Abbiamo lanciato i nuovi workshop sull'experience design

March 31, 2008

Incontrandoti via-à-vis avrò più voglia di seguirti online. ExperienceCamp

Pubblicato in: Sketchin life — Tags: , — da Elena Marchiori alle 08:27

experiencecamp

Difficile scrivere il post di commento all’experience camp, un po’ perché vorrei raccontarvi “per bene” tutti i vari interventi… un po’ perché vorrei raccontarvi del clima… quel qualcosa in più che non si può cogliere solo dalla lettura dei commenti o semplicemente se osservi le foto.
Nemmeno le twittate possono cogliere tutto :P , ma sono utilissime (grazie quinta) per ricostruire gli argomenti trattati durante l’evento:
- Primo intervento by dafne & luca sull’ergonomia della banana. Nella programmazione si deve sottolineare un funzione principale in termini di affordance. Questo non succede nella banana. Errore di progettazione?
- Seconda sessione: How to fall in love with video on the internet by Lorenzo Viscanti. Mikamai propone, Altomic un sistema di discussione tramite microblogging. Video di massimo 2 minuti sul concetto: Mettici la faccia!
- L’experience dell’Ipod Touch by Donata Zorzi. Ipod come il computer: dove non arrivano i progettisti, gli utenti inventano creativamente. (Ipod touch è anch’esso una banana).
- Nicola Mattina: 10 domande (sole24ore). Parla di politica partecipata e giornalismo collaborativo.
- Howard Liptzin: User experience design related to communication and branding. Prima regola della comunicazione: non si può non comunicare. (Chicca del giorno: con Splinder c’erano grandi polemiche per l’assenza di feed, ma il 99,9% degli utenti se ne fregavano dei feed e lo 0,1% erano rompic*)
- Dafne Gobbi parla di come “conoscere l’utente” e lo fa parlando di mucche autogestite (vs stabulazione fissa): migliore progettazione significa migliore qualità della vita che significa prodotti migliori. Progettazione significa capire contesto, bisogni, comportamento. La lezione praticamente è: progettare per un giapponese è come progettare per una mucca. (La battuta del giorno by Nicola Mattina: chi ha progettato il software per ottimizzare la mungitura delle mucche? Il giapponese!)
- Luca Mascaro parla dell’esperienza utente di domani. Interfacce che dipendono dal contesto (luogo, orario, situazione). Servizi che interagiscono su paradigmi umani tramite oggetti intelligenti.
- Si parla anche di Taggla, sistema di social networking per l’Università di Venezia, by Smash e Fungiforme.
- Riccardo Cambiassi: Identity is the massage, idee e spunti per servizi interessanti, si parla di Filo, segnalibri condivisi per letture future and much more…
- Davide ‘Folletto’ Casali - Register Here (no, davvero, è il titolo): si parla di intenso minimalismo del Login - Daniela Trifone & Dario (simpaticissimi): “shopping experience”, eCommerce vs Offline Retail (guardatevi il video)
- Beemood: progettazione di un’interfaccia di navigazione web e mobile integrata. Obiettivi di business vs design.

Dovete sapere che questo barcamp è stato organizzato nei ritagli di tempo (giusto la location e l’essenziale per sfamare i barcampers e farli stare comodi - questo il motivo dei cuscini gadget- visto che, essendo il tutto organizzato in un open space le sedie non erano abbastanza).

Chi se l’aspettava andasse così? L’experiencecamp è stato interessante, divertente, aperto, positivo, stimolante, colorato. Già dalla wiki si potevano raggiungere i blog dei rispettivi partecipanti ma era inutile “aggiornarsi” per tempo sui profili dei blogger e non (anche per evitare gaffe che comunque sono state fatte). In teoria incontrandosi di persona si avranno sicuramente più cose da dirsi, no?!
Come in ogni barcamp che si rispetti, anche all’experience la dinamica del networking libero è stata pienamente applicata e diciamolo: associare volti a ciò che leggi online (o che vorrai leggere) è sempre una bella “esperienza”! (non dimentichiamo che per molti quello di sabato è stato il primo barcamp… quindi sono tutte dinamiche da non dare per scontate).

