Abbiamo lanciato i nuovi workshop sull'experience design

June 30, 2008

Frontiers of Interaction: ci siamo anche noi

Pubblicato in: Conferences and workshops — da Leonora Giovanazzi alle 19:05

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Lo sketchin-caravan partirà alle ore 6.00 am (!) da Lugano per raggiungere Torino.
Dopo l’edizione dell’anno scorso non potevamo certo mancare a Frontiers of Interaction IV!  

Sarà presente il team quasi al completo e ci sarà sicuramente modo di incontrarsi ;)
Per cui ci vediamo! ..letteralmente :)

Grazie a Gepiblu per la foto

June 26, 2008

Usabilità con o senza marce?

Pubblicato in: Sketchin life — Tags: , — da Piero alle 16:00

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Di mestiere mi occupo di usabilità e questo penso che già si sappia; di conseguenza dovrei essere convinto che “semplice è meglio”…ma ultimamente questa inossidabile certezza mi da un pò da pensare…

Non mi riferisco al campo del web, dove in ambito di usabilità le certezze franano sempre più spesso come frollini immersi nel latte, ma al mondo “reale” (passatemi il termine). Da tempo possiedo una Vespa, il classico vecchio modello con le marce al volante che, causa l’età avanzata - e l’incuria del sottoscritto nel mantenerla in efficienza - , si sta avviando a grandi passi verso la pensione. E’ giunto quindi il momento di pensare ad un nuovo mezzo di trasporto per la caotica Milano e gioco forza ho dovuto rivolgere l’attenzione al mondo dei nuovi scooter automatici.

Ora, lungi da me voler fare un post malinconico sulle care vecchie vespe, ma uno dei commenti che più spesso ricorrevano sui blog di settore era che i nuovi scooter paiono, appunto, più usabili, niente frizione e niente cambio (i più arditi arrivavano a osannare il fatto che si potessero guidare con una sola mano). Io non sono però convinto che ciò si possa definire usabilità, l’uso del cambio per esempio è vero che occupa entrambe le mani (ora io mi chiedo a cosa potrebbe servire una mano libera nella guida di uno scooter…?!) rende però la guida più sicura, ti permette di usare il freno motore e di dosare molto meglio le accelerazioni.

Tutto questo per dire cosa? Credo che nello studio dell’usabilità la semplicità, intesa come “elementarietà”, non debba essere vissuta come un dogma; l’esperienza utente deve essere il più possibile appagante e deve permettere una consultazione dei contenuti rapida e immediata ma, di contro, non bisogna incorrere nel rischio di creare percorsi talmente facili ed elementari da superare i contenuti spingendo l’utente ad andare oltre senza soffermarsi.

June 25, 2008

Arrivederci :)

Pubblicato in: Sketchin life — da Elena Marchiori alle 09:16

team

Un post con i dovuti saluti e ringraziamenti.
Farò un piccolo inciso sulla mia attività in quanto per i prossimi mesi non sarò in Sketchin.
Come alcuni di voi già sanno, in Svizzera è possibile ripartire il proprio tempo lavorativo in più attività, lavorando pertanto a % variabili. Così la mia situazione: oltre a Sketchin, lavoro in un altro posto, dove ho seguito un progetto che sta volgendo al termine e non potrò più proseguire lo status quo in quanto per i prossimi mesi sarò all’estero per seguirne l’implementazione e concludere il progetto.
Sebbene questa scelta sia maturata in completa armonia con il team, scrivo questo post un po’ commossa (com’è giusto che sia per tutti gli arrivederci importanti), ad ogni modo ci rivedremo fra non molto!
Fino a qui quella in Sketchin è stata un’esperienza grandiosa, l’ho vista crescere e ne sono orgogliosa. Abbiamo lavorato sodo “gomito a gomito” (in tutti i sensi) in un mix di forza di volontà e voglia di fare (e fare bene!) e Luca è stato un vero leader.
Mi auguro vada tutto ok, ma soprattutto auguro alle amiche e agli amici di Sketchin il meglio perché se lo meritano. Questa la Sketchin che abbraccio e ringrazio… a presto.
Bè ci rivediamo online!
Arrivederci (ciao amore ciao) e buona estate a tutti (e per chi può: buone vacanze!!)
Elena

