Abbiamo lanciato i nuovi workshop sull'experience design

September 30, 2008

Cooliris: foto e video in 3D

Pubblicato in: Interaction design — Tags: — da Leonora Giovanazzi alle 13:09

coolris

Quando le immagini e i video da guardare sul web diventano centinaia forse la paginazione (lo sfogliare delle pagine) diventa un tantino macchinosa e rallenta la fruizione dei contenuti.

Ecco che Cooliris ci viene in aiuto.

In uno spazio tridimensionale Cooliris permette di posizionare tutti i contenuti (foto e video) risultanti da una qualsiasi ricerca su Google, Flickr, Facebook, Amazon, DeviantART (solo per citare alcuni servizi).

Con un semplice gesto questa potente e leggera estensione di Firefox (perchè di questo si tratta..) ci permette di sfogliare tutto lo sfogliabile.

Un click e il contenuto si apre. Un click e si attiva lo schermo pieno. Un click e si raggiunge la pagina youtube del video. Un click e si invia la foto a chi si vuole.
Il tutto in un ambiente direi affascinante.
Come se non bastasse Cooliris propone agli indecisi una serie di contenuti suddivisi per categorie offrendo una nuova esperienza di navigazione esplorativa.
Divertitevi :)

September 29, 2008

Conigli a Picnic

Killing the Nabaztag

Il coniglio. L’ambito coniglio, il maledetto coniglio, a seconda. Io un coniglio non l’ho mai avuto, ho provato a guadagnarmene uno correndo su e giù per le strade di Urbino, ma non c’è stato verso. In seguito, ho parlato con chi il coniglio ce l’ha e ho ascoltato due volte le parole di Rafi Haladjian (presidente di Violet), a Frontiers of Interaction nel 2007 e a Reboot lo scorso giugno. Quando Haladjian parla a una platea, racconta la storia del coniglio, dei pensieri che hanno portato alla sua nascita e di ciò che tutti si chiedono: ma perchè proprio un coniglio? (”Il coniglio sintetizza in sè una serie di qualità, tra cui il fatto che è amichevole. E poi, abbiamo pensato, se riusciamo a connettere un coniglio, riusciamo a connettere anche tutto il resto”, diceva lui).

Orbene, finora ho sempre parlato di conferenze a cui sono stata, stavolta dirò due cose rispetto a un evento a cui invece bisognerebbe essere stati in questi giorni. Sto parlando di Picnic, terza edizione, che vede sul palco gente come Adam Greenfield, Bill Moggridge (IDEO), Philip Rosedale (Linden Lab e Second Life), Jyri Engeström. Tra i relatori, troviamo ancora Haladjian. Nel blog di The Next Web si può leggere una sintesi del suo intervento.

In buona sostanza, Haladjian ha parlato di come il prossimo passo della Violet sia di permettere al coniglio di “leggere” qualsiasi oggetto che abbia un RFID e di permettere a qualunque oggetto di averne uno applicando i Nabaztamps che Violet stessa produce. Dunque, per esempio, si potrà taggare l’ombrello e una volta che il coniglio leggerà quell’RFID otterrete anche le previsioni del tempo, oppure taggare le chiavi dell’auto e ascoltare contemporaneamente le condizioni del traffico.

Ora, il discorso è interessante -a meno che, ovviamente, voi non abbiate sentito parlare il presidente di Violet da due anni a questa parte- e comunque, tutto ciò apre nuovi scenari per il futuro. Posso pensare in un prossimo futuro di taggare il mio pranzo per sapere se l’ho messo in borsa o no e taggare lo zucchero così non mi potrò più sbagliare quando sarà il momento di dolcificare il caffè (scambiato col sale, provoca effetti sinceramente disgustosi).

L’appello è per te, lettore: aldilà delle considerazioni sul progresso degli oggetti connessi, mi suggerisci qualche idea pratica che mi convinca a comprare coniglio ed etichette? Nell’attesa, noi qui continueremo a cercare modi creativi per fare fuori il nostro simpatico amico.