Ecco che l’experienceCamp (credo e spero) ha convinto tutti dell’esperienza di networking facilitata da un ambiente piccolo, oserei dire intimo (perdonatemi la forzatura, ma il concetto proprio ci sta!). Ci siamo osservati e ascoltati per tutto il giorno… e per tutto il giorno e soprattutto alla cena è stato praticamente naturale scherzare (e fare decisamente gli scemi) come se ci conoscessimo da chissà quanto. E ancora la mattina dopo (colazione al lago… ma niente di fighetto se è questo che state pensando), poi la sguazzata con i pedalò e un sanissimo hamburger, prove di flamenco e un piccola smorfia triste in attesa della funicolare.
C’è chi è ritornato a Milano, Venezia, Londra, Roma (etc)… è ovvio che non si sa quando ci incontreremo di nuovo via-à-vis… ma “so chi sei”, “so dove ti posso trovare”… ma soprattutto “continuiamo i mille discorsi che abbiamo iniziato e che non concluderemo mai”.

Grazie a tutti per aver creato questo piccolo evento (2.0! hehe)
A presto. Un saluto e un abbraccio a tutti.

March 28, 2008

User Experience 2.0?

velocity.jpg

Non posso farci nulla, il web 2.0 mi ha conquistato subito, dalla prima applicazione sociale (del.icio.us) che ho scoperto qualche anno fa, fino a diventare un vero mestiere un pò più recentemente. A rifletterci bene la grande novità del web 2.0 sono proprio loro, le persone, con la loro passione e la voglia di recitare un ruolo da protagonisti all’interno dei servizi web.

Persone? Anche la user experience fa esattamente questo! Disegna dei servizi portando gli utenti al centro e utilizzandoli come faro progettuale di un processo mirato a garantire un’esperienza d’uso piacevole, soddisfacente e specialmente il raggiungimento di obiettivi ben specifici.

Che rapporto c’è allora tra progettazione centrata sull’utente e web 2.0 o, volendo fare un passo in più, come si progetta la user experience del web 2.0? La domanda non è retorica, come sanno gli architetti dell’informazione che un bel giorno hanno scoperto la morte della propria disciplina o tutte le persone che sempre più fdi requente si trovano a pensare ambienti di community, social networking, sistemi di life streaming, wiki, blog, etc.

Nonostante l’assunto di base costituito dall’utente, in realtà il processo classico di user experience prevede una significativa quantità di lavoro finalizzato alla definizione del target, degli obiettivi di business, dei competitor, dei sistemi di navigazione, dei task, delle etichette, della struttura delle pagine e dei meccanismi di ricerca. Questo lavoro richiede settimane (o mesi a seconda del progetto) e da alcuni viene bollato com Big Design Up Front, in contrasto con l’approccio minimalistico, iterativo all’estremo ed in costante beta dei servizi web 2.0.

E non si tratta di fare filosofia, il web 2.0 porta alla ribalta un altro concetto finora poco affrontato nella progettazione, ovvero il design sociale. Già, due dei principi salienti del web 2.0 sono gli effetti network ed i meccanismi di emergenza. Il progettista non deve cioè limitarsi a progettare la macchina (l’esperienza individuale), ma sforzarsi di pensare all’autostrada (l’esperienza di gruppo o di massa) che abiliterà l’interazione tra grandi numeri di utenti facendo si che il risultato di insieme divenga sempre più utile quante più persone partecipano.

Alcune domande importanti sono allora:

  • come cambia la progettazione della user experience per applicazioni centrate sulla massa e non sul singolo?
  • come è possibile coinvolgere gli utenti per intercettare delle esigenze addirittura prima di lanciare il servizio (ma pensando ad utenti reali e non fittizi come le personas)?
  • le fasi e le attività canoniche di user experience sono ancora capaci di rispondere efficacemente alle esigenze del web 2.0?