June 24, 2008

Tacchi a spillo e grinta di ferro

Sketchine

Venerdì scorso le cinque donzelle del team si sono date da fare per concludere tutti i lavori in tempo utile per presentarsi in serata in via de Toqueville a Milano. Motivo di tanta frenesia è stata la quarta edizione delle Girl Geek Dinners, sponsorizzata da Fiat 500. La GGD è stata l’occasione per presentare l’auto e tutte le possibilità di personalizzazione e per dare la possibilità alle ragazze geek di avere accesso alla private beta di CarCast. Trattasi di un sistema di archiviazione e sincronizzazione di file musicali (mp3 e podcast) che consente di creare una libreria online dei propri file e, una volta caricati su una chiavetta USB, sincronizzarli automaticamente col sistema presente sull’auto. Quando ho sentito parlare di podcast non ho potuto fare a meno di pensare a Dixero, a come sarebbe facile creare e gestire podcast e nello stesso tempo a quanto il carcast sia in linea con l’idea di fare di Dixero uno strumento utile offline e negli spazi di tempo inutilizzati….

Fiat a parte, dopo la presentazione di 500 le Sketchine si sono sparpagliate per la sala e hanno fatto chiacchiere, network, foto, hanno incontrato gli amici e discusso le loro nuove iniziative, si sono fatte un drink. Le ragazze che abbiamo conosciuto hanno dimostrato che è possibile armonizzare l’essere in gamba sul lavoro e l’essere splendide e solari ai party. Tacchi a spillo e grinta di ferro: non è facile essere una geek girl :)

Un grande grazie alle organizzatrici per avere sempre avuto un sorriso per tutte nonostante la stanchezza dell’organizzazione ;) 

June 23, 2008

Il team si separa…

Empty office

…ma solo per pochi giorni, tranquilli, potete mettere via i fazzoletti :)

Infatti questa settimana alcuni di noi se ne andranno in giro per partecipare a due eventi interessanti che si svolgono a qualche migliaio di chilometri di distanza l’uno dall’altro: Reboot 10 (Copenhagen) e International Forum on Enterprise 2.0 (Varese). Il nostro obiettivo è di portare a casa, anzi in ufficio, novità, riflessioni, spunti da scambiarci e condividere anche con voi. Se mercoledì siete nei pressi di Varese, potete passare a salutare Alice e Leonora, mentre io, Dafne e Luca vedremo cosa succede giovedì e venerdì a Copenhagen. Che fate, venite a trovarci? :)

June 20, 2008

Il citofono che non si guasta mai

citofono

Che ci si accorga delle cose quando queste vengono meno, è cosa nota. Quando però uno strumento, che per sua natura dovrebbe essere trasparente all’utente, subisce cambiamenti che lo rendono inusabile, il senso di mancanza è spesso accompagnato - quando non sopraffatto - da pura frustazione.

Qualche mese fa, dopo un weekend trascorso con amici, sono rientrato a casa trovando di fronte ai miei occhi una sorpresa: il vecchio citofono non c’era più.

Al suo posto si ergeva un mastodontico ed ipertecnologico esemplare dotato di display lcd, tastierino numerico e videocamera. WOW!

Premetto che abito in un condominio i cui sedici appartamenti sono organizzati su due scale: per entrare in un appartamento bisogna quindi aprire prima il portone del condominio e successivamente quello della propria scala.

Non sono contrario al progresso, e pensando a quante applicazioni si posson realizzare con una videocamera, avevo accolto con notevole interesse la novità.

