Abbiamo lanciato i nuovi workshop sull'experience design

July 21, 2008

Scarpe rotte che pure ci tocca di andare…

Pubblicato in: Sketchin life, User research — Tags: — da Piero alle 10:00

scarpe

Senza incroci, bivi e svolte il cammino sarebbe più facile ma anche decisamente più monotono… e a questa regola, volente o nolente, devo adeguarmi anch’io; dalla prossima settimana la mia strada ha deciso di staccarsi dalla strada “maestra” della Sketchin e a me non resta che accettare la decisione.

Con queste due righe volevo giusto ringraziare tutta la grande famiglia della blogosfera a cui mi sono accostato in questi mesi, a volte timidamente, a volte con rabbia…ma sempre con la curiosità e l’ammirazione che merita ciò che affascina. Credo sia doveroso, oltre che voluto, chiedervi scusa se le mie risposte ai commenti non sono state sempre puntuali e tempestive ma, come in ogni rapporto importante, non si può essere sempre all’altezza dell’altro.

E’ vero che un’ avventura la si apprezza di più quando finisce ma credo che l’immensa fortuna di averla vissuta, almeno al momento, lenisce ogni nostalgia;

grazie a tutti, ci rivedremo presto in questo mare nostrum…

Piero (per una volta mi firmo con una “r” che non mi appartiene)

July 14, 2008

Ma internet ha un cuore?

Pubblicato in: Sketchin life, User research — Tags: , — da Piero alle 10:13

emozioni

Dopo anni e anni di studi, di definizioni, di pensieri di luminari e via discorrendo credo che si sia giunti ad una conclusione più o meno condivisa: internet è anche un nuovo media. Come i giornali prima, la radio e la televisione dopo sta reinventando la comunicazione e, per logica conseguenza, la società.

C’è però un aspetto che ha ultimamente attirato la mia attenzione: i giornali si affidavano unicamente alla vista per essere usati, con la radio si  è passati all’udito e, infine con la tv si sono potuti utilizzare (almeno i più fortunati!) entrambi i sensi: vista e udito. Con internet poi si è trasceso dall’utilizzo dei sensi grazie alla vera rivoluzione di internet: l’interattività. Il web 1.0 infatti era poco più di un giornale a schermo tra l’altro meno trasportabile e di più complicato (e costoso!) utilizzo. Ora l’interattività ha permesso la partecipazione e quindi la costruzione condivisa delle informazionitra più utenti e questo è proprio il valore aggiunto di internet rispetto agli “old media”; ma come si declina questa interattività nei cannoni classici dei media?

I media  hanno infatti un’ altra caratteristica: suscitano emozioni. Sceneggiati radiofonici (chiaramente per sentito dire, vista la mia relativamente giovane età) e programmi televisivi hanno suscitato ricordi in noi e caratterizzato tutte le epoche della nostra vita. Gli anni 80 erano, per la mia generazione, gli anni prima di bim, bum, bam e poi di drive in e in quegli anni le uscite pomeridiane, il tempo dei compiti erano scanditi da questo “orologio catodico”. Mi chiedo, questo è possibile con internet? Ci sono emozioni che il mezzo veicola oppure, proprio per l’interattività di cui e capace, le emozioni riguardano direttamente gli altri internauti e non più particolari istanze del media? Ovvimanente non parlo di nostalgie (ah, com’era bello ai tempi di Napster…) ma proprio di emozioni provate nell’utilizzo di qualche particolare istanza (sito o altro che sia)…

June 26, 2008

Usabilità con o senza marce?

Pubblicato in: Sketchin life — Tags: , — da Piero alle 16:00

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Di mestiere mi occupo di usabilità e questo penso che già si sappia; di conseguenza dovrei essere convinto che “semplice è meglio”…ma ultimamente questa inossidabile certezza mi da un pò da pensare…

Non mi riferisco al campo del web, dove in ambito di usabilità le certezze franano sempre più spesso come frollini immersi nel latte, ma al mondo “reale” (passatemi il termine). Da tempo possiedo una Vespa, il classico vecchio modello con le marce al volante che, causa l’età avanzata - e l’incuria del sottoscritto nel mantenerla in efficienza - , si sta avviando a grandi passi verso la pensione. E’ giunto quindi il momento di pensare ad un nuovo mezzo di trasporto per la caotica Milano e gioco forza ho dovuto rivolgere l’attenzione al mondo dei nuovi scooter automatici.

