Il Social Networking è Usabile?
Uno dei temi che abbiamo velocemente toccato in passato è l’impatto del Web 2.0 sulla user experience e forse, ancora prima, l’importanza della user experience sul Web 2.0. Mi è capitato spesso di prendere parte a discussioni su come MySpace avesse successo nonostante la sua innegabile riluttanza ad adottare anche le più basilari euristiche di progettazione o su come Facebook si differenziasse sul piano dell’esperienza utente rispetto a MySpace.
Proviamo allora ad affrontare questo tema in modo un pò più strutturato prendendo spunto da uno studio di Forrester intitolato Social Networking Sites Need A Usability Boost. Insomma, per la serie il web 2.0 deve essere preso con le pinze (dello scenario based design) per non introdurre ulteriori barriere di user experience.
Anche se il report è disponibile unicamente a pagamento, ci tengo a condividere con voi alcuni messaggi centrali e vi rimando a questa presentazione che chiunque sembra poter accedere. Al suo interno trovate il diagramma seguente:
Lo studio ha applicato una variazione della metodologia di review dei siti web di Forrester (tramite euristiche) per assegnare un valore da -2 a +2 su 10 domandi per cinque dei maggiori sistemi di social networking: MySpace, Facebook, Tagged, Friendster, Hi5. Un punteggio di almeno 10 rappresenta il superamento del test.
Come sono stati condotti i test? Calandosi nei panni di un personaggio: una ragazza di 18 anni, che sta per entrare al college e vuole tenersi in contatti con i suoi amici, spendendo molto tempo online, utilizzando sistemi di instant messaging e scambiando foto. I suoi amici utilizzano già diversi servizi ed anche lei vuole entrare in questo mondo. Si trova quindi a dover scegliere il sito più adatto ed è preoccupata per il mondo in cui le sue informazioni personali saranno trattate.
Forse in modo prevedibile i risultati non sono troppo incorraggianti: tutti i punteggi sono bassi, le medie per ogni metrica si piazzano sotto il -1 (!!!) e nessun servizi si avvicina neanche di molto alla promozione. Facebook, il migliore, raggiunge un valore di 4, Friendster, il peggiore, totalizza un rappresentativo -5.
Quali sono i problemi maggiori? Tra questi:
- Mancanza totale o pochissima chiarezza nelle informative su privacy e sicurezza. Quattro servizi su cinque non presentano delle indicazioni in questi ambiti in modo contestuale alla richiesta di informazioni agli utenti con Hi5 che sembra non aver mai sentito parlare di questi temi ed il solo MySpace leggermente più attento al problema
- Il testo è illegibile. Quanto è banale questo punto? Moltissimo, ma di fatto è tra i più disattesi. Solo Tagged e Hi5 vanno meglio su questa metrica con Facebook in cui i disclaimer in fase di registrazione sono davvero troppo piccoli. La barriera peggiore sono però le CAPTCHA. Va bene evitare spammer e bot, ma se neanche gli esseri umani riescono a leggerli…
- Flussi di task inefficienti. Alcuni servizi hanno problemi anche solo a far registrare gli utenti: Friendster e Tagged chiedono troppo informazioni inutili e costringono l’utente a compiere passi assolutamente non necessari all’iscrizione. Il modo migliore per iniziare con il piede sbagliato.
- Pessimo recupero dagli errori. Se un utente commette un errore si tratta già in molti casi di un problema di progettazione (task non pensato veramente per il target). Se però non permettete ai visitatori di capire dov’è l’errore e di trovare rapidamente la strada giusta.. I messaggi devono essere presentati contestualmente al punto in cui il problema si è verificato e possibilmente tutti insieme. Su questo punto Facebook e Myspace vanno piuttosto male.
La conclusione è: va bene che i nativi digitali si stanno riversando sul web ed in particolare sui servizi che consentono la creazione di UGC. Il driver è spesso legato allo stesso concetto di identità, alla voglia di sentirsi parte di un gruppo e di condividere emozioni ancora prima che contenuti.
Creare delle barriere inutili, non essere in grado di prevenire gli errori, non tranquillizare gli utenti sul modo in cui le loro informazioni saranno trattate è un errore che in un panorama così dinamico e competitivo potrebbe rivelarsi fatale.
Come al solito basterebbe davvero poco per correggere i problemi più importanti.

