporti mobili come cellulari e iPhone.

Iniziamo però con il capire che cosa si intende per ecosistema digitale dal momento che d’ora in avanti si userà questo termine e forse non è entrato ancora con certezza nel nostro lessico quotidiano.
La definizione che vi propongo si riferisce ad ecosistemi di applicazioni e servizi online ed è di Massimo Giordani, docente di “Integrazione dei media” e di “Strumenti e metodi di interazione ipermediale” al Politecnico di Torino:

Un ecosistema digitale è concettualmente analogo a un ecosistema biologico, dove ogni singola parte cresce con il tutto. E’ una visione olistica della Rete che trova fondamenti scientifici nelle più recenti teorie sui sistemi complessi e sullo sviluppo delle reti a invarianza di scala (scale free network).

Da un punto di vista operativo, questo approccio consente di raggiungere risultati formidabili in termini di visibilità on-line e, quindi, di probabilità di essere trovati dai navigatori potenzialmente interessati a uno specifico tipo di informazione.

Elementi base di un ecosistema digitale sono, oltre al “classico” sito Internet, i nuovi strumenti resi possibili dal cosiddetto Web 2.0, tra cui blog, Podcast, YouTube, Flickr, MySpace, Second Life, le community di settore, i social network, i forum, i syndication, i Mashup, e tutti quei canali e luoghi digitali con cui è possibile “comunicare”, magari a target diversi ma in un’ottica fortemente integrata, pianificata accuratamente e gestita con continuità.

Il passo in più che vorrei fare riguarda il dominio a cui applichiamo la definizione di ecosistema e cioè vorrei parlare più che di ecosistema delle applicazioni, di ecosistema dei supporti e dei device (attraverso i quali tali applicazioni vengono fruite).

Mi sposto quindi verso il concetto di ecosistema di dispositivi digitali perchè la comunicazione integrata citata da Giordani possa sfondare i confini della connessione fra applicativi per approdare ad una più completa molteplicità che tenga in conto anche la varietà dei supporti fisici di fruzione.

Sto parlando di una problematica quanto mai attuale in questi ultimi mesi. Con l’avvento dell’iPhone a giugno di quest’anno i riflettori si sono spostati improvvisamente sul mobile (già a fine 2007 erano in molti ad elencare fra i buoni propositi dell’anno venturo l’ascesa del mobile).
Mai prima d’oggi la navigazione del web è diventata così accessibile al largo pubblico anche attraverso supporti diversi dal tradizionale monitor da 15 pollici (e inserisco anche gli 11 pollici degli Asus EEE & Co. fra i supporti tradizionali.. ).

La verità è che quest’anno un milione di persone solo in Italia ha navigato su Internet tramite cellulare.

Ma di tutti i siti a cui le persone accedono tramite telefonino o iPhone, quali sono strutturati in modo sufficientemente efficace per il nuovo dispositivo e abbastanza coerente al sito madre? Quali riescono ad offrire il giusto connubio fra contenuti offribili (quelli del sito madre) e contenuti offerti (quelli del sito mobile)?

Ma soprattuto se esistono siti mobile efficaci, perchè lo sono? Come è stata costruita l’architettura informativa? In cosa differisce dall’architettura informativa del sito madre?

Ecco, nei prossimi mesi cercherò di rispondere a queste domande.

Prima di chiudere questo primo post introduttivo sulla progettazione per mobile vorrei comunque sottolineare che l’attuale relazione madre-figlio fra le architetture informative non è per nulla indicativa del futuro! Potrebbe benissimo accadere che le architetture madri saranno quelle delle versioni mobile oppure che le architetture saranno tutte sorelle e semplicemente adattate al singolo dispositivo.

Se qualcuno mi vuole dare una mano nel portare avanti queste riflessioni è il benvenuto :)

 

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