Abbiamo lanciato i nuovi workshop sull'experience design

December 02, 2009

E domani? Uxconference, naturalmente.

uxconfpost

Ci siamo! Uxconference è alle porte.
Domani alle 8:30 presso l’Hotel De La Paix (viale Giuseppe Cattori 18
6900 Lugano) avrà luogo la prima edizione della  nuova conferenza sui temi dell’esperienza d’uso che parla di innovazione.

L’intenso programma vede il susseguirsi di speech incentrati su strategia e innovazione, design agile, mobilità e giocabilità.
Oltre agli interventi dei quattro keynote: Massimo Pettiti, Francesco Cirillo, Fabio Sergio e Leandro Agrò presenteranno importanti nomi (svizzeri ed italiani) della ricerca, della progettazione e dell’industria, saranno infatti presenti: Stefano Bussolon, Monica Landoni e Marco Pasch, Memi Beltrame, Gianluca Brugnoli, Alessandro GalettoStefano Adami e Massimiliano Pinucci, Federico Fasce e Marina Rossi ed Elisa Rubegni.

Per chi fosse già in zona (Lugano) stasera, è previsto un appuntamento alle 20:30 davanti al Municipio ( Piazza Riforma) per una pizzata preconference fra amici :D

March 26, 2009

Better Software: the italian conference about software development

lampadina

Oggi vorrei segnalarvi Better Software, la prima conferenza italiana dedicata allo sviluppo di software e rivolta a imprenditori e manager del settore.

La conferenza si terrà a Firenze mercoledì 6 e giovedì 7 Maggio, e tratterà una varietà eterogenea di argomenti legati alla produzione di software: dalla raccolta delle specifiche al design, dal project management allo sviluppo, dal licensing al marketing.

Per l’occasione saliranno sul palco i più importanti esperti nazionali e internazionali su programmazione agile, open source, web marketing e tutte le discipline che contribuiscono alla costruzione di un prodotto stabile, usabile e vendibile.

E chiaramente noi non possiamo mancare ;)

January 23, 2009

Sir Ken Robinson: Do schools kill creativity?

Pubblicato in: Conferences and workshops — Tags: , , , — da Alice Garbocci alle 13:12

In questi giorni è uscito dal cilindro un intervento TED del 2006, ma quanto mai attuale. Credo, in realtà, che non ci sia un tempo per trattare argomenti come creatività, sistema educativo, infanzia, futuro ed abilità umane ma che sia sempre bene parlarne.

In questo speech Ken Robinson, riconosciuto come uno dei principali ricercatori in ambito di sviluppo della creatività e dell’innovazione, espone il suo pensiero su questi temi. Sottolinea il valore della diversità fra le persone, fra le diverse personalità e per spiegare questo prende ad esempio i bambini.
Si chiede perché nel sistema scolastico non vengano sviluppate in maniera approfondita le attitudini artistiche, la creatività e l’accettazione dell’errore umano, ma si tenda a creare una massa di uomini-chupachups (tutta testa ma con un “corpo” pressoché assente semplicemente utilizzato da sostegno)

La sterilità ed il sempre maggiore cinismo a dispetto dell’emotività, della creatività e della diversità sono secondo Robinson una grande minaccia per il futuro.

Buona visione :)

December 15, 2008

Il Consumatore è Mobile: il Marketing e i Servizi lo inseguono

mobile

Giovedì scorso non mi sono fatta mancare il convegno sul Mobile Marketing & Service al Politecnico di Milano. La giornata è stata intensa e composta di differenti interventi che mi hanno permesso di avere interessanti indicazioni sul mercato mobile e sulle tendenze future. La prima parte è stata dedicata alla presentazione dei risultati della ricerca 2008, separatamente per quanto riguarda il mobile marketing e il mobile service, in modo da spiegare in un primo momento il fenomeno, per poi trattare la necessità di utilizzare questi strumenti sempre più in maniera strategica e integrata.

Dovendo dare indicazioni di massima possiamo definire il Mobile Marketing come comprensivo delle attività di prevendita e lo stimolo all’acquisto, differenziate in:
- Mobile Advertising, utilizzato per comunicare e promuovere via mobile il brand e/o prodotti e servizi (attività monodirezionali; attività bidirezionali e interattive);
- Mobile Promotion, attività di promozione che offrono un valore aggiunto, un premio certo, un incentivo all’acquisto.