Ora, lungi da me voler fare un post malinconico sulle care vecchie vespe, ma uno dei commenti che più spesso ricorrevano sui blog di settore era che i nuovi scooter paiono, appunto, più usabili, niente frizione e niente cambio (i più arditi arrivavano a osannare il fatto che si potessero guidare con una sola mano). Io non sono però convinto che ciò si possa definire usabilità, l’uso del cambio per esempio è vero che occupa entrambe le mani (ora io mi chiedo a cosa potrebbe servire una mano libera nella guida di uno scooter…?!) rende però la guida più sicura, ti permette di usare il freno motore e di dosare molto meglio le accelerazioni.

Tutto questo per dire cosa? Credo che nello studio dell’usabilità la semplicità, intesa come “elementarietà”, non debba essere vissuta come un dogma; l’esperienza utente deve essere il più possibile appagante e deve permettere una consultazione dei contenuti rapida e immediata ma, di contro, non bisogna incorrere nel rischio di creare percorsi talmente facili ed elementari da superare i contenuti spingendo l’utente ad andare oltre senza soffermarsi.

June 16, 2008

Sketchin ricerca collaboratori per un test di usabilità a Milano il 26 e il 27 giugno

Pubblicato in: User research — Tags: , — da Piero alle 10:01

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Sapete sciare? La montagna è la vostra seconda casa? Allora siete le persone giuste per un test di usabilità sul portale Dolomiti Superski in programma a Milano il 26 e 27 giugno. Il test durerà come sempre un’ora e non mancherà un rimborso spese per l’aiuto fornitoci. Per l’orario è prevista la massima flessibilità in base alle vostre esigenze. Se siete interessati mandatemi una mail a piero(nospam)@sketchin.ch

Sarà anche un modo per testare i preziosi consigli ricevuti in occasione del mio ultimo post sulle tecniche e i problemi del recruitment, vi attendiamo numerosi!

May 27, 2008

Recruitment…da 100 soggetti a 12 in 2 settimane

Pubblicato in: User research — Tags: , , — da Piero alle 13:38

post

Un problema sempre più pressante nell’ambito dei test di usabilità è quello riguardante il recrutiment dei soggetti. La procedura che utilizzo in questi casi consiste nel postare sul sito interessato (solitamente siti con diverse migliaia di view al giorno) un annuncio circa il giorno e soprattutto la città nella quale effettueremo il test con un link ad un sondaggio o alla mail alla quale far pervenire la propria adesione di massima. Fino qui il processo procede senza intoppi ma poi ecco i problemi che riscontriamo praticamente in ogni test:

  1. Nonostante nell’annuncio sia indicato la città in cui si effettua il test, la maggior parte delle risposte proviene da gente residente in luoghi lontanissimi dalla sede indicata (es: test a milano soggetti sparsi in tutto il sud italia). Ora mettendo che in 5 giorni di annuncio rispondano all’annuncio 100 persone, 60 rispondono a questa caratteristica. Ce ne restano 40 che, per un test con 12 utenti, sono comunque un buon numero. Ma…
  2. Se i soggetti devono essere tra i 18 e i 50 anni (soggetti più giovani o più anziani non sono molto attendibili tranne nel cao in cui il sito sia rivolto a quel target particolare) di questi 40, 15 sono under 18 o over 50;… 25 sono comunque più che sufficienti per i nostri scopi se non fosse che…
  3. Quando mando le mail per stabilire il contatto e chiedere un numero di cellulare cui chiamare per comunicare i dettagli del test di questi 25 solo 20 rispondono alla mail in maniera seria…gli altri 5 scrivono scusandosi di non poter essere presenti o per dare fantasiosi suggerimenti sul sito in esame o ancora per consigliare presentatori per la rete collegata al sito e per proporsi come vj…su queste mail ci sarebbe da scrivere un libro sullo stile del celeberrimo “Io speriamo che me la cavo” di Marcello Orta. Ma ancora l’ottimista me sa che con 20 soggetti si possono fare ottimi test purtroppo però…
  4. Al momento del contatto telefonico di questi 20 soggetti almeno 5 non rispondono o forniscono un numero sbagliato e altri 3 non rispondono ai requisiti minimi di “attendibilità” richiesti…tendono a divagare o dimostrano di non conoscere assolutamente internet…

Si resta con 12 soggetti giusto il numero preventivato per il test, se poi si conta che all’ultimo momento qualcuno decide di non venire…si resta sempre soli a spiegare al cliente che è normale perdere dei soggetti per strada…quindi come ottimizzare questa delicatissima fase della ricerca che potrebbe inficiare il prosieguo del lavoro? Attendo, speranzoso, i vostri suggerimenti!