A questo proposito, Alberto abbozzava tempo fa alcune interessanti idee mutuate dagli Elementi teorici per la progettazione dei Social Network di Gianandrea Giacoma e David Casali, citando anche lo stimolante intervento di Rashmi Sinha (a cui ho avuto la fortuna di assistere) per la chiusura dell’Information Archicture Summit dell’anno scorso: Fast, cheap and somewhat in control.

Il messaggio è chiaro: in alcuni casi (come la progettazione di Slideshare.net, a cui lo speech in gran parte si riferisce) possiamo buttare via la metodologia tradizionale e ragionare in modalità più 2.0:

  • L’alpha è la prima reazione
  • La beta è il sondaggio di mercato
  • Niente personaggi, parla con gli utenti
  • Lancia, poi rifinisci
  • Progetta sociale
  • Utilizza le shadow apps
  • Gli sviluppatori devono capire il design
  • Poco visual, tanta personalizzazione
  • Semplicità tecnica
  • Semplicità estrema di utilizzo

Le applicazioni web 2.0 sono ancora una minima parte di ciò che viene prodotto sul web e certamente siamo all’inizio per quanto riguarda gli impatti sulla user experience. La domanda che faccio a voi è però: il web 2.0 (o qualunque cosa venga dopo nella direzione degli utenti) spazzerà via la user experience tradizionale, la cambierà o semplicemente procederà su un binario separato?

Link: L’intervento di Rashmi e gli spunti di Alberto.

March 27, 2008

Countdown per l’Experience Camp

Pubblicato in: Conferences and workshops — Tags: — da Leonora Giovanazzi alle 17:28

cuscini

Mancano poche ore all’ExperienceCamp e oramai è quasi tutto pronto!

Domani mattina vado a recuperare le ultime cose (t-shirt fresche di stampa e ciabattone per i vostri caricatori per pc con uscita italiana) e siamo pronti.

Da una settimana conviviamo con 45 cuscini Ikea in ufficio dal momento che non abbiamo sedie per tutti e siamo costretti a farvi sedere sul nostro comodo parquet in faggio finto (sempre ikea) :)
Don’t worry, in giornata dovremmo riuscire a dare una ripulita al suddetto pavimento…

Già che ci sono ringrazio Beemood che si è aggiunto come sponsor e che ci sfamerà tutti offrendo il pranzo (leggero eh che ci sarà da impegnarsi!).

Abbiamo raggiunto i quaranta partecipanti (contando il team di Sketchin) e vorrei invitare tutti (partecipanti e non) alla cena che faremo sabato sera a Lugano (o in qualche grottino di qualche paese limitrofo..).

Chi desidera partecipare può segnarsi nella wiki del Barcamp :)

Quindi arrivederci a sabato!

Hello world

Pubblicato in: Prototyping, Sketchin life — Tags: , , — da Alberto Sarullo alle 09:00

alberto.jpeg

Ultimo acquisto nonchè più anziano (classe ‘80) della sede di Manno, sono il nuovo prototipatore di Sketchin.

Il mio ruolo è duplice: da un lato affianco Alice, nel cercare l’equilibrio nell’eterna diatriba tra grafici e programmatori, e dall’altro sviluppo velocemente prototipi funzionanti.

Studio informatica, negli ultimi anni mi sono occupato di web e grafica 3D, e sto seguendo con interesse tutto ciò che è legato alla cosiddetta internet of things.

Introverso, flessibile, disordinato quanto basta :)

March 26, 2008

Art from code (come designer e programmatori possono iniziare a volersi bene)

Pubblicato in: Visual design — Tags: , , — da Alice Garbocci alle 08:30

Generated art

Nella mia testolina ho sempre pensato che la fisica fosse mille volte più interessante della matematica in quanto si poteva applicare a cose reali, al mondo vero. Insomma: forza di gravità, vasi comunicanti, la forza, la leva, la velocità e l’accellerazione mi parevano maggiormente tangibili rispetto a equazioni, logaritmi, radici quadrate, potenze, ecc…
Ma per fortuna nella vita non si smette mai di imparare.
Una settimanetta fa, mi sono casualmente imbattuta in una disciplina, metodologia, hobby, perdita di tempo, pazzia, chiamatela come volete, per essere imparziale la chiamerò con la sua definizione standard: arte generativa.

