Google Lively non è Second Life

Ieri Google ha lanciato Lively, un sistema di chat room 3D accessibile a chiunque possieda un account Google. L’unione delle parole avatar, chat e 3D fa pensare automaticamente ad una cosa: se Big G si mette contro Linden Lab, sarà la fine di Second Life.
Essendo una persona curiosa, ho subito provato ad usare Lively, rimanendo sorpreso da alcuni suoi aspetti e deluso da altri.
Lively nasce come plug-in per il browser: si scarica in un poco tempo ed è pronto per l’uso. E’ semplice da usare: in due minuti è possibile creare il proprio avatar, la propria stanza, ed inserirla nel proprio sito con la stessa facilità con cui si embedda un video di Youtube. E’ quasi lecito dimenticarsi che si sta usando un plug-in: il legame con il web (questa è la novità di Lively) è così stretto che sembra di usare una normale webapp.
Tanta semplicità ha come contro alcuni limiti in termini di funzionamento: lively (attualmente) non è scriptabile e non ha una moneta. Il plug-in è inoltre disponibile solo per utenti windows (niente mac nè linux).
Ma come sono i primi minuti d’uso di Lively?
La mia personale impressione, in termini di abbattimento delle barriere d’ingresso, è stata positiva: big G ha fatto un ottimo lavoro.
Quello che mi è mancato, tralasciando i tecnicismi, è la continuità del territorio. In Second Life le isole formavano arcipelaghi, e gli arcipelaghi un mondo esplorabile in lungo e in largo: volando tra un’isola e l’altra al crepuscolo era talvolta possibile entrare in una dimensione quasi poetica.
Lively invece è costituito da stanze chiuse, che cercano di fingere in modo ancora troppo grezzo di non avere limiti.
Si badi bene: il motivo di questa mancanza non è da imputare a Lively, che non ha alcun territorio (forse è il web il suo territorio), ma alla mia attesa di trovarmi di fronte a qualcosa di simile a Second Life.
Ho un paio di spunti di riflessione da sottoporvi:
- Che influenza prevedete che avrà la non continuità del territorio nello sviluppo di reti sociali in Lively? Il mondo reale ci costringe in ambienti fortamente limitati: vuoi vedere che il problema di Second Life era la dimensione poetica?
- Riuscirà un servizio come Lively a prendere il posto di Second Life, pur essendo diverso da Second Life?
Ho pensato anche io molto alla tua prima domanda. E vedendo dove stanno andando altri prodotti simili nel campo dei videogame (Little Big Planet, uno su tutti, che cito sempre perché sono convinto che ne parleremo) è possibile che la scelta di ambienti limitati non sia sbagliata.
Spesso, per dire, non è sbagliata nemmeno nei videogame. Ci rifletto un po’, perché hai sollevato un punto mica da poco (ci sono game designer che tendono a scannarsi su questo principio).
Provando ad editare la stanza che avevo creato per provare lively, mi sono accorto di un altro enorme limite: non è possibile creare nuovi oggetti.
Non è la prima volta che Google, pur vendo gli strumenti (sketchup) per incrociare tecnologie diverse, si dimentica di esegue un mashup interno che aumenti il valore dei propri servizi.
Leeander (http://www.leeander.com/2008/07/lively-il-nuovo-metaverso-nasce-vecchio-allora-meglio-il-nextverso/) sostiete che ormai Google stia diventando una specie di nuova Microsoft, e lively sembra confermare il trend.
Come ho avuto modo di commentare su “The Marketer”:
“…e comunque secondo me la notizia più importante in prospettiva è l’avvenuto “teletrasporto” di un avatar da un mondo ad un altro. L’Architecture Working Group ha effettuato il trasferimento da Second Life ad un mondo virtuale gestito da Open Sim. La possibilità di interconnettere diversi universi persistenti apre le porte ad web prossimo venturo dalle possibilità spaventosamente intriganti…
Altre informazioni su Vision Post
http://www.visionpost.it/dlife/primo-teletrapsorto-di-avatar-da-un-mondo-allaltro.htm“
@Federico Fasce
La mia riflessione era nata dalla consapevolezza che nel mondo reale passiamo gran parte della nostra esistenza in ambienti limitati e chiusi. Non potendo volare, di fato viviamo in uno spazio a 2 dimensioni (forse è meglio dire 2.5, considerando gli strumenti che ci permettono di sollevarci).
Il nostro appartamento è limitato, l’ufficio dove lavoriamo anche, e lo stesso percorso casa-lavoro è una linea (unidimensionale).
Da qui, e dalla limitatezza delle stanze-cubo di lively, l’idea che forse la socialità necessita di spazi estremamente limitati.
@Federico Bo
Grazie per l’intervento, Federico.
Credo che l’interoperabilità dei mondi virtuali sia un passo fondamentale verso il futuro, un po’ come per il web è l’essere crossplatform.
L’uscita di lively potrebbe essere un buon fattore di spinta affinchè Linden Lab rilasci il codice di Second Life.
Da svilupatore web con competenze in grafica 3D, trovo estremamente grave la non disponibilità di lively per mac/linux: per un webmaster che ha dedicato ore a rendere interoperabile il poprio sito, è un controsenso inserirvi una chat che di fatto taglia fuori gli utenti non windows.
l’unico difetto è che gli oggetti fanno solo delle piccole animazioni non è possibile utilizzarli come ad esempio i bichieri i bichieri uno vorrebbe tenerli in mano sorseggiare ad una festa un coktaill, ma non è possibile farlo i bicchieri rimangono dove sono cosi come tutte le altre cose. però poi è grandioso ci sono un sacco di italiani è gratuito e senza moneta (ed è un grande pregio parlando con altri utenti)…e poi puoi creare una tua stanza.
Senza dubbio la mancanza di interattività degli oggetti compromette parte dell’esperienza d’uso.
Esistono alcuni oggetti personalizzabili (televisioni che visualizzano un video di youtube), ma sono ancora piuttosto rari.
Teniamo comunque presente che si tratta di un servizio alla sua prima versione: credo che google saprà sfruttare il prezioso feedback degli utenti, e spero che prima o poi il client sarà utilizzabile anche su mac/linux.