Abbiamo lanciato i nuovi workshop sull'experience design

January 13, 2009

Computer Mediated Life: dalla simulazione alla realtà

privacy

Mi rifaccio all’ultimo post di Alice per parlarvi di Computer Mediated Life. Mi interessa oggi riflettere un po’ su come i nuovi media, a partire dall’essere strumenti di mediazione della comunicazione, stiano sempre più trasformandoci in soggetti telepresenti e generando un elevato numero di nuove comunicazioni, diventando strumenti di creazione e diffusione delle new identities.
Se da una parte, infatti, c’è da chiedersi quali grammatiche della comunicazione tradizionale vengano così soppresse, dall’altra è interessante indagare quali canali e linguaggi vengono messi a disposizione degli utenti e quali spinte evolutive diano alle comunicazioni e relazioni.
Man mano che sempre più compiti sono assolvibili tramite computer, infatti, cosa succede nelle dinamiche comunicazionali?

Un’ottima risposta mi sembra quella fornita da Luca Chittaro, che evidenzia il paradosso per cui la comunicazione mediata dal computer genera conversazioni più surriscaldate da persone più calme - quindi vengono generate azioni teleoperate (di ogni genere) da parte di persone più distaccate. Più distaccate, ovvero?
Ovvero i singoli, che non hanno la reale percezione di quali siano le conseguenze di quello che stanno facendo. Questo avviene perchè utilizzano un’interfaccia, ed essendo abituati a farlo, non riescono ad effettuare una concreta separazione tra quanto avviene sul proprio schermo e quello che invece viene generato su schermi altrui.
Le conseguenze sono evidenti in una sovraesposizione dei singoli alla rete dei propri pari e nella questione della costruzione d’identità online e relativa mancata percezione di conseguenze.

Questo tema della percezione degli utenti mi interessa particolarmente. Basta infatti osservarne il comportamento su Facebook per accorgersi di come essi non abbiano la reale percezione di quanto vanno costruendo, nè tantomeno del fatto che tutto quanto è pubblicato in rete rimane nella rete ed è rintracciabile in qualunque momento, anche in un domani in cui potrebbe farci pentire di averlo pubblicato. Il problema diventa più grande con la partecipazione a questi sistemi da parte di bambini e adolescenti, che pubblicano foto e scrivono per divertimento, e non avendo coscienza del mezzo producono effetti che ancora non conosciamo e che domani non potranno più essere cancellati.

A loro rivolta infatti la campagna posta con la testa che vi invito a guardare e commentare…

December 03, 2008

Fashion Communication tra tendenze passate e future

Pubblicato in: Communication — Tags: , , , , , , — da Diana Malerba alle 15:46

Oggi voglio di parlarvi di una sfilata più che attuale, una sfilata futura.
L’artista è il fashion designer Jean-Charles de Castelbajac, aka JC/DC, stile eccentrico e innovativo, fascino indiscutibile, che ci ripropone la nuova collezione in versione Lego.
Mi interessa perchè ritengo che mai come ora la scelta della comunicazione sia azzeccata. La sfilata (guarda il video) di formose modelle Lego, è infatti ricalcata su quella realmente avvenuta, ma ambientata nel 3001.
Quando forse la comunicazione si sarà virtualizzata al punto da ipotizzare una dimensione eventuale in cui l’abito glam forma angoli di 90°. E allora noi, della generazione che ancora con i Lego c’è cresciuta e si ritrova spiazzata e compiaciuta per aver vissuto il cambiamento e fatto il callo alla contingenza, allora sì, potremmo desiderare di essere presenti in plastica gialla e occhiali da diva. ;o)

November 13, 2008

Conoscere l’office management e vivere felici

Oggi voglio parlarvi della figura dell’office manager, e del ruolo ruolo chiave dell’organizzazione come strumento che aumenta produttività e felicità dei dipendenti.

