Abbiamo lanciato i nuovi workshop sull'experience design

June 12, 2009

Arrivederci, e grazie per tutto il pesce

Pubblicato in: Sketchin life — Tags: , — da Dafne Gobbi alle 08:43

testata

Giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, dal primo dicembre 2007 mi sono svegliata tutte le mattine alle 6 per presentarmi puntuale in ufficio alle 7.30, pronta  ad iniziare una nuova giornata lavorativa.

In Sketchin ho ideato, progettato e sviluppato lavori molto interessanti e stimolanti. Con Luca e il team lavorare è piacevole, dinamico e costruttivo.

I progetti sono ancora tanti, ma è giunto per me il momento di prendere una pausa dalla vita frenetica di Sketchin e dedicare una parte del mio tempo all’aggiornamento professionale ed una parte a questioni familiari.

Ci rivediamo su queste pagine a settembre!

April 27, 2009

Posso trasferire i miei sms per favore?

Pubblicato in: Interaction design, Sketchin life — Tags: , , , — da Dafne Gobbi alle 14:08

Impossibile

C’era una volta, tanto tempo fa, una ragazzina un po’ particolare… si chiamava Dafne. Come ogni Dafne che si rispetti del pianeta aveva una passione smisurata per i rapporti umani. Le piaceva parlare con le persone e scambiarsi opinioni sul mondo… questo suo interesse faceva si che le persone che incontrava sul cammino della vita le scrivessero dei messaggi sul cellulare, ed è qui che inizia l’avventura.

Mese dopo mese raccoglieva questi SMS nel suo Nokia magico finché un giorno decise che questi preziosi messaggi non erano più al sicuro, essendo il mondo popolato da orchi cattivi che rubano i cellulari. Così decise che sarebbe stato meglio trascriverli, ma 1776 SMS non si trascrivono in un secondo…

Tutta contenta attivò la connessione Bluetooth del suo Nokia e successivamente quella del suo potente Mac, pensando ingenuamente che fosse sufficiente per trasmettere i dati da un device all’altro. Dafne ancora non sapeva che questa missione sarebbe stata più difficile ed ardua di quel che pensava, ed invece lo fu.

Il passaggio degli SMS tramite il flusso magico del Bluetooth fu un fallimento, chissà perché aveva accesso solo a fotografie, musica e filmati ma nessun tipo di possibilità per scaricare dei banalissimi file di testo.

Un po’ scoraggiata decise di rivolgersi all’oracolo Google per chiedergli soluzione…

L’oracolo le diede una serie di soluzioni molto interessanti, che comportavano tutte l’utilizzo di software incantati che per essere utilizzati necessitavano di una parola d’ordine. Quella che Dafne aveva però, purtroppo non era valida (parola d’ordine: Nokia 5310 XpressMusic). Uno dopo l’altro i software incantati diventavano sempre più ostili ed enigmatici non permettendole di accedere ai suoi preziosi SMS.

Sempre più avvilita decise di chiedere allo gnomo saputello del bosco. Lo gnomo Lukis le disse che il suo cellulare era stato progettato in modo differente dagli altri Nokia e che faceva parte della povera Serie s40 che era difficile da sincronizzare con ogni mezzo (sia mac che PC).

Dafne era una combattente nella vita e decise che non si voleva arrendere… se il flusso Bluetooth ed i Software incantati non avevano funzionato era decisa a trovare un’altra via. Cominciò a studiare a fondo il suo cellulare cercando di captare ogni singola funzionalità e si accorse con delusione che da quando i Nokia vennero dotati di sistema operativo la loro super usabilità lasciava a desiderare.

Che fine avevano fatto le vecchie funzioni? come mai non era più possibile trasmettere un SMS via Bluetooth come per esempio negli N95? e come mai non vi è più la funzionalità di spostare un SMS su una carta SIM oppure inoltrarlo per email? e soprattutto perché avendo il mio cellulare una scheda di memoria di 2GB non vi posso accollare i miei SMS ma solo video e foto?

La domanda sorge spontanea… come mai c’è questo accanimento nel proteggere un file di testo quando diamo via libera a tutti gli altri file come musica, video e foto? che cos’ha di diverso un file di testo? la loro radice è alquanto semplice, perché renderli così inaccessibili? Ed in secondo luogo, perché con serie uguali di cellulari con stesso sistema operativo e della stessa azienda vivo esperienze d’uso diverse?

