L’istinto del designer

Eccomi qui, invasore occulto di queste pagine che in genere lascio in mano a coloro che con me vivono e arricchiscono questa esperienza che è Sketchin per portare una riflessione che ho maturato negli ultimi tempi e che non ho ancora completamente condiviso con nessuno.
Ciò che ho maturato è un idea nata dall’esperienza di vita dell’essere designer e di esercitarlo giorno dopo giorno da oramai più di 10 anni (fate 20 se aggiungete gli anni trascorsi ad imparare le basi con il LEGO) e su cui sento oggi il bisogno di condividerla per iniziare una discussione in merito.
Tutto parte da due domande che chiunque progetti si è posto almeno una volta nella sua vita professionale
- Che cos’è l’esperienza d’uso?
- Che cosa vuole dire essere un progettista?
Non mi arrogo l’impudenza di avere una risposta ma sulla prima domanda ad oggi ho maturato l’opinione che la nostra vita è un esperienza unica fatta di tante piccole esperienze d’uso armonizzate con essa. Esperienze che vanno ad impattare sull’esperienza del vivere (guardate l’impatto dell’iPod sulla vita sociale occidentale) e che se trovano un’armonia con la vita di una persona (che probabilmente sceglierà il prodotto) l’aiutano, l’accompagnano, l’intrattengono, l’emozionano, la distraggono, …
Se questa è l’esperienza d’uso la risposta alla seconda domanda è in teoria semplice nel suo assunto: un progettista è colui che progetta l’armonia tra un prodotto/servizio ed un essere umano con l’idea di fargli vivere un esperienza che lasci un segno, anche minimo, nella sua vita.
Portato nella realtà quotidiana quello che vedo nel team di Sketchin è che i designer talentuosi sono professionisti che, consapevoli di un’obiettivo e dopo aver maturato una percezione della complessità data, si concentrano nel progettare un’aspetto d’uso di un prodotto seguendo un percorso progettuale stabilito.
Si parla dunque di specialisti, metodi e processi che di fatto garantiscono al massimo il rischio di incappare in errori progettuali poichè esplorando singoli aspetti del progetto catturano e risolvono la maggior parte dei bisogni dell’utente.
Il punto è se questo basta a creare esperienze d’uso GRANDIOSE?
Faccio un passo indietro in questa mia contorto ragionamento per giungere al dunque e lo faccio attraverso un aneddoto. Negli ultimi mesi più volte Alice a metà di un progetto si è sentita castrare da me diverse idee correttamente sviluppate attraverso un processo creativo e giustificate perchè io non le ritenevo soddisfacenti. L’affermazione che ne è derivata è “Tanto Luca (non si sa bene come) sa già come dovrà venire fuori il progetto” che di fatto prendeva così una direzione da me stabilita ma che poi sembrava realmente adattarsi all’esperienza desiderata dagli utenti.
Questo aneddoto è di fatto un paradosso in un approccio centrato sugli utenti perchè porta ad affermare che nonostante svariati indicatori dati dagli utenti che dovrebbero portare al successo un’intervento impositivo dall’alto alla fine porta comunque allo stesso. Tale paradosso secondo me è alla fonte della domanda su chi è un designer perchè la porta sul tema dell’evoluzione del designer.
La maggior parte dei designer partono progettando praticamente l’intera esperienza utente di un prodotto/servizio e non dando una particolare attenzione agli utenti. In seguito evolvono in una forma più specialistica e collaborativa che di fatto porta un contributo ad un progetto più grande ma ne limita il raggio d’azione.
Vi è però una terza fase che sopraggiunge, una fase ove di fatto il designer ottenuta padronanza ed esperienza della tecnica ricomincia ad allargare i suoi orizzonti ed i suoi interessi verso le altre discipline ma soprattutto inizia a sviluppare a livello inconscio alcuni principi e valori che nel profondo vanno a formare qualcosa di nuovo.
Questa “novità” inconscia a mio vedere è una sorta di istinto che in uno stato di maturità irraggiungibile lo guida nelle sue scelte progettuali volte unicamente ad uno scopo: creare prodotti e servizi dall’esperienza d’uso grandiosa!
Personalmente penso di essere all’inizio di questa fase della mia vita che a volte mi porta a collimare con dei ruoli specializzati ma che nello stesso tempo me ne fa apprezzare profondamente i differenti punti di vista personali/acquisiti dagli utenti, modelli mentali e stereotipi portandomi così ad una continua ricerca di equilibrio.
Tra l’altro questo stato fa emergere pensieri che mi portano a ad attribuire al ruolo del designer misti di interessi, principi e valori come arte, fede, credo, etica, onore, sfida, devozione, umiltà, fervore.
È molto difficile per me esprimere in modo chiaro l’idea che ho cercato di riportare in questa pagina ma spero di essere riuscito a farla trasparire… o forse a 25 anni questa è solo una visione un po’ romantica del mio ruolo
Caro Luca,
una cosa è FARE ed una cosa è ESSERE. Quel che fai può essere il designer, ma è quel che SEI che fa ti te un ottimo designer. C’è un sacco di gente che conosce tutti i modi di lavorare con gli utenti, comprende l’ergonomia, conosce l’usabilità, i metodi, i processi, etc eppure questo non trasforma d’incanto tutti in ottimi designers.
Serve qualcosa di più, serve ESSERE un designer. Serve quell’intuzione, quella sensibilità, quella vision che non sempre puoi apprendere dagli utenti, dalle regole o dai processi.
Personalmente adoro l’approccio UCD e -ritengo- di conoscere molto di ciò che serve per progettare una buona interfaccia/esperienza, ma questo non mi servirebbe a molto se dovessi progettare un prodotto davvero innovativo. Gli utenti e l’esperienza può essere sufficiente per produrre qualcosa all’altezza delle best practice, ma per superarle -per usare le tue parole “prodotti e servizi dall’esperienza d’uso grandiosa!”- sempre dare di più.
Giorno per giorno.
Passione.
Secondo me si distingue a pelle quando qualcuno fa qualcosa con passione, oppure sta semplicemente applicando una serie di regole e nozioni.
la parte di te che metti in ogni cosa le da una linfa che la distingue
Beh le cose che dici sono molto interessanti.
Io mi sto specializzando in design dei sistemi,
,continua cosi..ciao
il design dei sistemi è proprio quello di cui parlavi,non progettare più oggetti,funzioni..ma progettare esperienze d’uso,servizi..comportamenti..progettare appunto sistemi,
cosa tanto difficile da spiegare quanto da fare,ma sono solo all’inizio di questo percorso,staremo a vedere cosa ne esce
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