L’office manager è una figura decisamente variegata, che deve essere pronta a svolgere diverse funzioni e a passare facilmente da un’area di lavoro all’altra.
E’ responsabile della gestione dell’ufficio, incluso la gestione delle informazioni in sicurezza, l’organizzazione di spostamenti e l’approvigionamento.
E’ anche responsabile per l’operato degli impiegati e della gestione dei rapporti con i clienti. Puo’ partecipare nella selezione dei clienti e fornitori e gestisce giorno per giorno le relazioni.
Deve quindi avere buone capacità relazionali e comunicative. Nello specifico le aree di competenza sono:

1. La gestione delle risorse umane. La prima cosa di cui deve occuparsi è la corretta gestione delle risorse e l’armonizzazione tra le diverse figure e personalità. Sarà necessario definire una policy e regole chiare per prevenire l’insorgere di problemi, oltre ad un programma di sviluppo per le risorse umane. Impiegati ben formati sono la chiave del successo. E’ fondamentale allora focalizzarsi sui singoli, mettere a fuoco punti di forza e di debolezza, chiedere loro di evidenziare cosa vorrebbero fare e cosa si sentono portati a fare. E’ importante conoscere a fondo i dipendenti ed evidenziare eventuali potenzialità non emerse, per mantenerli motivati e coinvolti ed essere certi di avere la persona giusta nel ruolo giusto.

2 . La definizione dei bisogni. E’ importante determinare quali caratteristiche personali sono più utili per indirizzare il futuro della compagnia in modo da investire su una crescita dell’azienda a partire da una crescita dei dipendenti. Una volta evidenziati i bisogni chiave dell’azienda, è importante promuovere la cultura dell’apprendimento. Comunicare le proprie aspettative in modo che tutti gli impiegati sappiano in quale direzione lavorare per migliorare il proprio profilo professionale. Sarà compito dell’office manager assicurarsi di supportare questi sforzi in modo da fornire le risorse necessarie per realizzare gli obiettivi. Contemporaneamente dovrà convincere la  direzione a seguirne l’iniziativa.

3. Procedere a piccoli passi. Prima di applicare il piano su larga scala è molto utile discuterne con piccoli gruppi e raccoglierne i feedback. Questa primo riferimento evidenzia le debolezze del programma e aiuta a mettere a punto il processo arricchendolo di aspetti non emersi in precedenza.

4. Rendere evidenti i vantaggi. Probabilmente molti penseranno a questo programma come a qualcosa di non collegato al lavoro. E’ importante invece che ne capiscano rapidamente l’utilità e ne vedano l’importanza dal punto di vista del proprio portfolio, in modo da partecipare attivamente al cambiamento.

5. Misurare i risultati. E’ importante focalizzarsi sul tipo di crescita desiderata e misurarla costantemente in termini di produttività, per permettere a tutti di conoscerne i risultati ed aumentare la motivazione.

6. Il project management. Tenere traccia dei progetti e produrre una documentazione adeguata è fondamentale per il corretto svolgimento dei compiti. E’ fondamentale conoscere le scadenze e a chi sono assegnate, in modo da essere sempre focalizzati sulle priorità. Cosi le scadenze saranno rispettate e le persone conosceranno il proprio ruolo. Inoltre, ogni progetto, accompagnato da una documentazione dettagliata, puo’ diventare un case study.

7. L’office equipment. Non è necessario avere a disposizione ogni elemento dell’ufficio in ogni momento. E’ quindi importante individuare quali elementi che possono migliorare le performance delle persone e posizionarli di conseguenza.

8. Inter- e intra-office communications. Per molte piccole aziende la responsabilità della comunicazione ricade sull’office manager. Sapere come e quando comunicare informazioni chiave è fondamentale. E’ necessario comunicare prevalentemente via e-mail, gestire correttamente i calendari, monitorare l’avanzare del lavoro e il rispetto delle scadenze e organizzare riunioni settimanali.
Avere un piano di comunicazione condiviso aumenterà la produttività dell’ufficio e assicurerà che l’informazione è stata data in modo chiaro ed efficace.

9. La risoluzione di conflitti. I conflitti sono inevitabili. Sapere come gestirli renderà la vita piu semplice. Bisogna comunque essere prepararti a gestire una serie di disaccordi. E’ importante una equa distribuzione del lavoro e una descrizione dettagliata dello stesso per evitare conflitti. Quando si presenta, ricordatevi che ignorare un conflitto o aspettare che si risolva da solo non è mai la soluzione.

10. Conoscere la mission. Conoscere le linee di prodotto e come rispondere alle necessità è importante quanto ordinare il toner della stampante. Se non si conosce la mission della propria azienda non si potrà sapere come supportarne le diverse funzioni. Piu conoscenza si avrà della compagnia e di cosa fanno le persone, di come adempiere le aspettative del cliente e di come far rispettare a ognuno i propri doveri, più successo si avrà nel creare e sostenere un ambiente che favorisce il successo.

