Evoluzioni estive tra dati quantitativi e Google experience

Riflessioni estive sui concetti di design evolutivo – l’approccio di Google al cambiamento dei suoi prodotti e alcuni dati quantitativi per stimare la correlazione tra esperienza d’uso e successo di un prodotto.

In questi giorni stanno aumentando, per caso o per fortuna, le situazioni in cui si sente parlare di evoluzione nel design, tanto da pensare che il concetto sia in quest’aria di inizio estate.

A Sketchin, poi, siamo particolarmente sensibili al tema visto che da circa un anno stiamo testando EVO, un processo di progettazione per creare prodotti e servizi digitali che si focalizza sull’evoluzione dell’esperienza d’uso dopo il rilascio e punta a migliorare nel tempo il prodotto a cui si applica.

Anche la rilfessione sul metodo continua e si arricchisce ad ogni progetto sui cui ci sperimentiamo. Inoltre cerchiamo scoprire chi adotta approccia simili al nostro per notare come e in che modo differiscono e quali sono i punti di forza

Siamo stati contenti di notare come anche Google condivida la nostra stessa preoccupazione e adotti, nei fatti, lo stesso principio che pervade l’ultima fase di EVO. Negli anni, Google ha abbandonato gli interventi di massiccio redesign in favore di continui aggiustamenti successivi basati sulla valutazione dell’esperienza d’uso da parte degli utenti.

In particolare, invece di progettare in modo settoriale, Google ha scelto di affrontare tutto lo sviluppo dei suoi prodotti e servizi in modo coordinato, trasversale e coeso, arrivando a coniare il termine “google experience” per definire l’esperienza che un utente fa di tutti i prodotti e i servizi di google.

Siamo convinti che parte del successo, anche dal punto di vista del ritorno economico, di Google derivi proprio da questa capacità di avere scelto un approccio integrato su tutti i prodotti.

Il ritorno di investimento rappresenta un altro dei nostri argomenti di riflessione favoriti: crediamo che una progettazione efficace e fondata su una misurazione seria dei risultati non possa che tradursi in un vantaggio competitivo.

Ma, nel momento in cui abbiamo iniziato a riflettere sul tema, ci siamo resi conto di quanto scarsi fossero i dati utili per stimare la correlazione tra il miglioramento dell’esperienza d’uso di un prodotto o di un servizio digitale e l’aumento del ROI. Davvero la mancanza di studi circostanziati era desolante, tanto da farci pensare di cominciare noi stessi una survey, ragione per cui accogliamo sempre con urla di giubilo ogni dato, come ci è successo con questo studio: “Reducing Customer Struggle Report” pubblicato da Econsultancy in associazione con Tealeaf.

Una survey condotta su 500 professionisti impiegati in compagnie di e-commerce e e-business ha lo scopo di misurare come e in che misura le aziende considerano la user experience come parte integrante del processo di business da cui ricaviamo molti dati interessanti e ritroviamo alcuni spunti a noi tanto cari come, ad esempio, la consapevolezza diffusa (76%) che sia attraverso l’utilizzo che si scoprono i problemi e si può migliorare il prodotto o il servizio anche se gran parte del campione (56%) non si strutturato in modo da poterli correggere, una volta individuati.

In questi giorni ci staimo passando il paper e ne parliamo, ma sembriamo quei vecchietti che si mettono a parlare sotto la pergola di vite alla cooperativa nei pomeriggi d’estate: finisce che ci diciamo sempre le stesse cose. Che ne pensate voi?

  1. Sofia says:

    Luca, ma sinceramente, abbiamo mai progettato in modo diverso da questo? Con altri termini e definizioni lo diceva già Mc Govern attorno al 2000 (iterative design)… Può essere una novità se lo fa l’IBM o qualche altra mastodontica realtà…

    • Luca Mascaro says:

      Sofia è verissimo che la base di tutto il processo si può ricondurre ad approcci già esistenti ma ci sono almeno due elementi di novità che non erano ancora adottati organicamente: il monitoraggio strutturato e la strutturazione del progetto fin dall’inizio con un rilascio rapido ma con un evoluzione in tempi medio-lunghi per impostare fin da subito l’idea che il prodotto si faccia poi seguendo il mercato (il che riprende molto le metodologie Lean)