Abbiamo lanciato i nuovi workshop sull'experience design

August 26, 2008

Conoscenze orizzontali per verticalizzare


team

Photo by David Pfeffer

Qualche tempo fa ho parlato di quanto sia importante esercitarsi nell’osservazione esterna e dei vantaggi che ne derivano, in particolar modo per la conoscenza del proprio mercato di riferimento. Lascio qui altri appunti sulle attività utili per sviluppare le proprie competenze, in particolare dei vantaggi che comporta affiancare alla specializzazione verticale le competenze trasversali.

Per avere maggiore visibilità sull’intero processo di sviluppo, un altro esercizio che ritengo necessario è l’approfondimento di argomenti relativi al tipo di attività svolta ma che non rientrano specificatamente nelle mie competenze.

Capita così spesso di ritrovarmi in mano libri sull’usabilità, di leggere capitoli relativi all’agile testing e di voler sbirciare all’interno del mondo dell’xhtml e dei CSS. Sì, lo so, detta così sembra banale, però all’interno di Sketchin il team ha competenze molto diverse e il processo funziona perfettamente senza la pretesa che chiunque abbia alle spalle gli anni di studi e la specializzazione verticale dei colleghi. Ma qui siamo tutti convinti che la verticalizzazione debba essere accompagnata da uno sviluppo orizzontale delle competenze: in un progetto le figure si susseguono ma intervengono anche trasversalmente nel processo per accrescere, modificare, tornare indietro (come nel gioco dell’oca) quando qualcosa sembra aver bisogno di maggior approfondimento, per arrivare a un prodotto che sia la risultante migliore tanto delle capacità individuali quanto dell’interazione del gruppo.

Le conoscenze trasversali sono vantaggiose essenzialmente per due motivi:

- aiutano a svolgere meglio il proprio compito rimanendo saldi alle pratiche in uso: le conoscenze generali incoraggiano a verticalizzarsi nel modo migliore, in rapporto e in contrapposizione ad altre competenze

- rendono il processo di lavoro più fluido: essere consapevoli delle modalità di rielaborazione dei contenuti aiuta a impostare il lavoro nel migliore dei modi per la fase successiva

In buona sostanza, sapere come lavorano gli altri forse non comporta un vantaggio diretto per il nostro lavoro e richiede una curiosità personale e un impegno che non tutti sono disposti a metterci. Ma i vantaggi sul lungo termine, in termini di incremento delle conoscenze personali e di efficienza del processo, dovrebbero perlomeno farci riflettere sull’opportunità di investire regolarmente qualche risorsa.

August 20, 2008

L’uomo è ancora insostituibile

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Vi riporto due casi molto interessanti di utilizzo dell’”animo giocoso e concorrenziale” degli utenti per dotare il proprio sistema di una grandissima base di dati che necessita di un intervento umano.

Ma facciamo un passo indietro: che cosa principalmente le macchine non sono ancora in grado di interpretare e gestire perfettamente e autonomamente? Le immagini e le lingue. Anche se negli ultimi anni si sono fatti molti passi avanti nel campo dell’analisi semantica, siamo ancora lontani dal far capire ad una macchina l’oggetto esatto di una fotografia o il senso esatto di una frase. Almeno a livello di massa e di uso quotidiano. Fortunatamente in qualcosa c’è ancora bisogno dell’intervento umano :)

Per risolvere questo problema nell’ambito visuale (comprensione del contenuto delle immagini), Google ha messo in piedi un sistema geniale di labeling delle immagini (quelle che trovate google images..): Google Image Labeler.

Google labeler

Il meccanismo è semplice: viene chiesto agli utenti di giocare con altri utenti nell’etichettare correttamente le immagini proposte. L’utente ha due minuti di tempo per aggiungere tag (=etichette=label). L’unica regola è che non è possibile proporre i tag off-limits, ovvero i più proposti e quindi già assodati. I giocatori giocano in coppia e quando viene proposto lo stesso tag da entrambi gli utenti il punteggio aumenta.

E’ più facile a farsi che a dirsi..

Imo, invece, è un sistema di Istant Messaging (di quelli che integrano tutti gli altri..) che ha deciso di chiedere agli utenti di tradurre il sito in tutte le lingue del mondo.

Nell’elenco delle lingue è possibile vedere a che punto è l’avanzamento della traduzione di ognuna.

