La user experience parte (anche) dal project management
E in principio fu il Project Management, PM (o almeno per quanto riguarda la gestione di un progetto).
Sarà capitato a tutti di entrare in contatto con il “fantastico” mondo del project management (personalmente ho avuto modo di collaborare da entrambe le parti: svolgere il piano di PM, realizzare un piano PM).
Il project management si sviluppa dall’esigenza di far fronte ai classici vincoli di tempo, costo, “contesto” del committente, “scopo del lavoro”, allocazione delle risorse, al fine di raggiungere gli obiettivi definiti.
Nel corso degli anni gli studi e i contributi alla “cultura” del PM sono stati numerosi, ad oggi gli approcci metodologici di attuazione del PM sono molteplici proprio per la diversa natura delle attività coinvolte. Inoltre, proprio il carattere “incostante” riscontrabile in quasi tutti i settori di mercato ha costretto (e costringe) le aziende ad una continua ricerca degli strumenti e approcci che portino miglioramento nelle tecniche di project management in termini di rapidità, efficacia e aumenti dei livelli di qualità del proprio business all’insegna della competitività.
Molto spesso, infatti, si è riscontrato che la perdita di competitività aziendale non è dovuta tanto alla mancanza di idee, bensì alla realizzazione di processi gestionali non in linea con le esigenze progettuali, la flessibilità organizzativa e la valorizzazione delle risorse a disposizione.
In tale contesto è strategico e vitale, per il successo di un’azienda, adottare e far proprio un approccio/modello organizzativo che integri e valorizzi gli aspetti affrontati. Più diffuse, nell’area informatica, sono le cosiddette metodologie agili basate sui principi di Management dell’interazione umana (human interaction management) che considerano il progetto come una serie di task orientati all’obiettivo (domanda), secondo una logica versatile e adattativa di fronte al cambiamento delle condizioni del contesto in cui il progetto si trova.
Parlare di cultura in questo ambito perciò, non suona così strano, in quanto l’impegno di project management può definire il successo o meno del progetto (sia nei confronti del committente, sia verso le risorse coinvolte). Il successo di grandi innovazioni non consiste solo nel compilare un perfetto Gantt (strumento che permette la rappresentazione grafica di un calendario delle attività del progetto), pianificare, definire e controllare i costi, fornire alle risorse un calendario dove indicare le giornate di lavoro già impegnate in altri progetti, etc.
Il successo consiste anche nell’affrontare chiaramente tematiche difficilmente “standardizzabili”, ovvero quelle riguardanti l’aspetto “umano”: favorire il rapporto tra le persone coinvolte, ma anche la valorizzazione delle competenze dei singoli, mettere a disposizione strumenti che consentano la possibilità di “innovare dall’interno” (si pensi alle soluzioni enterprise 2.0).
È dunque vero che la user experience parte (anche) dal project management?!

Condivido molto e confesso che alla luce della mia, seppur breve, esperienza di PM nel mondo del “Web 2.0″ conta molto poco l’approccio classico con Gantt e rigide rappresentazioni (che finiscono per staccarsi, e di molto, dalla realtà), mentre è di vitale importanza che il PM sappia, di volta in volta, tastare il polso dei collaboratori assegnando l’incarico giusto, alla persona giusta, al momento giusto.
A mio avviso il PM nel nostro settore è un lavoro molto più istintivo e dinamico rispetto ad altri ambienti più tradizionali.
Ciao Francesco,
esattamente le “persone” prima di tutto!
Le metodologie agili sono decisamente più snelle e possono produrre risultati eccellenti… dipende sempre dalla “lungimiranza” di chi, come dici te, “istintivamente e dinamicamente” gestisce il progetto e sa individuare l’”anello debole”, ovvero le mancanze progettuali in corso d’opera.
Qualche tecnicismo serve, ma senza rigidità.
a presto. grazie
Ciao Elena, sottoscriverei molte delle tue considerazioni se non fosse per il fatto che ormai in molte aziende, la parte commerciale e la parte di Project Management sono lontane anni luce da chi poi effettivamente realizza l’intero sistema e gestisce i gruppi di lavoro… spesso i Gantt diventano una vetrina concordata con il cliente… spesso gli sviluppi non sono supportati da persone con skills adeguati… le analisi sono fumose e poco utilizzabili… e non sto parlando di progettini, ma di progetti che spesso superano il milione di euro annuo come fatturato… ecco, ci vorrebbe una metodologia nuova, che prenda in considerazione le problematiche sopra citate e che non abbia come soluzione l’uccisione del PM ^__^
Caro Fabio,
che ci sia una notevole e paradossale distanza tra le attività di PM e la realtà progettuale è vero. E’ vero anche che i Gantt sono spesso dimenticati dopo un paio di settimane dall’inizio del progetto, in una continua rincorsa alle scadenze (senza considerare l’ottica win win per tutti).
Per fortuna la “cultura” PM è in divenire (molto più “agile”), ciò che non va dimenticato è che l’approccio è veicolato dalle persone e va strutturato a seconda della domanda.
… insomma, per la “nuova metodologia” ci stiamo lavorando
ciaoo, grazie