Per quanto riguarda il Mobile Service invece, si tratta dell’insieme dei servizi volti a creare e mantenere la relazione con il cliente e si differenzia in:
- Supporto pre-vendita: comunicazione per attivare la relazione con il cliente, con possibilità di configurazione via mobile del servizio richiesto;
- Vendita, con prenotazione, transazione e pagamento di servizi via mobile;
- Comunicazione post-vendita, ovvero servizi di assistenza e comunicazione erogati sul cellulare per mantenere una relazione continuativa.

L’ambito di analisi della ricerca è piuttosto completo e comprende:
- La rete cellulare, utilizzata a supporto di tutte le attività sia di mobile marketing che di mobile service, che risulta a oggi la più utilizzata;
- Interessanti sperimentazioni di mobile advertising in ambito Dvb-h;
- Il GPS, utilizzato ancora per attività di geolocalizzazione semplice, non legata al marketing;
- L’RFId, che vede ancora poche sperimentazioni attraverso sistemi di Near Field Communication;
- Il Bluetooth, utilizzato prevalentemente per attività di mobile marketing, anche se emergono interessanti opportunità nel mobile service;
- Sperimentazioni di 2d-code (Qr-code) ma con tassi di diffusione ancora limitati.

Presentati i risultati della ricerca si è proceduto indagando i casi di utilizzo strategico del canale mobile, considerato uno strumento efficace per seguire il cliente in tutta la relazione con l’azienda. L’obiettivo era incentivare le aziende, ancora troppo incerte e poco disposte a rischiare in questo senso, a integrare questi strumenti nel marketing mix, pianificandone un utilizzo continuativo come canale di relazione e interazione nell’ambito di una strategia multicanale.

Al momento le più grandi barriere all’utilizzo del mobile sono infatti legate a un problema di education. Le aziende conoscono poco lo strumento, non conoscono realmente il rapporto costo/benefici e  solo poche di esse hanno un approccio continuativo al canale. Prevale un approccio one shot e le iniziative nascono spesso su proposta di uno specifico individuo.  Il mobile è dunque trattato come puro canale tattico e operativo. Emergono inoltre alcune aziende che hanno iniziato ad adottare un approccio continuativo, ma solo su una delle due attività (marketing o service) e mantengono ancora un approccio one shot e sperimentale sull’altra. Per quanto riguarda la realtà italiana si registra una crescita delle aziende sperimentatrici ma anche di quelle bloccate. Il 93% dei direttori marketing conosce lo strumento mobile ma solo il 36% l’ha utilizzato, mentre il restante 64% manifesta ancora incertezze in merito.

Rimane un dato di fatto che il mercato risulta essere in fortissima crescita e che questo strumento è l’unico a poter vantare una copertura praticamente globale, in quanto permette di raggiungere un consumatore sempre più scostante e difficile da raggiungere. Il mobile può raggiungerlo ovunque e in qualunque momento e a costi bassissimi. Inoltre con la diffusione di apparecchiature adeguate e tariffe flat crescono esponenzialmente le possibilità per le aziende che saranno in grado di adeguarsi ed essere presenti attraverso un mobile site che non sia un semplice adattamento del relativo website ma piuttosto progettato sulle esigenze del mezzo e dell’utente. A questo punto l’ambito che mi interessa indagare è la produzione di contenuti specifici per mobile. Ovvero: quali criteri potremmo individuare nella costruzione di una grammatica specifica per produzioni testuali per mobile?

A voi l’onere della risposta… :)

July 07, 2008

Sketchin @Frontiers of interaction IV

Sketchin[at]Frontiers of interaction IV

Si parte di buon ora, pulmino da nove preso a noleggio per la situazione. Tutto il team di Sketchin (+o-2: Antonio, Diego ed Elisa ) messo a lucido è pronto per partecipare a Frontiers of Interaction IV.

Dopo il viaggio passato a sonnecchiare, cantare a squarcia gola e parlare del più e del meno (come in una vera gita) ci aspetta un’adeguata lotta per il parcheggio, d’altronde con il nostro bestione non è che potevamo pensare di aver vita facile. Tutto alla fine si risolve nel migliore dei modi. Parcheggio gratuito e nemmeno troppo distante.

Arrivati a conferenza appena iniziata, ci sediamo pressappoco in silenzio, pronti ad ascoltare tutti gli interventi, a cogliere spunti interessanti, a fare il tifo per Luca (che parlerà nel pomeriggio) e per Alberto (che con il suo “Spazzino” è deciso a conquistare le folle :P - n.d.Ali ).

