Piccole basi di leggibilità
“La parola d’ordine è Leggibilità” così avevo scritto una decina di giorni fa quando avevo iniziato a parlare di tipografia.
Nello scorso post dedicato a questo mondo erano emersi alcuni concetti, alcune definizioni, alcuni tratti fondamentali per poter parlare di leggibilità. Tema che fonde una visione più stilistica ad una più funzionale, che definisce l’ergonomia di fruizione di un documento, un sito, ecc…
Leggibilità intesa in un modo più ampio, non solo della singola parola, del singolo testo, ma leggibilità complessiva. All’interno di un “sistema testuale” ogni piccola parte deve giocare il suo ruolo, e se una fallisce spesso possono innescarsi dòmino infiniti di errori.
Il punto cruciale di una buona progettazione sta nel capire le differenze che un supporto ha rispetto all’altro. Tali paletti progettuali sono dettati da caratteristiche fisiche come: la risoluzione in dpi di un mezzo; la fisica della luce; l’ergonomia (postura facilitata per un determinato compito o meno).
Il supporto su cui un testo deve essere fruito cambia le carte in tavola e, come spesso accade, ci troviamo di fronte a una dicotomia stampa/web.
Tutto deve essere progettato per stancare l’occhio il meno possibile, se consideriamo che la lettura a schermo, per le variabili sopra citate, è più lenta del 25% e più complessa rispetto a quella su carta, possiamo iniziare a farci un’idea di tale differenza.
Questa differenza è tale che dai primi anni del ’90 si iniziarono a sviluppare dei font appositamente per la lettura a schermo. I primi furono commissionati da Microsoft a Matthew Carter, designer di caratteri come il Verdana e il Georgia. Il progetto di Microsoft ” Core fonts for the Web ” era quello di creare un pacchetto di font standard per la lettura a video, progetto terminato nel 2002.
Non esistono leggi univoche, poichè come sempre è il buon senso a farla da padrone, si possono però individuare alcune variabili progettuali all’interno delle quali è più semplice potersi muovere e sulle quali sviluppare punti di coerenza formale .
La famiglia
Il fatto che un font sia graziato o bastone fa spesso la differenza, non solo per il diverso tono di voce, ma anche per la anatomia stessa dei glifi.
I caratteri graziati sono molto fluidi e leggibili, sia su carta che sul web, soprattutto per testi lunghi. L’utilizzo a schermo non deve però contemplarne le piccole dimensioni, altrimenti i glifi rischierebbero di impastarsi o perdere dettagli fondamentali alla leggibilità del carattere.
A differenza dei graziati i bastoni, essendo molto più netti, hanno un’efficienza maggiore in corpo ridotto.
Equilibri interni
Se mettessi un testo in Times ed uno in Rosewood davanti a diverse persone, sicuramente tutti avrebbero la stessa reazione. Questo perchè esistono font progettati per la lettura e altri per fini decorativi.
Un carattere per essere leggibile deve essere il più semplice possibile e non avere elementi che distraggano l’attenzione. Le varie parti anatomiche del font devono essere coerenti e ben rapportate fra loro. Tutto deve essere progettato per far fluire l’occhio orizzontalmente lungo il testo, da una parte all’altra della riga in maniera costante. Gli occhielli dovrebbero essere ampi in modo che anche a dimensioni ridotte i glifi siano riconoscibili.
90-60-90
Il corpo può assolutamente cambiare il valore di un documento. Da alcune ricerche condotte da Michael Bernard e dal suo team sulla leggibilità a schermo di alcuni fonts, risulta che la velocità di lettura non è proporzionale alla grandezza del carattere, ma esiste una dimensione ottimale (12 pt) al di sotto e al di sopra della quale l’efficienza di lettura decade. Per non far precipitare la situazione è comunque consigliabile non scendere sotto i 10 pt
Alti e bassi
La maggior parte delle informazioni di lettura si trovano fra la “linea base” e l’altezza della x, per cui ascendenti e discendenti troppo alte sacrificherebbero, a parità di corpo, tale zona rendendo difficoltosa la leggibilità della tipografia.
Ad ognuno il proprio spazio
La scorrevolezza del testo è data indubbiamente dalla facilità di seguirlo, non solo in orizzontale ma anche in verticale.
Nella “sistemazione” di un blocco di testo va considerato il fatto che chi legge deve andare a capo facilmente, non affaticarsi, le righe dovrebbero essere di una lunghezza ergonomicamente adeguata, che viene di solito fissata tra i 40 e gli 80 caratteri.
Sempre per lo stesso motivo le righe non dovrebbero essere né troppo vicine né troppo distanti, buona regola vorrebbe che l’interlinea fosse il 120% del corpo utilizzato per cui su un carattere 10 pt dovrebbe essere di 12 pt.
Questione di priorità
La leggibilità di un testo non “artistico” è una caratteristica basilare e tale progettazione non deve fermarsi alla singola parola, ma deve continuare su tutto quello che è l’ecosistema testuale di un “prodotto”.
All’interno di un documento si devono creare scale di priorità, come ad esempio: titolo, sottotitolo e paragrafo. Queste gerarchie devono essere visibili, individuabili ad un primo colpo d’occhio. Devono guidare l’utente nella fruizione del contenuto, devono indicare cosa viene prima di cosa, devono far capire cosa ha più importanza e merita il primo sguardo.
La struttura del testo deve trasmettere le priorità informative.







Argomento molto interessante!! Purtroppo oggigiorno la tipografia viene sottovalutata e composta in modo frivolo e leggero creando così ostacoli nella lettura e non solo… io come te avrò la deformazione professionale, ma certe composizioni non si possono proprio guardare…