Ps, se sei stato a Picnic (beato te!) fammi sapere, segnala i contributi che ti sono rimasti più impressi (io poi recupero coi video)

September 25, 2008

Visioni digitali - una serata in triennale

Ieri sera ho combattuto la pigrizia e ho deciso di accettare l’invito ricevuto 10 secondi prima da Antonio.
L’appuntamento era in triennale alle 21:00 ( ad averlo saputo prima avrei avvisato tutti quelli che conosco e non :( )Un’oretta di proiezioni direttamente organizzata da Visioni digitali
Visioni digitali = festival milanese sui nuovi linguaggi espressivi dei nuovi media.
Un cantiere creativo che, da tre anni, propone incontri, dibattiti, anteprime internazionali e workshop nel settore della creatività e della comunicazione multimediale con ospiti internazionali (presentazione sul loro gruppo su facebook)”
… corti d’animazione colti direttamente dall’edizione di quest’anno del siggraph, conferenza nomade (ogni anno si svolge in una città americana differente) dedicata alla computer grafica  che vede la sua nascita nel 1974. Inizialemente frequentato da ingegneri informatici e poi contaminato da artisti, il siggraph è una delle maggiori manifestazioni sul tema.Chi è interessato al tema, nella pagina dedicata di Wikipedia, può trovare i paper di alcune delle edizioni :)Tornando a noi. E quindi alle ore 21:00 in Triennale e ai nostri corti d’animazione.
Alcuni impressionantemente realistici, altri molto divertenti e più fumettosi. Dai concept ai documentri, dai film alla pubblicità. La computer grafica è entrata prepotentemente sotto varie forme nella nostra vita quotidiana.

Questi contenti fanno pensare. Fanno: pensare all’evoluzione fatta dalla modellazione 3d nel corso di poco più di 30 anni, riflettere sulle nuove frontiere della tecnologia, rendersi conto dell’enorme comepetenza e creatività che sono necessarie per sviluppare prodotti di tale qualità.Per chi volesse approfondire e rimanere a bocca aperta non resta che farsi un viaggetto su youtube, inserire come chiavi di ricerca: “3d animation” e sortare per rating. Oppure per i più pigri cliccare QUI  :)

September 20, 2008

Web 2.0 Expo: progettazione ed esperienza d’uso in un processo agile

Pubblicato in: Conferences and workshops — Tags: , , — da Dafne Gobbi alle 15:11

agile.jpg

Ieri con Luca abbiamo seguito alcuni interventi nella traccia “UX Design” del Web 2.0 Expo. Quello che mi ha colpito ed interessata di più è stato lo speech sull’agile design & development tenuto da M. Jackson Wilkinson di Viget.

Il problema emerso è che nei processi di sviluppo tradizionale (waterfall) i momenti di confronto e verifica sono estremamente scarsi e portati verso gli ultimi step con conseguenza che in caso di errori o cambiamenti nel progetto i costi ed i tempi di correzione sono estremamente alti.

Dal punto di vista puramente teorico ogni processo funziona, ma nella realtà nessuno crede più nelle favole e sappiamo benissimo che l’essere umano non è una macchina a stati finiti che funziona a step. In un team infatti le persone pensano in momenti diversi alla soluzione, ai requisiti, al design, all’implementazione… in un ciclo infinito di percorsi mentali personali (ogni uno ha il suo)… senza poi contare l’influenza dei problemi personali che non restano mai fuori dalla porta.

Quello che si può dunque notare nella realtà è che tipicamente i processi non prevedono la possibilità di fallire o di adattarsi al cambiamento che avviene giorno per giorno. A questo punto bisogna anche aggiungere il fatto che partner, clienti, fornitori, consulenti, … coinvolti in esterno nel progetto quasi mai sono in grado di sincronizzarsi con le tempistiche.

Da queste riflessioni sono nati e si sono evoluti processi sempre più agili che puntano a far crescere ed evolvere a piccoli passi il progetto tentando di gestire al meglio qualunque influenza.

Le principali caratteristiche sono:

  • iteratività
  • adattabilità
  • cooperatività
  • rapidità
  • puntare a qualità ed obiettivi

Nella pratica si tratta di processi in cui il team di marketing, design e sviluppo cooperano tutti assieme (nello stesso luogo fisico e tempo) a costruire il progetto seguendo cicli iterativi che vanno da 1 a 4 settimane (in pratica 2 o 3) dove si progettano ed implementano una serie limitata di funzionalità. Questo vuole dire che in tempi rapidi si può testare su utenti o avere un confronto diretto con il cliente.

