User Experience 2.0?

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Non posso farci nulla, il web 2.0 mi ha conquistato subito, dalla prima applicazione sociale (del.icio.us) che ho scoperto qualche anno fa, fino a diventare un vero mestiere un pò più recentemente. A rifletterci bene la grande novità del web 2.0 sono proprio loro, le persone, con la loro passione e la voglia di recitare un ruolo da protagonisti all’interno dei servizi web.

Persone? Anche la user experience fa esattamente questo! Disegna dei servizi portando gli utenti al centro e utilizzandoli come faro progettuale di un processo mirato a garantire un’esperienza d’uso piacevole, soddisfacente e specialmente il raggiungimento di obiettivi ben specifici.

Che rapporto c’è allora tra progettazione centrata sull’utente e web 2.0 o, volendo fare un passo in più, come si progetta la user experience del web 2.0? La domanda non è retorica, come sanno gli architetti dell’informazione che un bel giorno hanno scoperto la morte della propria disciplina o tutte le persone che sempre più fdi requente si trovano a pensare ambienti di community, social networking, sistemi di life streaming, wiki, blog, etc.

Nonostante l’assunto di base costituito dall’utente, in realtà il processo classico di user experience prevede una significativa quantità di lavoro finalizzato alla definizione del target, degli obiettivi di business, dei competitor, dei sistemi di navigazione, dei task, delle etichette, della struttura delle pagine e dei meccanismi di ricerca. Questo lavoro richiede settimane (o mesi a seconda del progetto) e da alcuni viene bollato com Big Design Up Front, in contrasto con l’approccio minimalistico, iterativo all’estremo ed in costante beta dei servizi web 2.0.

E non si tratta di fare filosofia, il web 2.0 porta alla ribalta un altro concetto finora poco affrontato nella progettazione, ovvero il design sociale. Già, due dei principi salienti del web 2.0 sono gli effetti network ed i meccanismi di emergenza. Il progettista non deve cioè limitarsi a progettare la macchina (l’esperienza individuale), ma sforzarsi di pensare all’autostrada (l’esperienza di gruppo o di massa) che abiliterà l’interazione tra grandi numeri di utenti facendo si che il risultato di insieme divenga sempre più utile quante più persone partecipano.

Alcune domande importanti sono allora:

  • come cambia la progettazione della user experience per applicazioni centrate sulla massa e non sul singolo?
  • come è possibile coinvolgere gli utenti per intercettare delle esigenze addirittura prima di lanciare il servizio (ma pensando ad utenti reali e non fittizi come le personas)?
  • le fasi e le attività canoniche di user experience sono ancora capaci di rispondere efficacemente alle esigenze del web 2.0?

A questo proposito, Alberto abbozzava tempo fa alcune interessanti idee mutuate dagli Elementi teorici per la progettazione dei Social Network di Gianandrea Giacoma e David Casali, citando anche lo stimolante intervento di Rashmi Sinha (a cui ho avuto la fortuna di assistere) per la chiusura dell’Information Archicture Summit dell’anno scorso: Fast, cheap and somewhat in control.

Il messaggio è chiaro: in alcuni casi (come la progettazione di Slideshare.net, a cui lo speech in gran parte si riferisce) possiamo buttare via la metodologia tradizionale e ragionare in modalità più 2.0:

  • L’alpha è la prima reazione
  • La beta è il sondaggio di mercato
  • Niente personaggi, parla con gli utenti
  • Lancia, poi rifinisci
  • Progetta sociale
  • Utilizza le shadow apps
  • Gli sviluppatori devono capire il design
  • Poco visual, tanta personalizzazione
  • Semplicità tecnica
  • Semplicità estrema di utilizzo

Le applicazioni web 2.0 sono ancora una minima parte di ciò che viene prodotto sul web e certamente siamo all’inizio per quanto riguarda gli impatti sulla user experience. La domanda che faccio a voi è però: il web 2.0 (o qualunque cosa venga dopo nella direzione degli utenti) spazzerà via la user experience tradizionale, la cambierà o semplicemente procederà su un binario separato?

Link: L’intervento di Rashmi e gli spunti di Alberto.

4 Comments

  1. Bella domanda? Speriamo di farci una idea domani al BarCamp :)

    La mia impressione è che siamo ancora sulla superficie della analisi e progettazione della user experience. Sia perché le interfacce sono ancora molto semplici, sia perché la “cultura di interazione” deve evolvere ulteriormente in diffusione e complessità. Ma credo siano già maturi i tempi per iniziare ad investire nello sviluppo di modelli e competenze più sofisticate, legate ad una visione dell’utente come sistema psicologico e sociale su più livelli. Non dimenticando i comportamenti collettivi intesi come sistemi complessi.

  2. Il Web 2.0 si è trasformato in uno strumento di marketing e comunicazione utilissimo per tantissime aziende. La progettazione di soluzioni che implicano il social networking sono sempre più richieste da chi ha ben chiara la potenzialità del web e vuole starci per business. Per questo motivo penso che tutto (anche in minima misura) adotterà lentamente l’approccio sociale del web 2.0 senza però dimenticarsi che la user experience è comunque legata al singolo utente. Studiando recentemente alcuni concetti di design della navigazione nel web e di come l’utente interagisce con la pagina o tutto il sito, mi sono proprio chiarito questo doppio impegno che dovranno avere i nascenti progetti web: solo una user experience con i fiocchi da vita a un social network vincente e di cui si parlerà in futuro… il resto si perderà nella rete.

  3. Grazie per i commenti. Io sono personalmente convinto che la user experience debba cambiare insieme al cambiamento del mercato. Le direzioni sono almeno due: approcci più agili, smart e capaci di rispondere con bassi costi ai processi iterativi e le perpetual beta tipici del web 2.0. L’altra direzione è la progettazione sociale che introduce problemi finora ignorati dalla user experience classica. Quindi non più solamente una ux legata al singolo utente, ma anche una ux legata al gruppo ed alla folla. Sfide indubbiamente interessanti!

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