October 23, 2008

Social(mente) utili: impegno sociale e condivisione

Pubblicato in: Communication, design — Tags: , , , — da Diana Malerba alle 10:25

E’ l’ondata dell’impegno sociale e non possiamo proprio farne a meno. Dai media tradizionali ai new media, dai consumatori alle aziende, la tematica ecologica è ormai stata promossa a tutti gli effetti argomento di discussione e discussioni. Essere socialmente impegnati è diventato un must ma soprattutto un must show che riguarda sempre piú la vastità di comunicazioni mediate dalla rete. In questo contesto non basta fare scelte eticamente corrette nel privato ma diviene piú importante mostrare un’attenzione a tale tematica tramite profili virtuali e community. Questo atteggiamento oggi non si tramuta piú (o non necessariamente) in una serie di scelte politicamente coerenti, ma piú probabilmente appartiene al lungo elenco di appartenenze flebili che caratterizzano le identità da nuovo millennio. Sono queste appartenenze ad assumere la forma di cause cui partecipare su social network, blog e community.

Oggi voglio mostrarvi tre esempi che trovo interessanti e divertenti per la parte di produzione creativa e interazione sociale che prevedono.

Il primo è Everywun, che in pochi minuti permette di creare il proprio badge personalizzato da copiaincollare su profili, pagine personali e blog, pubblicizzando cause esistenti o creandone una propria. Permette inoltre di costruire un team per rappresentare la propria scuola o città tramite una causa. Corredato di forum e blog, prevede una donazione per ogni click e il monitoraggio dello stato della propria causa.

Il secondo esempio è Cause TV, la versione socialmente etica di You Tube, che permette di creare e diffondere un video che pubblicizzi la propria causa con allegata scheda descrittiva che spieghi la mission, la location, l’organizzazione o la persona di riferimento, il link del sito internet e i tags. Permette di recrutare persone e di vedere chi aderisce a una causa.  Mi piace particolarmente perchè si tratta di una vera e propria produzione mediale che puó generare risultati interessanti in relazione all’impegno personale dei singoli.

Il terzo esempio di oggi è Superuse, progetto che mi interessa particolarmente per la felice unione di design e impegno sociale. Si tratta di una community composta da designer, architetti e da chiunque sia interessanto a riciclare in maniera originale. Permette di postare idee e progetti che verranno poi discussi e votati generando nuove comunicazioni sul tema. L’ imperativo è utilizzare materiale di scarto per produrre dal letto matrimoniale in cartone al volo di farfalle uscito da lattine di birra, ma si tratta anche di uno spazio per parlare di concept, materiali, arte e media rigorosamente eco.

A questo punto non rimane che essere i prossimi eco-victims… ;o)

June 19, 2008

Tacchi e packaging

partyfeet

Con l’arrivo della bella stagione, ai piedi di quasi tutte le donne compaiono ballerine, infradito e bellissimi sandali tacco 12, ma tale mossa equivale, almeno per me, ad un costante mal di piedi.

Proprio sabato scorso, dopo una mattinata in giro per il centro di Viareggio con un paio di scarpine nuove ma estremamente alte ed appaganti, ero ridotta in uno stato pietoso. Avevo bisogno di supporti in gel perché i miei talloni stavano urlando tutto il loro dolore.

Arrivata al supermercato mi trovo davanti all’enorme quantità di merci, colori, rumori e vengo colta da quella che possiamo definire una vera e propria bulimia dell’acquisto. Piano piano il mio carrello si riempie di cose assolutamente inutili, o meglio non necessarie, e il tutto prima di arrivare al reparto: cerotti - medicazioni - liquidi per lenti - preservativi.
Infondo il mio scopo era comprare dei cuscinetti. Era un obiettivo ben preciso anche perché stavo rischiando di scuoiarmi un piede. Eppure l’acquisto compulsivo ha vinto.

Arrivata alla mia meta, eccoli lì ad aspettarmi: una serie di almeno 20 prodotti differenti mi attende a braccia aperte.

