Progettare il globale nell’IA. E’ corretto in tutti i casi?
Ormai è passato più di un mese dal Summit sull’Information Architecture di Trento ma ho ancora in mente una questione aperta che vorrei porvi:
Peter Van Dijck ha tenuto una presentazione dal titolo “Global IA: How to Organize Global Websites” in cui sostanzialmente presentava uno a uno i nodi progettuali a cui un architetto dell’informazione deve prestare moltissima attenzione quando progetta un’applicazione “globale”.
Per applicazione globale si intente un prodotto pensato potenzialmente per tutto il mondo, o quasi.
Perchè si parla di nodi progettuali? Perchè le categorie culturali con cui gli utenti approcciano un’applicazione web sono sostanzialmente diverse a seconda della cultura d’appartenenza.
Non vi sto a riportare tutti gli esempi, se siete interessati, qui potete recuperare le slide di Peter
Ecco, quello che vorrei chiedermi in questo post è: non esiste nessun caso in cui un’applicazione globale possa essere offerta a tutti gli utenti identica a sè stessa, senza nessuna modifica culturale, indipendenmente dalla zona geografica?
Cioè, l’assunto che a culture diverse devono essere offerti pattern diversi è vero in ogni ambito?
Perchè in questi mesi mi sono trovata a dover progettare insieme a Luca il servizio che Sketchin vi ha presentato pochi post più in giù: Dixero.
Ecco, il servizio di Dixero (se non sapete cosè leggetevi il post citato
appartiene all’ambito tecnologico ed è rivolto a un particolare tipo di target globale che, nonostante appartenenze culturali diverse, credo possa fruire di questo prodotto, senza differenziazioni, allo stesso modo e senza incomprensioni.
Ma questo perchè? Perchè, secondo me, grazie a Internet sono nati dei contesti culturali super partes che abbattono le sopracitate barriere culturali. Stiam parlando in questo caso di feed, di podcast e di aggiornamento informativo.
Questi sono ambiti di attività nati in internet e esclusivamente appartenenti a internet e quindi trasverali.
Siete d’accordo? Spero di essere stata chiara, se qualcuno ha voglia di dire la sua e mi aiuta a capire meglio, son contenta

Leo mi fa piacere questo tuo post perchè riprende un discorso che abbiamo toccato più volte in ufficio ma mai approfondito vale a dire i linguaggi universali e i progetti globali come Dixero.
Infatti l’universalità in alcuni casi esiste specialmente se l’organizzazione informativa è su base matematica oppure in progetti che introducono metafore proprie di classificazione, i problemi invece emergono e sussistono irrisoluti in tutti quei casi dove è necessaria la classificazione di elementi finiti / item come per esempio tutti i prodotti di un supermercato, infatti in quel caso la classificazione è sicuramente deformata dalla cultura locale
Interessante riflessione, personalmente penso che la divisione culturale in questo caso non dipenda da luogo geografico ma quanto più dal ceto a cui si appartiene, la nostra vita è ora legata ad internet e al web, ma ci sono realtà non molto lontane da noi dove questo mezzo non è ancora una priorità.
Luca: esatto, è proprio il senso del mio post.
Dafne: esatto anche a te: la divisione culturale non dipende solo dal fattore geografico ma anche da una lunga serie di altri fattori come appunto il ceto sociale (come dici tu) oppure il livello culturale, l’esperienza formativa, l’esperienza professionale, l’età anagrafica, il genere, ecc.ecc…