SHOULD WE SHARE?
È da poco più di un mese che lavoro presso Sketchin. All’inizio inserirsi non è stato evidente, ma come ogni cambiamento o passaggio della vita, ci vuole una certa apertura mentale per facilitare il “trapasso”, e così ho fatto. Dopo un paio di giorni che lavoravo con i miei colleghi mi sono accorta che essi vivevano in due mondi: uno è il nostro caro vecchio mondo e l’altro l’intrigante mondo dei network.
Dopo anni di resistenza ho ceduto anch’io e ho iniziato a creare account di ogni tipo che spaziano da Dopplr, Linkedin, Filkr ecc… Nell’iscrivermi a tutti questi profili mi sono resa conto della Share-mania e da quel momento non ho più potuto fare a meno di notarla. Qualsiasi contenuto o documento può essere condiviso con il mondo intero. Come prima reazione ho pensato che fosse una bella iniziativa, aprirsi al mondo, essere generosi e dare un contributo, ma dopo un po’ mi sono chiesta da dove venisse tutto questo bisogno di condivisione e sono giunta a due conclusioni.
Il primo bisogno è puramente personale. Nella vita sentiamo la necessità di condividere per sentirci appoggiati e accettati. Ci confrontiamo sempre con gli altri e anche se leggendo i nostri profili sui network sembriamo tutti dei supereroi, dietro quelle pagine di codice html si celano persone reali, persone che, come tutti, hanno insicurezze, e cercano costantemente conferme negli altri. Questo fa parte della natura umana, in alcuni è più marcato in altri meno.
L’altro motivo non è dettato dalla natura umana ma piuttosto dal controllo che questi network hanno su di noi. Ci offrono account gratuiti e possibilità infinite ma hanno comunque il loro tornaconto: il guadagno tramite la pubblicità (page view) e la vendita di informazioni sugli utenti. Bisogna dunque stare attenti a quello che si scrive compilando dei profili a volte incancellabili.
Penso che condividere sia molto bello, io per prima sento spesso il bisogno di condividere molti momenti di gioia e dolore della mia vita e questo mi fa stare bene. Mi fa piacere però farlo di persona, donare la vera essenza di me senza nascondermi dietro ad uno schermo che spesso ci fa fraintendere molte cose ed il tutto spesso si riassume in squallidi sterotipi. Concludendo, condividere è bello ma attenzione a che non diventi una dipendenza…

BEL POST!
ci riporta alla realtà… come dici tu “dietro ogni profilo da supereroe” c’è una persona reale e questo appunto non va dimenticato.
Questi profili possono essere falsi e/o vuoti (non tutti infatti desiderano condividere ma vogliono “esserci”, per la serie “ho un profilo quindi sono”…detta così suona un pò triste… sarà per questo che impazzano le cene/beer blogger e quant’altro?
Penso che sharare sia un bisogno dell’uomo
Siamo fatti per comunicare..
Però a un certo punto si sente l’esigenza di guardare negli occhi le persone “digitali” che ormai si iniziano a consocere anche abbastanza bene.. mi sembra normale..
Ecco che nascono le blogbeer
..così leggendo il post mi è saltata in testa un titolo, o meglio il sottotitolo, di una canzone di Fabrizio De Andrè: Un matto (dietro ogni scemo c’è un villaggio)…nello stesso modo dietro ogni profilo ci sono tutta una serie di persone che siamo o che vogliamo essere e forse proprio mentre scriviamo i nostri interessi su facebook ci sentiamo realizzati solo per il fatto di scriverlo…
Sono di un’altra generazione anche se ormai anch’io non posso fare a meno del web. Ne vedo con passione e tormento tutte le opportunità e posso invitare il mondo in casa e soprattutto comunicare con il mondo. Già ai “miei tempi”, al mattino, prima di uscire di casa s’indossava una maschera di circostanza per affrontare gli altri. Dietro un bel trucco si celavano spesso tormenti e debolezze che volevo celare agli altri per paura di essere giudicaza… le mie debolezze mi spaventavano… Ora sembra tutto più facile. Il trucco è totale… è addirittura uno schermo che come appunto dice il suo nome, scherma in modo superlativo il mio vero essere. Dicono che stiamo vivendo nell’era della comunicazione… ma a me sembra piuttosto che stiamo recitando in un grande teatro ed i nostri ruoli li inventiamo sempre perfetti! Possiamo essere chiunque e illuderci di vivere vite meravigliose. Peccato però che non sappiamo più salutare le persone per strada (anzi, a piedi neanche più ci andiamo!), non riusciamo ad incrociare con spontaneità lo sguardo di una persona in ascensore… Voglio concludere dicendo EVVIVA L’ERA DELL’INFORMATICA E DEL WEB… ma per favore!!! MI SAPETE DIRE QUANDO INIZIERÀ L’ERA DELL’ASCOLTO?