È quello di cui ho bisogno, quindi ho necessità che sia proprio il prodotto che fa per me. Voglio che mi soddisfi sia dal punto della performance che da quello estetico.
Inizio a leggere sulle confezioni, ad osservare le immagini riportate sulla facciata delle varie scatolette, i colori, i font e la composizione.
Allora ci sono cerotti impermeabili, cerotti trasparenti, cerotti color carne, cerotti in gel trasparente per le dita, cerotti in gel trasparente per il tallone, cuscinetti in gel da applicare alle scarpe, cuscinetti in silicone da applicare sopra le vesciche, etc…

Sapevo quello che volevo, ma adesso non più. Cosa sarà meglio per me? Ho ricevuto innumerevoli input e adesso non so più che fare. Sono frastornata. Scegliere diventa difficile.

Decido che è ora di piantarla e di adottare un filtro di scelta: il brand.

Scarto la metà dei prodotti e rimango faccia a faccia con 2 famiglie di cerotti, i più familiari e conosciuti, di due marche differenti ma che apparentemente hanno prodotti molto simili e in alcuni casi complementari.

I packaging delle linee di prodotto sono diametralmente opposti dal punto di vista dei materiali, delle forme e della comunicazione.

- I primi, marca “X”, sembrano prodotti medicali da farmacia con le loro confezioni gialle verdi e bianche in cartone fustellato, danno proprio l’idea di esser prodotti simil-ospedalieri, un po’ da vecchietti. La linea di prodotti X è molto più ampia, annovera fra le sue file creme per i talloni screpolati, polveri antiodore, etc…
- I secondi marca “W” appaiono molto più giovani, il packaging è molto più ricco, i colori tendenti al violetto e le illustrazioni lo fanno sembrare proprio un prodotto da ragazze. Quest’ultima linea di prodotti è più orientata al comfort che alla medicazione.

Il target è indubbiamente differente, ma a quanto pare tutte le donne dalle più giovani alle più mature hanno problemi con le loro scarpe.

Dopo una lunga meditazione scelgo soddisfatta 3 prodotti: uno della marca Y (supporti in lattice) due della marca W (cerotti e supporti in gel).

Arrivata a casa nell’intento di salvare quello che è rimasto del mio tallone mi rendo conto che le due marche sono prodotte dalla stessa azienda. Infatti nel libretto delle istruzioni dei cerotti di marca W c’è il logo della marca X. I prodotti W costano un po’ di più rispetto a quelli di marca X. A saperlo avrei potuto comprare tutti i prodotti con i packaging meno attraenti ma meno costosi!

Un pack ha manipolato il mio acquisto.

Ma di chi è la colpa, mia che non so controllarmi o degli esperti di comunicazione, marketing e design? Sono una designer della comunicazione anche io com’è possibile che cada vittima di tali trucchetti e stratagemmi?

Il fatto è che il packaging è fatto apposta. Non è solo la buccia di una merce.

La confezione quando viene progettata ha un triplice scopo, deve cioé supportare l’utente nelle attività di: acquisto, uso e smaltimento. Ed è proprio nel primo di questi tre step che il prodotto si gioca tutta la sua possibilità di essere provato.

All’interno della grande distribuzione dove è presente un forte sovraccarico informativo l’attenzione che un possibile acquirente dedica ad ogni oggetto è di circa 1/25 - 1/50 di secondo (J.Favre, La couleur vend votre emabalages). Questo fa capire quanto sia fondamentale che l’imballaggio sia quanto più legato, dal punto di vista dell’immaginario, al mondo del target a cui si rivolge.

Il carattere segnaletico, la capacità di emersione ed in primis la seduttività di un packaging sono le doti fondamentali per un primo approccio con l’utente. Una volta attirato a sé dovrà essere convinto e conquistato dalle informazioni dettagliate al punto giusto messe al posto giusto, dall’immagine raffigurata, da dati aggiuntivi che attestino la qualità del prodotto. Se il mix degli elementi è convincente probabilemente il prodotto verrà acquistato e a quel punto dovrà dimostrare tutte le sue doti sul campo.