Dopodichè una volta selezionata la lingua il sistema propone frasi in inglese e chiede traduzioni.

imo

E’ possibile vedere le frasi già tradotte e segnalare casi di spam o di traduzioni scorrette.

Infine è possibile indicare le frasi migliori nel caso di traduzioni “in dubbio”.

imo

Non c’è che dire, due sistemi geniali per risparmiare tempo, denaro e portare a termine un lavoro che sarebbe altrimenti a dir poco faraonico.
E il tutto facendo divertire gli utenti…
Forse dovremmo sentirci un pò sfruttati, ma assicuro che ci si diverte più che con i casual game:P

Da provare :)

August 14, 2008

Quando la fede tentenna leggere un Munari fa sempre bene :D

Pubblicato in: Sketchin life — Tags: , , , — da Alice Garbocci alle 17:58

Right way

” Si guarda una poltrona come se fosse una scultura, si confonde il design con lo styling e cioé la progettazione logica con lo svolazzo estetico e le forme ispirate liricamente.” Bruno Munari, Artista e designer

In questi giorni mentre bazzicavo qua e là fra vari siti prodotti da concorrenti a livello europeo ho iniziato a farmi un po’ di domande, come credo sia normale e giusto fare. Ma dopo essermi persa nei meandri dei miei ragionamenti e aver iniziato a pensare al design, alla progettazione, alla bellezza e alla comunicazione, non ero più certa che quello che pensavo esser giusto fino ad un paio d’ore prima lo fosse effettivamente. Magari è tutto sbagliato? Magari non è così?

E poi tutti quei discorsi su designer-artisti/artisti-designer, sulla diatriba fra essere l’uno o essere l’altro, a volte essere tutti e due… mha
A me sembra palese… o meglio sembrava. Credo che la differenza fra arte e design si veda e sia palese … ma dato che la mia fede vacillava ho deciso di rifugiarmi in un angolino di camera mia ed ho ripreso in mano “Artista e designer” di Munari.

Artista e designer, non hanno solo scopi differenti, ma target differenti, funzioni differenti, modi di ragionare differenti. Sono due poli che possono a volte “sporcarsi” l’un l’altro. Se da una parte del ring possiamo trovare l’artista romantico alla Friedrich all’altro angolo c’è il progettista spesso un tipo un po’ burbero :P oggettivo e razionale a volte un po’ troppo logico, un tipo che si sente costantemente in obbligo di giustificare le sue azioni con ragioni progettuali (a volte forzate o distorte).

Nel suo libro Munari non demonizza nessuno dei due ruoli, ma cerca di capire e far capire in cosa siano tanto lontani.
Proprio attraversando differenti aspetti dei due ruoli e delle due professioni ne sottolinea pregi e differenze.

” … un designer è un progettista dotato di senso estetico, che lavora per la comunità. Il suo non è un lavoro personale ma di gruppo: il designer organizza un gruppo di lavoro secondo il problema che deve risolvere…” Bruno Munari, Artista e designer

Il designer non è assolutamente uno “stilista”
.
È un tipo solitamente socievole, predilige il lavoro di team (meglio se multidisciplinare). Quest’ultima attitudine,  lo aiuta ad affrontare problemi diversi e ad interagire con chi non sempre la pensa come lui, a trovare scontro o riscontro per reindirizzare la soluzione.  L’essere in “molti” (una moltitudine naturalmente controllata e non una quantità di gente da festa dell’Unità) facilità la discussione cosa che una persona  (a meno che schizofrenica) non farebbe normalmente.

Ha come sogno principale quello di produrre oggetti/servizi apprezzati, capiti ed utilizzati da tutti.
Parla all’intera società e deve assolutamente essere certo che la sua comunicazione funzioni.

Deve essere dotato di una mente e di un metodo molto elastici e flessibili. Deve essere capace di adattarsi a svariate problematiche progettuali. Il metodo se seguito e i problemi se sviscerati a dovere, portano il designer alla soluzione. Soluzione che deve unire funzionalità ed estetica. Perché il designer è di solito consapevole del fatto che se prima un sapone per i piatti si vendeva solo perché lavava i piatti, adesso conta: l’aroma, che sia delicato con le mani, se ha un profumo ed un colore gradevole. Sa che gli aspetti formali sono importanti, ma tali aspetti devono conciliare ed esaltare la funzione.