A livello di tempistiche questo tipo di processo richiede 3/4 cicli per rilasciare la prima versione e un numero potenzialmente infinito per arrivare a quella perfetta (bisogna chiaramente definire con il cliente il livello di qualità desiderato).

Chiaramente il primo ed il secondo ciclo riflettono ancora un po’ le caratteristiche dei modelli a cascata, giusto per porre le basi dei requisiti/desiderata, del design e della tecnica.

Dal punto di vista aziendale vi è un’organizzazione del lavoro completamente orientata all’obiettivo del singolo ciclo, il che significa che un team leader che stimola l’assegnazione dei task e delle milestone alle persone (modello GTD), coordina giornalmente le attività di confronto quotidiane e controlla che le persone siano responsabilizzate sulla qualità del lavoro e il rispetto delle tempistiche.

Personalmente apprezzo questo tipo di approccio sui progetti in quanto si basa sul continuo confronto e la crescita costante del prodotto/servizio. Sono comunque dell’idea che ogni processo vada adattato secondo le proprie realtà in quanto anche l’agile richiede tempi e risorse a volte poco sostenibili nella realtà del mercato locale.


September 19, 2008

Web 2.0 Expo second round: New York

Pubblicato in: Conferences and workshops — Tags: , , , — da Dafne Gobbi alle 19:22

expony

Durante l’ultima settimana con Luca siamo venuti a New York per seguire e presentare Dixero al Web 2.0 Expo, la più grande fiera mondiale del settore. Questo è il secondo Expo (il primo a San Francisco) che seguiamo come sponsor e abbiamo potuto percepire diverse differenze interessanti.

La prima grande novità e che la fiera era unificata ad altre due: una sul business mobile e l’altra sull’innovazione tecnologica delle infrastrutture.
Per questa novità durante i due giorni di esposizione ci siamo potuti confrontare con un pubblico molto disomogeneo ed interessato a differenti contenuti.

Uno degli aspetti che emergeva di più e che erano persone molto povere dal punto di vista delle conoscenze del web nonostante la maggior parte di loro ne fosse un assiduo utilizzatore. È stato dunque molto difficile spiegare alcuni concetti per me ovvi come i feed, gli updates o twitter mentre a San Francisco le domande che mi venivano poste erano spesso oltre le mie conoscenze.

Questo però ci aiuta, come designer, a tornare un po’ sulla terra quando pensiamo ai nostri utenti e al come comunicare loro i nostri prodotti.

Dal lato degli espositori abbiamo trovato ancora meno startup e novità di quelle che abbiamo visto a San Francisco. Gli espositori erano principalmente nel segmento editoriale o di soluzioni enterprise mentre i grandi nomi del web e i fondi d’investimento non si sono fatti vedere.

È stata comunque un’esperienza che ci ha arricchito molto e ci ha fatto comprendere più in profondità alcuni pregi e difetti su cui dovremo lavorare; lato estremamente positivo: i nostri gadget erano i migliori ;-)

Ora seguiremo ancora un paio di keynote che commenteremo su queste pagine e poi si vola a San Francisco ad inaugurare il nuovo ufficio e fare un po’ di networking.

ps: abbiamo incontrato i primi due utenti Dixero addicted… fantastici :-)

September 17, 2008

I have attached …. send ….. oh no mi son dimenticata di allegare il file ;(

Pubblicato in: Sketchin life — Tags: , , , — da Alice Garbocci alle 12:44

gmail

Ottimo per tutte le persone distratte come me o quasi ;)
Nei labs di gmail il Forgotten Attachment Detector (by Jonathan K ) ci ricorda di esserci dimenticati di allegare un file ad una mail.
Bisogna però ricordarsi che può ricordarcelo solamente se ci ricordiamo di scrivere nella mail : “I have attached ….”

Interessante! Se qualcuno si ricorda di provarlo, si ricordi anche di me e mi indichi se c’è un modo meno macchinoso per farsi ricordare di essersi scordati di allegare un file.