May 13, 2008

Nuova cultura vecchi metodi: il paradosso del web

Pubblicato in: User research — Tags: , , — da Piero alle 10:11

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Con estrema lentezza anche da noi si sta cercando di razionalizzare lo studio del web. Psicologi, antropologi, filosofi e sociologi stanno finalmente accettando l’idea che internet non è un fenomeno spigabile con le teorie valide per la realtà quotidiana e che va studiato come una entità nuova che necessita di uno studio “originale”.

Trovare i metodi adatti allo studio della realtà web non è un’impresa facile per 2 principali motivi:

  1. è difficile un approccio da una prospettiva distaccata e pertanto la nostra esperienza sarà sempre mediata dalla percezione: non è cioè semplice uscire dal fenomeno.
  2. essendo il rapporto tra due soggetti mediato da un computer non è semplice osservare nè registrare questa relazione.

A questo proposito ho avuto durante il weekend una interessante discussione circa l’approccio antropologico al web. Mi è stato spiegato che uno dei principali strumenti di indagine dell’antropologia è la telecamera: permette di osservare e registrare un particolare evento fedelmente e senza interferire troppo con gli attori (sappiamo bene come sia impossibile non interferire affatto, anche un osservazione silenziosa di un evento interferisce con lo svolgimento dello stesso). Io ho subito pensato (deformazione professionale) a come potrebbe essere strutturata un’indagine antropologica del web; ritengo che si possa definire internet non più un “fenomeno” ma una cultura nascente e che quindi necessiti di un approccio antropologico. Ma come si può registrare con una telecamera l’interazione tra persone online? Cosa si deve osservare, il soggetto, la schermata del computer o entrambi? Come si comporterebbe una persona che interagisce online con una telecamera puntata addosso?

La comunicazione via web ha una grossa peculiarità: è una comunicazione che non genera rumore, se sono al pc posso indirizzare la comunicazione ad un unica persona senza che qualcun altro possa “sentire” le mie parole. Pertanto quanta parte del comportamento del soggetto sarebbe modificata dalla presenza della telecamera?

La discussione del week end non ha, ahimè, trovato una risposta; anche perchè non credo sia mai capitato di trovare una realtà non osservabile in modo etico (cioè dall’esterno) ma neanche in modo emico (cioè dall’interno) proprio per la struttura del web: ogni interazione è mediata da un mezzo e questo vale, per la prima volta, anche per l’osservatore.

May 06, 2008

Sketchin ricerca collaboratori per un test di usabilità a Milano il 15 e il 16 maggio

Pubblicato in: Sketchin life, User research — Tags: , , — da Piero alle 14:18

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Sketchin chiede ancora l’aiuto dei volenterosi del web per un test di usabilità riguardante il sito La7.it . Il test si svolgerà a Milano (in zona Centro) il 15 e il 16 maggio e durerà un’ora. Come sempre è previsto un rimborso spese (in buoni) per i partecipanti.

Se siete interessati potete compilare questo form, indicando nome, età e professione oltre ovviamente ad un recapito (possibilmente telefonico) e all’indicazione di provenienza dal sito di sketchin.

Grazie a tutti per la collaborazione!

Piero

April 21, 2008

Sketchin ricerca collaboratori per un test di usabilità a Milano tra il 28 e il 30 aprile

Pubblicato in: User research, Work — Tags: , , — da Piero alle 11:36

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Sketchin chiede ancora l’aiuto dei volenterosi del web per un test di usabilità riguardante il sito Agork.it . Il test si svolgerà a Milano (in zona Centro) la prossima settimana e durerà un’ora. Come sempre è previsto un rimborso spese (in buoni della Rinascente) per i partecipanti.

Se siete interessati potete contattarmi via mail (piero@sketchin.ch); indicando nome, età e professione oltre ovviamente ad un recapito (possibilmente telefonico).

Grazie a tutti per la collaborazione!

Piero

April 14, 2008

gli avatar sul lettino di Freud

Pubblicato in: User research — Tags: , , , — da Piero alle 09:28

avatar

Secondo gli scienziati (o almeno la maggior parte) siamo una specie in evoluzione e questo ovviamente vale nell’utilizzo dei mezzi di tutti i giorni e quindi vale anche nell’utilizzo di internet. Non voglio qui disquisire di come è cambiato l’utilizzo di internet negli ultimi 10 anni anche perchè osservare un fenomeno dall’interno spesso e volentieri causa macroscopici errori di prospettiva… Non credo inoltre si possa ridurre internet ad un unico mezzo, è più un insieme di tecnologie che a loro volta creano svariati mezzi (le mail, l’home banking, le chat, l’informazione, gli ebook ecc…). Possiamo però osservare e commentare aspetti particolari della galassia internet; un aspetto che mi incuriosisce molto è infatti comprendere (o almeno osservare) come è cambiato l’ingresso nella rete.

