Sketchin @Frontiers of interaction IV

Sketchin[at]Frontiers of interaction IV

Si parte di buon ora, pulmino da nove preso a noleggio per la situazione. Tutto il team di Sketchin (+o-2: Antonio, Diego ed Elisa ) messo a lucido è pronto per partecipare a Frontiers of Interaction IV.

Dopo il viaggio passato a sonnecchiare, cantare a squarcia gola e parlare del più e del meno (come in una vera gita) ci aspetta un’adeguata lotta per il parcheggio, d’altronde con il nostro bestione non è che potevamo pensare di aver vita facile. Tutto alla fine si risolve nel migliore dei modi. Parcheggio gratuito e nemmeno troppo distante.

Arrivati a conferenza appena iniziata, ci sediamo pressappoco in silenzio, pronti ad ascoltare tutti gli interventi, a cogliere spunti interessanti, a fare il tifo per Luca (che parlerà nel pomeriggio) e per Alberto (che con il suo “Spazzino” è deciso a conquistare le folle :Pn.d.Ali ).

Il primo speech che riusciamo ad ascoltare dall’inizio alla fine, e che personalmente ho molto apprezzato, è quello di Nicolas Nova. User Experience researcher e editorial manager di Lift  Nicolas tocca l’argomento “visibilità e invisibilità della tecnologia all’interno della vita quotidiana”.

Il punto focale del suo speech è come la tecnologia sotto forma di Ubiquitous computing abbia completamente cambiato il nostro modo di interazione con il mondo. Modo di interazione che spesso ci è sconosciuto misterioso.

La dematerializzazione di alcune interfacce, e la loro effettiva carenza di affordance, rende più complesso il nostro approcciarci agli oggetti.

Se dovessi aprire una porta e avessi una maniglia progettata correttamente, saprei esattamente il da farsi, se invece mi trovassi di fronte ad una lastra di vetro provvista (forse) di un qualsiasi sensore, spesso invisibile, spererei che si aprisse da sola al mio avvicinarmi, ma come esserne certi? Come faccio ad essere sicura che esista un sensore pronto a rilevare la mia presenza? E se ci fosse un bottone? Come si può interagire con un oggetto se non c’è niente che mi faccia capire come farlo?

La presentazione di Nicolas termina con una domanda: come si possono trasformare scatole nere in aggeggi maggiormente trasparenti? Com’è possibile migliorare la comunicazione fra i tre principali fattori:comportamenti degli utenti, tecnologia e infrastrutture?

Poco dopo è la volta di David Orban che dedica il suo intervento all’internet of things e all’importanza del sensing per poter definire Spime un oggetto connesso. Come sempre da buon “evangelist”, David, riesce a convincere anche i più scettici e fra un applauso entusiastico e l’altro dà la parola ad alcuni esponenti della community di sviluppatori nata intorno alla piattaforma OpenSpime.

Tra i vari progetti presentati, non si può non citare Spazzino, agente autonomo alimentato da pannelli solari in grado di raccogliere oggetti e twittare i dati rilevati dai propri sensori. E’ stata la prima presentazione del progetto al grande pubblico (con allegata commozione di papà Alberto e degli zii del team Sketchin :) n.d.Ali), e lo scorrazzare libero dello Spazzino tra uno speech e l’altro genera curiosità ed alcuni momenti ironici di attribuzione di comportamenti animali ad un robot meccanico.

Tocca poi a Bruce Sterling che intrattiene il grande pubblico esprimendo pochi ma importanti concetti, come quello secondo cui quasi sempre i limiti allo sviluppo industriale sono di natura politica e non scientifica. Uno speech di quasi 40 minuti da ricordare più che per gli argomenti trattati, per la straordinaria capacità narrativa con cui è stata mantenuta viva l’attenzione del pubblico: sembrava di ascoltare un racconto.

Dopo svariate presentazioni, una graditissima pausa pranzo passata al sole e un po’ di sano networking è la volta del secondo round di speech fino a giungere a quello di Luca tutto incentrato su nuovi concept-device, sull’esplorazione di nuovi scenari di interazione uomo-oggetto, su tecnologie sperimentali applicabili a nuovi possibili prodotti (Consiglio di vedere il video per credere :P - n.d.Ali).

In conclusione, questa quarta edizione di Frontiers of Interaction si è dimostrata ricca di spunti di riflessione, nati sia durante gli speech che nei momenti di pausa, di discussione e di confronto.Un plauso a chi ha organizzato all’evento, ed in particolar modo all’attenzione che è stata data al riprendere l’intera conferenza: un modo per superare le barriere geografiche consentendo un accesso totalmente libero agli interventi.

Alice e Alberto

  1. pizzulata says:

    Ho finito ora di vedere il video di luca…wow..super interessante..con degli esempi che hanno catturato la mia attenzione in pieno e mi hanno fatto riflettere.. ;)
    Bravo Luca.. ;)

  2. E’ stato davvero divertente..
    Mi sono sentito quasi parte del vostro gruppo ed è stato bello!

    Inoltre colgo l’occasione per fare i più sentiti complimenti al fotografo perché questa immagine è davvero bella! :o )

  3. Smash says:

    Direi che è stata la prima vera esperienza ben riuscita di seguire un evento da lontano…

    Per le varie fasi nominate… sono sicuramente interessanti (molte da boacca aperta) ma molto difficili in Italia (mai demordere), vedi lucraggio in corso per l’iPhone ma di esempi ce ne sono a bizzeffe anche in questi campi…quando Luca ha parlato che il carrier conosce la rubrica (così da avere la rubrica ovunque noi siamo) beh ho pensato subito a Tim che metterà come minimo una spesa per ogni utente che memorizza argh :P

  4. @Antonio Patti LdF …. eheh grazie per la foto e per esserti aggregato all’allegra ciurma ;)