Il primo speech che riusciamo ad ascoltare dall’inizio alla fine, e che personalmente ho molto apprezzato, è quello di Nicolas Nova. User Experience researcher e editorial manager di Lift  Nicolas tocca l’argomento “visibilità e invisibilità della tecnologia all’interno della vita quotidiana”.

Il punto focale del suo speech è come la tecnologia sotto forma di Ubiquitous computing abbia completamente cambiato il nostro modo di interazione con il mondo. Modo di interazione che spesso ci è sconosciuto misterioso.

La dematerializzazione di alcune interfacce, e la loro effettiva carenza di affordance, rende più complesso il nostro approcciarci agli oggetti.

Se dovessi aprire una porta e avessi una maniglia progettata correttamente, saprei esattamente il da farsi, se invece mi trovassi di fronte ad una lastra di vetro provvista (forse) di un qualsiasi sensore, spesso invisibile, spererei che si aprisse da sola al mio avvicinarmi, ma come esserne certi? Come faccio ad essere sicura che esista un sensore pronto a rilevare la mia presenza? E se ci fosse un bottone? Come si può interagire con un oggetto se non c’è niente che mi faccia capire come farlo?

La presentazione di Nicolas termina con una domanda: come si possono trasformare scatole nere in aggeggi maggiormente trasparenti? Com’è possibile migliorare la comunicazione fra i tre principali fattori:comportamenti degli utenti, tecnologia e infrastrutture?

Poco dopo è la volta di David Orban che dedica il suo intervento all’internet of things e all’importanza del sensing per poter definire Spime un oggetto connesso. Come sempre da buon “evangelist”, David, riesce a convincere anche i più scettici e fra un applauso entusiastico e l’altro dà la parola ad alcuni esponenti della community di sviluppatori nata intorno alla piattaforma OpenSpime.

Tra i vari progetti presentati, non si può non citare Spazzino, agente autonomo alimentato da pannelli solari in grado di raccogliere oggetti e twittare i dati rilevati dai propri sensori. E’ stata la prima presentazione del progetto al grande pubblico (con allegata commozione di papà Alberto e degli zii del team Sketchin :) - n.d.Ali), e lo scorrazzare libero dello Spazzino tra uno speech e l’altro genera curiosità ed alcuni momenti ironici di attribuzione di comportamenti animali ad un robot meccanico.

Tocca poi a Bruce Sterling che intrattiene il grande pubblico esprimendo pochi ma importanti concetti, come quello secondo cui quasi sempre i limiti allo sviluppo industriale sono di natura politica e non scientifica. Uno speech di quasi 40 minuti da ricordare più che per gli argomenti trattati, per la straordinaria capacità narrativa con cui è stata mantenuta viva l’attenzione del pubblico: sembrava di ascoltare un racconto.

Dopo svariate presentazioni, una graditissima pausa pranzo passata al sole e un po’ di sano networking è la volta del secondo round di speech fino a giungere a quello di Luca tutto incentrato su nuovi concept-device, sull’esplorazione di nuovi scenari di interazione uomo-oggetto, su tecnologie sperimentali applicabili a nuovi possibili prodotti (Consiglio di vedere il video per credere :P - n.d.Ali).

In conclusione, questa quarta edizione di Frontiers of Interaction si è dimostrata ricca di spunti di riflessione, nati sia durante gli speech che nei momenti di pausa, di discussione e di confronto.Un plauso a chi ha organizzato all’evento, ed in particolar modo all’attenzione che è stata data al riprendere l’intera conferenza: un modo per superare le barriere geografiche consentendo un accesso totalmente libero agli interventi.

Alice e Alberto

May 18, 2008

Sci(bzaar)net - Una visione fra 30 ca.

Alice a sci(bzaar)net

Ieri ho scritto tanto, lo dimostrano le foto su Flickr, il male che ho ancora alle braccia e i miei compagni di viaggio Francesca, Piero e Luca, ma oggi, nonostante le 12 ore di sonno, è difficile riuscire a tradurre in post tutto quello che è stato detto e fatto durante lo Sci(bzaar)net….
Alice: ” Dai su non disperare non serve a niente…. puoi riuscirci!”
Io: “Sì Ali hai ragione… rimbocchiamoci le maniche :D”

Senza ombra di dubbio la prima cosa che si può dire è:  “complimenti per l’organizzazione a Gianandrea (ibridazioni) Giacoma e a tutte le persone che lo hanno aiutato a tirar su l’evento”.

