No, non lo voglio progettare!

miss.jpg

L’altra sera, leggendo i miei feeds arretrati, mi sono soffermata sulla questione posta da Luca nel suo ultimo post, “Il coraggio di utilizzare i propri progetti”. Ci ho riflettuto intensamente e sono giunta alla conclusione, per me imprescindibile, che non è indispensabile utilizzare sempre e comunque il proprio progetto ma, capire fino a che punto sono disposta a ideare qualcosa contrario ai miei principi.

Quando progetto un sito o un’applicazione web mi pongo, come tutti, molteplici domande per comprendere al meglio la problematica sottopostami e come il mio intervento possa dargli una soluzione. Una volta compreso il tutto, inizio a relazionarmi con il prodotto. Se l’oggetto di studio è in sintonia con i miei interessi e pensieri, sarà per me più facile idearlo, dal momento che sono più sensibile ed affine alla tematica. Capita di dover progettare qualcosa che probabilmente non userò mai, ma ciò non significa che non possa dare comunque un buon contributo.

Cosa potrebbe succedere se dovesse capitarmi tra le mani un progetto come quello di Miss Bimbo, che è contrario ai miei principi, e fossi obbligata dal capo a portarlo a termine? Si è parlato molto di questo videogioco, e scandalo a parte, penso alla mia di etica e mi chiedo fino a che punto sarei disposta ad andare.

Mi opporrei e ne parlerei con il capo? Lo eseguirei lo stesso? Oppure saboterei il progetto?

Appurato che oggigiorno il web ha perso il controllo, penso sia indispensabile sensibilizzare le future generazione sulla rilevanza di dotarsi d’un codice di comportamento che sottolinei la giusta importanza dei veri valori della vita.

Voi cosa fareste?

5 Comments

  1. Bella domanda.
    Esendo programmatore non posso proprio dire di avere dei principi, comunque se mi dovesse capitare penso che ne parlerei con il capo, per vedere se si possono trovare dei compromessi.

    Penso che queste decisioni devvano essere prese sul momento.
    In alcune occasioni anche se quello che devi fare va contro ai tuoi principi, non puoi tirarti indietro per questioni di soldi o d’immagine.

    Sabotare un lavoro? Non credo che mandare tutto a rotoli sia la suluzione.

  2. Io sono un interaction designer, ma prima di tutto come persona ho un’etica.

    Tempo fa mi è capitato di valutare un progetto di monitoraggio dei dipendenti. Brevemente si trattava di dotare i dipendenti di RFID per controllare gli orari di ingresso e di uscita. Ma nulla in seguito avrebbe vietato di controllare gli orari di pausa o la posizione stessa dei dipendenti, in generale i singoli comportamenti non avrebbero avuto più riservatezza.

    Nell’occasione mi sono rifiutato di lavorare su un progetto del genere – Stephen King aveva scritto qualcosa di simile ma nell’ambito della vita carceraria – e mi è stato comunque risposto che non l’avrebbero utilizzato su di me.

  3. Ciao Dafne,

    interessante quello che segnali. Etica professionale?
    Personalmente direi proprio di si. Anche se coperto di soldi, non lavorerei per una società petrolifera o che produce armi, etc. Nestlè, e altre che antepongono i profitti a qualunque altra considerazione di carattere etica o ecologica, che non sono sensibili a temi come la salute, l’inquinamento e i diritti dell’uomo (vedi gli schiavi nei paesi dove producono cacao o banane…per noi).
    Questa è la teoria, poi la realtà è che lavoro nel settore finanziario, quindi …

    Nel caso specifico, personalmente sono convinto che Miss Bimbo non meriti molte considerazioni etiche. Può non piacere, ma lascio usare questi servizi a chi è interessato (giovani o meno che siano). Anche perché non credo che essi possano produrre traumi permanenti. Ci sono mali peggiori, molto peggiori, come guerra, prostituzione, lavoro infantile, sfruttamento minorile, schiavitù moderne… contro cui vale maggiormente la pena di investire le nostre energie psico-professionali.

    Un caro saluto e complimenti per la trasmissione ;-)

    pino

  4. E’ necessario avere dei principi, ma è anche necessario essere concreti al momento giusto.

    Non posso fare a meno di pensare alle tante lotte proletarie fatte dai miei vecchi colleghi di università che poi avevano sempre più soldi di me e che, quindi, proletari non erano.
    L’etica e l’ideologia sono, come tutti i valori (e tutta la tecnologia), da calare nella realtà spicciola.

    Nel caso specifico..uno sviluppatore, grafico, account che invoca questa libertà e questa etica, sarebbe disposto a rimanere senza lavoro per una scelta del genere? Se vi mettessero davanti a una scelta di questo tipo, oh giovani combattenti del bene, lottereste davvero?!

    Non voglio essere provocatorio o sfottente, solo che a volte penso che gli ideali sono descritti dagli intellettuali mentre poi a seguirli devono essere sempre le persone umili, perché i geniacci, una giustificazione la trovano sempre.

    :-)

  5. Ti rigiro il discorso con un nuovo progetto web 2.0 lanciato alla fiera del libro di Bologna http://www.mypage.it/ un sito web per i bambini dai 5 anni in su…

    Keywords prese dai meta: bambino, bambini, colorare, curiosità, download, kidget, disegni, educativi, game, genitori, giochi, letture, libri, natura, sport, video, web, 2.0

    Perchè dai 5 anni? qui “Piego” con la sua analisti psicologica potrebbe darci una mano…perchè iniziano le elementari? perchè il cervello matura e percepisce + informazioni?
    Come hai detto tu il web è una bolgia anzi un safari…e il nome che ha dato apple è proprio azzeccato…ora però bisgna costruire le strade bisogna mettere gli argini…la costruzione di un sito come questo è proprio un esempio… anche se per me a quell’età è sempre meglio leggere un libro :-)

    Inoltre c’è sempre il discorso “pensare” e “fare”.
    Verrebbe fatta un’ulteriore analisi del progetto e questo potrebbe (anche) aiutare la realizzazione finale perchè qualsiasi critica deve essere ben accetta anche se fastidiosa…il tutto poi dipende in che ordine sei posizionato all’interno della progettazione…e non ti dimentichiamo i soldi :|

Submit a comment