Dafne non riusciva a darsi pace ma dopo lunghe ricerche sull’argomento sfogliando le pagine dell’eterna conoscenza di internet giunse alla triste conclusione che:

nel 27 aprile del 2009 non è possibile trasferire dei semplici file di testo dal suo modello di cellulare Nokia 5310 al suo Mac e che pur di raggiungere il suo scopo ha abbassato la sua barriera d’orgoglio verso i PC e ha provato anche con essi senza alcun risultato positivo…

Cosa farà Dafne ora?
1. trascriverà 1776 SMS a mano
2. gettarà il Nokia 5310 dalla finestra
3. aprirà il suo futuro al dono degli open source aspettando android e symbian

Tentativi falliti con:
BluePhoneElite
Novamedia FoneLink
Nokia Multimedia Transfer
X SMS
Macmedia
Mobtime

Nokia PC Suite

Noki

Oxygen
Zyb

February 26, 2009

Lift 2009: cambiamento e futuro

Come ogni anno io e Luca siamo venuti a seguire il Lift, la più importante conferenza sull’innovazione ed envisioning in Svizzera. La conferenza è divisa in mezze giornate a tema dove ci saranno presentazioni e spunti da alcuni dei più grandi innovatori al mondo.

Questa mattina è stata dedicata al tema del cambiamento. Il cambiamento come parte integrante dell’innovazione e dell’evoluzione delle tecnologie e delle società.

Ha aperto questa sessione Patrick J. Gyger che ci ha parlato di storie. In particolare di quelle scritte alla fine del 1800 da Jules Verne su come sarebbe stato il futuro; futuro che in buona parte si è realizzato. “Ma dove sono le macchine volanti tanto sognate del 2000?” questa icona futurista che non si pensa essere nel presente è stata in realtà sviluppata nel passato e scartata più volte per motivi economici. Putroppo molte icone del futuro non possono stare nel presente.

Patrick conclude facendoci capire come oggi la tecnologia non è più la salvezza degli uomini sottolineando il fatto che viviamo oramai nei sogni e negli incubi, concludendo con “non dobbiamo perdere tempo in facebook ma studiare la storia del mondo”.

Il secondo intervento è stato quello di Nicolas Nova il quale ci ha fornito un’analisi completa sui fattori che possono portare al fallimento dei progetti innovativi, focalizzandosi in particolare sul fattore umano. Questi i principali fattori indicati:

  • c’è spesso un super ottimismo
  • tendiamo a reinventare la ruota
  • poche differenze percepibili tra i prodotti
  • si pensa troppo vicino o troppo lontano
  • si tende sempre ad andare in quei mercati già saturi dove si conoscono le regole (e ci sono meno costi di ricerca)

Oltre a questi fattori oggettivi Nicolas fa notare un forte distacco da quello che è il mondo reale degli utenti che altro non sono che persone incomprese, diverse dalla massa informe e che hanno sempre più bisogno di interazioni semplici e naturali.

Naturalezza e semplicità sembrano essere le chiavi dell’innovazione ma come può la “tecnologia essere più naturale”?

È difficile capire quali siano i comportamenti naturali perchè purtroppo cambiano con il tempo (quello che è naturale per noi oggi non lo era 100 anni fa). Ci sono sempre state tante idee ben realizzate, ma alcune di queste sono arrivate troppo presto oppure troppo tardi.

Perchè fare queste riflessioni? Studiare gli errori, documentarli e capirli ci da le basi per formulare buone strategie di design.

Successivamente è stato il turno di David Rose (Mit Media Lab e Ambient) con un interessante intervento riguardante i bisogni ed i desideri degli utenti verso quel nuovo mondo che è l’internet of things. Da una parte troviamo le interfacce web tradizionali che richiedono attenzione, dall’altra invece le interfacce attentive (come i cellulari) che pretendono attenzione. In mezzo a questi due poli, si possono posizionare una serie di oggetti utili che attraverso la connessione possono fornirci una serie di informazioni.

Questi oggetti si interfacciano con noi attraverso un’interazione più trasparente, un po’ quella che abbiamo con il nostro orologio da polso. L’idea è quella di creare tutta una serie di “ambient dashboard” che possono aiutarci a conoscere, comunicare, salvaguardarci, creare e muoverci.