September 16, 2008

TVdream, film e serie tv in stream (e in italiano)

Pubblicato in: Sketchin life — Tags: — da Leonora Giovanazzi alle 15:33

TVdream

Non hai tempo di andare al cinema per vedere Kungfu Panda?
Hai bisogno di rivedere tutte le puntate di Lost perchè hai paura di esserti perso qualche dettaglio nascosto?
Quando ancora andavi alle scuole medie ti sei perso la puntata finale di Holly e Benji?
In pausa pranzo non sai che fare?

TVdream è il servizio che fa per te.

Ragazzi mi raccomando, è un servizio da utilizzare con cautela. Scordatevelo durante il lavoro e se venite licenziati a causa di TVdream non date la colpa a Sketchin e a questo semplice post di segnalazione.

Ha! Sembra sia legale:

Tutti i video presenti su TVdream sono stati prelevati da siti di video hosting che lo permettono grazie al rilascio del codice Embed.

Secondo le attuali leggi italiane questo sito web è legale, in quanto non ci si collega direttamente ad un fle, ma ad un servizio “pubblico” gratuito che permette di ospitare video sui propri server e trasmetterli in streaming. Questi servizi sono forniti da società che con gli utenti hanno un contratto di licenza, per questo è importante che sia chiaro che TVdream non uploada alcun video, ma li trova su internet, già caricati da qualcun altro e semplicemente condivide i link.

E’ Inoltre importante precisare che tutti i video presenti sono in qualità degradata e non si diffonde nessun video in quanto non é permesso il download.”

Buona visione!

September 15, 2008

Progettare testi per il web - seconda parte

Calligrafia

Lunedì scorso ho cominciato a scrivere qualcosa di più riguardo al mio lavoro e ho iniziato a parlare di progettazione dei contenuti. Come promesso, ecco la seconda parte, con qualche indicazione che spero vi torni utile e qualche risorsa esterna per chi vuole approfondire.

  • Homepage. Anche se gli utenti entrano spesso da sottopagine, se trovano qualcosa di interessante probabilmente vorranno dare un’occhiata alla homepage, per avere un quadro generale dell’attività e di cosa può offrire loro quel sito.
  • La homepage ideale, secondo Steve Krug risponde a colpo d’occhio alle seguenti domande:

  1. cos’è questa cosa?
  2. cos’hanno qui dentro?
  3. cosa posso fare qui?
  4. perché dovrei essere qui e non da qualche altra parte?
    La homepage è anche lo spazio in cui ciascun prodotto o ciascuna divisione che ha una propria sezione sul sito vorrebbe avere più visibilità. Una specie di guerra all’ultimo pixel. Ma lo spazio è limitato, dunque va gestito al meglio. Occorre evitare tanto il sovraffollamento delle informazioni e le ripetizioni inutili, quanto il panico da spazio bianco (l’essenzialità di Google insegna). Krug riassume il concetto nella frase “usa lo spazio di cui hai bisogno ma non più del necessario”.
  • Tagline. Altro elemento da tener presente è la tagline. A meno che non siate Google, la tagline (il vecchio claim o slogan delle pubblicità) è utilissima all’utente per legare indelebilmente un nome più o meno creativo alla sua utilità pratica. Una buona tagline è chiara e informativa, dunque fate attenzione a quelle vaghe o generiche, a quelle troppo corte per essere esplicative, a quelle che non evidenziano il vantaggio competitivo. L’ideale sarebbe una tagline tra 6 e 8 parole scelte con cura. Si tratta comunque di indicazioni generali: ci sono tagline che seguono regole diverse e funzionano molto bene, oppure semplicemente non ci sono (come su Amazon, per esempio). In tutti i casi è importante considerare che la tagline, ovvero la value proposition del sito, è diversa dal motto, che invece contiene un principio guida. In tutti i casi, stiamo parlando solo di un equivalente del claim degli spot tradizionali, ma nella costruzione bisogna tenere conto del mezzo su cui verrà pubblicato. Il claim di uno spot e la tagline di un sito sono due cose diverse.
  • Labeling. Una buona scelta nei nomi delle etichette fa in modo che l’utente sappia orientarsi e trovare le sezioni che gli interessano senza confondersi o pensarci troppo. Se esistono degli standard, è utile farne tesoro. Per esempio, se sono sul sito di un’azienda e ho bisogno di trovare la pagina che contiene le informazioni relative all’azienda e non ai prodotti, probabilmente cercherò automaticamente un “about”. Se ho bisogno di contattare qualcuno cercherò i “contatti” o al massimo “scrivici”. Se sono nel sito di un’applicazione, mi aspetto che le etichette mi forniscano le indicazioni utili per trovare le funzionalità principali. Etichette poco chiare rallentano la navigazione dell’utente o, nel peggiore dei casi, trasformano la navigazione in una poco piacevole caccia al tesoro. Se il nostro utente è un potenziale cliente e cerca, non trovandolo, il modo per acquistare un prodotto, probabilmente è un cliente perso.

