Abbiamo lanciato i nuovi workshop sull'experience design

January 26, 2010

UXmagazine. La seconda raccolta di articoli.

Più Svizzero che mai è finalmente uscito il secondo Book di UXmagazine. Contenente gli articoli relativi alle issue di settembre/ottobre, novembre e dicembre il numero lancia una nuova iniziativa, I love U(x) . Un contest creativo.

iloveux

Dal prossimo Book, infatti, potrete essere voi i progettisti delle copertine del megazine. Semplicemente inviando  illustrazioni, fotografie, etc alla redazione.
Per maggiori dettagli relativi al concorso continuate a seguire il nostro blog nei prossimi giorni…

E adesso la top ten, la selezione degli articoli più letti di questi mesi:

January 18, 2010

Sketchin in iteration planning.

pomodoro

Luca

Diego

03

September 23, 2009

UXconference vi regala un workshop in Sketchin!

maratona

UXconference e Sketchin per parlare di innovazione nell’esperienza d’uso.

E per parlare agli utenti che parteciperanno all’edizione 2009, che si terrà giovedì 3 dicembre a Lugano, UXconference ha ideato un concorso che permetterà loro di parlare per primi e di essere ascoltati,  collaborando così attivamente alla prossima edizione.

Infatti, con il concorso UXcon:what i really want, UXconference vi offre la possibilità di essere voi i protagonisti della prossima edizione, rispondendo via Twitter alla domanda “Cosa vorreste ascoltare a UXconference?” con il codice #UXcon.

Tra tutte le risposte che perveranno entro e non oltre domenica 27 settembre verrà selezionata la più fantasiosa, che vincerà un posto al workshop  “Progettare servizi online con metodologie di design agile” che si terrà giovedì 15 e venerdì 16 ottobre in Sketchin.

Cosa aspettate? Partecipate e seguiteci, per costruire insieme la prossima esperienza. :)

September 10, 2009

Sketchin vi presenta UXconference

conference

Sketchin vi presenta finalmente UXconference, la nuova conferenza sulla progettazione dell’esperienza d’uso che vede la sua prima edizione a Lugano, come seguito della UIconference 2004, proponendosi in un formato nuovo e con un deciso orientamento all’innovazione.

Il programma è ricco e variegato e vuole trattare casi, idee, nuovi spunti di User Experience Design, Mobilità, Giocabilità e Progettazione Agile, in un ambiente ricco di occasioni di scambio che sia il punto di partenza per nuove riflessioni e strategie in ambito di User Experience.

La conferenza è aperta a tutti coloro che vogliano approfondire le tematiche e rivolgere uno sguardo verso il futuro e le nuove proposte nei differenti ambiti che UXconference si propone di trattare, per un’apertura multidisciplinare agli ultimi orientamenti.

Ed aperta è anche a tutte le proposte di speech che vogliano apportare un contributo significativo nella direzione dell’innovazione, quindi, candidatevi.

June 04, 2009

Il lusso, il design e il perché non è necessario che la pelliccia di ermellino venga utilizzata per rifinire una sedia.

