Il lusso, il design e il perché non è necessario che la pelliccia di ermellino venga utilizzata per rifinire una sedia.

vuitton

Il lusso è la manifestazione della ricchezza incivile che vuole impressionare chi è rimasto povero.
E’ la manifestazione dell’importanza che viene data all’esteriorità e rivela la mancanza di interesse per tutto ciò che è elevazione culturale.
E’ il trionfo dell’apparenza sulla sostanza.
Il lusso è una necessità per tanta gente che vuole avere una sensazione di dominio sugli altri. Ma gli altri, se sono persone civili, sanno che il lusso è finzione, se sono persone ignoranti ammireranno e magari invidieranno chi vive nel lusso.
Ma a chi interessa l’ammirazione degli ignoranti?
Forse agli stupidi.
Infatti il lusso è una manifestazione di stupidità.
Per esempio: a che cosa servono i rubinetti d’oro?
Se da quei rubinetti d’oro esce un’acqua inquinata non è più intelligente, con la stessa spesa, mettere un depuratore d’acqua e tenere i rubinetti normali?
Il lusso è quindi l’uso sbagliato di materiali costosi che non migliora le funzioni. Quindi è una stupidaggine.
Naturalmente il lusso è legato all’arroganza e al dominio sugli altri.
E’ legato ad un falso senso di autorità.
In antico l’autorità era lo stregone che aveva abbellimenti e oggetti che lui solo poteva avere.
I re e i potenti erano vestiti con costosissimi tessuti e pellicce.
Più il popolo era tenuto nell’ignoranza e più l’autorità si mostrava paludata di ricchezze.
E ancora oggi in molte nazioni si verificano queste manifestazioni di apparenze miracolose.
Contemporaneamente però nella gente sana si fa strada la conoscenza della realtà delle cose e non dell’apparenza.
Il modello non è più il lusso e la ricchezza non è più tanto l’avere quanto l’essere (per dirla con Erich Fromm).
Man mano che l’analfabetismo diminuisce l’autorità apparente cade e al posto dell’autorità imposta si considera l’autorità riconosciuta.
Un cretino seduto su un grande trono poteva forse suggestionare in un tempo passato ma oggi, e soprattutto domani, si spera che non sia più così.
Spariranno i troni e le poltrone di lusso per i dirigenti imposti, gli arredi speciali per i capi, le cattedre di lusso alzate su pedane di mogano, i paludamenti, i gradi, e tutto ciò che serviva per suggestionare.
Insomma, voglio dire che il lusso non è un problema di design.

Il lusso – Bruno Munari: Da cosa nasce cosa, 1981 (danke K.)

Il lusso non ha niente a che vedere con la progettazione orientata alla funzione, non ha niente a che vedere con la produzione di serie, il lusso spesso non ha niente a che vedere con la semplicità, il lusso non ha niente a che vedere con il portare l’estetica e la funzionalità nella casa di tutti, il lusso non ha proprio niente a che vedere con il “tutti”. Il lusso è per pochi.
Il design industriale è nato per  la massa, per il popolo, per l’industria, per lo standard.  Il designer dovrebbe risolvere problemi, che vanno dai costi alla manutenibilità, dall’immediato utilizzo all’estetica appagante, etc… e non concentrarsi sulla “Limited edition”.

Si ma tutti vogliono oggetti di lusso, tutti voglio oggetti di “design”. Ed ecco che si apre l’eterna diatriba, l’infinito punto interrogativo sulla testa di tutti, la parentesi aperta e mai chiusa. Design? Cos’è il design? Chi definisce cos’è? L’industria, i progettisti, gli “stilisti”, il mercato? Chi?
Ne sono state milioni di definizioni, tutte per chi lavora nella progettazione. E mentre le varie fazioni di designer a mo’ di guelfi/ghibellini scrivono, discutono, dibattono, tutto il resto del mondo associa design a “cool”, al “bello”. Poi “bello”, parliamo del soggettivamente bello o del bello inteso alla maniera di Munari e quindi giusto?

