Oliviero Toscani. Comunicazione, informazione e Pubblicità

Comunicazione, informazione e pubblicità, Oliviero Toscani e tanta folla.

Questa è la situazione che si è presentata a me e alle ragazze (Elena e Leonora) ieri sera quando, dopo una giornata di lavoro, abbiamo deciso di partecipare alla conferenza tenutasi all’USI (università della svizzera italiana).

Tutti conosciamo Toscani: per le fotografie “shock“, se così vogliamo definirle, per le campagne Benetton, per Fabrica e per la Sterpaia, ma non avendolo mai sentito parlare ho deciso che ne sarebbe valsa la pena.
Come al solito parlando fra me e me mi sono detta: “Trattasi di un provocatore visivo e già questo potrebbe essere potenzialmente molto intrigante, forse può far scattare delle interessanti riflessioni, magari può sollevare argomenti su cui discutere? E anche se così non fosse se è arrivato dove è arrivato avrà ben qualcosa da dire…. o no?”

Bhè è stato così, sono stati molti i punti trattati, ma tutti con la stessa intensità provocatoria, ogni frase sembrava voler far infiammare la coscienza comune.
Tante piccole freccette che colpivano parti scoperte o meno del pensiero degli spettatori, alcune anche senza cognizione di causa.

Toscani a detta sua non guarda la tv, non usa internet, etc… ma ne parla comunque male.
Parla dell’informazione e dei giornalisti come di una strana specie di prostitute pubblicitarie, di internet come di un mondo popolato da pigri e di paura della società di affrontare i problemi.
Per questo ieri sono uscita dall’incontro un po’ interdetta, nonché irritata da tale arroganza, ma solo adesso (sul treno per tornare a casa) credo di aver trovato la chiave di lettura dell’intervento del fotografo.

Tutto è comunicazione e non si può comunicare, questo è il concetto ribadito più volte. Il comunicare espresso sempre secondo soggettività diverse porta a milioni di verità. Lui raccontando la sua verità, spesso per gli animi più sensibili decisamente violenta, ha voluto nella sua carriera utilizzando il mezzo fotografico narrare la bellezza. La bellezza che spesso deriva dalla tragedia.

Ha usato un esempio bellissimo parlando della straodinarietà de “La Pietà” di Michelangelo. Un’opera tanto eccezionale quanto carica di dramma, di dolore. una madre che vede morire il figlio. Niente è più terribile, ma nonostante ciò è osannata per il suo armonico candore e per la tensione interna delle sue parti.

Da quando esiste la fotografia, si può realmente dire di conoscere i fatti. Una fotografia ci attacca percettivamente molto di più di un’opera d’arte. Alla fotografia non si può scappare perché non vi è presente un’esagerazione dei fatti. Quello che vediamo è quello che succede. E se probabilmente è più straziante per noi la visione di un soldato ucciso fotografato da Robert Capa rispetto a “La morte di Marat” di Jaques-Louis David.
Ecco lui ha fatto di questa fotografia nuda, viscerale e più vivida della realtà stessa il suo modo di parlare, e di far parlare i suoi progetti, i suoi manifesti e i brand che hanno ospitato tali “opere”.

Se l’informazione è, come detto più volte ieri, la pubblicità della pubblicità, lui è riuscito a fare della pubblicità un mezzo di informazione. Tutto deve essere venduto? Tutto deve essere business? E Toscani è riuscito a trovare un altro modo.

Un modo per far confluire nella pubblicità la verità quotidiana. Quella verità che spesso le persone non vogliono osservare. Quella verità che ti fa piangere e ti strazia. Quella verità di cui tutti quelli che leggono un giornale patinato farebbero volentieri a meno.

Tutto è opinabile.
Ognuno vive della sua realtà del suo contesto. Una realtà e un contesto probabilmente incanalati dai media. Alterati. L’attenzione viene spesso sviata da quella che è la realtà dei fatti. Da quello che è il reale accadere degli eventi. Viene offuscata da veli opalini.

Se la maggior parte delle ragazze in Italia vuol fare la “velina” e la stragrande maggioranza dei ragazzi ha come obiettivo il diventare un “calciatore” forse sarebbe meglio iniziare a farsi qualche domanda.

  1. Ciao Alice,

    non nutro particolare simpatia nei confronti di chi, pur di rimanere un personaggio a tutti i costi, è portato a dover essere sempre “contro per forza”.

    In una intervista alle invasioni barbariche mi sembra che Toscani sostenesse di poter fare a meno delle banche.