Pubblicato in: Sketchin life — Tags: , , — da Alice Garbocci alle 09:00

vuitton

Il lusso è la manifestazione della ricchezza incivile che vuole impressionare chi è rimasto povero.
E’ la manifestazione dell’importanza che viene data all’esteriorità e rivela la mancanza di interesse per tutto ciò che è elevazione culturale.
E’ il trionfo dell’apparenza sulla sostanza.
Il lusso è una necessità per tanta gente che vuole avere una sensazione di dominio sugli altri. Ma gli altri, se sono persone civili, sanno che il lusso è finzione, se sono persone ignoranti ammireranno e magari invidieranno chi vive nel lusso.
Ma a chi interessa l’ammirazione degli ignoranti?
Forse agli stupidi.
Infatti il lusso è una manifestazione di stupidità.
Per esempio: a che cosa servono i rubinetti d’oro?
Se da quei rubinetti d’oro esce un’acqua inquinata non è più intelligente, con la stessa spesa, mettere un depuratore d’acqua e tenere i rubinetti normali?
Il lusso è quindi l’uso sbagliato di materiali costosi che non migliora le funzioni. Quindi è una stupidaggine.
Naturalmente il lusso è legato all’arroganza e al dominio sugli altri.
E’ legato ad un falso senso di autorità.
In antico l’autorità era lo stregone che aveva abbellimenti e oggetti che lui solo poteva avere.
I re e i potenti erano vestiti con costosissimi tessuti e pellicce.
Più il popolo era tenuto nell’ignoranza e più l’autorità si mostrava paludata di ricchezze.
E ancora oggi in molte nazioni si verificano queste manifestazioni di apparenze miracolose.
Contemporaneamente però nella gente sana si fa strada la conoscenza della realtà delle cose e non dell’apparenza.
Il modello non è più il lusso e la ricchezza non è più tanto l’avere quanto l’essere (per dirla con Erich Fromm).
Man mano che l’analfabetismo diminuisce l’autorità apparente cade e al posto dell’autorità imposta si considera l’autorità riconosciuta.
Un cretino seduto su un grande trono poteva forse suggestionare in un tempo passato ma oggi, e soprattutto domani, si spera che non sia più così.
Spariranno i troni e le poltrone di lusso per i dirigenti imposti, gli arredi speciali per i capi, le cattedre di lusso alzate su pedane di mogano, i paludamenti, i gradi, e tutto ciò che serviva per suggestionare.
Insomma, voglio dire che il lusso non è un problema di design.

Il lusso - Bruno Munari: Da cosa nasce cosa, 1981 (danke K.)

Il lusso non ha niente a che vedere con la progettazione orientata alla funzione, non ha niente a che vedere con la produzione di serie, il lusso spesso non ha niente a che vedere con la semplicità, il lusso non ha niente a che vedere con il portare l’estetica e la funzionalità nella casa di tutti, il lusso non ha proprio niente a che vedere con il “tutti”. Il lusso è per pochi.
Il design industriale è nato per  la massa, per il popolo, per l’industria, per lo standard.  Il designer dovrebbe risolvere problemi, che vanno dai costi alla manutenibilità, dall’immediato utilizzo all’estetica appagante, etc… e non concentrarsi sulla “Limited edition”.

Si ma tutti vogliono oggetti di lusso, tutti voglio oggetti di “design”. Ed ecco che si apre l’eterna diatriba, l’infinito punto interrogativo sulla testa di tutti, la parentesi aperta e mai chiusa. Design? Cos’è il design? Chi definisce cos’è? L’industria, i progettisti, gli “stilisti”, il mercato? Chi?
Ne sono state milioni di definizioni, tutte per chi lavora nella progettazione. E mentre le varie fazioni di designer a mo’ di guelfi/ghibellini scrivono, discutono, dibattono, tutto il resto del mondo associa design a “cool”, al “bello”. Poi “bello”, parliamo del soggettivamente bello o del bello inteso alla maniera di Munari e quindi giusto?

Per quanto mi riguarda ritengo che il packaging dello Svelto abbia un livello di design più alto di quello dell’i-phone (naturalmente parliamo di design del prodotto): impugnature, materiali, comunicazione, ergonomia, affordance, sono sicuramente ottimizzati rispetto a quelli del celeberrimo gadget che tutti avrebbero voluto trovare sotto l’albero di Natale.
Invece di associare design ad innovazione, nell’immaginario comune è associato a moda. Forse è evoluto il concetto di design? O involuto? Forse i puristi radicali non hanno vita semplice? Forse il mercato la fa da padrone come al solito? Tutti usano lo Svelto ma tutti vogliono l’I-phone … farà parte della filosofia gli uomini preferiscono le bionde ma sposano le more? C’è stata una mutazione oppure nessuno c’ha mai capito niente?

Ma l’agognato lusso o il falso lusso ostentato ormai sono ovunque, naturalmente giustificano premium prize spropositati e aberrazioni ecologico-economiche. Forse la vita è così satura di artefatti che non si riesce più a pensare a niente se non a quello che non si può avere.
Alle volte vien da pensare che per la bellezza si possa rinunciare a tutto il resto, ma è proprio così?