Almeno fino a quando non ci ho dovuto avere a che fare.

Con il vecchio citofono, per raggiungere casa bisognava seguire quattro immediati passi:

  1. Cercare tra 16 cognomi quello dell’inquilino a cui citofonare
  2. Premere il pulsante più vicino al cognone fino a percepire un click (1 pulsante per funzione, mi sovvengon gli esempi del buon vecchio Norman)
  3. Aprire la porta del condominio
  4. Aprire la porta della scala

Con il nuovo citofono, raggiungere casa diventa una sfida, e i passi da seguire son parecchi:

  1. Leggere le istruzioni (scritte sia sull’lcd che su un foglietto di carta: melius abundare…)
  2. Cercare tra 16 cognomi quello dell’inquilino a cui citofonare
  3. Leggere il codice numerico di 4 cifre (da quando servon 4 cifre per rappresentare 16 numeri?) corrispondenti al nome dell’inquilino
  4. Digitare il codice numerico su tastierino controllando sul display la corretta digitazione (nota: i pulsanti non hanno alcun feedback di fine corsa)
  5. Premere il pulsante raffigurante la campanella
  6. Aprire la porta del condominio
  7. Cercare tra 8 cognomi quello dell’inquilino a cui citofonare
  8. Leggere il codice numerico di 4 cifre corrispondenti al nome dell’inquilino (4 cifre per 8 possibilità: di male in peggio)
  9. Digitare il codice numerico sul tastierino
  10. Premere il pulsante raffigurante la campanella
  11. Attendere prego (chi è in casa non si aspetta che ricitofoniate)
  12. Premere nuovamente il pulsante raffigurante la campanella
  13. Aprire la porta della scala

Di regola sono una persona calma e pacata, ma questo nuovo “citofono” mi ha messo a dura prova, riuscendo a rendere odioso un momento dolce e delicato come dovrebbe essere quello del rientro nella propria abitazione.

La prima volta che l’ho usato senza sapere come funzionava, sono arrivato al punto 9 con la voglia di premere il pulsante con la campanella fino a sfondarlo (magari così un feedback ci sarebbe stato). La seconda volta.. non c’è ancora stata: ho abbandonato l’uso del citofono.

June 19, 2008

Tacchi e packaging

partyfeet

Con l’arrivo della bella stagione, ai piedi di quasi tutte le donne compaiono ballerine, infradito e bellissimi sandali tacco 12, ma tale mossa equivale, almeno per me, ad un costante mal di piedi.

Proprio sabato scorso, dopo una mattinata in giro per il centro di Viareggio con un paio di scarpine nuove ma estremamente alte ed appaganti, ero ridotta in uno stato pietoso. Avevo bisogno di supporti in gel perché i miei talloni stavano urlando tutto il loro dolore.

Arrivata al supermercato mi trovo davanti all’enorme quantità di merci, colori, rumori e vengo colta da quella che possiamo definire una vera e propria bulimia dell’acquisto. Piano piano il mio carrello si riempie di cose assolutamente inutili, o meglio non necessarie, e il tutto prima di arrivare al reparto: cerotti - medicazioni - liquidi per lenti - preservativi.
Infondo il mio scopo era comprare dei cuscinetti. Era un obiettivo ben preciso anche perché stavo rischiando di scuoiarmi un piede. Eppure l’acquisto compulsivo ha vinto.

Arrivata alla mia meta, eccoli lì ad aspettarmi: una serie di almeno 20 prodotti differenti mi attende a braccia aperte.