Difficile da definire. L’ incotro, una strana via di mezzo fra un barcamp, una riunione fra amici ed un focus group allargato si è svolta secondo tre fasi principali, una prima di introduzione in cui Gian ha magistralmente spiegato obiettivi e svolgimento della giornata, seguita da 15 presentazioni (presumo a breve disponibili per tutti) da 10 minuti circa e un’ultima parte di brainstorming.

Le persone presenti. Una trentina di individui fra ricercatori, blogger, designer, creativi, psicologi, giornalisti, programmatori. Un vero e proprio team multidisciplinare. Tutti concentrati a discutere, riflettere, creare domande, cercare di dare risposte, approfondire argomentazioni in merito ai temi di ricerca, divulgazione (o meglio diffusione) e nuove tecnologie [ che poi tanto nuove non sono ;)]

La popolazione di Sci(bzaar)net

Con ritmo incalzante si sono susseguite 15 presentazioni. Opinioni, progetti, eventi, luoghi, visoni. I 14 speacker ufficiali più la coppia di imbucati ( Luca e Alberto D’Ottavi che per l’occasione hanno sostituito Leandro Agrò) hanno raccontato la loro con toni leggeri ma per niente superficiali.

Ed infine fu il brainstorming.  La giornata si è chiusa con una discussione di gruppo incentrata sui temi della giornata ed ognuno ha detto la sua in merito. Ricerca e modelli di business, ricerca e tecnologia, ricerca e società, ricerca e open culture, ricercatori e rapporto con la diffusione, i problemi del raccontare la ricerca, velocità di evoluzione del mondo e delle tecnologie, di persone di sistemi e naturalmente di domante e di risposte sono stati gli argomenti trattati.

ll concetto che è comunque traspirato da ogni discorso e da ogni azione che sono stati fatti è che la contaminazione, il confronto e la discussione sono cose fondamentali delle quali non si può fare a meno. Il poter mescolare punti di vista può solo che portare ad un accrescimento.
La cultura del dialogo
sta alla base di una crescita consapevole sia del singolo che del gruppo che ne prende parte.

Concludendo credo che Sci(bzaar)net abbia fatto scuola.
C’è stato un tempo per discutere, un tempo per riflettere, un tempo per imparare e condividere, un tempo per ridere, un  tempo par farsi una pausa e un tempo per un po’ di sano networking.Il tutto senza snaturare lo spirito con cui credo sia stato sviluppato ed organizzato l’evento.

April 29, 2008

After Web 2.0 Expo

web2.jpg

2 settimane a San francisco, 2 giorni in Valley,  4 giorni di esposizione con più di 10′000 visitatori (a breve le foto sull’account flickr di Dixero), 300 espositori, innumerevoli nazionalità e culture rappresentate, party e meetings, workshops e conferenze… questi sono i contenuti della nostra esperienza con il Web 2.0 Expo appena trascorso. Expo che ho vissuto a pieno con Luca (con cui ci scusiamo se siamo completamente scomparsi ma abbiamo corso in media 16 ore al giorno) il quale mi ha aperto una visione allargata sul mondo del web.

Questo post scritto a quattro mani vuole condividere con voi una piccola parte di questa esperienza vissuta dall’interno.

Partiamo dallo sfatare un mito; qui abbiamo avuto infiniti problemi di connessione Wi-Fi sia con le reti aperte che con quelle a pagamento che risultavano sempre sovraccariche, il che ci ha precluso di pubblicare molti contenuti che abbiamo raccolto.

Un mito invece da rinforzare e la visione del mondo e delle avventure imprenditoriali che c’è da queste parti. Non importa se la tua idea è di successo o è senza alcun fondamento, l’importante è che ci provi credendoci; è comunque un’ esperienza. Con questa visione e giocando sui grandi numeri le idee e i prodotti/servizi che abbiamo visto sono stati un infinità.

Questa mentalità aperta ci ha portato a discutere e presentare liberamente le nostre idee e i nostri progetti a persone, di qualsiasi “casta”, che con assoluta trasparenza condividevano le loro. È incredibile come le idee circolino e come tutti tentano di integrarsi con tutti non escludendo nessuna opportunità. In questo un dettaglio che ho personalmente vissuto è come il mio essere donna non impattasse sul confronto con le persone, le persone si fidavano di me senza alcun pregiudizio di sesso o età.