    Piacerebbe anche a me farne a meno ma evidentemente non posso e mi chiedo come faccia lui a farne a meno. Questo non lo ha spiegato.

    Credo non sia mai giusto giudicare senza aver provato e nutro maggior rispetto per chi anni fa diceva peste e corna della tecnologia e poi, scoprendone il valore, ha avuto il coraggio di dire a tutti “ho sbagliato” e di convincere gli altri dimostrando il valore della rete.

    Avete capito a chi mi riferisco? ;-)

    Saluti, Alessandro

  2. Diego says:

    @ Alice: splendido post … però, mi sei un pò “caduta” sul finale … hai, secondo me, usato un esempio un pò banale e “presuntuosamente giudicante” … non si fa ;-)

    @ Alessandro: ti riferisci, per caso, a un grillo parlante? :-D

    Ciao

  3. claudia says:

    Toscani è visto come la peste sia dai pubblicitari che dai fotografi. è partito come fotografo d’avanguardia per poi approdare ai lidi dorati di Benetton e delle campagne basate su un’idea, quella di Colors, piuttosto sfruttata (eufemismo). la sola cosa che comunica secondo me è una discreta dose di paraculismo (chiedo scusa per il francesismo…) che lo rende complice del fenomeno “veline”, piuttosto che antagonista demiurgo.

  4. Cosimo says:

    Ciao Alice. Seguo il vostro blog che è sempre ricco di ottimi spunti, ma su Toscani non riesco a essere d’accordo. Lo trovo triste e presuntuoso, convinto di aver cambiato il mondo con le sue pubblicità che alla fin fine non hanno fatto altro che incrementare la vendita di magliette. Trovo triste e presuntuoso che sul suo sito si dichiari ideatore, creatore e direttore di ‘Colors’, annullando il fondamentale contributo di un grande della comunicazione come Tibor Kalman.
    Trovo triste che lo si consideri un creativo pubblicitario di valore quando le sue ultime campagne (come “La bella sanità”) sono un’offesa alla professionalità nel nostro lavoro.
    E’ un grande fotografo? Mah. Ha fatto certo delle cose importanti e innovative, ma poi ha ripetuto la stessa formula banalizzandola con un qualunquismo impressionante. Per chi poi, come noi, si occupa di information design e di comunicazione corretta, basta un breve salto nel sito ufficiale di Toscani per smascherare uno spaventoso pressapochismo, una quantità di assurdi controsensi (gli occhiali? il vino??) e di sconcertanti banalità…
    Triste, veramente. Perché alla fine, come dice Claudia, Toscani non solo è perfettamente complementare al sistema che vorrebbe criticare, ma addirittura si pone al suo servizio, con la sua scontata creatività di rottura che si vende patinata come una griffe di moda. Ma Toscani non è certo un Armani o un Valentino: è come un Coveri o un Fiorucci. E’ un residuo di un tempo fortunato e disonesto, coloratissimo quanto vuoto. Come tutti i regali buffoni si inventa scandali sponsorizzati, pillole di protesta placebo da distribuire a chi pensare non deve.
    Ma forse sto facendo politica, e mi criticherete per questo. Avete ragione. Facciamo information design: ditemi che ne pensate del sito della sterpaia.

  5. @Diego bravo, indovinato :-)

  6. Domenico says:

    bhaa…al di là del Toscani provocatore (critico, antipolitico, antisociale, ecc) sul quale si può criticarlo o meno, sul Toscani come tecnico pubblicitario e comunicatore bhee…sono anni che toppa e non tira fuori una campagna veramente interessante! (esempi recenti: campagna del ministero della salute, per la regione calabria, ecc)

  7. claudia says:

    dico solo ARGH! per il sito proposto in visione da Cosimo: per uno che passa per “grande comunicatore” Toscani dovrebbe sapere che anche il web è un biglietto da visita e che quelle gif animate in home page sono tanto vecchie quanto orribili a vedersi.
    Chiuderei citando l’esempio della campagna di Toscani per il vino bianco del Consorzio Friulano: una modella di colore con un calice di vino in mano e il claim: “l’unico bianco che mi piace”.
    I suoi clienti l’hanno pagato ma non hanno mai fatto uscire la campagna perchè inorriditi (giustamente).

  8. elena says:

    e brava alice!
    magari alla prossima conferenza di Toscani vai a parlarci te a posto suo o almeno scrivigli il discorso!

    Non tutti sono bravi a fare tutto.
    Toscani è bravo a fare il fotografo
    (“e non il conferenziere”!!)

    muà