” La funzine estetica è molto di più che un semplice ornamento alla superficie delle cose e del mondo, come a volte si pensa. Agisce profondamente sulla vita della società e dell’individuo, concorre alla guida del rapporto - sia passivo che attivo - dell’individuo e dela società con la realtà che li circonda.” Jan Mukarovsky

Per quanto riguarda l’artista, o meglio l’artista puro, spesso un tipo solitario (o almeno nel lavoro) ha come scopo principale di parlare di se stesso, delle sue emozioni ed sensazioni. Vive attraverso le sue tele, sculture, installazioni.
I suoi principali interlocutori sono se stesso e un élite di mecenati, compratori, collezionisti. Non si preoccupa di chi guarderà l’opera. Colto da enfasi creativa ha come unica preoccupazione quella di dare vita alla sua idea.

L’artista puro ha una propria visione del mondo, un unico punto di vista, si “getta” sulla materia con probabilmente già in mente quello che vuole realizzare. Perché come diceva Michelangelo: “ Il blocco di marmo contiene già la forma” o qualcosa del genere.

L’esemplare in questione è solito lavorare con i pezzi unici o al massimo tirature limitate/limitatissime. Il suo sogno è quello di farsi vedere, ammirare, sognare, entrare in un museo.
E direi che questo è quanto… adesso che son tornata lucida e i dubbi si sono dissipati… posso tornare a fare la designer con i miei colleghi designer nel miglior modo possibile. :)

August 12, 2008

I blogger conquistano il trentino

cupola del mart

Fra un mese esatto, il 12 settembre, si terrà a Rovereto il MARTCamp. Gli farà da cappello un grande evento per blogger (e non) che avrà come cornice le montagne di Riva del Garda: la BlogFest 2008.
In qualità di roveretana D.O.C. quanto il Marzemino della Vallagarina, mi sono sentita chiamata in causa nell’apprendere la notizia che al MART, il Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, si sarebbe tenuto un barcamp.

martcampSarà interessantissimo osservare come reagiranno i trentini alla blogfest e al MARTCamp in particolare perchè non sarà un evento a porte chiuse, anzi, immagino che sarà qualcosa di abbastanza invasivo e visibile per le strade delle città :)

Ecco come viene presentato dagli organizzatori:

il barcamp del MART – si parla di “ARTE DEI BLOG”
il primo barcamp itinerante tra le sale di un museo
il primo che invita gli artisti a comprendere i blog, e viceversa

Chissà come reagiranno i cittadini alla vista di tutti quegli “aggeggi tecnologici” di cui si muniranno i blogger. Probabilmente verranno scambiati per i pronipoti del futurista roveretano Depero..

Chissà come reagiranno gli artisti del MART al sentire le innovative possibilità artistiche che oggi la rete è in grado di offrire.

Chissà come reagirano i miei genitori nel vedermi tornare a pranzo “causa barcamp a un chilometro da casa”.

In questo mese che precede il camp cercherò di riflettere sul tema proposto “Arte dei blog”. Mi interessa molto perchè finora non ho mai avuto occasione di approfondirlo.
Se qualcuno ha qualche esempio da condividere si faccia pure avanti! Tipo artisti che tengono un blog o artisti che fanno arte in rete.
Un altro concetto che mi interessa riguarda lo straripamento del web 2.0 e della condivisione nel mondo offline dell’arte. Qualcuno conosce qualche artista che ha provato l’impresa?

August 11, 2008

Il modello delle aste applicato alle spedizioni

Pubblicato in: Market research — Tags: , , , , , , — da Francesca Cavecchia alle 09:00

Transport

E-bay è un sito che praticamente chiunque bazzica in rete conosce. Il modello dell’asta applicato alla coda lunga degli utenti e dei beni risulta essere un modello win-win per piccoli provider o venditori occasionali e per molte tipologie di compratori. Inoltre, la sua semplicità di utilizzo e la buona sicurezza nelle transazioni ne ha fatto un servizio conosciuto e ampiamente utilizzato (oltreché una fonte di guadagno sostanzialmente stabile per i suoi creatori). Qualche tempo fa mi chiedevo se il modello E-bay fosse migliorabile o applicabile con successo ad altri settori o tipologie di attività e sono rimasta sorpresa trovandomi di fronte a uship.

