Abbiamo lanciato i nuovi workshop sull'experience design

January 19, 2009

agilecamp: qualche giorno dopo

agilecamp

Lo scorso week end nei nostri uffici si è tenuto l’agilecamp, il primo barcamp in lingua italiana su sviluppo e design agile. La giornata è iniziata con la caratteristica serenità e voglia di confronto che anima la filosofia dello sviluppo agile, ed è continuata con decine di piccoli spunti di discussione.

Fondamentalmente si è parlato di:

  • refactoring
  • filosofia
  • approcci
  • strumenti e tool (di sviluppo, testing e design)
  • processi
  • clienti
  • fornitori
  • ecc…

ed in particolare ci sono stati alcuni momenti molto interessanti, come la riflessione di Jacopo sulla necessità che design, sviluppo e business trovino una convergenza nelle metodologie agili o come la fantastica presentazione di Antonio sul “cliente agile”.

A fine giornata ci siamo salutati con la consapevolezza che oggi non esiste una formula largamente testata che permetta di applicare le metodologie agili in maniera coesa tra design e sviluppo, ma c’è sicuramente la volontà di sperimentare e trovare una soluzione in merito.

Ringrazio tutti i partecipanti al camp per i fantastici interventi e commenti e con la speranza che a breve si trovi un’altro momento utile per discutere questi temi.

ps: ecco le foto dell’agilecamp
pps: a breve pubblicheremo tutti i video della giornata :)

December 10, 2008

Sketchin: obiettivi e strategia 2009-2010

Come anticipato qualche settimana fa, nell’ultimo mese ho ridefinito l’asset e la strategia aziendale di sketchin.

Dopo aver fatto una somma dei risultati ottenuti e compreso al meglio il posizionamento attuale ho ragionato sul come dovremmo muoverci nei prossimi due anni.
La nuova strategia è stata presentata nelle scorse settimane a partner, clienti e stakeholders per capire al meglio se c’è una visione condivisa; pare che ci sia :)

Nel pieno spirito di sketchin (condivisione e apertura) vi lascio dunque la presentazione ufficiale della nuova strategia di Sketchin di cui i punti salienti sono:

  • focalizzazione sui progetti innovativi (rischio alto, divertimento alto :)
  • focalizzazione nei media sociali per internet companies, media companies e startup
  • focalizzazione sulla progettazione multicanale (web, desktop, mobile, iphone)
  • utilizzo di un nuovo processo con relativa metodologia agile
Presentazione Nuova Sketchin

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L’ultima grande novità è che abbiamo formato un network ufficiale di partner per la produzione che comprende:

Spero che il futuro ci dia ragione a perseguire in questa direzione

A questo punto abbiamo lanciato il sasso e dunque per qualunque proposta, richiesta di chiarificazione o idea siamo aperti alle vostre mail: luca@sketchin.ch

November 19, 2008

Sketchin: oggi e domani (lettera aperta)

Pubblicato in: Sketchin life — Tags: , , , , — da Luca Mascaro alle 17:04

Alcuni di voi già lo sanno ma è da qualche settimana che sto analizzando il mercato, discutendo con i vari stakeholders e facendo il punto della situazione di sketchin a due anni dalla nascita.

Sketchin è nata come un piccolo team che si proponeva di aiutare le aziende a comprendere meglio le esigenze dei propri clienti/utenti e di progettare prodotti e servizi semplici e facili da usare.

In due anni siamo dunque arrivati al seguente risultato:

  • più di 30 prodotti o servizi progettati o supportati nella progettazione
  • team operativo formato da 6 professionisti specializzati con capacità di analisi, strategia, design del servizio, architettura dell’informazione, interaction design, visual design, usabilità e prototipazione
  • clienti nel campo delle telecomunicazioni, dei media, delle società di comunicazione, delle internet companies e delle startup
  • progetti in Svizzera, Italia, Inghilterra e Stati Uniti
  • progettazione di media sociali, di siti ad alto contenuto informativo, di applicazioni web (2.0), di siti e applicazioni per mobile e iphone, ed infine oggetti connessi ed estensioni fisiche HW della rete (internet of things)
  • in termini di risultati “concreti” abbiamo dei casi di studio su siti che hanno avuto un’incremento delle pagine viste e dell’uso sul 400% e casi dove il tasso di conversione ha avuto incrementi fino al 253%

Si può dunque dire che sulla carta abbiamo raggiunto il nostro scopo e ringrazio tutte le persone che concedendoci fiducia ci hanno permesso di raggiungerlo.
In realtà però la frustrazione di non poter fare ancora le cose con la qualità che vorremmo è palpabile, specialmente nei discorsi che faccio regolarmente con Dafne.

Che fare dunque da domani per migliorare ancora?