Ed ho capito definitivamente che il mondo dei numeri è assolutamente affascinante, che è alla base di tutto (o quasi) e che i programmatori non sono poi così male.

Per chi, come me fino a poco tempo fa, non sapesse cos`è la Generative art (nata fra l’altro ngli anni ‘80) rimando sicuramente alla definizione di wikipedia, ma intanto giusto per togliere le prime curiosità, dirò che si tratta di rappresentazioni visive generate attraverso algoritmi matematici, sì insomma programmate.

L’universo dell’arte generativa è realmente immenso. Si spazia delle demoscene , video musicali che rappresentano forme, colori, spazi e naturalmente colonne sonore completamente scritti i cui eseguibili devono avere una grandezza di pochi kB, software generativi che creano grafiche vettoriali spesso in movimento attraverso la reinterpretazione di algoritmi matematici, agenzie di comunicazione come la Todo di Torino, che basano su queste modalità rappresentative la costruzione di brand, istallazioni, ecc… e naturalmente eventi.

Programmate e progettate, oppure progettate e programmate, le opere di Generative art possono essere un ottimo punto di incontro fra designer e programmatori, un punto di incontro che arricchisce indubbiamente entrambe le figure professionali. Così quello che a volte sembra un muro insormontabile, per motivi di estetica o di standardizzazione, di finitura o di praticità sembra incrinarsi fino quasi a frantumarsi di fronte a questa forma artistica.

March 25, 2008

Come risparmiare il 38% del vostro tempo

Pubblicato in: Interaction design — Tags: , , , , — da Dafne Gobbi alle 09:32

cellulare.jpg

Dopo 4 settimane d’assenza sono finalmente tornata su queste pagine a condividere l’ultima mia ricerca che mi ha costretta a contare ogni singola battuta del Nuovo Testamento. ;-)

Da anni chi studia design ed ergonomia si sente ripetere che non si può progettare per tutti ma bisogna operare delle scelte. Un’interfaccia come quella di Office può sembrare ostica per la maggior parte degli utenti poiché cerca di fare tutto per tutti. Questo errore progettuale è principalmente guidato da esigenze di mercato e va contro la definizione stessa dell’usabilitàl’efficacia, l’efficienza e la soddisfazione con le quali determinati utenti raggiungono determinati obiettivi in determinati contesti”. Dal punto di vista del progettista sarebbe opportuno sviluppare differenti progetti a seconda delle reali esigenze dell’utente e del contesto.

Questo voler trovare compromessi sulle interfacce che non portano mai l’utente alla completa soddisfazione è una tendenza partita già nell’hardware molti anni fa specialmente nelle tastiere.

Ma cosa vuol dire progettare una tastiera per un utente con un obbiettivo specifico? Adesso ve lo spiego!

Ho scelto il Nuovo Testamento quale testo statisticamente rappresentativo della lingua italiana in termini di uso di parole. Ho scelto la principale interfaccia di scrittura utilizzata in Italia, la tastiera del cellulare. Ho immaginato una persona che volesse trascrivere questo testo sul cellulare (un folle insomma…).

Voglio verificare se la tastiera originale dei cellulari è efficiente ed efficace per svolgere questo compito, se così non fosse, trovare una differente soluzione di design.

Ho conteggiato l’uso delle singole lettere nel Nuovo Testamento e l’ho moltiplicato per il numero di battute necessarie sulla tastiera odierna, ottenendo così il numero totale (1’724’837) d’operazioni per la trascrizione del testo. In seguito ho riordinato le lettere per il numero d’occorrenza.

tastiera-originale.gif

Osservando le tabelle ottenute ho notato come alcuni caratteri molto frequenti richiedessero fino a 3 operazioni sul cellulare per essere raggiunti. Ho dunque riorganizzato per occorrenza la disposizione su una nuova tastiera.

nuova-tastiera.gif

Ricalcolando il numero d’operazioni necessarie con la nuova tastiera (1’055’820) è emerso un notevole incremento d’efficienza ed efficacia teorica (38,79%). In termini temporali immaginando che un utente esperto impieghi 0,5 secondi per digitare un carattere, ci sarebbero volute 239,5 ore con la tastiera originale e 146,6 ore con la nuova tastiera risparmiando ben 92,9 ore.