Proprio in queste settimane ho comprato il nuovo shuffle, e lo ammetto si solo perché mi piaceva, ma proprio da impazzire. L’amore rende ciechi e così non mi sono stata a porre troppe domande. Dopo ormai un paio di mesi penso ancora che sia adorabile… ma la frustrazione dell’utilizzo unita all’idea che nel momento che si romperanno le cuffiette non potrò più utilizzarlo a patto di acquistarne di identiche iniziano a farmi pentire dell’acquisto fatto.

Mi chiedo ma come hanno potuto fare una cosa del genere, parliamo di uno dei prodotti più utilizzati, progettati e venduti al mondo. Perché sacrificare completamente la funzione alla forma? Anche se si tratta di un gadget non trovo sia giusto, però intanto l’ho comprato e lo sto usando, anche in questo istante. Però se non altro è alla portata di tutti. Ci sono prodotti che non lo sono, prodotti che sono mero status simbol. La cosa triste è che anche prodotti una volta progettati con intenti sociali divengono oggi: oggetti di design. Vendere i pre-libri a 200$ non è forse un furto bello e buono?
Negli anni ‘60-’70 c’era chi “lottava” per il design industriale sociale adesso c’è chi lo fa per il design sostenibile… ma forse sono stati sempre troppo pochi, o forse non li si è saputi (e non li si sa) ascoltare.

Mi pongo questiti e spesso non riesco a darmi risposte. Arrendersi o lottare?


January 21, 2009

Progettare un cartello dello STOP

Pubblicato in: Communication, design — Tags: , , , , — da Leonora Giovanazzi alle 13:18

Cosa succederebbe se non esistessero i cartelli dello STOP e una grande agenzia di comunicazione fosse incaricata di inventarli. Da vedere assolutamente :D

Il video si aggiunge alla serie dei “What if” Video (da vedere anche questi!):

Saputo da Chiara Fox
che l’ha saputo da AdFreak

January 09, 2009

Machine ethics

Pubblicato in: design — Tags: , , , , — da Alice Garbocci alle 12:08

robottagliato

In questi giorni è uscito su Nova100 l’ultimo post di Luca Chittaro relativo alla Venice session di novembre e al suo intervento. Chittaro ha parlato di: user centric, computer mediated life, tecnologie persuasive, cyborg e machine etichs. Quest’ultimo aspetto che tocca dalla computer science alla psicologia, dalla filosofia all’antropologia, è stato da sempre molto discusso.

Che si tratti di fantascienza come delle ultime frontiere dell’avanguardia tecnologica, il rendere le macchine “intelligenti” ha da sempre affascinato l’uomo e il renderle “intelligenti” e antropomorfe, ancora di più. Il voler sempre andare oltre rappresenta un pericolo? Se sì, quale? Come si può ottenere quello che si vuole pur tutelandoci? Chi programmerà queste macchine? E Come?

… Quando ero giovane cominciai a provare uggia per tutti quegli ammonimenti, poiché mi pareva che un robot fosse una macchina, e pensavo che gli esseri umani costruivano macchine da molto tempo. E, dato che, in un modo o nell’altro, tutte le macchine sono pericolose, chi le costruisce inserisce sempre qualche opportuno dispositivo di sicurezza. … “
Le leggi della robotica, Domani!, I. Asimov, 1982

n.d.b. (nota della blogger) Consiglio anche nella stessa raccolta “farsi gli amici

Certo quello che si può vedere e leggere non è sempre confortante, ad esempio credo che nessuno vorrebbe essere coltivato dentro una sorta di Matrix. Eppure anche se non ce ne rendiamo conto, robot “intelligenti” o quasi ci circondano e sono sempre più sviluppati, sempre più avanzati. Sempre più spesso ci troveremo di fronte a macchine capaci di esperire e reagire all’ambiente circostante, uomo compreso.

