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Un’intervista con il Nobel Shirin Ebadi

Abbiamo incontrato a Como l’avvocato Premio Nobel per la Pace Shirin Ebadi e le abbiamo chiesto una sua opinione su Intrenet come strumento di pace

Domenica 27 novembre abbiamo incontrato a Como- con grandissima emozione -  Shirin Ebadi, Premio Nobel per la pace nel 2003, in Italia per una serie di conferenze dedicate ai diritti delle donne iraniane organizzato per celebrare la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

Memori di come nel 2010 l’avvocato iraniano avesse firmato per concessione del Nobel per la Pace a Internet, le abbiamo domandato “Lei si è detta contraria alle azioni violente nei confronti del regime iraniano, all’embargo, alle sanzioni perchè le ha giudicate inefficaci come strumenti per sovvertire il regime. Quale ruolo possono avere, invece, internet e la comunicazione sulla rete?”

“La libertà di espressione – ci ha risposto Shirin Ebadi – è il primo gradino verso la democrazia, i dittatori sono i nemici della libertà, ovunque e comunque si esprima, e quindi rafforzano la censura. In questo la tecnologia e la rete vengono in aiuto alla gente, internet ha fatto in modo che possa essere aggirata e quindi indebolita la censura dei dittatori, le rivolte nei paesi musulmani e nei paesi nordafricani sono, in larga parte, il risultato di internet come mezzo per veicolare e scambiare informazioni.
In Iran come altrove, i dittatori stanno cercando di manetere internet a bassa velcoità per impedire la comunicazione, per esempio la velocità del segnale in Iran è molto più bassa che da voi in europa, inoltre il regime ha un filtro su molti siti e li controlla direttamente.
Il governo iraniano ha dimostrato di considerare il web come una minaccia e ha creato un cyberesercito, l’Iranian Cyber Army, di cui il regime è orgoglioso il cui compito principale è la guerra tecnologica verso i nemici dell’Iran, sia in patria che fuori. Per fortuna le capacità di molte persone – soprattutto i più giovani – sono in in grado di aggirare la censura”.

Questo incontro ci ha suscitato due ordini di pensieri. Pensando e parlando dopo l’intervista, abbiamo ricordato un articolo di Don Norman sul modo in cui gli utenti, quando di confrontano con un problema, mettono in atto strategie innovative per superarlo. Certo gli utenti con cui, di solito, abbiamo a che fare non si devono – per fortuna – confrontare con la censura di una dittatura, ma il comportamento che mettono in atto è del medesimo segno.

Poi, l’incontro con Shirin Ebadi ci ha obbligato a una riflessione sull’etica connessa al nostro lavoro di designer – come vengono usati i nostri progetti? per conseguire quali scopi? in quali contesti? – soprattutto quando ci dobbiamo confrontare con limiti, barriere poste agli utenti.

 

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