Ha chiuso la mattinata Soh Yeong Roh che attraverso una profonda riflessione ha indagato il come ci poniamo con noi stessi e con la società nel cambiamento.

A più tardi con i prossimi aggiornamenti dal Lift ;)

January 23, 2009

Nuovo master in interaction design a Lugano

interaction design

Il Ticino è una regione che si è sempre distinta per l’innovazione tecnologica (informatica, elettronica, materiali, calcolo scientifico, …) ma dove temi come il design ed, in particolare, l’experience design non sono mai stati considerati, ma il 2009 si potrebbe aprire nella direzione giusta.

Quest’anno, difatti, la SUPSI (Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana) ha proposto nel suo programma un master internazionale orientato all’Interaction Design: MAInD Master of Arts in Interaction Design.

Sono stata molto contenta che il responsabile di questo master ci abbia spiegato a quattrocchi l’idea di base dell’intero corso.

Il Master si rivolge ad un pubblico internazionale con una formazione base già avanzata in diverse discipline (ingegneria, comunicazione, …) e si troverà a confrontarsi con un panel di relatori provenienti da tutto il mondo. L’inizio è previsto nel 2009.

I corsi affronteranno tre temi: artefatti, ambienti e servizi. Saranno strutturati in una formula mista tra teoria e pratica che porterà gli allievi a dover realizzare tutto quello che immagineranno e progetteranno.

Ritengo che questa impostazione di “confronto” con la pratica risulti molto interessante poichè porta le persone a concretizzare i loro progetti, cosa che non ho quasi mai trovato in altri master (troppo teorici e poco pratici).

Noi appoggiamo volentieri questa bella iniziativa che speriamo non trovi ostacoli nel partire.

January 07, 2009

Si ricomincia…

Pubblicato in: Communication — da Dafne Gobbi alle 16:37

si ricomincia

Primo giorno lavorativo dopo la pausa invernale, fatto di freddo e neve. E pensare che fino a pochi giorni fa eravamo a casa a mangiare biscotti e panettoni o a sciare sulle piste, la user experience non si è di certo fermata e ha “bisogno” ancora di noi.
Per questo siamo tornati alla carica pieni di energia anche se abbiamo perso il capo per strada causa malattia.

December 09, 2008

ITSME: un possibile futuro per le GUI?

Oggi io e Luca siamo andati alla presentazione del concept di ITSME, un nuovo sistema operativo.

ITSME vuole rivoluzionare il modo con cui interagiamo con le workstation abbandonando la metafora del desktop, vecchia di 30 anni, a favore di “storie e luoghi”.

L’idea è che qualunque azione operiamo sul nostro computer sia collegata ad una storia nella vita reale. Ogni storia diventa un luogo virtuale sul nostro computer che aggrega automaticamente file, contatti, discussioni legati ad essa.

Questo modello di interazione vuole mappare meglio i modelli mentali dei propri utenti un po’ come nei sistemi di gestione della conoscenza.

Ma perché cambiare oggi le workstation?

Sappiamo che ci sono tre grandi problemi nella gestione dei propri dati personali (information overload, dispersion of information, flexibility in classification) che oggi vengono risolti dagli utenti organizzando i file in cartelle, utilizzando motori di ricerca ed integrando web application nel proprio desktop.

Queste soluzioni però possono non funzionare in assenza di connessione ad internet e comunque pongono un certo rischio sulla sicurezza e la privacy dei propri dati (specialmente quando si tratta di materiale di lavoro).

Da qui nasce ITSME che vuole portare alcuni degli strumenti che utilizziamo normalmente online direttamente integrati nel nostro sistema operativo. Chiaramente non è adatto a tutte le persone, ma punta in particolare a chi tiene alla gestione della propria conoscenza personale: manager, professionisti, docenti, …

Il progetto è allo stadio di concept e ci metterà tre anni per venire alla luce.

Dal mio punto di vista l’approccio potrebbe essere interessante in quanto rispecchia meglio i processi mentali dell’utente (è l’ambiente che si adatta e non l’utente). Però secondo me la sfida si giocherà tantissimo sulla GUI che dovrà essere contemporaneamente comprensibile ma differente dalla metafora del desktop (senza dimenticare il fatto che rimuovere l’abitudine di usare il desktop coltivata in 30 anni non è così evidente).