io spesso ho l’impressione di guardare al web un po’ come Stallmann: con una visione idealistica-idealizzata del mezzo, nato con ideali libertari etc. Lo stesso Stallmann adesso definisce il web con malcelata disillusione, “spazzatura al 70%”, per cui, scusa l’incipit confuso, direi che i nativi digitali riversano su questi fenomeni web2 molta inesperienza di vita, che è incorreggibile anche dalle tecniche user experience più sofisticate.
per dire: la violazione della privacy è fatto normale, inevitabilmente verrà riflessa sul successo delle loro piattaforme predilette.
Io forse nutro un pizzico più di fiducia secondo un approccio ala Darwin. Ci troviamo in anni di esplosione e cambiamento. All’interno dei petabyte di informazione certo c’è un’alta quantità di rumore, ma ciò che per me è rumore o contenuto di scarsa qualità ha grande valore per altri.
Sono convinto piuttosto che alcuni meccanismi debbano essere migliorati ed in particolare che si debba ancora rendere omogenea e granulare l’esperienza di partecipazione ai social network. Si tratta però di un processo iterativo e non lineare.
Tutto sommato un mondo molto divertente e ricco, imho.
beh in effetti però l’entropia è in continuo aumento, tanto che questi fenomeni non nascono di certo pianificando a tavolino, forse
L’entropia o forse più concretamente visto il contesto l’information overload continueranno di certo ad aumentare. Ciò che può e sta cambiando è la complessità dei meccanismi di social filtering e recommendation, così come la gestione finalmente centralizzata della proprio identità digitale, la granularità degli strumenti di aggregazione.
Friendfeed è un primo esempio, migliorabile, in questo senso: un unico luogo, speriamo aperto, in cui raccogliere tutte le tracce digitali che un certo individuo dissemina nella rete e Google Connect prova addirittura a portare il social network all’interno delle semplici pagine web.
Insomma, forse l’unica soluzione all’information overload è forse altra informazione (o meglio meta informazione) e non meno informazione..
mi ricorda il progetto Xanadu di Nelson… (rabbrividiamo…)
Ciao,
per quel che riguarda l’information overloading credo che l’inevitabile evoluzione dei sistemi di classificazione porterà ad una organizzazione della conoscenza sempre più efficace.
Questo forse farà sì che una parte di quel 70% di spazzatura digitale si trasformerà in informazione utile.
Mi chiedo però come un essere umano potrà gestire una quantità di informazione “utile” in continuo aumento.
Già tempo fa esprimevo un po’ di disagio per il fatto che sono abbonato a troppi feed.
Il punto è che mi interessano realmente tutti e non riesco a tenere il passo. Sapere di lasciare indietro qualcosa che probabilmente mi interesserebbe mi provoca molto disagio.
In altre parole: l’unica informazione che ricavo cercando “Xanadu” in Google è che non basterebbe un anno a scorrere i 7.440.000 risultati disponibili
Saluti, Alessandro
Mi riprometto di parlare di information overload in un prossimo post. Credo però che la risposta al fenomeno non sia in un miglioramento dei meccanismi di ricerca. Già ora la percentuale di documenti indicizzati è sempre meno significativa rispetto alla quantità di contenuti disponibili e, comunque, risultati presentati dopo le prime cinque pagine sono praticamente invisibili.
La risposta non credo sia neanche nel web semantico, da anni promessa di un nuovo concetto di rete capace di consentire alle macchine di parlare, ma di fatto niente più di un esperimento accademico.
Sono invece convinto che la risposta risieda nei meccanismi di social filtering: sarà il mio network sociale a suggerirmi in modo adattivo quali post tra le migliaia contenuti nei miei feed sono degni di essere letti e la qualità della predizione migliorerà al crescere del mio utilizzo e del numero di miei contatti che faranno lo stesso..
Cosa ne pensate?
Ho bisogno di social filtering!!
A parte gli scherzi, anche io sento il problema descritto da Alessandro e credo che veramente la prospettiva esposta da Emanuele sia un’ottima soluzione.
Già discutendo con Alice nei gironi scorsi abbiamo, forse inconsciamente, sfiorato questo problema. Avere tanti feed, tutti interessanti o potenzialmente tali, e capire quando vale la pena di leggere alla fonte tutte le informazioni e quando invece fidarsi di un’altra persona che seleziona e screma con criteri che tutto sommato vanno bene anche a noi…