Come vi accennavo all’inizio sono alcune settimane che ragiono e mi confronto sul tema con i vari stakeholders e il risultato di queste riflessioni è un nuovo posizionamento e di una nuova strategia con cui Sketchin si vuole porre sul mercato.

La presentazione di questo nuovo posizionamento avverrà in occasione di due eventi riservati che si svolgeranno settimana prossima a Lugano e Milano dove, se siete interessati, sono a disposizione alcuni posti per partecipare.

In ogni caso a seguito dei due eventi preparatevi a tutta una serie di iniziative e attività che lanceremo nei prossimi mesi e che speriamo aiutino questo mercato a crescere in termini di qualità.

Luca Mascaro
CEO Sketchin Sagl

January 23, 2008

Business strategy nell’era dell’open source

Pubblicato in: Market research — Tags: , , , — da Elena Marchiori alle 09:12

Scacchi

La nuova brezza dell’intelligenza collettiva (Surowiecki l’ha chiamata “the wisdom of crowds”) e il suo utilizzo come motore di forme di innovazione più aperte e network-based, hanno costretto a rivedere i concetti tradizionali di business strategy.
In effetti ne è passata di acqua sotto i ponti da quando Michael Porter evangelizzava i CEO di mezzo mondo con i suoi modelli delle Five Forces e della Value Chain. Il concetto chiave, secondo lo statunitense, e ripreso dai teorici della Resource-Based View, era ottenere una situazione di vantaggio competitivo, da una parte attraverso il raggiungimento di una situazione competitiva vantaggiosa (low rivalry, low substitutes threat, high barriers to entry, low supplier power, low buyer power); e dall’ altra attraverso la ricerca di una superiorità difficilmente copiabile dai competitori, che si riduceva, in soldoni, a due pratiche fondamentali alternative: produrre a un costo più basso o produrre a una qualità superiore.

Facile da dire, difficile da fare, ancora di più da sostenere nel tempo. Per questo le aziende hanno sempre cercato, a suon di brevetti, miti e segretezza, di difendere strenuamente le fonti del loro vantaggio competitivo, siano esse la ricetta della CocaCola, la tecnologia Sony, la cultura Toyota, la creatività Apple, la flessibilità Dell o l’efficienza Ikea. “Ownership” e “control” erano le parole d’ordine. Creazione del valore e monetizzazione dello stesso erano processi totalmente interni all’azienda e alla sua value chain.Ora, in un’epoca in cui peer production e collective invention prendono sempre più piede, è necessario ripensare i concetti di “value creation” e “value capture”. Essi possono avvenire o, come prima, internamente alle aziende, oppure sempre di più negli ecosistemi in cui le aziende sono inserite, composti da networks e communities che acquisiscono tanto piu valore quanti piu utenti vi sono cooptati. Se Windows è il perfetto esempio del primo caso, Wikipedia o Linux Kernel lo sono del secondo. Esistono poi i casi ibridi in cui il valore viene costruito attraverso dinamiche “community driven” ma la monetizzazione è a vantaggio di una o più aziende private (si pensi a Facebook, che vende spazi per advertising mirato) e quello piuttosto raro dove lo sforzo viene fatto da un’azienda, ma il beneficio è dell’ecosistema (la parte di codice Linux sviluppata da IBM). Se prima owning era essenziale adesso sharing (the global brain) diventa vantaggioso, soprattutto nella fase di “value creation”. Ma per rendere sostenibile nel tempo il valore creato da meccanismi condivisi e open source è necessario in qualche modo monetizzarlo.

Chesbrough e Appleyard individuano ben 6 modi, che chiamano “open business models”.
Una prima categoria (deployment) è costituita da tre modelli: support (JBoss vende customer support per server con Linux); subscription (Red Hat vende un bundle con sottoscrizione ad updates per versioni enterprise di Linux); professional services (IBM fa training e consulting per installazione di Linux in azienda).
La seconda categoria (hybridization) è formata da 2 modelli: proprietary extensions (SugarCRM vende soluzioni ibride di prodotti core open source e proprietary add-ons a pagamento); dual licence è il modello di chi, come MySQL utilizza una doppia licenza, una free e una proprietaria, a seconda dell’uso che l’aquirente fa del prodotto.
Infine c’è il device model, attraverso cui un’azienda (come Mazu Networks) vende complementi hardware che si basano su software di tipo open source.

Ognuno di questi modeli mette in luce come si debba ripensare la strategia aziendale, tralasciando il vecchio assioma secondo cui le proprie risorse vanno difese e nascoste e la collaborazione induce comportamenti opportunistici, e invece si debba abbracciare una filosofia secondo cui la collaborazione di aziende a progetti apparentemente “community driven” lasci spazio a opportunità di monetizzazione molto ghiotte.

 

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