C’è poi un rischio che in questi tre anni il principale competitor, apple, potrebbe muoversi in questa direzione considerando gli strumenti già integrati in OSX come le smart folder.

Faccio comunque i migliori auguri al progetto, datemi pure un colpo quando è possibile giocare con qualcosa ;)

December 03, 2008

Work in progress

Pubblicato in: Sketchin life — Tags: , , — da Dafne Gobbi alle 14:19


November 17, 2008

Non buttiamo via le idee altrui

Pubblicato in: design — Tags: — da Dafne Gobbi alle 17:03

Giovedì scorso è venuto a trovarci un’ospite speciale che ci ha mostrato una tecnologia tanto semplice quanto interessante per il suo scopo (seguiranno maggiori informazioni durante il RomeCamp).

La cosa affascinante di questa tecnologia è che porta molta innovazione dal punto di vista dell’utente nel fruire un servizio, ma siccome resta in mano a tecnocrati raggiunge solo un pubblico professionale, mentre a mio avviso potrebbe essere tranquillamente a disposizione di tutti. Da qui, parlando con il resto del team, sono emersi diversi casi di tecnologie e ricerche nati in uno specifico contesto, adatto per lo sviluppo iniziale, ma che non hanno mai avuto visibilità verso chi potrebbe realmente sfruttarle.

Trovo sia uno spreco che soluzioni geniali restino nascoste ai contesti attinenti o addirittura scompaiano dal mercato perché non trovano riscontro, ad esempio:

* qualcuno ha mai sentito parlare di un aereo ultraleggero dalla lunghissima autonomia e dal peso totale inferiore ai 250kg che di fatto per la legislazione attuale si sarebbe potuto pilotare senza brevetto di volo?
* e che fine ha fatto quel chipset a bassissimo consumo e dalle dimensioni inferiori al 1/2 centimetro che si alimentava semplicemente con l’energia cinetica del corpo umano?

Questi sono due semplici esempi di tecnologie sviluppate e scomparse negli anni scorsi qui in Ticino.

Quale è stato il motivo della loro scomparsa?

Forse chi ha sviluppato tecnicamente la soluzione ha cercato di portarla avanti solo nel suo contesto con modelli di business “vecchi” e probabilmente “insostenibili”… oppure semplicemente una questione di costi…

Chissà cosa sarebbe successo se la persona giusta al momento giusto le avesse scoperte?

Forse domani andrei al RomeCamp con il mio aereo superleggero e i miei orecchini traccerebbero la mia posizione GPS già da qualche anno.

Mi chiedo quante altre idee geniali siano state dimenticate nel mondo. Una soluzione potrebbe essere un archivio semplicemente consultabile (non quello dei brevetti) dove chiunque possa vedere le soluzioni geniali di tutti i campi e riscoprire quelle oramai scomparse per poterle eventualmente recuperare.

October 28, 2008

Wireframe ad alta fedeltà

Pubblicato in: Interaction design — Tags: , , — da Dafne Gobbi alle 11:26

Recentemente sono dovuta intervenire nell’ambito di due progetti esterni sistemando alcuni wireframe ad “alta fedeltà” che purtroppo i visual designer e gli sviluppatori non comprendevano. Analizzandoli ho subito notato l’assenza di alcuni elementi essenziali per concretizzare il design e un’assenza totale di riferimenti verso i vari flussi funzionali.

Con questo input ho pensato che fosse il momento giusto per ricapitolare le caratteristiche fondamentali che un buon wireframe ad alta fedeltà deve avere.

Partiamo però da cos’è un wireframe:
Un wireframe è ciò che si ottiene dalla progettazione di dettaglio dell’interfaccia in tutti i suoi stati. L’idea è quella di rappresentare nel modo più comodo e funzionale possibile le informazioni e le funzionalità pagina per pagina. In genere si rappresenta a differenti livelli di fedeltà (dalla bozza su carta, sketch, a quello finale) seguendo il processo naturale con cui nasce un’interfaccia.

Un wireframe ad alta fedeltà in particolare rappresenta l’interfaccia finale pronta per essere “vestita” (visual design) ed implementata (sviluppo) e dunque deve rappresentare con precisione e coerenza come funzionerà il nostro prodotto/servizio in quella pagina.