Quando ho iniziato questo lavoro una cosa su tutte mi è balzata subito agli occhi: il contatto con la blogosfera. Mai prima di allora mi era capitato di osservare delle identità reali nella virtualità, mi spiego: fino ad allora i miei contatti con gli altri internauti si basavano sulle community (tra l’altro devo ammettere mai amate!) nelle quali l’interazione era tra l’avatar di Piero ( che poteva chiamarsi in mille modi) e l’avatar dell’ Altro. Ricordo che si partiva con la fantasia quando ci si doveva descrivere e scegliere la foto da inserire (la maggior parte dei ragazzi erano vichinghi alti due metri e le ragazze tutte pin-up da calendario). Le foto poi ovviamente erano le più disparate ed era praticamente impossibile, anche con un intenso scambio di mail e/o chattate, capire letteralmente con chi stavi interagendo. Questo universo veniva visto ancora come qualcosa da cui diffidare ed era meglio non spiegare troppo di sé. Credo però che ci fosse anche un altra causa: era l’inizio di un mondo virtuale e per la maggior parte di noi era la possibilità di ripartire da zero, di crearsi una identità nuova e non per forza fedele alla realtà.

L’unione di queste due motivazioni ha contribuito a creare un universo parallelo in cui farsi ri-conoscere. Con il passare del tempo le cose sono cambiate: l’essere riconosciuti in rete è vista come cosa positiva e i profili che mi capita di incontrare nel mio lavoro rispecchiano sempre più una similarità con la realtà. Perchè tutto questo discorso? Perchè mi piacerebbe capire fino a che punto ora un avatar rispecchia la persona che cela. Già la parola persona viene dal greco e vuol dire “maschera” perchè una persona è tale nella società, nelle relazioni con gli altri. L’avatar a sua volta si può definire una persona? E’ possibile capire da una foto qualcosa di chi cela? Credo sia interessante provare a comprendere questo perchè penso sia un termometro efficacissimo per capire se la fiducia in internet sta aumentando e in che modo. Sarebbe interessante studiare questo item nei diversi ambiti di internet e capire dove è più facile (conveniente?) nascondersi e dove invece si racconta un pò di più di se stessi.

April 01, 2008

Internet vs Culture

Pubblicato in: User research — Tags: , , — da Piero alle 10:17

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Come alcuni di voi sapranno, sabato si è teneuto qui a Lugano l’Experience Camp . Gli spunti di riflessione sono stati moltissimi e per me, “primino”, è stato davvero strano passare dalla digitazione vocale di tanti nick al “comando vocale”! E proprio a questo proposito mi è venuto in mente un dibattito aperto durante la giornata che si ripete ormai da diverso tempo ma che ancora divide in maniera abbastanza dicotomica: internet migliora la comunicazione o la impoverisce?

Il dibattito è iniziato su un caso specifico: l’ ipod che sparandoci musica nelle orecchie in tram non ci permette l’interazione con il vicino (simpatico o antipatico che sia). Vi risparmio le tesi pro e contro perchè penso che tutti abbiano, a riguardo, un’idea abbastanza definita. Mentre se ne discuteva mi è venuta però in mente (la formazione da psicologo non perdona!) un’ immagine: il ragazzo cingalese che ascolta da solo o in gruppo la musica dal cellulare senza alcun auricolare. E’ una scena che è facile osservare sui mezzi pubblici delle grandi città così come è facile osservare accanto il ragazzo italiano che guarda il tutto con un certo fastidio. Sono convinto che una reazione simile susciterebbe un ragazzo italiano con gli auricolari ficcati nelle orecchie su un affollato autobus di bombay…

Con questo non voglio certo dire che loro sono espansivi mentre noi andiamo chiudendoci sempre più…ecc…ecc…non voglio fare considerazioni del genere, non compete a me. Mi sembrà però l’ennesima riprova della “funzione di mezzo” di internet e dei suoi derivati. Sono tecnologie e come tali vengono influenzate dalla cultura di appartenenza: su un tram di milano non ho mai visto fare grosse chiacchierate tra sconosciuti anche prima dell’avvento dei lettori mp3…non è necessariamente un male, dopo 8 ore di lavoro un pò di silenzio in metro lo aprezzo anch’io.

E’ importante capire che anche internet benchè avvicini persone e culture molto distanti viene vissuto ed esperito secondo i cànnoni della cultura di appartenenza e per tanto l’uso è mediato dai nostri comportamenti e dal nostro modo di pensare.

 

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