  • Struttura dei contenuti. Abbiamo poco tempo per convincere il lettore casuale che si trova davanti a una pagina potenzialmente interessante. Per questa ragione, il suggerimento di Nielsen è di recuperare il metodo della “piramide rovesciata“, ovvero inserire all’inizio del testo le informazioni essenziali, approfondire mano a mano che si prosegue nella stesura e quindi inserire eventuali risorse esterne. Per quanto riguarda la lunghezza dei contenuti, Nielsen indica che i testi dovrebbero essere pensati in formato web, ovvero sotto i 3000 caratteri (circa 650 parole), mentre gli autori di Hot Wired indicano che un testo contenuto in un’unica pagina scoraggia la lettura e diventa più leggibile nel momento in cui lo si suddivide in più pagine.

Infine, un suggerimento pratico di Luisa Carrada (dal suo libro Il mestiere di scrivere): evitare il più possibile frasi fatte e formule stereotipate, le classiche espressioni in cui il soggetto si trascina dietro sempre lo stesso aggettivo, quasi sempre di derivazione giornalistica (per esempio “tragica notizia”). Allenatevi a trovare espressioni più fresche, a riscrivere le frasi, a usare sinonimi. Le frasi fatte devono essere un’eccezione piuttosto che una regola.

Ho affrontato quelli che per ora mi sembravano i punti principali.

Ecco alcuni riferimenti usati per il post e altre indicazioni utili:

Steve Krug, Don’t make me think
Luisa Carrada, Il mestiere di scrivere
Mestiere di scrivere
Webwriting
Scrivere per il web

September 12, 2008

Riusciranno a farsi sponsorizzare anche da 3M??

Pubblicato in: Sketchin life — Tags: , , , — da Alice Garbocci alle 15:00

Prima le fontane di coke e mentos e adesso le molle di post-it, non si può dire che questi due strani signori sulla 40ina non sappiano far fruttare i soldi derivati dalle varie sponsorizzazioni. Alla coppia si aggiunge a questo giro la misteriosa Samurai-girl (protagonista di una nuova serie della abc) … Mha … Comunque lasciando da parte le questioni commerciali direi di dare un occhio al video. Divertente, colorato, anche se forse un po’ meno genuino rispetto ai precedenti.

Onde cerebrali: fine delle interfacce?

Pubblicato in: Interaction design, User research, design — Tags: , — da Alberto Sarullo alle 00:01

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Ieri, al CTIA Wireless IT & Entertainment di San Francisco, NeuroSky ha presentato un prototipo in grado di usare le onde cerebrali per controllare alcune applicazioni per cellulare.

Al di là della curiosità verso applicazioni che si interfacciano più o meno direttamente al cervello scavalcando il corpo, la presentazione di questo sistema è stata il trampolino di lancio per riflettere su come potrebbero evolversi le interfaccie utente di un ipotetico futuro.

Se già oggi è possibile acquistare in licenza l’apparato di NeuroSky, che - semplificando - non fa altro che processare dati inviati da alcuni sensori, un domani tale sistema potrebbe essere adeguatamente completato con ciò che più gli manca: il feedback.

Abituati come siamo alle attuali interfacce grafiche, immaginare un sistema controllato mentalmente, che generi “sensazioni” (o cosa?) come feedback, è un bell’esercizio: in uno scenario futuribile in cui i computer inviano e ricevono segnali dal cervello, quale ruolo potrebbero ricoprire le interfacce?

 

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