Ci è capitato di parlare a Venture capitalist, a CEO, a quello che ci montava lo stand nello stesso identico modo, senza formalismi e senza atteggiamenti particolari.
Questa volta sembra che sia stato un’Expo molto particolare dove vi erano meno addetti ai lavori e più utilizzatori finali e dove le differenti culture facevano la differenza nel pubblico: Americani, Centro-Europei, Indiani, Cinesi, Koreani, Giapponesi, Russi…

Questa differenza era nella curiosità delle persone che era focalizzata su aspetti differenti di Dixero, per esempio i Cinesi avevano un’interesse particolarmente approfondito sugli aspetti tecnologici e linguistici, gli Indiani facevano domande molto specifiche sulla programmazione mentre Americani ed Europei sulla giocosità dell’applicazione e sul business.

Ma alla fine, in generale, di cosa si è parlato?

Diciamo che le novità non sono state molte, fortunatamente ciò che abbiamo proposto è stato positivamente apprezzato, ma le tendenze si sono delineate molto bene. Si sta pesantemente cercando di esportare i modelli 2.0 che funzionano in occidente sempre più verso l’oriente, mentre da noi si portano le applicazioni in una mobilità contestuale.

Ora ci aspetta una settimana dedicata al raccogliere ciò che abbiamo appena seminato, vi aggiorneremo a breve sui risultati (se abbiamo connessione ;-)

April 17, 2008

Oliviero Toscani. Comunicazione, informazione e Pubblicità

Oliviero Toscani

Comunicazione, informazione e pubblicità, Oliviero Toscani e tanta folla.
Questa è la situazione che si è presentata a me e alle ragazze (Elena e Leonora) ieri sera quando, dopo una giornata di lavoro, abbiamo deciso di partecipare alla conferenza tenutasi all’USI (università della svizzera italiana).

Tutti conosciamo Toscani: per le fotografie “shock“, se così vogliamo definirle, per le campagne Benetton, per Fabrica e per la Sterpaia, ma non avendolo mai sentito parlare ho deciso che ne sarebbe valsa la pena.
Come al solito parlando fra me e me mi sono detta: “Trattasi di un provocatore visivo e già questo potrebbe essere potenzialmente molto intrigante, forse può far scattare delle interessanti riflessioni, magari può sollevare argomenti su cui discutere? E anche se così non fosse se è arrivato dove è arrivato avrà ben qualcosa da dire…. o no?”

Bhè è stato così, sono stati molti i punti trattati, ma tutti con la stessa intensità provocatoria, ogni frase sembrava voler far infiammare la coscienza comune.
Tante piccole freccette che colpivano parti scoperte o meno del pensiero degli spettatori, alcune anche senza cognizione di causa.

Toscani a detta sua non guarda la tv, non usa internet, etc… ma ne parla comunque male.
Parla dell’informazione e dei giornalisti come di una strana specie di prostitute pubblicitarie, di internet come di un mondo popolato da pigri e di paura della società di affrontare i problemi.
Per questo ieri sono uscita dall’incontro un po’ interdetta, nonché irritata da tale arroganza, ma solo adesso (sul treno per tornare a casa) credo di aver trovato la chiave di lettura dell’intervento del fotografo.

Tutto è comunicazione e non si può comunicare, questo è il concetto ribadito più volte. Il comunicare espresso sempre secondo soggettività diverse porta a milioni di verità. Lui raccontando la sua verità, spesso per gli animi più sensibili decisamente violenta, ha voluto nella sua carriera utilizzando il mezzo fotografico narrare la bellezza. La bellezza che spesso deriva dalla tragedia.

Ha usato un esempio bellissimo parlando della straodinarietà de “La Pietà” di Michelangelo. Un’opera tanto eccezionale quanto carica di dramma, di dolore. una madre che vede morire il figlio. Niente è più terribile, ma nonostante ciò è osannata per il suo armonico candore e per la tensione interna delle sue parti.

Da quando esiste la fotografia, si può realmente dire di conoscere i fatti. Una fotografia ci attacca percettivamente molto di più di un’opera d’arte. Alla fotografia non si può scappare perché non vi è presente un’esagerazione dei fatti. Quello che vediamo è quello che succede. E se probabilmente è più straziante per noi la visione di un soldato ucciso fotografato da Robert Capa rispetto a “La morte di Marat” di Jaques-Louis David.
Ecco lui ha fatto di questa fotografia nuda, viscerale e più vivida della realtà stessa il suo modo di parlare, e di far parlare i suoi progetti, i suoi manifesti e i brand che hanno ospitato tali “opere”.

