Marketing-driven design

Target

“Now, Cappy, I want your department to push our new slogan!” Ratchet, Robots 2005

“Now, let’s get back to the business of sucking every last penny out of Mr. and Mrs. Average Knucklehead” Ratchet, Robots 2005

Sorrisi smaglianti, abiti impeccabili, forma perfetta: così appaiono i cattivi. L’altra sera alla tv e cioè nel bel mezzo del deserto una piccola oasi si è profilata all’orizzonte. Era il film “Robots“.
Il fantastico lungometraggio all’americana dall’happy ending garantito, ha risvegliato in me una riflessione nata da qualche mese. Una riflessione che mi aveva fatto sentire come un bambino al quale viene detto che babbo natale non esiste.

Il marketing-driven design esiste e mi pare sia presente in ogni dove.

Questa tipologia di progettazione pare abbia come scopo finale quello di fare più soldi possibile. Scopo che viene raggiunto attraverso fasi specifiche.
Il marketing designer studia l’ambiente, il contesto nel quale agire, nel quale attaccare. Se non ha voglia di effettuare tale ricerca si rivolge ad oracoli che vendono a caro prezzo le loro scoperte e i principali trends per la prossima stagione. Studia poi la preda, controllando i suoi movimenti, cercando di capire quello che mangia e dove dorme, fino a scoprire tutti i minimi dettagli della vita delle amicizie e delle possibilità economiche di quello che viene definito “target di riferimento”.
Target, già la parola non è molto positiva, a chi piacerebbe essere definito bersaglio di una qualsiasi cosa. Bhè a me sinceramente no, ma come sicuramente penserà il marketing designer: “tutto è targettizzabile”.
E adesso…. samba! Scoperto tutto quello che c’era da scoprire è ora di passare all’attacco. Il professionista marketing ha trovato il punto debole. Convince la parte tecnica a fare quasi quello che vuole e attraverso campagne ipnotiche anche l’utente a comprare ciò di cui da ora in poi avrà assoluto bisogno.

Ma questo si può definire progettare?

Bhé dipende dai piani. Probabilmente sì, per avere un picco delle vendite a breve termine, il marketing driven design ed una visione più commerciale della realtà sono ottimali. Bisogna anche ammettere che il creare bisogni in maniera speculativa non porta al raggiungimento di quello che secondo me è l’obiettivo e cioè una completa soddisfazione a lungo termine del’utente finale.

D’altronde sono una designer, sono giovane, e probabilmente questo mi porta ad essere utopista, a credere nelle favole, a pensare che ai bisogni di ogni utente possa esserci un’adeguata risposta, a ritenere che il ciclo di vita dei prodotti debba essere sostenibile, che la vita degli oggetti non sia scandita dalle mode, e che prima o poi tutti gli utenti si accorgano di essere stati presi in giro.

E per ritornare alla citazione dell’inizio concludo con una frase di Rodney Copperbottom: “Se vedi un bisogno soddisfalo“.

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