Già dal 2006 gli americani utilizzano in Iraq “Unità robotiche” a completamento delle “Unità Umane” (www.defenselink.mil) e c’è chi come Ronald Arkin sostiene che gli Human-oid poiché rispettosi delle direttive che gli sono state date possano essere arbitri migliori dell’uomo. Beh e queste direttive? Dovranno pur seguire un’etica? Esatto, queste direttive devono rispettare codici etici applicati sia nella progettazione, che nell’interazione uomo-macchina/macchina-macchina.

… Nella cuffia di ascolto Donovan la voce di Powell suonò tesa.
“Senti, proviamo a ricapitolare le tre leggi della robotica, quelle tre leggi che costituiscono il nucleo più profondo di un cervello positronico” con le mani guantate cominciò a contare sulla punta delle dita.
“Allora. Uno, un robot non può crear danno agli esseri umani, ne può permettere che, a causa del suo mancato intervento, gli esseri umani ricevano danno.
” Esatto.”
Due ” continuò Powell, “Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani tranne nel caso che tali ordini contrastino con la prima legge.
“Esatto.”
” E tre, un robot deve salvaguardare la propria esistenza, purché ciò non contrasti con la prima e la seconda legge.”

Circolo vizioso (Run around), I Asimov, 1942

Ecco ci troviamo completamente immersi in quella che viene definita Machine Ethics (M. Anderson, S. L. Anderson e C. Armen).
I robot, potrebbero trovarsi in condizioni di dover decidere? Se sì come dovrebbero farlo, con quali principi fondamentali, quali regole? Come dovrebbero comportarsi rispetto all’uomo? E in confronto al resto del mondo?

” Hello are you still playing the game? ”
” OF COURSE ”
” This is a game or is it real? ”
” WHAT’S THE DIFFERENCE?
YOU ARE A HARD MAN TO REACH. COULD NOT FIND YOU IN SEATTLE AND NO TERMINAL IS IN OPERATION AT YOUR CLASSIFIED ADDRESS.”

Worp “parla” con David
WarGame, 1983

James H. Moor distingue fra agenti etici impliciti e agenti etici espliciti, mentre nel primo caso avremo una macchina che risponde a qualsiasi fenomeno tramite l’utilizzo di comportamenti, norme, regole che le sono state attribuite nel momento della progettazione; nel secondo caso avremo macchine con la padronanza di principi etici, capaci di reagire in maniera autonoma, secondo la propria esperienza, capaci di calcolare la miglior soluzione attuabile in quel momento e spiegarne il perché.

” GETTING PROFESSOR FALKEN ”
” Hello. ”
” A STRANGE GAME.
THE ONLY WINNING MOVE IS NOT TO PLAY.
HOW ABOUT A NICE GAME OF CHESS? ”
Il Professor Falken parla con Worp
WarGame, 1983

Chi può decidere cosa sia giusto o sbagliato? chi può stabilire quale sia il giusto comportamento da seguire? Ogni giorno prendiamo decisioni, ma probabilmente un altro al nostro posto ne prenderebbe di diverse pur trovandosi nelle stesse situazioni. L’etica deve perciò essere profondamente strutturata per poter essere trasmessa ad una macchina. Deve essere chiara, e ad oggi ancora non lo è. Le teorie etiche sono molte e differenti fra loro. Gli studiosi della machine ethics ci danno tre buoni motivi per perseguire questa strada:

1. Lo studio su robot e AI(artificial intelligence) è già molto avanzato e  in molte nazioni del mondo si sta sperimentando per cercare ad esempio di sviluppare macchine armate per la difesa e il relativo risparmio di vite umane sui campi di battaglia e sulle strade

2. Meglio avere robot “educati” che avere a che fare con l’Hal 9000 della situazione

3. La branca della filosofia chiamata etica, ha bisogno di essere studiata, approfondita e capita. I dilemmi etici devono essere sciolti e il divario fra etico e non etico deve sempre più ampliarsi fino a creare chiarezza su cosa è bene e cosa è male evitando di incorrere in errori di giudizio.