Uship.com applica il modello e-bay alle spedizioni domestiche negli Stati Uniti. Il meccanismo di funzionamento è semplice: ho un pacco da spedire, creo un account, compilo una scheda di dettaglio (dimensioni, peso, tempi e modalità di spedizione). Chi è interessato ad effettuare la spedizione può piazzare la sua offerta e farmi domande (così come su e-bay si possono fare domande al venditore dell’oggetto). Alla fine dell’asta posso scegliere lo spedizioniere che preferisco e lasciare un feedback. Per contro, se nessuna delle offerte mi sembra conveniente, posso decidere di non accettarne nemmeno una.

Il sito è corredato da una serie di sezioni interessanti, che vanno dal calcolo delle offerte medie effettuate su spedizioni simili a quella che sto per registrare, alle guide e tips per spedizioni specifiche, alle pagine in cui gli utenti descrivono la propria esperienza con il servizio o con un provider. In buona sostanza, il sito è semplice da usare (nonostante le numerose sezioni) e a prima vista sembra essere un buon punto di riferimento per questo tipo di mercato.

Tu conosci qualche altro servizio che funziona con il modello delle aste?

August 08, 2008

Uncanny valley e statue viventi

statua vivente

Sebbene in Sketchin mi occupi prevalentemente di sviluppare prototipi, mi hanno sempre affascinato le ricerche sui sensi e sulla percezione.

Gli studi sull’interazione uomo-macchina hanno migliorato l’interfaccia degli oggetti e delle macchine che usiamo. Quando però si affida alle macchine il compito di simulare l’apparenza dell’essere umano, e si mostra ad un uomo il risultato, in una frazione di secondo l’uomo saprà discernere se si trova davanti ad un suo simile o ad una macchina.

Non sto parlando del test di Turing, nè della stanza cinese: sto parlando della capacità di percepire la natura “vivo” o “non vivo” di ciò che ci sta vicino, alla base del senso di disorientamento e meraviglia che si prova quando si è di fronte ad una statua vivente.

La percezione del vivo/non vivo è massima nel caso di automi fisici, ma vale anche per automi digitali.

La teoria dell’uncanny valley tenta di spiegare quel che accade: man mano che la verosimiglianza dell’essere che osserviamo cresce, il senso di familiarità aumenta. C’è però un brusco calo del senso di familarità in prossimità della massima verosimiglianza, che crea nell’osservatore quel senso di repulsione alla base dello scarso successo di alcune pellicole cinematografiche realizzate in grafica 3D.

La strada da intraprendere quando si sceglie di rappresentare un essere animato è quindi divisa in due: o si punta all’iperrealismo (percorso scelto degli studios cinematografici e da alcuni videogames), tentando di superare l’uncanny valley, oppure si sceglie di abbandonare il realismo per restare al sicuro al di quà della valle (wii).

Gli esempi di rappresentazioni con chiari problemi derivanti dalla mancata considerazione del fenomeno dell’uncanny valley sono molti, e Youtube può essere un’ottimo punto di partenza.

August 07, 2008

Infovis for mommies

presidentialwatch08

Mamma: “Ali che leggi?
Io: ” Mha roba di infovis…
Mamma: “ eh ?
Io: ” information visualization
Mamma: ” EH??
Io: ” vabbè ne parliamo un altra volta…ora c’ho da  fa’ 

Come gran parte dei progettisti, adotto come primo termine di paragone la mamma
Se lo capisce mia mamma allora potrebbe essere più o meno chiaro a tutti :P
E le spiegherei tutta la mia vita, ma a causa di tempi stretti, mille cose da fare e poca voglia di raccontare quello che faccio tutti i giorni, la lascio costantemente all’oscuro delle attività della sua primogenita.

Quindi mi scuso preventivamente di utilizzare mezzi pubblici per scopi privati, ma dopo averle insegnato ad usare skype il prossimo passo è cercare di farle imparare cos’è l’infovis.

Information visualisation è una disciplina il cui nome è costituito da due termini:
- Informazione cioè un dato contestualizzato. Ad esempio: se 5 è un dato, 5 può diventare informazione nel momento in cui rappresenta il numero di mollette per i panni che ti rimangono nel cestino.
- Visualizzazione è un termine relativo sia a ciò che viene rappresentato che all’attività delle persone di costruirsi una propria immagine del mondo attraverso tale rappresentazione. Ad esempio: le informazioni sui dati nutrizionali che ti leggi ogni mattina sulla scatola dei müsli e che ti fa capire che i grassi fanno male perché hanno la barretta colorata di rosso e le fibre fanno bene perché sono colorate di verde.