È quello di cui ho bisogno, quindi ho necessità che sia proprio il prodotto che fa per me. Voglio che mi soddisfi sia dal punto della performance che da quello estetico.
Inizio a leggere sulle confezioni, ad osservare le immagini riportate sulla facciata delle varie scatolette, i colori, i font e la composizione.
Allora ci sono cerotti impermeabili, cerotti trasparenti, cerotti color carne, cerotti in gel trasparente per le dita, cerotti in gel trasparente per il tallone, cuscinetti in gel da applicare alle scarpe, cuscinetti in silicone da applicare sopra le vesciche, etc…

Sapevo quello che volevo, ma adesso non più. Cosa sarà meglio per me? Ho ricevuto innumerevoli input e adesso non so più che fare. Sono frastornata. Scegliere diventa difficile.

Decido che è ora di piantarla e di adottare un filtro di scelta: il brand.

Scarto la metà dei prodotti e rimango faccia a faccia con 2 famiglie di cerotti, i più familiari e conosciuti, di due marche differenti ma che apparentemente hanno prodotti molto simili e in alcuni casi complementari.

I packaging delle linee di prodotto sono diametralmente opposti dal punto di vista dei materiali, delle forme e della comunicazione.

- I primi, marca “X”, sembrano prodotti medicali da farmacia con le loro confezioni gialle verdi e bianche in cartone fustellato, danno proprio l’idea di esser prodotti simil-ospedalieri, un po’ da vecchietti. La linea di prodotti X è molto più ampia, annovera fra le sue file creme per i talloni screpolati, polveri antiodore, etc…
- I secondi marca “W” appaiono molto più giovani, il packaging è molto più ricco, i colori tendenti al violetto e le illustrazioni lo fanno sembrare proprio un prodotto da ragazze. Quest’ultima linea di prodotti è più orientata al comfort che alla medicazione.

Il target è indubbiamente differente, ma a quanto pare tutte le donne dalle più giovani alle più mature hanno problemi con le loro scarpe.

Dopo una lunga meditazione scelgo soddisfatta 3 prodotti: uno della marca Y (supporti in lattice) due della marca W (cerotti e supporti in gel).

Arrivata a casa nell’intento di salvare quello che è rimasto del mio tallone mi rendo conto che le due marche sono prodotte dalla stessa azienda. Infatti nel libretto delle istruzioni dei cerotti di marca W c’è il logo della marca X. I prodotti W costano un po’ di più rispetto a quelli di marca X. A saperlo avrei potuto comprare tutti i prodotti con i packaging meno attraenti ma meno costosi!

Un pack ha manipolato il mio acquisto.

Ma di chi è la colpa, mia che non so controllarmi o degli esperti di comunicazione, marketing e design? Sono una designer della comunicazione anche io com’è possibile che cada vittima di tali trucchetti e stratagemmi?

Il fatto è che il packaging è fatto apposta. Non è solo la buccia di una merce.

La confezione quando viene progettata ha un triplice scopo, deve cioé supportare l’utente nelle attività di: acquisto, uso e smaltimento. Ed è proprio nel primo di questi tre step che il prodotto si gioca tutta la sua possibilità di essere provato.

All’interno della grande distribuzione dove è presente un forte sovraccarico informativo l’attenzione che un possibile acquirente dedica ad ogni oggetto è di circa 1/25 - 1/50 di secondo (J.Favre, La couleur vend votre emabalages). Questo fa capire quanto sia fondamentale che l’imballaggio sia quanto più legato, dal punto di vista dell’immaginario, al mondo del target a cui si rivolge.

Il carattere segnaletico, la capacità di emersione ed in primis la seduttività di un packaging sono le doti fondamentali per un primo approccio con l’utente. Una volta attirato a sé dovrà essere convinto e conquistato dalle informazioni dettagliate al punto giusto messe al posto giusto, dall’immagine raffigurata, da dati aggiuntivi che attestino la qualità del prodotto. Se il mix degli elementi è convincente probabilemente il prodotto verrà acquistato e a quel punto dovrà dimostrare tutte le sue doti sul campo.