Devo però valutare che l’utente sulla nuova tastiera non è considerabile “esperto”. Apprendere questa nuova interfaccia comporterebbe prima il disapprendimento dell’attuale tastiera ed in seguito l’apprendimento della nuova.

La domanda è: per fare ciò ce l’ha farà in meno di 11,5 giorni lavorativi (il risparmio di tempo)?

Se così fosse avrei dimostrato come su un compito ben specifico si possa introdurre interfacce dedicate molto più usabili.

Volendo generalizzare quest’interfaccia che sembra idonea alla lingua italiana non dobbiamo dimenticarci che va in conflitto con l’ordine logico/alfabetico della lingua italiana.

Chissà se oggi avremmo più tempo se con la nascita dei cellulari avessimo appreso direttamente quest’interfaccia?

March 21, 2008

Esercizio di classificazione con flickr

2237699610_bd58caba8c_b.jpg

Anzitutto ringrazio i sei valorosi commentatori del post in cui ho fatto partire questo giochino della categorizzazione delle foto su flickr. Se non mi avessero dato corda condividendo il loro modo di organizzare le foto non avrei potuto fare questo esercizio :) Quindi grazie a Marco Cattaneo, Vincenzo Caico, Luca Fiore, Casa, Marco Cortesi, Mbeo :D

Ricordo che lo scopo di questo esercizio è stato cercare di capire come i fotografi di flickr organizzano il proprio materiale fotografico. Quindi capire anzitutto le possibilità classificative di una fotografia per poi identificare le dimensioni chiave a cui gli utenti-fotografi sono più legati e che giudicano come più efficaci per mostrare i loro lavori.

Allora. Ecco cosa ho fatto. Ho preso nota di tutte le collezioni e i set utilizzati su questi sei profili.

Dopodichè ho cercato di scremare e accorpare i set e le collezioni coincidenti (per esempio i set “someone”, “people” e “persone”).

Poi ho fatto una specie di card sorting (nella mia mente quindi senza post-it :P) ed ho ordinato tutti i set (scremati) in 7 cluster. Eccoli:

Importanza della foto

  • Explore (comparse su Explore)
  • Most interesting (auto-generated)
  • Le migliori (giudicate dagli altri)
  • Le mie favorite

Luogo della foto

  • Luogo (regione, città, paese)

Occasione della foto

  • Evento (concerto, evento sportivo)
  • Evento pubblico (conferenza, workshop, barcamp, cena)
  • Ricorrenza (compleanno, capodanno, battesimo, anniversario)
  • Evento personale (matrimonio, laurea, cena personale)

Tipologia di immagine

  • Fotografia
  • Disegno
  • Screenshot

Tipologia di colore e trattamento

  • Bianco e nero
  • Colore
  • Seppia

Tipologia di servizio fotografico

  • Progetto fotografico
  • Lavoro fotografico

Oggetto della foto (tematica)

  • Paesaggi
  • Tramonti
  • Campagna
  • Boschi
  • Cielo
  • Mare
  • Acqua e riflessi
  • Cani & gatti
  • Persone
  • Autoritratti

Queste sono le dimensioni che ho raccolto nei profili degli “account di test”. L’elenco non è ovviamente esaustivo ma permette di definire le macro dimensioni che gli utenti riconoscono come fondamentali in una fotografia:

  • Importanza
  • Luogo
  • Occasione
  • Tipologia di immagine
  • Tipologia di colore e trattamento
  • Tipologia di servizio fotografico
  • Oggetto (tematica)

Ecco quindi ricostruite le dimensioni.
Ora, quali di queste sono considerate come più incisive agli occhi degli utenti secondo gli utenti stessi?