December 22, 2008

Tutto quello vorreste vedere sul futuro dei display ;)

Pubblicato in: design — Tags: , , , , , — da Alice Garbocci alle 18:53

sfere

In queste settimane per un progetto mi son trovata ad analizzare schermi… varie tecnologie, differenti fogge, luminosità, flessibilità brillantezza e via dicendo.
Gli occhi del mondo del design sono però puntati da qualche anno su due principali tipologie: schermi oled (Organic Light Emitting Diode ovvero diodo organico ad emissione di luce) ed e-paper/e-ink (Electronic paper). Bassi costi (anche se non ancora competitivi), nessuna necessità di retro illuminazione, flessibilità e sottigliezza sono le loro principali caratteristiche.

Nel corso di qualche anno sono stati fatti dei passi da gigante per quanto riguarda la versatilità e l’ottimizzazione di queste tecnologie o quest’anno all’ FPD (Flat Panel Display) International in Giappone hanno spopolato i televisori spessi un paio di cm…

Oled (per video con spiegazione approfondita cliccare  qui!)
A differenza dei classici LCD (liquid crystal display) questa tecnologia permette di avere display a colori ad ottimo contrasto e brillantezza producendo luce propria. Gli schermi oled non necessitando di lampade retro-illuminanti risultano molto sottili, flessibili e in alcuni casi pieghevoli. Come dimostra questo video di Samsung

E-paper
Anche questa tecnologia permette di non avere delle lamade retro-illuminanti e quindi il display risulta flessibile. È stato sviluppato principalemente in bianco e nero anche se c’è stato qualche timido accenno al colore.
Il costo di questa tecnologia è ridotto ed è già molto ulitilizzata in cellulari, e-book, etc..

E più o meno adesso abbiamo un’infarinatura generale… chi fosse interessato ai display, alle tecnologie di produzione e agli sviluppi futuri il prossimo anno 28-30 ottobre presso Pacific Convention Plaza di Yokohama si terrà di nuovo l’annuale fiera di settore (FPD International) ;)

Buone vacanze a tutti :D

December 18, 2008

Evernote: il cellulare non è un’isola

Pubblicato in: design — Tags: , , , , — da Leonora Giovanazzi alle 15:37

evernote

Giusto il mese scorso al Romecamp io e Luca abbiamo presentato Evernote come esempio compiuto di ecosistema, ovvero un caso di successo di progettazione di un servizio fruibile su più canali (e in più ambienti d’uso).

Cos’è Evernote:

Evernote permette di catturare facilmente informazioni (testi, foto, audio, video, link, screenshot, disegni, ..) utilizzando il dispositivo o la piattaforma più conveniente (sito, applicazione desktop, iPhone, cellulare) e rende tali informazioni accessibili e ritrovabili in ogni momento e da ogni posto.

Ecco, la notizia di oggi è che Evernote ha vinto il premio di miglior applicazione per mobile dell’anno.

La cosa mi fa riflettere.

Forse è proprio vero, la forza del mobile sta nella sua interoperabilità e interconnessione fra sistemi.
Il cellulare non è un’isola (a meno che non viviamo in un contesto sprovvisto di altre modalità di connessione).
Più quello che faccio su mobile riesco a riprenderlo in mano su altre piattaforme e più l’esperienza d’uso è completa.

Questo è quello che mi viene da pensare apprendendo la notizia che Evernote è applicazione dell’anno. Tuttavia sappiamo benissimo che l’utilità di un servizio (compresi i servizi per mobile) si giudicano sulla base degli obiettivi progettati sugli utenti: possono benissimo esserci servizi che han senso solo su mobile.

Certo che questa vittoria ha da far pensare.

December 01, 2008

Guscio tattile per iPhone :)

Pubblicato in: design — Tags: , , , , — da Alice Garbocci alle 13:15

Uno dei più grandi difetti dell’iPhone? Non tutti lo possono usare. La totale assenza di tasti e la superficie completamente liscia ne impediscono la fruizione da chi sia sprovvisto di vista.

Qualcuno… con precisione Bruno Fosi ha pensato di risolvere questo “bug” fisico.

Un guscio in silicone da applicare su iPhone che agisce in simbiosi con un’app e da la possibilità all’ipovedente di attivare alcune funzionalità come riconoscimento vocale e tastiera tattile.

 

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