mah, per iniziare dalla fine…io le dipendenze mi ci trovo dentro (non pensate male eh) mi dico che non dovrei, che dovrei uscirne, ma alla fine ci resto che non so, come se facessero da filtro verso il resto, offro protezione, ché la dipendenza ha come premessa l’abitudine e l’abitudine rassicura. questo per dire che più passano gli anni più le dipendenze (anche quelle affettive, per dire) mi fanno meno paura anche se è un continuo coro contrario, in giro.
sui social network io è un periodo che sto pensando di spegnere tutti i profili a partire da facebook che è più ingessato di una statua di marmo, passando da twitter che è troppo pervasivo, a flickr e compagniabriscola. l’unica cosa che resiste nel flusso della rete è il tumblr che ormai ha soppiantato anche il blog nelle mie priorità digitali (frega a nessuno, ma lo dico).
anch’io son dell’idea che è bello condividere e la rete in questo è imbattibile poi se ci pensate la rete rende le persone migliori di quello che sono in realtà. siam tutti più bravi, più simpatici, in rete. in rete non si litiga quasi mai, si sopporta qualsiasi essere, roba che nella vita reale magari neanche un caffé liofilizzato riscaldato al micronde. e non è mica una cosa brutta, la rete ci rende più belli, il problema semmai è uscire allo scoperto, lì si gioca tutto, e poi va come va (spesso male).
poi la verità è che io guardavo il vostro video e dicevo ma dafne la conosco, ma la memoria non è espandibile, la mia intendo, allora niente. dopo dieci volte che ho visto il video (senza volume ché quella canzone è insopportabile) mi è venuto in mente che quando aveva il suo bel negozio a mendrisio, e stava con jc, io la conoscevo, dafne (anche se in realtà conoscevo jc).
ma quanti commenti e ringrazio tutti anche se via facendo ci si è concentrati più sulla questione “vita dietro ad uno schermo” mentre io cercavo di filosofeggiare sulla questione “sharing”.
@bloggointestinale
dimmi di più… mi scervello da ore e non vedo il collegamento…
@timidoni
per chi non commenta i post e si sfoga su mascaro… non esitate a dirmi le cose direttamente su queste pagine.
Thanks
dafne ho fatto l’uni con jc e ci siamo visti (dico io te) forse un paio di volte, di sicuro una volta al mercatino di melide e forse un’altra a casa di roberto. poi se io ho fatto fatica a ricostruire il tutto (e le ragazze carine uno dovrebbe averle sempre in mente) tu difficile che potrai ricordare (se poi consideri che non sono neanche un bel tipo, è dura davvero…)(però forse te hai una memoria di ferro).
Ciao dafne e sketchinesi tutti, seguo questo vostro blog da qualche tempo e il post dello sharing mi sembra un posto adatto per lasciare le mie due righe di commento.
Non fosse altro perché bloggointestinale subito prima di me shara con il mondo intero un malcelato tentativo di imbrocco digitale che coniuga l’off topic con il centrare il punto… Come dire: l’universo delle possibilità comunicative del web si espande, ma le nostre motivazioni rimangono sempre squisitamente le medesime… Il desiderio di essere accettati, apprezzati, l’esibizionismo di alcuni e la tendenza all’idolatria degli altri…
Non so se tutto questo sharing di se stessi sia veramente pericoloso, credo piuttosto che la gente sia capace di appassionarsi e drogarsi di tecnologia ma anche capace di capire quando qualcosa è un “fad” (tipo, sento sempre più amici myspacisti che si lamentano perché myspace è tutto un ipocrita darsi pacche sulle spalle…)
Penso anche che il condividere sé stessi sia un po’ al centro dell’attività dell’arte, e tanto sharing sia un modo per realizzare una nuova necessità diffusa, quella di essere creativi e brillanti…
Io, comunque, mi diverto un casino. Soprattutto a vedere degli studi brillanti come voi che fanno gli idioti col lip dub: casomai ci verrà voglia anche a noi di Kmzero, prima o poi!
Complimenti e saluti!
@cosimo lorenzo ti ringrazio per aver condiviso questo tuo pensiero. Concordo sul fatto che ci si diverte. Aggiungo però che, quello che facciamo dovremmo farlo in primis per noi stessi e in un secondo luogo per gli altri.
Condividere mi piace, ma solo se il processo mi arricchisce in qualche modo. C’è tanta mediocrità in giro e spesso uno si trova a condividere cose banali che non hanno alcun senso.
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