gli avatar sul lettino di Freud
Secondo gli scienziati (o almeno la maggior parte) siamo una specie in evoluzione e questo ovviamente vale nell’utilizzo dei mezzi di tutti i giorni e quindi vale anche nell’utilizzo di internet. Non voglio qui disquisire di come è cambiato l’utilizzo di internet negli ultimi 10 anni anche perchè osservare un fenomeno dall’interno spesso e volentieri causa macroscopici errori di prospettiva… Non credo inoltre si possa ridurre internet ad un unico mezzo, è più un insieme di tecnologie che a loro volta creano svariati mezzi (le mail, l’home banking, le chat, l’informazione, gli ebook ecc…). Possiamo però osservare e commentare aspetti particolari della galassia internet; un aspetto che mi incuriosisce molto è infatti comprendere (o almeno osservare) come è cambiato l’ingresso nella rete.
Quando ho iniziato questo lavoro una cosa su tutte mi è balzata subito agli occhi: il contatto con la blogosfera. Mai prima di allora mi era capitato di osservare delle identità reali nella virtualità, mi spiego: fino ad allora i miei contatti con gli altri internauti si basavano sulle community (tra l’altro devo ammettere mai amate!) nelle quali l’interazione era tra l’avatar di Piero ( che poteva chiamarsi in mille modi) e l’avatar dell’ Altro. Ricordo che si partiva con la fantasia quando ci si doveva descrivere e scegliere la foto da inserire (la maggior parte dei ragazzi erano vichinghi alti due metri e le ragazze tutte pin-up da calendario). Le foto poi ovviamente erano le più disparate ed era praticamente impossibile, anche con un intenso scambio di mail e/o chattate, capire letteralmente con chi stavi interagendo. Questo universo veniva visto ancora come qualcosa da cui diffidare ed era meglio non spiegare troppo di sé. Credo però che ci fosse anche un altra causa: era l’inizio di un mondo virtuale e per la maggior parte di noi era la possibilità di ripartire da zero, di crearsi una identità nuova e non per forza fedele alla realtà.
L’unione di queste due motivazioni ha contribuito a creare un universo parallelo in cui farsi ri-conoscere. Con il passare del tempo le cose sono cambiate: l’essere riconosciuti in rete è vista come cosa positiva e i profili che mi capita di incontrare nel mio lavoro rispecchiano sempre più una similarità con la realtà. Perchè tutto questo discorso? Perchè mi piacerebbe capire fino a che punto ora un avatar rispecchia la persona che cela. Già la parola persona viene dal greco e vuol dire “maschera” perchè una persona è tale nella società, nelle relazioni con gli altri. L’avatar a sua volta si può definire una persona? E’ possibile capire da una foto qualcosa di chi cela? Credo sia interessante provare a comprendere questo perchè penso sia un termometro efficacissimo per capire se la fiducia in internet sta aumentando e in che modo. Sarebbe interessante studiare questo item nei diversi ambiti di internet e capire dove è più facile (conveniente?) nascondersi e dove invece si racconta un pò di più di se stessi.
Caro piero,
ti dirò a me i tuoi post piacciono molto. Una piccola nota… la foto che hai inserito ha un commento carino che suona benissimo (hai fatto apposta?) come risposta alle tue disquisizioni e dice proprio così: “meglio l’altra” (identità?!).
…cosa avrà voluto dire?
Beh per alcuni la proieizione dell’avatar può sembrare una difesa, copertura o maschera, mentre per altri è narcisismo, timidezza, moda o une dei tanti meccanismi di sublimazione.
Tuttavia interpretando rozzamente il successo dei social network, immagino che l’epoca degli avatar sia un po’ decaduta, sostituita da un egocentrismo pluremiadiale di spaventose dimensioni.
Dalle foto, ai video e l’audio non sembra più esserci pudicità fino a volte, alla mera incoscienza.
Di contrappasso mentre Piego parla di avatar, io rilancio di esibizionismo, sfrenato e incontrollato, che noi (comunicatori web) dobbiamo controllare o perlomeno affrontare con un po’ di responsabilità.
Questo video è lampante e disarmante..soprattutto se penso che ho due sorelle.
Non dimentichiamo che parte del web (e dei suoi navigatori) si regge sulla pornografia, e pensare che la comunicazione possa esserne completamente scevra è quantomeno ingenuo. Sta a noi misurare e gestire le pulsioni. Non dico che si debba tornare ad essere tutti freudiani, ma quantomeno realistici; come dicono i saggi “sposta più un pelo di [...]“.
Giusto per darvi la botta finale, ecco l’iniziativa di Libero video che raschia il fondo del nuovo web.
http://tivoglioconoscere.libero.it/
No comment
Ciao Piero,
chissà cosa ne avrebbe pensato Freud di questo post
Personalmente trovo l’analisi delle dimiche legate alla costruzione di un’identità online molto interessante, soprattutto quando frequentando forum, blog e community si riescono a cogliere alcuni segnali deboli che ci aiutano a prevedere i comportamenti di chi ci sta “di fronte”.
Un altro aspetto importante legato alla riconoscibilità (e al suo opposto) è la scelta del proprio nome online: mentre è evidente che gli avatar in alcune comunità si stanno avvicinando ad una rappresentazione fedele della realtà, per quanto riguarda i nick non è detto che il fenomeno si ripeta esattamente allo stesso modo. Tu che ne pensi?
Daniela.
@Elena: la scelta della foto è stata casuale (e non si sa quanti rimproveri mi sono attirato qui in ufficio!) e di conseguenza anche il commento…ma dato che si parla di Freud e psicologia non possiamo certo affermare che è stato un caso e mi risulta molto più facile dare la colpa al caro vecchio inconscio!
@Daniela: …spero che Frued avesse un ottimo senso dell’umorismo! Credo anch’io che siano maturi i tempi per lo studio di queste dinamiche, stando sempre attenti a non dare giudizi ma, almeno in questa fase, cercare di registrare i comportamenti degli utenti nell’approccio all’online.
Riguardo il discorso dei nick non sono convinto che possano essere più di tanto utili nel comprendere l’atteggiamento degli utenti perchè soffrono troppo delle “storture” delle registrazioni; pensa a “nick già in uso”, “nick troppo corto o troppo lungo”….