Quando il marketing si ispira alla programmazione

Risiko

Cos’hanno in comune la pianificazione di una strategia di marketing e la programmazione? Fino ad oggi credevo che il mio lavoro non avesse niente in comune con la progettazione di un software. Se anche a te sembra che sia impossibile trovare un punto di contatto, prova a spostare con me l’attenzione sulla pianificazione di una strategia.


La strategia è un meccanismo attraverso cui un’azienda costruisce il senso del mondo intorno a sé. E’ un’insieme di idee con cui l’impresa intende vincere, il codice sorgente da cui dipende tutto il resto. Dal momento che la strategia può rappresentare solo la soluzione migliore di un determinato periodo, la strategia, così come un programma software, ha bisogno di essere aggiornata e rifinita man mano che le persone arricchiscono la propria conoscenza ed esperienza. (da qui, traduzione mia)


Partendo da questo presupposto, continuare l’analisi a livello parallelo risulta più intuitivo. Così come una volta avviata l’implementazione è difficile cambiare radicalmente la direzione, anche le strategie aziendali principali difficilmente vengono stravolte. Ciò non toglie che in contesti che cambiano rapidamente, i processi adattativi possono aiutare l’azienda, così come un software, a rispondere in modo rapido agli stimoli ambientali, riallocando le risorse in modo dinamico laddove se ne manifesta la necessità.

Se spostiamo ora il focus sulle persone, ci rendiamo conto di quanto i membri di un’azienda giochino un ruolo strategico nel raggiungimento degli obiettivi e del successo. Dunque anche il loro contributo nella definizione della strategia può aiutare l’azienda nel rendersi conto delle proprie risorse effettivamente disponibili e aiuta ad avvicinare le aspirazioni individuali e i desideri aziendali. L’azienda sembra dunque avere interesse nell’aprire il processo a persone esterne al senior management per aumentare la possibilità di incappare in nuove soluzioni. Questa tendenza all’apertura e alla condivisione del processo è anche ciò che determina il modo in cui rimodellare un software con le necessità effettive, eliminando nel contempo eventuali errori nella programmazione.

Queste considerazioni non vogliono essere considerate esaustive, ma solo uno spunto per ragionare insieme. Vuoi proseguire il discorso con me nei commenti? :)

  1. Ciao,

    non lo dici apertamente ma lasci intendere un parallelo con la filosofia di sviluppo open source: essere aperti garantisce maggiori vantaggi. Uno di questi è senza dubbi la riduzione dei tempi di decisione o, per spingersi nel parallelo, dei tempi di rilascio (il cosiddetto “time to marketing”).

    Ho colto bene le tue considerazioni?

    Saluti, Alessandro

  2. Smash says:

    Argh! Risiko cosa devi conquistare?
    Si capisce…cioè se io capisco ci siamo :-)
    Intanto il software si può sviluppare in due modi:
    con il modello classico o con il modello a spirale…
    Che tipi di analisi esistono nel marketing attualmente?
    E’ possibile associarne uno in qualche modo? o lo si deve creare?
    In secondo luogo il software più è di qualità più è malleabile perciò come dici tu più implementazioni possono essere date al “blocco centrale”.
    Ma a volte può succedere che per implementare certo codice o una certa tecnologia è doveroso riscrivere un software da capo ed è una problematica che nell’informatica avviene causa effetto della sua stessa evoluzione repentina, quest’ultima cosa dipende poi su che basi (e con che base) il software iniziale è stato progettato….
    Se risposto il tuo focus sulle persone e su questa problematica vedo che la cosa potrebbe essere fatta certo con problematiche tipiche, ma con una difficoltà “X” variabile a seconda della tipologia di persone con cui ci si raffronta e del risultato a cui si vuole arrivare (più alto possibile immagino :-)

    L’idea dell’Open Source è sicuramente accattivante ma nel marketing è giusto rimanere aperti? Aperti come…sono nelle idee o nelle idee e nella progettazione?

    Buh!

  3. feba says:

    Chiedo scusa a entrambi per il super ritardo nella risposta…

    Alessandro, sicuramente la raccolta di idee esterne al management può in alcuni casi fornire soluzioni inaspettate e correggere la direzione in fase di pianificazione… In effetti, leggendo l’articolo del MIT, anch’io ho pensato subito all’open source, però penso anche che in una normale fase di programmazione tutto l’aspetto del debugging sia in qualche modo il punto di vista esterno che facilita la correzione… o no? :)

    Smash, credo che l’articolo intendesse proprio mettere l’accento sui vantaggi del processo “a spirale” in relazione a quello “lineare”… come sempre non esiste un modello valido in assoluto perchè dipende troppo fortemente dal contesto, ma si può dire che in linea di massima la velocità di cambiamento imponga un modello che velocizzi la risposta. Le tue osservazioni successive sono interessanti ma mi sa che non ho basi sufficienti di programmazione per risponderti :P
    Anche per l’open source vale il discorso che ho appena fatto, il modello non è mai valido in assoluto :)