Le caratteristiche fondamentali che deve coprire sono:

  • definire la griglia d’interfaccia (4, 8, 10, 12, … colonne) e il layout con i suoi relativi comportamenti (fisso, liquido, ibrido, ecc…)
  • definire gli elementi d’interazione (link, bottoni, widget, ecc…) con cui l’utente potrà interfacciarsi
  • prevedere e predisporre tutti gli stati dell’interfaccia e relative aree opzionali (tab dinamici, accordion, messaggi di errore, status utente, ecc…)
  • testare differenti tipologie di contenuto per lunghezza e forma (non sempre si sa cosa andrà a finire nei contenuti finali)
  • orientare i punti di luce e d’oscurità dando indicazioni al visual designer su cosa nascondere o rendere evidente
  • annotare le correlazioni con funzionalità e flussi indicando il codice della funzionalità stabilito nelle specifiche
  • integrare il copywriting di tutte le label comunicative e strutturali (i testi delle parti non dinamiche dovrebbero essere quanto più fedeli alla versione che andrà online)
  • documentare il wireframe con un nome, una descrizione generale e una descrizione punto per punto dei singoli elementi (usando correlazioni numeriche)

Di fatto così otteniamo una solida base dell’interfaccia che contiene tutte le funzionalità del nostro prodotto/servizio il ché ci aiuta a comunicarlo a chi interverrà nelle parti successive del processo e ai clienti. Nonostante i wireframe siano strumenti che aiutano chiunque nella risoluzione del progetto, richiedono per il loro sviluppo competenze specifiche di UI e Interaction design.

October 20, 2008

Smau 2008: punti di vista

Pubblicato in: Conferences and workshops — Tags: — da Dafne Gobbi alle 13:59


Sabato 18 ottobre sveglia ore 08.30. Mi alzo, mi vesto e attendo Luca ed Edoardo che passano a prendermi per andare a Smau. Le strade sono poco trafficate e alle 10.00 raggiungiamo la meta.

Osservo gruppetti di persone che si accingono a entrare, il personale è cordiale e mi aiuta nella scansione del mio biglietto prestampato online; mi sorridono e mi spiegano che se entro non potrò più uscire perché non mi sarà più concesso di rientrare… (penso che non suona affatto bene… ).

Sono anni che sento parlare di Smau, ma per vari motivi bizzarri non ho mai avuto l’occasione di andarci… L’aspettativa è alta e comincio ad esplorare il labirinto di stand iniziando dai grandi nomi, uno dopo l’altro vengono assorbiti ed analizzati dal mio lato critico (molto sviluppato per chi mi conosce) e mi accorgo con grande delusione che non vi è nulla di particolarmente nuovo o accattivante… una serie di servizi e prodotti che posso comodamente trovare online senza dover fare lo sforzo di andare in fiera. Vi sono state comunque un paio di cose che è valsa la pena vedere, come i magnifici e giganti plotter dell’HP con risoluzione di stampa invidiabile.

Sconsolata dai grandi nomi mi dirigo a salutare amici e conoscenti e a sbirciare le nuove startup nel percorso dell’innovazione (iniziativa molto carina che dà a questo tipo di aziende la possibilità di esporre gratuitamente in fiera). L’ambiente già mi sembra più frizzante e le idee cominciano a essere stimolanti, ma sento che manca ancora qualcosa… ho la sensazione che ogni stand sia indipendente e staccato, non c’è condivisione, manca la scioltezza della comunicazione… ma c’è chi genialmente ha pensato anche a questo (Lorenzo) improvvisando un magnifico SmauCamp. Ci siamo seduti per terra e la magia ha avuto inizio… a parte il rumore di sottofondo che disturbava un po’, l’incontro è stato molto coinvolgente.

Globalmente la mia idea di Smau si riassume in un evento abbastanza stantio, forse perché ho avuto esperienze più intense da altre fiere come il Web 2.0 Expo dove stimoli e momenti di condivisione erano sempre presenti. In definitiva Smau, la fiera dell’innovazione, mi ha dato la sensazione di poco frizzante.

Ringrazio le giovani startup e la loro energia per aver reso la mia esperienza a Smau positiva.

 

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