Se l’informazione è, come detto più volte ieri, la pubblicità della pubblicità, lui è riuscito a fare della pubblicità un mezzo di informazione. Tutto deve essere venduto? Tutto deve essere business? E Toscani è riuscito a trovare un altro modo.

Un modo per far confluire nella pubblicità la verità quotidiana. Quella verità che spesso le persone non vogliono osservare. Quella verità che ti fa piangere e ti strazia. Quella verità di cui tutti quelli che leggono un giornale patinato farebbero volentieri a meno.

Tutto è opinabile.
Ognuno vive della sua realtà del suo contesto. Una realtà e un contesto probabilmente incanalati dai media. Alterati. L’attenzione viene spesso sviata da quella che è la realtà dei fatti. Da quello che è il reale accadere degli eventi. Viene offuscata da veli opalini.

Se la maggior parte delle ragazze in Italia vuol fare la “velina” e la stragrande maggioranza dei ragazzi ha come obiettivo il diventare un “calciatore” forse sarebbe meglio iniziare a farsi qualche domanda.

March 10, 2008

U come user: puntata seconda

School

U come user. Come promesso, ci siamo andati, e a dispetto del manifesto, la conferenza è stata decisamente interessante.
Si è parlato di esperienza utente e di progettazione, sia dal punto di vista del product design con un intervento di Giliana Orlandi ed Elena Cagnoni di Whirlpool Europa all’ interaction design nel software ed in internet con l’intervento di Luca per terminare con lo speech di Luc Toutounghi di Archangel.

Mentre quest’ultimo ha svelato a tutti i presenti (perlopiù ragazzi dai 19 ai 24 anni) che anche nell’animazione e nei film esistono progettazione, programmazione e metodologia e Luca ha trattato l’evoluzione delle interfacce sia nel web che in altri devices, la presentazione di Whirlpool era incentrato sullo sviluppo di un nuovo prodotto.

Giliana Orlandi ed Elena Cagnoni, hanno descritto tutte le fasi progettuali, partendo dagli studi etnografici, svolti a campione su 5 famiglie dislocate in 5 nazioni: Francia, Germania, UK, Spagna ed Italia, passando per l’identificazione di nuovi scenari e nuovi bisogni fino a giungere al prodotto ( Whirlpool Fabric Freshener ), nelle sue forme e sue dimensioni.

Dopo le tre presentazioni … tavola rotonda. Si è discusso tanto, di sostenibilità, di eco-design, di moralità, di arte e progettazione, di ciò che è giusto o che sarebbe giusto, di ideali e di realtà, di mondo del lavoro e di realtà scolastica. Durante il dibattito è venuta fuori molta ingenuità da parte dei ragazzi e mi sono resa conto di come il mondo della scuola protegga ed in parte non prepari alla jungla professionale che attende una volta usciti allo scoperto.

In auto abbiamo proseguito la discussione ponendoci domande come:
Meglio che ognuno maturi una sua coscienza e conoscenza del mondo oppure che qualcuno intervenga raccontando come funziona realmente là fuori? La progettazione va vissuta come una navigata in solitaria o come un gioco di squadra? Cosa chiede il mercato e come il progettista può rispondere nella maniera eticamente migliore? Il progettista è costretto a vivere di markette o può salvaguardarsi l’anima?

March 07, 2008

U come user

CSIA

Sabato 8 marzo nonostante la prefestività e la festa della donna, il team Sketchin anche se non al completo prenderà parte alla conferenza “U come user”, che si terra a Lugano presso il CSIA (Centro Scolastico per le Industrie Artistiche).

L’evento inizierà alle 9 e per un paio d’ore ci sarà la possibilità di dibattere, colloquiare ed interagire su temi come l’esperienza utente nel software, nel l’industrial design e nella cinematografica.
Alla tavola rotonda prenderanno parte: Giliana Orlandi ed Elena Cagnoni - Whirlpool Europa, Luc Toutounghi - Archangel SA e naturalmente Mascaro.

La partecipazione è libera ed è gradita l’iscrizione tramite mail a roberto.borioli[at]ti.ch

 

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