Fattostà che l’information visualization è la creazione di artefatti visivi (mappe, schemi, ecc…) per la rappresentazione di informazioni astratte con lo scopo di renderle maggiormente digeribili a chi deve usufruirne.
La rappresentazione di un dato inserito in un contesto mediante l’uso di forme e colori da la possibilità all’osservatore di comprendere e memorizzare più agevolmente l’informazione. Vedere una mappa in cui ogni elemento è caratterizzato da fattori visivi è più intuitivo dello scorrere una tabella piena di numeretti cercando di capire a cosa siano riferiti e come siano collegati.

Il computer può naturalmente facilitare la visualizzazione introducendo una maggiore interazione. Il fatto che si possano manipolare i dati e ottenere delle risposte “personalizzate” e dinamiche, se ben fatto, può portare ad una migliore comprensione dell’informazione.

In queste visualizzazioni dinamiche l’utente, che deve sempre essere in grado di avere una panoramica sulla mappa, può:
- interagire manipolando l’informazione trasformando la rappresentazione attraverso filtri, zoom, ecc…
- accedere ad informazioni specifiche
- ottenere le relazioni (se esistenti) fra i diversi elementi.

Detto fra noi, essendo un argomento un po’ tecnico e non di eccessiva popolarità fra le mamme questa spiegazione un po’ sommaria credo sia il massimo che Lei possa riuscire a sopportare ;)
Però sicuramente un po’ di esempi potrebbero aiutare a capire quello di cui stiamo parlando… sempre per il fatto che le cose che si vedono sono molto più immediate di quelle che si raccontano:

August 06, 2008

Flickr è migliorabile?

Pubblicato in: Interaction design — Tags: , — da Dafne Gobbi alle 08:04

postflickr.jpg

Per svolgere al meglio il mio lavoro trovo sia importante combinare la teoria con la pratica. Come molti di voi sanno mi occupo di progettazione centrata sull’utente. Sono dell’idea che spesso e volentieri i progettisti si dimentichino di essere anch’essi utenti, come gli adulti quando si scordano di essere stati bambini; questo è un punto che nel percorso della mia analisi non scavalcherò mai.

Provo e sperimento tutto quello che c’è di nuovo in rete spaccando l’analisi fondamentalmente in 2 step:
- il primo impatto è molto importante. A colpo d’occhio capisco subito se il sito mi piace oppure no, se mi trovo a mio agio, se i colori e la leggibilità sono idonei al contesto e supportano le regole dell’usabilità, ma soprattutto mi domando: “il processo di registrazione mi farà impazzire?” Insomma, un’analisi bella e buona che scava anche i link più nascosti…

- il secondo step è l’uso a lunga durata di un sito o tool. Trovo sia importante abbandonare l’analisi di dettaglio per concentrarmi sul lato utente e usare il sito per soddisfare le mie reali esigenze. Ci saranno parti del sito che non sfiorerò nemmeno e che piano piano andrò a dimenticare, si attiveranno tutti i miei modelli mentali, troverò scorciatoie e creerò il mio spazio, il mio profilo, una parte di me…

Ultimamente ho iniziato a spremere Flickr. Prima era solo per una semplice analisi, ma piano piano mi sono fatta rapire dal magico mondo delle fotografie ed ora posso considerarmi una Flickeriana. Al di là dell’impressione generale positiva, mi vorrei concentrare sulla sezione dedicata ai gruppi.

Mi piace far parte di gruppi per ottenere riscontri e consigli costruttivi, poi se ci scappa anche qualche complimento la cosa non può che rendermi felice. Attualmente seguo 76 gruppi e sono amministratice di 1 gruppo. Quando cerco un gruppo, non mi limito mai a sceglierne uno, ma ne apro 5 o 6 che mi convincono e decido se iscrivermi o meno. Ad esempio seguo 5 gruppi dedicati ai fiori. Il mio disagio sorge ora, quando scatto una nuova foto di un fiore e decido di postarla nei gruppi relativi al soggetto. Devo scorrere tutta la lista e spulciare tra i tanti gruppi per scovare quello che sto cercando. Tutto questo viene reso più difficile dal fatto che i gruppi che parlano di fiori non iniziano solo con la lettera F ma per esempio possono iniziare con ” The best” o roba simile. Vuol dire che non posso basarmi su una ricerca alfabetica ma devo proprio scorrere tutti i gruppi. Cosa capita se un giorno arrivo a 453 gruppi? Non sarebbe più semplice se si implementasse un sistema di cartelle? Io creo le mia cartella Fiore e ci metto dentro tutti i gruppi relativi in modo da permettermi di trovare in modo semplice ed efficace i gruppi che voglio. Trovo che questa funzionalità debba essere integrata direttamente nella sezione organizzazione senza appoggiarsi ai client esterni. La maggior parte delle persone si basano unicamente sul servizio perché non sono a conoscenza di altre possibilità.