Vi assicuro che tutti i packaging che ho comprato mi hanno convinto e hanno superato l’esame dei tre step.
Si sono fatti acquistare, hanno dimostrato di avere un’ ottima resistenza all’interno del mio zaino e probabilmente non verranno mai smaltiti perché utilizzerò le scatoline per qualcos’ altro. Per quanto riguarda i prodotti sono riusciti a farmi innamorare di loro salvandomi i piedini :P

June 18, 2008

Reputation Pattern

Pubblicato in: Interaction design — Tags: , , , — da Dafne Gobbi alle 16:49

reputation

Lavorando in Sketchin mi capita spesso di progettare strutture di Community e Social Network. Una parte delicata di questo processo è decidere la modalità con cui ci si aspetta che l’utente interagisca con gli altri membri della comunità.

Fino a poco tempo fa, per l’individuazione dei pattern dovevo basarmi soprattutto sull’esperienza, su modelli già esistenti e su un’analisi accurata del target. In questo processo, il rischio maggiore, era quello di tralasciare qualche possibilità per il semplice fatto di non conoscerla o non averla mai incontrata.

Recentemente Yahoo ha messo a disposizione dei progettisti uno strumento utile per la standardizzazione dei deliverables nell’ambito della Reputation legata all’interaction design. Reputation pattern raggruppa in un’unica sezione tutte le possibilità di interazione tra utente e comunity fornendo allo stesso tempo consigli sull’utilizzo dei pattern.

Questa library è interessante sia come strumento di lavoro, che come mezzo per la creazione di una conoscenza comune fra i progettisti.

Fatemi sapere se il consiglio vi è stato utile…

June 17, 2008

Gettyimages ti cambia il mood

gettyimages

Immagino che anche voi non ne possiate più di questa stagione delle pioggie..
Ma non preoccupatevi! Ho il rimedio per voi :)

moodstream

Si chiama moodstream ed è un prodotto by Getty Images (un’enorme piattaforma di ricerca, vendita e acquisto di materiale fotografico e, da poco, anche di contenuti audio e video).

Tutto quello che dovete fare è identificare lo stato d’animo che ricercate (il mood, appunto) smanettando un pò fra i 5 indicatori di stato.

La selezione filtrerà tutti i contenuti corrispondenti di Getty Images (audio, video e foto) e ve li riproporrà sotto forma di presentazione a scorrimento.

Ma se siete così oppressi dal maltempo da non avere nemmeno la forza di pensare ad un nuovo e fresco stato d’animo perchè vi sembra irraggiungibile e fuori portata, allora non dovete fare altro che affidarvi alla “ruota dei mood“.
La ruota vi proporrà una selezione di stati d’animo predefiniti e per tutti i gusti.

Personalmente vi consiglio Stabilize: “reliable. Constant. Inviting. It reminds you everything’s OK.”

Dopo la pausa pranzo invece vi congilio un pò di Exite: “combination of strenght and energy, this setting keeps you moving.”

I contenuti proposti possono essere memorizzati dall’utente all’interno di moodboards (//collezioni) in modo da poterli recuperare in futuro. Infine è possibile anche acquistarli.

Io la mia parte per risollevarvi l’umore l’ho fatta. Ora tocca all’estate… che pare stia per arrivare :)

June 16, 2008

Sketchin ricerca collaboratori per un test di usabilità a Milano il 26 e il 27 giugno

Pubblicato in: User research — Tags: , — da Piero alle 10:01

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Sapete sciare? La montagna è la vostra seconda casa? Allora siete le persone giuste per un test di usabilità sul portale Dolomiti Superski in programma a Milano il 26 e 27 giugno. Il test durerà come sempre un’ora e non mancherà un rimborso spese per l’aiuto fornitoci. Per l’orario è prevista la massima flessibilità in base alle vostre esigenze. Se siete interessati mandatemi una mail a piero(nospam)@sketchin.ch

Sarà anche un modo per testare i preziosi consigli ricevuti in occasione del mio ultimo post sulle tecniche e i problemi del recruitment, vi attendiamo numerosi!

 

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