  1. Anzitutto l’importanza: flickr è uno strumento di condivisione che permette di calcolare, per ogni photostream, le foto più viste, le preferite, le più commentate e quindi le più “interessanti” (definite tramite un calcolo algoritmico).
    Inoltre le foto possono essere assegnate al gruppo delle 500 migliori foto della giornata e in questo caso finisco nell’olimpo di Explore. Tutti questi strumenti danno la possibilità agli utenti di sapere quali sono le loro foto “migliori” secondo gli altri utenti e secondo flickr.
    E obiettivo di un fotografo è naturalmente mostrare il più possibile proprio quelle (oltre che, ovviamente, le proprie preferite).
    Da questo derivano set e collezioni che riuniscono le top-foto. Da questa esigenza sono nati meccanismi paralleli a flickr (come Flickr Set Manager) che permettono di inserire nel proprio account dei set generati in modo automatico e che raccolgono dinamicamente le foto migliori.
  2. Il criterio ordinativo dell’importanza vale soprattutto per i fotografi professionisti o dilettanti. Nel caso invece di utenti che usano flickr soprattutto per condividere foto di eventi con gli amici, il criterio organizzativo più gettonato è quello per “luogo” o per “occasione“.
    Giustamente lo scopo in questo caso è mostrare fotografie sulla base del momento e dell’occasione in cui è stata scattata. L’obbiettivo non è quindi accumulare visite e commenti, ma semplicemente condividere momenti con gli amici.
  3. L’”oggetto ripreso nella singola foto passa in secondo piano rispetto all’importanza e all’occasione, ma è sempre abbastanza utilizzato come metro classificativo anche da utenti “base”. Perchè in fondo quando si offre uno strumento all’utente, questo tende ad utilizzarlo. In questo caso è stata data la possibilità di classificare la stessa foto all’interno di più di un set. In questo modo gli utenti hanno cominciato ad affiancare al set “principale”, che può per esempio riguardare un evento o una cena, una serie di set “paralleli” che vanno ad esplorare il contenuto formale della foto.

Per concludere questo esercizio vorrei proporre l’ipotesi che in fondo la classificazione delle foto, ma questo vale per la classificazione in generale, dipende in gran parte dagli obbietivi che ci si è posti. E tali obiettivi dipendono a loro volta dal target a cui ci si rivolge.

March 20, 2008

internet di carta: mi informo quindi sono?

Pubblicato in: User research — Tags: , , , — da Piero alle 10:19

giornali

Alzi la mano chi compra ancora il giornale la mattina…(ovviamente tra quelli che lo compravano tre anni fa!). E’ inutile rifare il solito discorso che i giornali di carta non vendono più e che sono in crisi, tanto lo sanno già tutti. Quello che noto è come è cambiato il modo di informarsi, non ci si ferma alla lettura del sito del corriere o della repubblica
ma si naviga per blog tematici e non, su youtube, si guardano i tg online (magari dai siti delle tv analogiche); insomma non c’è più un unico dispensatore di informazioni ma siamo noi ad essere diventati “aggregatori attivi” di informazione.

L’aumento delle fonti è sicuramente una ottima novità perchè ci aiuta a discernere le informazioni e soprattutto ci aiuta a pensare. Ma siamo pronti a sopportare il peso di questa onda che ci investe? Mi spiego:l’offerta è vastissima, il tempo per usufruirne no. A me personalmente piace svegliarmi la mattina e leggere i feed dal mio aggreatore, o guardare su youtube quell’intervista persa in tv …però il rischio è che anche l’informazione diventi usa e getta; diventi un pò come la pubblicità su google confezionata su misura. Questo non vuol dire essere disinformati vuol dire avere accesso solo a “ciò che ci interessa/può interessarci”: avere le informazioni rapidamente e velocemente. Ma così, come faccio a scoprire una nuova passione?