August 05, 2008

Mozilla Labs e Adaptive Path insieme per il futuro del web: Aurora

Aurora

Si chiama Aurora e al momento è un concept, uno studio commissionato da Mozilla Labs ai maggiori esperti di User experience: Adaptive Path.
Sotto la guida di Jesse James Garrett, il team di Adaptive Path ha ideato uno scenario interattivo per il web del quale è stato rilasciato stamane un primo video rappresentativo.

In pratica si sta parlando di un browser futuristico in cui navigazione in rete, collaborazione fra utenti e condivisione di dati sono stati perfezionati sulla base delle attitudini fisiche e comportamentali degli utenti.

In questo primo video di presentazione (che verrà seguito da altrri tre) sono affrontate le funzionalità di collaborazione e condivisione fra utenti. Ecco le prime funzionalità esplorate in questa prima pillola:

  • Manipolare gli oggetti sul browser come si usa normalmente fare nel mondo fisico (tira, premi, trascina…).
  • Navigare senza il “disturbo” la barra degli strumenti (la dock) perchè rimane nascosta finchè non è attivata dall’utente.
  • Visionare un sito in modo comune e collaborativo.
  • Gestire persone, luoghi e pagine web come oggetti in più spazi 3D in grado ti tenere conto anche tel tempo. Il sistema analizza semanticamente i contenuti per decidere il loro posizionamento nello spazio, imparando anche grazie al comportamento dell’utente.

Mi raccomando guardatevi il video che merita.


Aurora (Part 1) from Adaptive Path on Vimeo.
Non so voi ma io sono molto curiosa di conoscere “il seguito” (manco fosse Lost, mannaggia).
Alla prossima puntata :)

August 04, 2008

Osservare per imparare

Pubblicato in: Communication — Tags: , , — da Francesca Cavecchia alle 15:29

Servizi vari

Un esercizio che mi capita di fare è gironzolare per la rete e guardare siti e servizi prodotti da altri. Questo esercizio di osservazione è fondamentale per almeno tre motivi:

  • Rimanere sempe saldamente in contatto con i mercati di riferimento. Non si tratta semplicemente di seguire una moda, ma di cercare di avvicinarmi il più possibile alla percezione del cliente in fase di definizione degli obiettivi. Aldilà di quello che progettiamo, un cliente ha già visto alcuni servizi, ha già un’idea di cosa vorrebbe ottenere, ha già un mondo di riferimento. Sapere cosa succede in rete mi aiuta ad avvicinarmi alle sue aspettative e a capire quali sono i suoi punti di partenza. Successivamente, sta all’abilità e all’esperienza dei designer caratterizzare il prodotto, renderlo coerente con gli obiettivi e creare una specificità e un’unicità che lo differenzi nel suo mercato di riferimento.
  • Capire quali sono le best practices. Si tratta di capire se esistono standard e come vengono applicati, se vengono ridefiniti o migliorati, capire qual è la soluzione migliore per un dato cliente in un dato mercato o settore di riferimento. Avere a disposizione centinaia di esempi aiuta a sintetizzare e rielaborare i concetti.
  • Mantenere alto il livello di creatività e aumentare la flessibilità. Strano a dirsi, ma qualche volta la soluzione migliore è la risultante dell’applicazione di metodi e regole “prese a prestito” da altri settori di attività. I prodotti della multidisciplinarità sono talvota le risultanti creative derivate da questo processo (un esempio su tutti e’ la metafora). Poi sta alla flessibilita’ mentale del designer scambiare gli elementi per arrivare alla soluzione, applicando, per esempio, i meccanismi di funzionamento di un videogioco a un servizio di tipo 2.0.

Questo esercizio è particolarmente utile per svolgere il mio lavoro, per tracciare trend, per intuire la direzione di mercato e per esplorare le possibilità offerte dalle nicchie.

E tu, come ti relazioni al mercato? Come esplori, se li esplori, i servizi esterni? E perché?

 

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