Psicologia e internet: storie di amore, storie di odio

post di piero

Dopo tanto tempo la psicologia (almeno nella sua veste informale) ha deciso di riporre le armi e ha iniziato a guardare ad internet con maggiore attenzione e, in alcuni casi, con un pizzico di fiducia.

Un piccolo esempio di questo cambiamento è osservabile nei test di usabilità, dove la figura dello psicologo assume un ruolo chiave. Così come non possiamo studiare il comportamento umano nel presente scollegato dalle nuove tecnologie, così non possiamo studiare la rete senza mettere al centro l’utente e quindi la persona. Notiamo quindi che questo cambiamento è bi-direzionale anche se lo sdoganamento di internet procede molto a rilento specie per quanto riguarda la psicologia ufficiale.

Nella formazione per esempio siamo ancora all’anno zero: uno studente di psicologia che voglia iniziare a studiare le nuove tecnologie ha come strada semi obbligata l’affidarsi ad un professore interessato in questi argomenti che lo accompagni in un percorso di formazione; infatti l’offerta formativa così come i testi sull’argomento (in Italia) è minima e l’affidarsi alla letteratura americana è un passaggio obbligato.

Ma allora perché iniziare?! Perché la psicologia si basa sulle modificazioni della società, è ciò che la rende viva; entrare nel web ci permette di ritrovare in questo mare magnum un centro in cui porre l’utente; un utente attivo che si muovi e modifichi il web, una rivoluzione simile a quella avuta a fine ‘800 con la nascita della psicologia sperimentale (Wundt, Lipsia 1979); prendere parte a questa evoluzione è compito fondamentale di chi intende la psicologia come scienza in divenire e non data ab eterno di chi ha voglia di rimettere in corsa un web a misura d’uomo; obiettivo questo imprescindibile senza l’aiuto di chi proprio l’uomo studia.

E allora iniziamo: l’ usabilità è uno dei campi in cui il know how di cui disponiamo può essere sfruttato in maniera corretta; da anni adattiamo i test eseguiti per la popolazione americana o inglese a quella italiana; radicare nel nostro paese questo tipo di lavori ci permetterà di aprire il web anche a quelle frange di popolazione al momento escluse dall’uso del web, non per il digital divide ma proprio perché internet non parla la loro lingua; credo quindi che contestualizzare il web nella nostra cultura sia una sfida decisamente interessante per ogni psicologo; ovviamente per ogni psicologo che sappia mettersi in gioco e abbia voglia di confrontarsi con una realtà nuova…ovviamente ciò fa paura e il fallimento è dietro l’angolo ma siamo psicologi e gli strumenti per superarla…bè, dovremmo averli!

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