Per quanto mi riguarda ritengo che il packaging dello Svelto abbia un livello di design più alto di quello dell’i-phone (naturalmente parliamo di design del prodotto): impugnature, materiali, comunicazione, ergonomia, affordance, sono sicuramente ottimizzati rispetto a quelli del celeberrimo gadget che tutti avrebbero voluto trovare sotto l’albero di Natale.
Invece di associare design ad innovazione, nell’immaginario comune è associato a moda. Forse è evoluto il concetto di design? O involuto? Forse i puristi radicali non hanno vita semplice? Forse il mercato la fa da padrone come al solito? Tutti usano lo Svelto ma tutti vogliono l’I-phone … farà parte della filosofia gli uomini preferiscono le bionde ma sposano le more? C’è stata una mutazione oppure nessuno c’ha mai capito niente?

Ma l’agognato lusso o il falso lusso ostentato ormai sono ovunque, naturalmente giustificano premium prize spropositati e aberrazioni ecologico-economiche. Forse la vita è così satura di artefatti che non si riesce più a pensare a niente se non a quello che non si può avere.
Alle volte vien da pensare che per la bellezza si possa rinunciare a tutto il resto, ma è proprio così?

Proprio in queste settimane ho comprato il nuovo shuffle, e lo ammetto si solo perché mi piaceva, ma proprio da impazzire. L’amore rende ciechi e così non mi sono stata a porre troppe domande. Dopo ormai un paio di mesi penso ancora che sia adorabile… ma la frustrazione dell’utilizzo unita all’idea che nel momento che si romperanno le cuffiette non potrò più utilizzarlo a patto di acquistarne di identiche iniziano a farmi pentire dell’acquisto fatto.

Mi chiedo ma come hanno potuto fare una cosa del genere, parliamo di uno dei prodotti più utilizzati, progettati e venduti al mondo. Perché sacrificare completamente la funzione alla forma? Anche se si tratta di un gadget non trovo sia giusto, però intanto l’ho comprato e lo sto usando, anche in questo istante. Però se non altro è alla portata di tutti. Ci sono prodotti che non lo sono, prodotti che sono mero status simbol. La cosa triste è che anche prodotti una volta progettati con intenti sociali divengono oggi: oggetti di design. Vendere i pre-libri a 200$ non è forse un furto bello e buono?
Negli anni ’60-’70 c’era chi “lottava” per il design industriale sociale adesso c’è chi lo fa per il design sostenibile… ma forse sono stati sempre troppo pochi, o forse non li si è saputi (e non li si sa) ascoltare.

Mi pongo questiti e spesso non riesco a darmi risposte. Arrendersi o lottare?


4 Comments

  1. Lavorando nel Lusso, posso dirti che molti punti sono esatti. Anche se devo dire che questa parola è stata utilizzata troppo ed in malo modo, facendone perdere il vero significato così uccidendola.
    Lusso non vuol dire sempre scomodità o pagare qualcosa solo perche pochi lo possano utilizzare, in modo tale da poter raggiungere uno status.

    Lusso vuol dire ottenere un servizio totale e di elevatissima qualità, in ogni dettaglio. Ovviamente questa ricerca ed erogazione ha un costo che non tutti possono affrontare.

  2. “ma oggi, e soprattutto domani, si spera che non sia più così”
    … 28 anni dopo non mi sembra che sia cambiato molto…

    quindi:

    LOTTARE!

    >:D

  3. sulla fenomenologia del Lusso come Immaginario collettivo ormai si sono dilungati almeno due generazioni di filosofi – l’immaginario italiano, scolpito sugli archetipi del tronista e della velina, cerca conferme nel conformismo “semmo bburini” – come dice Betty Moore.
    per cui, se Briatore Bburino Zero c’ha l’ombrello di alligatore, il bburino di massa deve avercelo Burberry, magari taroccato a Prato da cinesi clandestini e schivizzati.
    L’esibizione incivile e sgrammaticata della propria povertà morale e del proprio Vuoto Cosmico è quanto di più spassoso possa trovare un vero dandy (qualora esistessero ancora)

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