Per spiegarmi meglio vorrei paragonare il caso dell’informazione alla musica: con internet e con il peertopeer possiamo ascoltare (chiaramente solo legalmente) praticamente tutta la musica mai incisa; ma come facciamo a conoscere nuovi gruppi? Non c’è più la cassetta dell’amico registrata alla radio e anche il cd non se la passa troppo bene…la mia paura è che possa accadere lo stesso per le informazioni la facilità nel reperirle rischia di calmare la voglia di esplorare nuovi spazi. Anche questo dimostra come internet è un mezzo che ci offre nuove possibilità, sta a noi capire che valore attribuirgli e come renderlo “nostro”.

March 19, 2008

Fumetti e stili di comunicazione a confronto

Pubblicato in: Communication — Tags: , , — da Francesca Cavecchia alle 13:33

Fumetti

Sabato scorso sono stata a Milano. I miei colleghi mi hanno spiegato che quando si va a Milano c’è una tappa obbligata, la borsa del fumetto. E’ sempre piena di gente, arrivano appassionati e collezionisti, si può trovare praticamente qualunque cosa. Gironzolando tra gli scaffali sono stata attirata da un volumetto giallo, “La mosca”. Sfogliandolo, mi sono accorta che si trattava di un fumetto di sole immagini. E’ la storia di una mosca, appunto, dove il fumettista rende i pensieri e le emozioni dei protagonisti attraverso pochi tratti. Rimetto il fumetto nello scaffale. Vengo attirata da una copertina quadrata ed elegante che spicca sul ripiano a fianco. Il titolo è “La lunga e inutile vita di Roland Gethers”, un fumetto strano, le pagine sono riempite da 10×8 piccole vignette quadrate. Nell’introduzione, il fumettista spiega che per scrivere in poche pagine la vita del protagonista è stato costretto a rimpicciolire le vignette, al punto che i protagonisti sono dei puntini che dialogano tra di loro. Un fumetto composto di soli testi, dove le parole devono bastare per descrivere rabbia, stupore, emozione, sorpresa.

A meno di un metro di distanza ho trovato due modelli estremizzati di comunicazione. In entrambi i casi, parole e grafica non si sono potute integrare per rendere al meglio le personalità dei protagonisti e le situazioni. Quel che è certo è che il lavoro dei due fumettisti ne ha fatto due squisite espressioni di abilità. Quando lavoriamo per capire cosa deve trasmettere un sito e in che modo, ci troviamo a decidere continuamente in che misura inserire entrambi gli ingredienti per raggiungere un’ottimale efficacia comunicativa. Siti diversi richiedono stili diversi di comunicazione e un diverso mix di elementi visivi e testuali. La nostra scommessa quotidiana è proprio questa, trovare la ricetta ideale e unica per soddisfare le esigenze di ciascun cliente.

Non vorrei lasciarvi con dubbi esistenziali. Alla fine, ovviamente, sono tornata indietro e li ho comprati entrambi ;)

March 18, 2008

Servizi web per le amministrazioni comunali

Pubblicato in: Communication — Tags: , , , — da Elena Marchiori alle 09:29

genova

Fa notizia che una città apra un canale su YouTube e questo mi rallegra perché mostra come i comuni stiano diventando piano piano sensibili verso le opportunità offerte dal web, oltre ad abbracciare il concetto, non sempre evidente per l’amministrazione comunale, di “interazione” con i cittadini. Inoltre, mi rallegra perché la città in questione è Genova… e proprio a Genova sono stata al mio primo BarCamp!
Il canale di Genova su YouTube attualmente propone video (ovviamente) per “conoscere le bellezze e la storia della città”. Rimaniamo però in attesa dei servizi annunciati:

- sportelli unici online per tutte le pratiche che riguardano le imprese;
- sportelli online di comunicazione diretta tra cittadino e Comune;
- per i turisti: georeferenziazione dei luoghi importanti della città;
- rete WiFi (battezzata Zena Wireless) che fornisca l’accesso a Internet e a servizi forniti dal progetto Città Digitale;
- e i computer? Hanno pensato anche a questo: un progetto di riuso dei computer usati;
- spazi web dedicati agli anziani;
- promozione delle periferie della città e al volontariato.

Queste sono le idee e i progetti… fantastico!
… e non si dica che a Genova sono tirchi (speriamo)

 

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