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5 idee per il business che cambia

Un commento alla ricerca condotta da Wolff Ollins sui comportamenti che stanno trasformando il futuro del business.

Calvino scrisse le “Lezioni americane: sei proposte per il prossimo millennio“, di fatto la morte lo colse mentre stava scrivendo l’ultima e le idee messe nero su bianco sono state soltanto cinque.

Senza arrivare così lontano come le Norton Lectures di Calvino, la ricerca condotta da Wolff Ollins  “Game changers – Five Behaviours that are shaping the future of business” sembra incarnare lo spirito che aveva mosso la stesura delle lezioni: “appunti per orientarsi nelle trasformazioni che appaiono davanti ai miei occhi”, usando le parole dello stesso Calvino.

La ricerca – condotta su 500 imprese in 9 paesi diversi – fornisce, con abbondanza di esempi pratici e con la presentazioni di alcuni casi di successo, interessanti spunti di riflessione sui nuovi valori che ispirano il mercato e determinano il successo di un’impresa. Queste considerazioni sono vere per i mercati in generale, tanto più per quelli digitali che, più di altri, sono sensibili alle trasformazioni, anche quelle culturali o legate ai comportamenti dei consumatori.

Le riflessioni presentate nella ricerca, sono coerenti con alcune suggestioni su cui a Sketchin stiamo riflettendo  da qualche anno a questa parte e che, in parte, abbiamo formalizzato attraverso evo. Dei cinque comportamenti esaminati, sono tre in particolare quelli che trovano ampia risonanza con le nostre riflessioni:

1. l’attenzione all’utilità. Su questo punto niente da dire: campiamo di User Experience. Però è interessante notare come si stia diffondendo la consapevolezza che mettere al centro del proprio lavoro le persone, i loro bisogni e le loro aspettative alla lunga sia un’operazione vincente, sia in termini economici, che di prestigio del proprio brand. Soprattutto se questa attenzione non si traduce in un appiattimento verso il basso, ma punta a realizzare prodotti ed esperienze digitali utili, interessanti e piacevoli.
Potrebbe sembrare un paradosso, ma scommettere sulle persone si traduce nella realizzazione di prodotti di qualità.

2. l’importanza della continua sperimentazione. Le cose non sono eterne, le idee ancor meno, almeno la maggior parte di esse. Le cose e le opinioni cambiano al variare delle situazioni, delle condizioni, anche i prodotti pensati per loro dopo un po’ di tempo invecchieranno  e non saranno più adeguati. Meglio e più sensato mettersi nell’ottica di dover cambiare, trasformare, modificare in base alle trasformazioni del contesto. Questo vuole anche dire occuparsi del destino dei propri prodotti o, in altre parole, pensare ad operazioni di verifica e monitoraggio.

3. il valore di un approccio collaborativo. Mettere al centro i propri utenti e mettere in discussione le proprie idee fino a cambiare i propri prodotti vanno a braccetto con l’idea di abbandonare un approccio ferocemente competitivo a favore di uno collaborativo. Insomma nessuno è dio (e se ve lo chiedono – qualunque cosa vi suggeriscano i Ghostbusters – dite di no) e nessuno ha la verità in tasca. Quindi crediamo abbia molto più valore lavorare insieme ai propri clienti e insieme ai propri clienti.

Certo, le considerazioni contenute nella ricerca non sono oro colato, possono applicarsi in modo differente da settore a settore. Siamo anche abbastanza onesti da dire che ci sono piaciute perché erano in linea con concetti che già ci piacevano. Tuttavia, crediamo che in un momento complicato come questo, in cui i vecchi paradigmi sembrano perdere la propria capacità di spiegare o guidare le trasformazioni, una riflessione a partire da queste sollecitazioni non guasti…

E quindi? che cosa ne pensate?

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