Vi assicuro che tutti i packaging che ho comprato mi hanno convinto e hanno superato l’esame dei tre step.
Si sono fatti acquistare, hanno dimostrato di avere un’ ottima resistenza all’interno del mio zaino e probabilmente non verranno mai smaltiti perché utilizzerò le scatoline per qualcos’ altro. Per quanto riguarda i prodotti sono riusciti a farmi innamorare di loro salvandomi i piedini :P

April 17, 2008

Oliviero Toscani. Comunicazione, informazione e Pubblicità

Oliviero Toscani

Comunicazione, informazione e pubblicità, Oliviero Toscani e tanta folla.
Questa è la situazione che si è presentata a me e alle ragazze (Elena e Leonora) ieri sera quando, dopo una giornata di lavoro, abbiamo deciso di partecipare alla conferenza tenutasi all’USI (università della svizzera italiana).

Tutti conosciamo Toscani: per le fotografie “shock“, se così vogliamo definirle, per le campagne Benetton, per Fabrica e per la Sterpaia, ma non avendolo mai sentito parlare ho deciso che ne sarebbe valsa la pena.
Come al solito parlando fra me e me mi sono detta: “Trattasi di un provocatore visivo e già questo potrebbe essere potenzialmente molto intrigante, forse può far scattare delle interessanti riflessioni, magari può sollevare argomenti su cui discutere? E anche se così non fosse se è arrivato dove è arrivato avrà ben qualcosa da dire…. o no?”

Bhè è stato così, sono stati molti i punti trattati, ma tutti con la stessa intensità provocatoria, ogni frase sembrava voler far infiammare la coscienza comune.
Tante piccole freccette che colpivano parti scoperte o meno del pensiero degli spettatori, alcune anche senza cognizione di causa.

Toscani a detta sua non guarda la tv, non usa internet, etc… ma ne parla comunque male.
Parla dell’informazione e dei giornalisti come di una strana specie di prostitute pubblicitarie, di internet come di un mondo popolato da pigri e di paura della società di affrontare i problemi.
Per questo ieri sono uscita dall’incontro un po’ interdetta, nonché irritata da tale arroganza, ma solo adesso (sul treno per tornare a casa) credo di aver trovato la chiave di lettura dell’intervento del fotografo.

Tutto è comunicazione e non si può comunicare, questo è il concetto ribadito più volte. Il comunicare espresso sempre secondo soggettività diverse porta a milioni di verità. Lui raccontando la sua verità, spesso per gli animi più sensibili decisamente violenta, ha voluto nella sua carriera utilizzando il mezzo fotografico narrare la bellezza. La bellezza che spesso deriva dalla tragedia.

Ha usato un esempio bellissimo parlando della straodinarietà de “La Pietà” di Michelangelo. Un’opera tanto eccezionale quanto carica di dramma, di dolore. una madre che vede morire il figlio. Niente è più terribile, ma nonostante ciò è osannata per il suo armonico candore e per la tensione interna delle sue parti.

Da quando esiste la fotografia, si può realmente dire di conoscere i fatti. Una fotografia ci attacca percettivamente molto di più di un’opera d’arte. Alla fotografia non si può scappare perché non vi è presente un’esagerazione dei fatti. Quello che vediamo è quello che succede. E se probabilmente è più straziante per noi la visione di un soldato ucciso fotografato da Robert Capa rispetto a “La morte di Marat” di Jaques-Louis David.
Ecco lui ha fatto di questa fotografia nuda, viscerale e più vivida della realtà stessa il suo modo di parlare, e di far parlare i suoi progetti, i suoi manifesti e i brand che hanno ospitato tali “opere”.

Se l’informazione è, come detto più volte ieri, la pubblicità della pubblicità, lui è riuscito a fare della pubblicità un mezzo di informazione. Tutto deve essere venduto? Tutto deve essere business? E Toscani è riuscito a trovare un altro modo.

Un modo per far confluire nella pubblicità la verità quotidiana. Quella verità che spesso le persone non vogliono osservare. Quella verità che ti fa piangere e ti strazia. Quella verità di cui tutti quelli che leggono un giornale patinato farebbero volentieri a meno.

Tutto è opinabile.
Ognuno vive della sua realtà del suo contesto. Una realtà e un contesto probabilmente incanalati dai media. Alterati. L’attenzione viene spesso sviata da quella che è la realtà dei fatti. Da quello che è il reale accadere degli eventi. Viene offuscata da veli opalini.

Se la maggior parte delle ragazze in Italia vuol fare la “velina” e la stragrande maggioranza dei ragazzi ha come obiettivo il diventare un “calciatore” forse sarebbe meglio iniziare a farsi qualche domanda.

 

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